Prima la mossa sul terzo nome, poi il «lavoro sulla risoluzione unitaria» sull’Ucraina. Due uscite furbette quelle di Giuseppe Conte a sentire gli alleati. Fughe in avanti che non piacciono al Partito Democratico, ma nemmeno ad Avs che comincia a manifestare, nei discorsi fatti lontani dai taccuini, una certa insofferenza per il gioco delle tre carte del capo M5s.

Terzo nome e Ucraina: le fughe in avanti del leader M5s
Andando con ordine. All’inizio del mese, Conte, in una conversazione con i cronisti in Transatlantico, si fa “sfuggire” di avere avuto un colloquio con Elly Schlein durante il quale le avrebbe proposto di virare su un «terzo nome» per il candidato premier. Una proposta che da più parti, non solo nel Pd, smentiscono: «Non è mai successo», dice una fonte del centrosinistra. Perché inventarselo? Ma per ritagliarsi l’immagine dell’uomo del dialogo e affibbiare a Schlein quella della leader che chiude per imporre la sua linea. Avanti veloce: martedì 13 ottobre le opposizioni trovano la tanto agognata quadra sulla risoluzione comune sul documento programmatico di finanza pubblica, lo scheletro della legge di bilancio. Un successo. Di più: la bozza del programma, come l’hanno definita un po’ tutti, da Nicola Fratoianni a Schlein. Si festeggia, ma poco dopo è Conte a spiazzare quando, in piazza Montecitorio, dice che lo stesso lavoro si può fare sulla risoluzione sul Consiglio europeo. E sull’Ucraina. «Ma quando mai?», sbotta uno dei leader della coalizione intercettato dalle parti di Montecitorio quando ormai è sera. «Quel lavoro non c’è mai stato, nemmeno si è tentato di arrivare a un documento comune» su politica estera europea e Ucraina.

Riformisti Pd sulle barricate
Ma perché Conte avrebbe dovuto inventarselo? Per qualcuno, nell’inner circle del leader cinquestelle, si sarebbe trattato di un modo per sottolineare lo standing del mediatore all’interno del campo largo. In realtà, Conte sa bene che Schlein ha un problema nel suo partito. I riformisti, infatti, poche ore prima dell’avvio dei lavori sulla risoluzione Dpfp hanno mandato un messaggio alla segretaria: sull’Ucraina non trattare con Conte perché per noi è una linea invalicabile.

L’assemblea anticipata ha spiazzato tutti
A pochi giorni dall’assemblea che le dovrebbe prorogare il mandato al Nazareno – consentendole di compilare le prossime liste elettorali – Schlein tutto vuole tranne che ingaggiare una battaglia con la minoranza interna. La strada verso la proroga dovrebbe, d’altra parte, essere spianata. Le aree interne sono in fermento, come dimostrato nel corso dell’assemblea riformista a Prato, ma la maggioranza del partito si va organizzando per fare in modo che il passaggio sia molto ben preparato e senza sorprese. A questo fine, il correntone di Montepulciano aveva preparato l’annuale adunanza nella cittadina toscana convinto che l’assemblea sarebbe arrivata a novembre. L’anticipo al 18 ottobre ha spiazzato tutti, riformisti compresi. Da qui l’idea di organizzare un nuovo appuntamento, quello del gruppo della Camera, nei pressi di Arezzo, il 15 e 16 ottobre.
