Dopo aver annunciato per 37 volte di aver quasi raggiunto l’accordo con Teheran e aver ripreso i raid contro l’Iran per «diplomazia coercitiva» (parole del Pentagono), Donald Trump ha fatto sapere – tramite Truth – che gli Stati Uniti torneranno ad attaccare la Repubblica Islamica questa notte, aggiungendo inoltre che presto gli Usa si prenderanno la strategica isola di Kharg.
Il post di Donald Trump su Truth.
Il messaggio di Trump su Truth
Questo il messaggio di Trump su Truth: «Gli Stati Uniti colpiranno duramente l’Iran (la cui Marina, Aeronautica, Radar, Difesa antiaerea e tutte le altre forme di difesa, insieme alla maggior parte delle sue capacità offensive, sono state distrutte!), questa notte. In un futuro non troppo lontano, prenderemo l’isola di Kharg e altri punti strategici per le infrastrutture petrolifere, assumendo il controllo totale dei loro mercati del petrolio e del gas, proprio come abbiamo fatto con il Venezuela, cosa che sta funzionando brillantemente sia per il Venezuela che per gli Stati Uniti d’America».
Perde un altro pezzo il governo di Keir Starmer, alle prese con una crisi sempre più serie della sua leadership. Dopo il passo indietro del ministro della Sanità Wes Streeting, che aveva fatto seguito ad altri addii eccellenti, si è infatti dimesso a sorpresa anche John Healey, ministro (ex ormai) della Difesa considerato un fedelissimo del premier: alla base della decisione il rifiuto del Tesoro di concedere gli investimenti che aveva richiesto il suo dicastero per difendere il Regno Unito «in questo momento di minacce crescenti».
Keir Starmer (Ansa).
Le accuse a Starmer e alla ministra delle Finanze
«Questa nuova era per la difesa richiedeva ulteriori investimenti attraverso il piano di investimenti per la difesa. L’eccellente e approfondito lavoro intergovernativo concluso a gennaio – sotto la supervisione mia, vostra e del Cancelliere dello Scacchiere – ha confermato la portata della sfida e le crescenti esigenze in materia di difesa», si legge nella lettera di dimissioni di Healey. «Da allora, non siete stati in grado, e il Tesoro non ha voluto, impegnare le risorse di cui la nazione ha bisogno per difendere il Paese in questo momento di crescenti minacce».
Healey ha dunque criticato la titolare del Tesoro Rachel Reeves, ostinata nel non voler aumentare il budget per la difesa, e Starmer per non averla contraddetta.
Rachel Reeves (Ansa).
I ritardi nell’approvazione del Defence Investment Plan
L’approvazione di un piano decennale di investimenti nella difesa, inizialmente prevista per l’autunno del 2025, è stata rinviata più volte: il governo britannico si è infine impegnato a pubblicare il “Defence Investment Plan” prima del vertice Nato del 7 luglio. Starmer si è impegnato a portare la spesa britannica per la difesa al 2,5 per cento del prodotto interno lordo entro il 2027, poi al 3 per cento dopo il 2029 e al 3,5 per cento del Pil entro il 2035, in linea con l’obiettivo fissato dalla Nato. Ma, appunto, secondo Healey le risorse stanziate dal governo sono tutt’altro che sufficienti. L’ex ministro della Difesa aveva chiesto almeno 18 miliardi di sterline nel prossimo quadriennio, mentre il Tesoro, calcolatrice e stime alla mano, era sceso a poco più di 13.
Elisabetta Pellegrini, dirigente del ministero dei Trasporti, è indagata nell’ambito dell’inchiesta sulle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina e in particolare nel filone sull’appalto per la costruzione della cabinovia “Apollonio Socrepes”, che vede iscritto nel fascicolo anche il commissario straordinario per le opere Fabio Massimo Saldini. Coordinatrice della Struttura Tecnica di Missione (STM) presso il Mit e considerata uno dei punti di riferimento più vicini a Matteo Salvini, Pellegrini ha ricevuto oggi l’avviso di garanzia.
Elisabetta Pellegrini al fianco di Matteo Salvini (Imagoeconomica).
Ipotizzato il reato di turbativa d’asta
Pellegrini è tra gli indagati nell’inchiesta della Procura di Belluno per turbativa d’asta su presunte irregolarità nell’affidamento della realizzazione della cabinovia a Cortina d’Ampezzo. Ieri gli investigatori hanno sequestrato computer e telefoni cellulari della dirigente del Mit, acquisendo dispositivi e materiali ritenuti utili per ricostruire passaggi, comunicazioni e rapporti attorno alla procedura contestata.
La Bce ha deciso di alzare i tassi di interesse di area euro di 0,25 punti percentuali. Non lo faceva da più di due anni e mezzo, l’ultima volta fu il 14 settembre 2023. Il tasso sui depositi sale, così, dal 2 al 2,25 per cento, quello sulle operazioni principali di rifinanziamento al 2,40 per cento e quello sui prestiti marginali al 2,65 per cento. L’ente ha poi tagliato le previsioni sulla crescita dell’Unione europea, e alzato quelle sull’inflazione, a fronte del prolungarsi della guerra di Usa e Israele all’Iran. Nel nuovo scenario di base, la crescita è ora attesa allo 0,8 per cento per il 2026 (da 0,9 per cento delle precedenti proiezioni di marzo) e all’1,2 per cento per il 2027 (da 1,3). L’inflazione è alzata al 3 per cento per quest’anno (da 2,6) e al 2,3 per cento per il 2027 (da 2).
Pier Silvio Berlusconi è rimasto coinvolto in un incidente stradale mentre tornava a casa dal suo ufficio di Cologno Monzese. I fatti si sono verificati tra Villasanta e Arcore nella serata di mercoledì 10 giugno 2026. Secondo quanto riportato dall’Ansa, il manager ne è uscito praticamente illeso, riportando solo lievi ferite, nonostante la violenza dell’impatto frontale. Una macchina proveniente dalla corsia opposta ha infatti perso il controllo in piena accelerazione, invadendo la carreggiata e finendo nel senso di marcia contrario, colpendo la vettura di Berlusconi Jr. Lo scontro ha causato la distruzione della parte anteriore del veicolo e l’apertura di tutti gli airbag. Pier Silvio ha comunque mantenuto invariati i suoi impegni e sarà regolarmente presente alla celebrazione del terzo anniversario della scomparsa di suo padre in programma nella sede di Mediaset con tutti i collaboratori del Gruppo.
La Corte di Assise di Lucca ha condannato a 18 anni di reclusione Cinzia Dal Pino, imprenditrice balneare che l’8 settembre 2024 a Viareggio, dopo essere stata rapinata, inseguì e poi travolse uccidendolo il 52enne marocchino Noureddine Mezgui, che le aveva portato via la borsa. Concesse le attenuanti, non riconosciute tutte le aggravanti. Sconterà la pena agli arresti domiciliari, misura cautelare a cui era già sottoposta.
La Procura aveva chiesto l’ergastolo
La Procura aveva chiesto l’ergastolo per Dal Pino, accusata di omicidio volontario pluriaggravato al termine di quella che era stata definita una «forma di giustizia privata». Secondo l’accusa, l’imprenditrice era consapevole delle conseguenze del suo gesto: lo investì quattro volte. La donna, peraltro, non effettuò alcuna richiesta di soccorso per il borseggiatore, rimasto a terra agonizzante. «Non volevo ucciderlo, ma solo farlo cadere a terra per poter recuperare la mia borsa», ha detto Dal Pino nel corso del processo, spiegando di essere poi tornata a casa pensando che Mezgui «fosse al massimo ferito». Secondo le ricostruzioni la donna investì più volte il 52enne mentre camminava a piedi a bordo strada su via Coppino: durante il processo il medico legale ha indicato come causa della morte il primo impatto.
I Paesi membri dell’Ue possono localizzare centri di permanenza per migranti anche fuori dall’Unione europea, ma «restano tenuti a rispettare le garanzie previste dal diritto comunitario in materia di asilo». È la posizione di Laila Medina, avvocata generale della Corte di giustizia dell’Ue, nelle conclusioni sul protocollo Italia-Albania.
Protesta contro i Cpr in Albania (Imagoeconomica).
La sentenza della Corte di giustizia Ue è attesa nei prossimi mesi
Medina evidenzia che il protocollo siglato da Roma e Tirana e la normativa italiana di attuazione «non sembrano contenere norme chiare e precise in grado di garantire l’insieme dei diritti» previsti da Bruxelles come «la difesa, il rispetto della vita privata e familiare e il rilascio immediato alla scadenza del termine di convalida del trattenimento». Di conseguenza, tali disposizioni «possono incidere o modificare le garanzie procedurali minime previste dal diritto dell’Ue». L’avvocata generale indica una possibile soluzione giuridica, non decide l’esito della causa: la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea è attesa nei prossimi mesi.
Alcuni Paesi dell’Ue stanno valutando la possibilità di “smantellare” il Servizio europeo per l’azione esterna (Seae), il servizio diplomatico dell’Unione europea attivo da 15 anni. Lo scrive il Financial Times, citando alti funzionari di Bruxelles e spiegando che a spingere in tale direzione solo al momento la Francia e la Germania, oltre ad altri Paesi però non citati. Al centro dei colloqui ci sarebbero diverse opzioni, tra cui la revoca dei poteri all’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza – ruolo attualmente ricoperto dall’estone Kaja Kallas – e la redistribuzione delle competenze del servizio, che ha un budget annuo di un miliardo di euro, tra la Commissione Ue e i 27 Paesi membri. Le fonti del Ft hanno spiegato che la struttura attuale viene ritenuta «disfunzionale» di fronte alle crisi geopolitiche nel mondo. Secondo i sostenitori della ristrutturazione, l’operazione potrebbe essere realizzata senza modificare i Trattati europei.
Cosa è il Servizio europeo per l’azione esterna
Il Seae, spesso definito de facto il ministero degli Esteri dell’Unione europea, è operativo dal 2011 e ha il compito di condurre la politica estera e di sicurezza comune (Pesc) e di gestire le relazioni diplomatiche con i Paesi extra-Ue, collaborando con l’Alto rappresentante e con i servizi diplomatici nazionali dei Ventisette, dell’Onu e delle altre potenze mondiali. Guidato dal responsabile degli affari esteri dell’Ue, l’organo è composto a Bruxelles da personale esperto trasferito dal Consiglio dell’Ue, dalla Commissione e dai servizi diplomatici dei Paesi membri e, nel mondo, da una serie di uffici locali, le delegazioni dell’Ue (in tutto 140), che svolgono un ruolo analogo a quello di un’ambasciata.
Seconda notte di disordini a Belfast, la capitale dell’Irlanda del Nord, con proteste contro l’immigrazione legate all’accoltellamento di un quarantenne per cui è stato arrestato e incriminato un uomo sudanese. Quella di mercoledì 10 giugno 2026 è stata una serata più calma rispetto alla precedente, ma ci sono comunque stati scontri fra la polizia e i manifestanti, che hanno lanciato contro gli agenti bombe molotov, mattoni, bottiglie e pezzi di legno. In risposta, la polizia ha usato un idrante per disperdere i presenti. Alcuni edifici sono stati vandalizzati e incendiati al grido di slogan razzisti. Un centinaio di manifestanti ha cercato di avvicinarsi a un hotel nel Nord della città dove vengono alloggiati alcuni migranti, ma le forze dell’ordine li hanno allontanati. In giornata era circolata online una lista di circa 25 indirizzi dove si credeva che abitassero immigrati, poi rimossa da molti siti.
Northern Ireland saw a second night of unrest with police using water cannons on rioters, as the Belfast stabbing attack victim’s family said they were “disgusted” by the disorder.https://t.co/J4Og0weNrCpic.twitter.com/YO1tHUck4X
Alodid è stato incriminato per tentato omicidio e altri reati
Intanto il presunto responsabile dell’accoltellamento, il 30enne Hadi Alodid, si è presentato in tribunale, dove è stato incriminato per tentato omicidio, possesso di armi in luogo pubblico e minacce di morte. L’uomo, che per il momento rimarrà in carcere, non era noto alla polizia, viveva nel Regno Unito dal 2023 e aveva un permesso di soggiorno come rifugiato valido fino al 2028. Il ferito si chiama invece Stephen Ogilvie e nell’attacco ha perso la vista da un occhio e subìto gravi ferite in faccia e sulla schiena.
«I miei compagni di partito sono i rifiuti degli altri, quello che avanza, e a me sta bene. Voglio la sporca dozzina». Lo ha detto Roberto Vannacci nel corso della sua prima ospitata da Lilli Gruber a Otto e Mezzo su La7, nel corso della quale ha anche respinto per Futuro Nazionale l’etichetta di estrema destra. Semmai, ha precisato, «destra autentica». Ecco i temi affrontati e le affermazioni dell’ex generale.
Sulla remigrazione: «Servono tanti Cpr. Le piacciono i clandestini?»
Tra i temi affrontati l’immigrazione o, meglio la remigrazione: «Innanzitutto vanno remigrati coloro che non hanno motivo e diritto di essere da noi. Sono la maggior parte, l’80 per cento». E come si fa la remigrazione? «Intanto creando tanti Cpr. Ci sono già accordi bilaterali per il rimpatrio, con quasi tutti i Paesi. Il problema è che poi in Europa c’è qualcuno che fa parte di questa alleanza di centrodestra che quando c’è da votare sull’applicazione di questi accordi vota contro». Secondo l’ex generale «possiamo portare queste persone in Paesi terzi sicuri, l’importante è che non stiano da noi». Poi Vannacci, citando le espulsioni messe in atto da Donald Trump, ha provocato Gruber: «A lei piacciono i clandestini?».
Roberto Vannacci (Ansa).
Su Salvini: «Non l’ho usato, lui ha usato me per prendere 500 mila voti»
Così su Matteo Salvini: «Non l’ho usato, lui ha usato me per prendere 500 mila voti. Oggi il mio partito ha fatto 100 mila iscritti in soli tre mesi. Sono tutti quelli che probabilmente mi hanno votato quando ero nella Lega, senza voler votare per il Carroccio. È la dimostrazione plastica di quello che ho portato alla Lega». L’europarlamentare ha anche dichiarato: «Come mai proprio adesso il centrodestra è così titubante nei miei confronti e ogni giorno c’è qualcuno che dice che non vuole Vannacci mentre gli andavo bene quando ero vicesegretario della Lega? Non ho cambiato mai alcuna posizione, sono le stesse che ho oggi».
Roberto Vannacci e Matteo Salvini (Ansa).
Meloni «destra autentica, ma probabilmente deve dimostrarlo di più»
«È destra autentica, ma probabilmente deve dimostrarlo di più», ha detto poi Vannacci riferendosi a Giorgia Meloni. «Con la presidente del Consiglio ho tante idee in comune, il problema poi è stato come metterle a terra», ha aggiunto il fondatore di Futuro Nazionale, puntando il dito sulle «molte proposte mai realizzate» e sulle riforme mancate del governo. «Tante posizioni che vengono prese in Europa da alcuni partiti di questa coalizione di centrodestra sono le stesse che prende il Pd», ha osservato Vannacci, definendosi poi «il sestante che fa il punto nave e riporta sulla giusta rotta una destra che ha perso la trebisonda».
Vannacci: «I gay? In ospedale vengono curati e in strada possono guidare»
Al centro del dibattito a Otto e Mezzo anche le posizioni di Vannacci sui diritti Lgbtq+: «E se scoprissimo che lei è gay?», la domanda posta a un certo punto all’ex generale. La risposta: «Non accamperei diritti. I gay se vanno in ospedale li curano, e in strada possono guidare. Continuo a promuovere la famiglia naturale. Non capisco perché il frutto di un orientamento sessuale, quindi di un gusto personale, debba dare luogo a diritti».
La premier Meloni ha tenuto alla Camera le comunicazioni in vista della riunione del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno, esprimendosi su diversi temi di politica estera. «Sosteniamo la difesa dell’Ucraina, la nostra linea non cambia. Sostenere Kyiv e mantenere la pressione su Mosca rappresenta ancora oggi l’unico modo per aprire una stagione negoziale. Per questo sosteniamo il ventesimo pacchetto di sanzioni europee», ha detto in merito alla guerra in Ucraina, sostenendo «la necessità di individuare una figura autorevole investita della fiducia e del mandato di tutti gli Stati membri per portare il punto di vista dell’Europa». E ancora: «Dobbiamo contribuire a costruire le condizioni della pace, lavorando insieme ai nostri alleati a solide garanzie di sicurezza per l’Ucraina, una nuova architettura di sicurezza europea che possa assicurare stabilità nel lungo periodo, obiettivo per il quale è chiaramente indispensabile preservare l’unità euroatlantica, rafforzare il coordinamento tra Europa e Stati Uniti, sfida non sempre facile ma necessaria, solo che coordinamento non significa delega».
Meloni contro Ben Gvir: «Dichiarazioni inaccettabili»
Quanto a Israele, ha dichiarato: «L’Italia intende sostenere misure contro coloro che, come i coloni violenti, fomentano l’odio e l’estremismo. Come il ministro Ben Gvir che abbiamo chiesto di sanzionare dopo l’inaccettabile comportamento nei confronti di cittadini italiani. Approfitto per rispedire al mittente le dichiarazioni che lo stesso ministro ha fatto, inaccettabili per l’Italia e poco dignitose per Israele».
La tregua tra Israele e Iran regge, quella tra Stati Uniti e Repubblica Islamica è invece ancora lontana. Nella notte c’è stata infatti una nuova ondata di missili Usa: lanciati in tutto 49 Tomahawk per colpire target all’interno Iran, alcuni dei quali a 65 chilometri da Teheran.
I pesanti attacchi statunitensi in Iran
Gli Stati Uniti, come hanno fatto sapere i pasdaran, hanno attaccato «un complesso produttivo, un centro di intrattenimento e una fortezza militare nei pressi di Karaj e Nazarabad, nonché una base locale delle Guardie rivoluzionarie a Pishva». Il New York Times, sulla base di immagini satellitari, riporta che gli Stati Uniti hanno colpito un’infrastruttura per la fornitura di acqua potabile sulla costa dell’Iran, vicino allo stretto di Hormuz: i danni osservati sono compatibili con la Gbu-39, una bomba piccola di precisione. Esplosioni sono state udite nella città portuale meridionale di Bandar Abbas, sull’isola di Qeshm e nelle città di Minab, Kargan e Sirik. Il Centcom, ha sottolineato che i raid «di autodifesa» hanno riguardato i sistemi di comunicazione, sorveglianza e difesa aerea. Il Pentagono ha spiegato che gli attacchi all’Iran sono un atto di «diplomazia coercitiva», che punta a ottenere concessioni da Teheran.
La replica militare del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica non si è fatta attendere. I pasdaran hanno annunciato di aver colpito «in due ondate di operazioni, 18 importanti obiettivi appartenenti all’esercito statunitense» presso le basi di Ali al-Salem e Ahmad al-Jaber in Kuwait e quella aerea di Sheikh Isa in Bahrein. Presa di mira, con 12 missili balistici, anche la base aerea e il centro di comando di Al-Azraq in Giordania: «Abbiamo distrutto le strutture e un gran numero di caccia».
Donald Trump (Ansa).
Le parole di Trump e la smentita dei pasdaran
Donald Trump, parlando con Fox, ha affermato che i raid «riprenderanno domani se l’Iran non firmerà l’accordo» e che Israele non è stato coinvolto negli ultimi attacchi americani. Il presidente Usa ha anche detto che funzionari di Teheran gli hanno chiesto di fermare i bombardamenti, chiamandolo mentre era nella Situation Room. Una circostanza, questa, subito smentita dai Guardiani della rivoluzione: «Le affermazioni di Trump sono un pretesto per evitare la guerra. Continueremo a rispondere militarmente a qualsiasi aggressione». I pasdaran hanno poi ribadito che lo stretto di Hormuz è chiuso, smentendo le affermazioni Usa secondo cui il transito delle navi attraverso il canale sarebbe ancora in corso.
«Qui in Italia, da alcuni degli alti colli romani, ci sentiamo spesso accusati. La Russia sarebbe colpevole di tutti gli attuali problemi dell’ordine mondiale odierno, che si tratti dell’Europa dell’Est, del Medio Oriente o dell’Africa. Posso affermare con fermezza che queste accuse non corrispondono assolutamente al vero, sono una palese falsità. I fatti testimoniano l’esatto opposto». L’ha detto Alexei Paramonov, ambasciatore russo in Italia, sferzando un duro attacco alle autorità del nostro Paese – e, in particolare, al Quirinale, anche se non citato esplicitamente.
Le accuse alla Nato: «Ha spinto i propri confini verso Est tramando minacce reali»
Nel discorso ufficiale nella sua residenza per la festa della Giornata della Russia, ha aggiunto che «è stata proprio la Nato che, a partire dalla metà degli Anni 90, ha spinto con insistenza, senza alcuna giustificazione, i propri confini verso Est, procedendo all’assimilazione politico-militare dei Paesi dell’Europa Orientale e degli Stati che un tempo facevano parte dell’Urss, impegnandosi a tramare, nei confronti della Russia attuale, minacce reali е non immaginarie». «In questa situazione», ha proseguito, «a Mosca non restava, né resta oggi, altra via d’uscita se non quella di prendere in mano il proprio destino e di difendere in maniera autonoma gli interessi nazionali». «È difficile immaginare che uno Stato sovrano, dotato di una storia plurisecolare, possa agire a discapito dei propri interessi. Così si comportano solo gli Stati e i leader che hanno ormai smarrito la propria sovranità e indipendenza, trasformatisi in definitiva in vassalli e servitori dei potenti del mondo, a scapito degli interessi della propria stessa popolazione».
«Operazione in Ucraina risposta alla guerra ibrida dell’Occidente contro la Russia»
Paramonov ha concluso affermanto che l’operazione militare speciale in Ucraina «rappresenta una risposta alla guerra ibrida dell’Occidente contro la Russia, una risposta ai tentativi di limitare le nostre capacità di sviluppo sovrano, di minare i nostri legittimi interessi politici ed economici, di destabilizzare l’assetto politico interno e di relegare la Russia ai margini della storia mondiale».
Un’inchiesta condotta da giornalisti dell’emittente svedese SVT, di quella norvegese NRK, di quella danese DR e della testata online estone Delfi, basata su immagini satellitari, ha rivelato che la Russia sta costruendo o ampliando infrastrutture militari vicino ai suoi confini con i Paesi della Nato, che potrebbero consentire di far stazionare in quelle zone oltre 100 mila soldati.
Dove si trovano le basi in fase di costruzione o ampliamenti ai confini Nato
Le immagini analizzate dai giornalisti mostrano numerose nuove caserme destinate a migliaia di soldati, depositi di munizioni e aree per l’equipaggiamento e altri complessi infrastrutturali in diverse località russe prossime ai confini europei. Lavori di costruzione e accumuli di mezzi sono stati rilevati a Pečenga, nella penisola di Kola, a circa dieci chilometri dal confine con la Norvegia, e a Petrozavodsk, vicino alla Finlandia. Ma anche a Sapiernoye e Kirillovskoye, sempre nell’area del confine finlandese; a Luzh, nella regione di Pskov (vicino all’Estonia); a Baltiysk, nell’exclave di Kaliningrad; e Kandalaksha, che si affaccia sul Mar Bianco, dove è in fase di ampliamento una base già esistente.
Il trasferimento di soldati potrebbe avvenire dopo la fine della fase più calda della guerra in Ucraina
Secondo le stime, nel complesso le nuove strutture e quelle ampliate permetterebbero a Mosca di concentrare fino a 115 mila effettivi ai confini con l’Europa settentrionale e i Paesi baltici, a fronte dei 20 mila presenti al momento. Secondo le valutazioni raccolte dall’inchiesta, il trasferimento di forze verso queste basi potrebbe avvenire dopo la fine della fase più intensa della guerra contro l’Ucraina.
Con l’obiettivo di «mettere a disposizione le funzionalità più avanzate, al fine di migliorare l’efficienza delle loro attività», come ha spiegato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il Consiglio dei ministri ha approvato in esame preliminare un decreto legge che disciplina per la prima volta l’utilizzo dell’intelligenza artificiale da parte delle forze dell’ordine.
L’uso dell’intelligenza artificiale in modalità ex ante
Il decreto legge prevede una duplice modalità di utilizzo dell’IA per la sicurezza. «La prima è ex ante la commissione di reati: ovvero in caso di pericolo e minaccia legati a condizioni come terrorismo o per la ricerca di persone scomparse o vittime di tratta». In questi casi, ha sottolineato Piantedosi, «serve richiesta del questore e autorizzazione dell’autorità giudiziaria». Previsti meccanismi di valutazione di impatto sui diritti fondamentali e meccanismi di notifica al garante della privacy.
L’utilizzo dell’IA ex post rispetto al reato
C’è poi un utilizzo ex post rispetto al reato. L’uso dell’IA da parte della polizia, ha spiegato il titolare del Viminale, «fa riferimento soprattutto ad attività di videosorveglianza, di riconoscimento facciale e di utilizzo di dati biometrici per finalità legate all’accertamento dell’identità successivo alla commissione di reati». Anche in questo caso sono previste misure di garanzia. I dati biometrici verranno infatti conservati solo per sette giorni e poi cancellati automaticamente, mentre i log delle operazioni saranno conservati per cinque anni, al fine di evitare eventuali abusi. Inoltre, ha assicurato Piantedosi, sarà vietato «prendere decisioni su una persona basandosi esclusivamente sul risultato del riconoscimento facciale». Proibita poi «qualsiasi forma di identificazione biometrica generalizzata e non mirata, non collegata a un procedimento penale».
Piantedosi assicura: «Non sarà un Grande Fratello»
«Ogni utilizzo dell’Intelligenza artificiale per la sicurezza deve essere sottoposto a una revisione e sorveglianza umana qualificata. Inoltre, deve garantire la tutela dei dati personali e sensibili. L’IA costituisce uno strumento di supporto e non un poliziotto automatizzato: le decisioni finali rimangono sempre dell’essere umano», ha detto Piantedosi: «Non è previsto alcun sistema di sorveglianza di massa o di “Grande Fratello” generalizzato, con grandi banche biometriche».
Un’intervista rilasciata dal Corriere della Sera dallo storico dirigente del Partito democratico Goffredo Bettini sta agitando i dem. E pure chi ha da poco lasciato per approdare ad altri lidi. Tutto ruota attorno ad alcune affermazioni sulla leadership del campo largo, su cui Bettini di fatto ha invitato (senza citarla) Elly Schlein a non intestardirsi. E alle sue parole sull’adesione dell’Ucraina all’Ue, che sta creando spaccature nel centrosinistra.
ELENA ETHEL ELLY SCHLEIN SEGRETARIA PARTITO DEMOCRATICO GOFFREDO BETTINI POLITICO
Le parole di Bettini sulla leadership del campo largo e sull’Ucraina nelll’Ue
Sottolineando che «occorre togliere dalle nostre teste i destini e le ambizioni personali», Bettini ha detto che nell’opposizione tutti, a partire da Schlein e Giuseppe Conte, dovrebbero «fare insieme un passo in avanti, coscienti che hanno di fronte un destino comune», senza «caricare tutto sulla leadership», in quanto «anche nel centrosinistra ci vuole un attacco a più punte». Una discreta bordata nei confronti della segretaria dem.
ELLY SCHLEIN, SEGRETARIA PARTITO DEMOCRATICO, GIUSEPPE CONTE, PRESIDENTE DEL MOVIMENTO 5 STELLE
Quanto all’Ucraina, Bettini ha invitato a frenare: «In prospettiva vedo questa possibilità con favore. Ma il processo sarà inevitabilmente lungo. Di anni. Sventolare la questione oggi per motivi propagandistici rischia di non aiutare l’esito positivo».
Quando dà patenti di incompatibilità sulla politica estera, Bettini parla di sé? Sembrerebbe di sì, visto che oggi il PD presenta una risoluzione in cui ribadisce che l’ingresso dell’Ucraina nell’UE è una scelta strategica di fondo che non può essere rallentata.
Quartapelle: «Sull’incompatibilità in politica estera parla di sé?»
«Quando dà patenti di incompatibilità sulla politica estera, Bettini parla di sé? Sembrerebbe di sì, visto che oggi il Pd presenta una risoluzione in cui ribadisce che l’ingresso dell’Ucraina nell’Ue è una scelta strategica di fondo che non può essere rallentata», ha scritto sui social la deputata dem Lia Quartapelle.
Penso l’opposto, ovviamente, delle parole di Bettini sull’Ucraina consegnate oggi al Corriere. L’opposto. E un Pd che seguisse questa agenda filorussa, che equivoca le stragi con Puskin, sarebbe una follia e un errore esiziale che non avverrà. Sul mio cadavere
Sensi: «Il Pd non può seguire un’agenda filorussa»
Così il senatore dem Filippo Sensi: «Penso l’opposto, ovviamente, delle parole di Bettini sull’Ucraina consegnate oggi al Corriere. L’opposto. E un Pd che seguisse questa agenda filorussa, che equivoca le stragi con Puskin, sarebbe una follia e un errore esiziale che non avverrà. Sul mio cadavere».
“Evidente l'incompatibilità con Picierno”, dice Bettini. Per una volta, devo dargli ragione. Era evidente, e ne ho dovuto prendere atto, la mia incompatibilità con un partito che sull'Ucraina e sull’imperialismo di Putin non si dissocia dalle posizioni di Bettini, che poi sono… pic.twitter.com/KUXs29WbWl
Augurandosi di «mantenere il dialogo con gli amici e compagni che hanno lasciato il Pd», Bettini ha affermato che con Pina Picierno «l’incompatibilità era ormai evidente». Questo il commento della vicepresidente del Parlamento europeo, fresca di addio al Partito democratico: «Per una volta, devo dargli ragione. Era evidente, e ne ho dovuto prendere atto, la mia incompatibilità con un partito che sull’Ucraina e sull’imperialismo di Putin non si dissocia dalle posizioni di Bettini, che poi sono anche quelle di Conte, di Salvini e di Vannacci. Mi dispiace per gli amici che sono rimasti».
Nel 2025 la Bce è intervenuta per limitare temporaneamente l’espansione di Revolut in Europa, chiedendo alla fintech britannica di rafforzare i propri sistemi di controllo interno prima di procedere con il lancio di nuovi prodotti finanziari. Lo scrive il Financial times, secondo cui la Banca centrale europea ha imposto all’istituto una serie di restrizioni, preoccupata per la rapidità con cui questo introduceva nuovi servizi e per l’adeguatezza dei processi interni chiamati a valutarne rischi e conformità normativa. In particolare, Revolut avrebbe dovuto sospendere il lancio di alcuni nuovi prodotti nello spazio economico europeo fino alla correzione delle carenze individuate dai supervisori. La società conta oggi circa 75 milioni di clienti nel mondo e nel 2025 ha registrato un utile ante imposte di circa 1,7 miliardi di sterline, consolidando la propria posizione tra i maggiori operatori finanziari digitali europei.
La Bce preoccupata dell’ampia autonomia decisionale dei team della società
Al centro delle preoccupazioni dei regolatori vi sarebbe stato il modello organizzativo promosso dal fondatore e amministratore delegato di Revolut Nik Storonsky, con team dotati di ampia autonomia decisionale e capaci di sviluppare e lanciare prodotti con grande rapidità. Proprio questa velocità di esecuzione sarebbe entrata in tensione con le esigenze di controllo richieste a un gruppo bancario ormai di dimensioni sistemiche.
Il trasloco era nell’aria da settimane e adesso è ufficiale: Milo Infante lascia la Rai per passare a Mediaset. Ad annunciare il divorzio è stata l’emittente pubblica, con un comunicato in cui ha reso noto di aver ricevuto la lettera di dimissioni. A stretto giro è arrivata la nota del Biscione: «Giornalista, autore e conduttore tra i professionisti più autorevoli e apprezzati della televisione italiana, Infante sarà da subito al lavoro con il vertice aziendale per sviluppare nuovi progetti editoriali e televisivi. Il giornalista avrà inoltre un ruolo di vertice nell’area dell’informazione del Gruppo, contribuendo alla definizione delle strategie e allo sviluppo dell’offerta news di Mediaset».
Infante era vicedirettore dell’Approfondimento Rai
Infante, che ha condotto con buoni ascolti il programma Ore 14, era vicedirettore dell’Approfondimento Rai. Ad attenderlo in Mediaset una striscia quotidiana oppure una prima serata d’approfondimento. Forse entrambe le cose. Potrebbe pure co-dirigere Videonews, affiancando Siria Magri. Ancora non ci sono certezze al riguardo. Queste le sue parole dopo l’ufficialità del cambio di casacca: «Ringrazio Pier Silvio Berlusconi per la fiducia e per l’opportunità di entrare a far parte di una rearà che rappresenta da sempre un punto di riferimento per la televisione italiana. Affronto questa sfida con entusiasmo, curiosità e con la voglia di mettere la mia esperienza al servizio di nuovi progetti e nuove idee».
Gli Stati Uniti hanno condotto diverse ondate di attacchi aerei contro l’Iran in risposta all’abbattimento di un elicottero Apache americano da parte di Teheran. Gli Usa hanno colpito basi militari e navali, impianti radar e batterie di artiglieria in cinque località lungo la costa meridionale dell’Iran. In particolare, sono state colpite basi navali a Sirik e Jask, sistemi di difesa aerea a Bandar Abbas e batterie missilistiche a Qeshm.
Teheran: «Distrutti caccia F-35 e comando militare Usa in Giordania»
Intanto le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno annunciato di aver attaccato una base statunitense in Giordania, in seguito ai raid aerei americani contro obiettivi iraniani lungo lo Stretto di Hormuz. L’esercito iraniano, si legge in una dichiarazione pubblicata dai media statali, «ha preso di mira e distrutto quattro obiettivi principali, tra cui gruppi di caccia F-35 in una base aerea e il centro di comando militare statunitense» ad Azraq in Giordania.
I sindacati confederali di settore ferroviario hanno sospeso lo sciopero di 8 ore(dalle 9 alle 17) previsto l’11 giugno. La decisione è arrivata al termine del tavolo convocato al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, presieduto dal viceministro Edoardo Rixi. Al centro dell’agitazione annunciata e poi sospesa il bando per la messa in gara del servizio Intercity, che coinvolge circa 3 mila ferrovieri e che il Mit ha deciso di dividere in tre lotti. Resta invece confermato lo sciopero dalle 3 di giovedì 11 giugno alle 2 di venerdì 12 giugno, indetto dalle sigle Cub Trasporti e Sgb (Sindacato Generale di Base) «a sostegno della piattaforma per un Cccnl che tuteli adeguatamente diritti, sicurezza, salute e salario di tutti i ferrovieri». Così il Ministero dei Trasporti: «Il Mit ha ascoltato e raccolto le richieste dei sindacati dei ferrovieri, tutelando una giornata di lavoro per milioni di lavoratori e pendolari. La sospensione dello sciopero dell’11 giugno dimostra che il confronto serio e concreto porta risultati».
La Corte penale internazionale dell’Aia ha sospeso il procuratore capo Karim Khan al termine di un procedimento disciplinare avviato a seguito di accuse di abusi sessuali a suo carico. Khan si era già autosospeso dalla guida della divisione della Cpi che indaga e persegue gli individui accusati di atrocità.
Il procedimento è stato deferito a una sessione speciale degli Stati membri
Il comitato esecutivo della Cpi ha votato a maggioranza qualificata per stabilire che Khan si è reso responsabile di gravi illeciti in relazione alle accuse di abusi sessuali, deferendo il procedimento contro il procuratore capo a una sessione speciale degli Stati membri della Corte, affinché ne valutino il futuro. La decisione di sospendere Khan, precisa l’organo direttivo, «non è indicativa dell’esito finale».
Khan, denunciato da una ex assistente, si era autosospeso a maggio del 2025
Khan, che si è autosospeso a maggio del 2025, era finito sotto inchiesta a novembre del 2024 dopo la denuncia di una sua ex assistente, che aveva raccontato di palpeggiamenti non consensuali, comportamenti coercitivi e abuso di autorità per un periodo prolungato. La donna aveva inoltre denunciato di aver subito pressioni per ritirare le accuse. Khan da parte sua ha negato ogni addebito, parlando di una campagna di disinformazione orchestrata contro di lui. Lo scandalo è emerso nello stesso periodo in cui il procuratore aveva chiesto mandati d’arresto per il premier israeliano Benjamin Netanyahu, l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant e tre leader di Hamas, accusati di crimini di guerra.
A causa della guerra in Ucraina conviviamo «con un conflitto che non mostra rallentamenti facendo diventare la narrazione di guerra parte del nostro quotidiano purtroppo. Torna attuale la minaccia atomica che pensavamo aver consegnato ai libri di storia». L’ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto nelle comunicazioni sulle missioni internazionali dell’Italia davanti alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato. «Sul piano strettamente militare, ha aggiunto», «il conflitto appare oggi caratterizzato da una sostanziale situazione di stallo. Gli analisti sembrano concordare sul fatto che, mantenendo gli attuali ritmi operativi, sarebbero necessari 10 anni perché la Federazione russa possa completare la conquista del Donbass e di diversi decenni per conseguire la conquista dell’intero territorio ucraino».
Secondo i sondaggi Swg illustrati durante il Tg La7 di lunedì 8 giugno 2026, Futuro nazionale di Roberto Vannacci prosegue con la sua crescita e si attesta quasi al 5 per cento (4,8 per cento). Tra i partiti maggiori, invece, Fratelli d’Italia e Movimento 5 Stelle sono in leggera risalita dello +0,1 per cento (rispettivamente al 28,3 e al 13,1), mentre il Partito democratico perde lo 0,3 per cento e si ferma al 22. Frenano anche Forza Italia (7 per cento) Avs (6,5 per cento) e Lega (5,6 per cento), con una perdita dello 0,2 per cento. Tra i partiti minori, Azione cresce dello 0,2 per cento a arriva al 3,6, mentre Italia viva rimane stabile al 2,4. Segno positivo anche per +Europa all’1,5 per cento (+0,1) mentre non si registra alcuna variazione per Noi moderati (1,2).
Dopo 48 ore di intensi raid che avevano interrotto la tregua in vigore da due mesi, Iran e Israele hanno interrotto gli attacchi reciproci. A favorire la de-escalation è stato anche l’intervento di Donald Trump, che ha invitato pubblicamente le due parti a interrompere «immediatamente» le operazioni militari, anche durante una chiamata con Benjamin Netanyahu. La tregua continua però a essere fragile: Teheran ha minacciato di riprendere gli attacchi in caso di nuovi bombardamenti israeliani in Libano e Tel Aviv ha fatto sapere di non aver intenzione di cessare le operazioni contro Hezbollah.
Benjamin Netanyahu (Ansa).
«Attualmente il fuoco è cessato, perché dopo aver colpito il regime terroristico di Teheran, esso ha smesso di attaccarci. Israele ha il pieno diritto all’autodifesa e lo eserciterà ogni volta che sarà necessario», ha dichiarato Netanyahu.
L’IDF va avanti con le operazioni militari in Libano
La tregua resta però fragile. Israele sta infatti proseguendo le operazioni militari in Libano contro Hezbollah. Nelle ultime ore l’IDF ha invitato gli abitanti della città di Tiro e delle aree circostanti a evacuare in previsione di nuovi attacchi: «Per la vostra sicurezza, vi chiediamo di evacuare immediatamente le vostre abitazioni e di spostarvi a nord del fiume Zahrani».
Convoglio militare israeliano nel sud del Libano (Ansa).
Trump: «Usa vicini all’accordo con Teheran»
«È stato colpito e ha risposto per le rime. Non posso biasimarlo per questo. Ora hanno deciso di chiudere la questione», ha detto Trump riferendosi a Netanyahu. Poi il presidente Usa ha affermato che l’intesa tra Stati Uniti e Iran potrebbe arrivare «entro due o tre giorni», precisando che «sarà un ottimo accordo». E poi: «Stiamo andando verso la privazione totale dell’Iran delle armi nucleari. L’assedio economico sull’Iran è meglio dell’opzione militare».
Elicottero Usa precipita vicino allo stretto di Hormuz
Intanto, però, un elicottero Apache dell’esercito americano è precipitato vicino allo stretto di Hormuz: i due membri dell’equipaggio sono stati tratti in salvo. Non è chiaro se l’Apache sia stato abbattuto dal fuoco iraniano, se abbia subito un guasto meccanico oppure abbia riscontrato qualche altro problema. L’incidente è oggetto di indagine.
La procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir per i reati di tortura e sequestro di persona nell’ambito della vicenda della Global Sumud Flotilla. In particolare, il politico aveva rivolto parole di scherno nei confronti degli attivisti della missione mentre erano inginocchiati e con le mani legate dietro la schiena nel porto di Ashdod, riprendendo la scena in un video condiviso sui suoi social. Questa la sua reazione all’apertura del fascicolo: «Il Paese dello stivale è diventato il Paese delle infradito. Israele non è un sacco da boxe per un branco di bugiardi sostenitori del terrorismo che fabbricano calunnie e menzogne contro i nostri combattenti. Non mi lascerò scoraggiare da questa o da qualsiasi altra inchiesta e continuerò a stare orgogliosamente al fianco dei nostri combattenti».
Tajani: «Parole indegne»
«Non ho parole per commentare ciò che ha detto Ben Gvir nei confronti dell’Italia ieri dopo aver saputo che era indagato dalla procura della Repubblica. Sono parole inaccettabili che rispediamo al mittente, non sono degne di un ministro», ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato. «L’Italia è un Paese amico di Israele che ha sempre difeso la libertà e la democrazia e respingiamo al mittente qualsiasi offesa o tentativo di denigrare. Le parole di Ben Gvir dimostrano il livello politico e morale di questo signore».
Giuseppe Cipriani, compagno di Nicole Minetti, ha chiesto 250 milioni di dollari(oltre 216 milioni di euro) di risarcimento danni al Fatto Quotidiano e alla Rai per gli articoli e le puntate di Report relative alla grazia concessa all’ex consigliera regionale lombarda. Lo scrive Repubblica, che ha visionato il documento di 34 pagine. Non solo: la coppia ha anche avviato una procedura di mediazione nei confronti del giornale, avanzando una richiesta risarcitoria da 5 milioni di euro. In tutto, dunque, Cipriani e Minetti chiedono 220 milioni di danni.
I legali: «Campagna diffamatoria deliberata»
La richiesta di risarcimento danni negli Stati Uniti è stata presentata dalla società Cipriani Usa Inc. alla Corte Distrettuale di New York. Nel documento i legali parlano di «danno sostanziale arrecato all’attività» a causa di una «campagna diffamatoria deliberata, coordinata e/o negligentemente indifferente» diretta contro Giuseppe Cipriani, il Gruppo Cipriani e, soprattutto, la ricorrente Cipriani Usa, di cui il compagno di Minetti e l’azionista di maggioranza: «Sebbene le notizie false fossero presentate come riferite a Giuseppe Cipriani, i convenuti sapevano che la campagna avrebbe necessariamente e prevedibilmente provocato un grave e immediato danno commerciale a Cipriani Usa e all’intera attività Cipriani, anche quella con sede a New York». Tra i danni lamentati, «uno degli istituti di credito del ricorrente ha ritardato la conclusione di un’importante operazione di prestito, ha imposto nuovi termini e condizioni e ha richiesto al ricorrente di incaricare una società investigativa esterna indipendente, a costi esorbitanti, per indagare e confutare accuse che non avrebbero mai dovuto essere pubblicate in primo luogo».
Nicole Minetti (Imagoeconomica).
Nella richiesta di risarcimenti, gli avvocati della società di Cipriani si concentrano su quattro punti, riportati dai media ma evidentemente falsi. Primo: l’imprenditore non è stato socio di Jeffrey Epstein e non ha ricevuto 800 mila sterline dal finanziere. Secondo: il ministro della Giustizia Carlo Nordio non si è incontrato con Cipriani e Minetti nel ranch di Punta del Este, per discutere o agevolare la richiesta di grazia. Terzo: la coppia non ha mai organizzato festini a base di sesso e droga in Uruguay. Quarto: la Cipriani e Minetti non hanno corrotto funzionari pubblici nel Paese sudamericano per ottenere l’adozione del bambino. Secondo i legali, queste accuse «erano palesemente false», e sono state «formulate in modo da massimizzare lo scandalo, l’indignazione e la viralità».
Il senatore di Forza Italia Francesco Silvestro risulta indagato per violenza sessuale dopo la denuncia presentata da un’imprenditrice di 52 anni. Lo scrive Repubblica dopo aver raccontato la vicenda, sostenendo che il fascicolo «approda in queste ore alla procura di Roma». Sotto inchiesta anche il carabiniere Antonio P., colui che ha fatto da intermediario tra i due, con l’accusa di tentata violenza privata. L’iscrizione del senatore e del militare «sarebbe avvenuto nell’ufficio che ha accolto l’originaria querela della donna, anche a loro tutela, per consentire fin dall’immediatezza velocità alle indagini, nell’interesse della denunciante e delle garanzie per gli accusati».
Seggi chiusi per il secondo turno delle elezioni comunali. Gli aventi diritto sono andati al voto per il ballottaggio nei centri sopra i 15 mila abitanti, 42 in tutto, tra cui sei capoluoghi di provincia. Guardando ai risultati del primo turno, i candidati espressione del centrodestra partivano in vantaggio a Lecco (con Filippo Boscagli), Macerata (con Sandro Parcaroli) e Arezzo (con Marcello Comanducci). Il centrosinistra era invece avanti ad Agrigento (con Michele Sodano), Trani (con Marco Galiano) e Chieti (con Giovanni Legnini). L’affluenza ai ballottaggi si è attestata attorno al 54 per cento, con un calo di otto punti rispetto al primo turno. Ecco i risultati.
Agrigento
Sodano, candidato del centrosinistra, è eletto sindaco di Agrigento: niente da fare per il rivale di centrodestra Dino Alonge.
Arezzo
Ad Arezzo ha vinto Comanducci, candidato del centrodestra, che ha staccato di circa nove punti il rivale Vincenzo Ceccarelli.
Chieti
A Chieti è stato eletto sindaco Legnini del centrosinistra, che ha superato Cristiano Sicari di circa cinque punti.
Lecco
A Lecco Boscagli, candidato del centrodestra, ha sopravanzato Mauro Gattinoni di circa quattro punti.
Macerata
A Macerata ha vinto Sandro Parcaroli: il candidato del centrodestra ha staccato Gianluca Tittarelli del centrosinistra di quasi otto punti.
Trani
A Trani Galiano ha battuto Angelo Guarriello, staccandolo di oltre due punti. Sono stati dunque confermate tutte le indicazioni del primo turno.
Non solo capoluoghi: il ballottaggio a Vigevano
I fari erano poi puntati anche su Vigevano (Pavia), il Comune più popoloso chiamato al voto in Lombardia: Furio Suvilla, appoggiato da Roberto Vannacci e capace al primo turno di raggiungere il 14,21 per cento (5 punti in più della Lega) aveva invitato i concittadini a votare scheda bianca o nulla al ballottaggio, che non l’ha visto protagonista. Ebbene, dopo un ribaltamento rispetto al primo turno Vigevano resta al centrodestra: il candidato di Forza Italia Paolo Previde Massara ha infatti prevalso su Rossella Buratti, sostenuta dall’intero campo largo, che l’aveva staccato di una decina di punti nel voto del 24-25 maggio.
Il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica ha annunciato la sospensione delle operazioni militari contro Israele, minacciando però «attacchi più duri e devastanti» qualora lo Stato ebraico riprendesse i bombardamenti sul Libano. Poco dopo, anche Tel Aviv ha comunicato la sospensione dei raid sulla Repubblica Islamica, avvertendo però che l’IDF continuerà a colpire la roccaforte di Hezbollah a Beirut, Dahiyeh, se gli attacchi contro il nord di Israele dovessero proseguire. La tregua, durata 60 giorni e interrotta dagli ultimi raid reciproci, rischia insomma di essere davvero finita.
Netanyahu ha deciso di fermare gli attacchi dopo una telefonata con Trump
Tel Aviv ha deciso di fermare gli attacchi sull’Iran e dunque dopo una telefonata tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu: i raid avrebbero dovuto avere una portata ben maggiore di quelli che si sono verificati durante l’interruzione della tregua, arrivata dopo 60 giorni di cessate il fuoco. Resta però la questione del Libano: l’emittente Al Araby riporta di nuovi raid aerei vicino alla città costiera di Tiro, nella parte meridionale del Paese dei cedri.
اولویت ما امنیت ملی و آرامش مردم است. با اقتدار از حقوق ملت دفاع میکنیم و در برابر هیچ تهدیدی عقبنشینی نخواهیم کرد. دیپلماسی و دفاع دو بال قدرت ملیاند؛ نه میدان را ترک کردهایم و نه میز مذاکره را. به امید خدا با وحدت و عقلانیت ایران از این آزمون نیز سربلند عبور خواهد کرد.
«Difenderemo con forza i diritti della nazione e non ci tireremo indietro di fronte ad alcuna minaccia», ha scritto su X il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, spiegando che Teheran non ha abbandonato né il campo di battaglia, né il tavolo dei negoziati.
Donald Trump (Ansa).
Trump: «Iran e Israele al lavoro per un cessate il fuoco immediato»
Secondo quanto scritto da Trump su Truth, l’Iran e Israele «stanno cercando di raggiungere un cessate il fuoco immediato». Il presidente Usa ha aggiunto che «i negoziati finali sulla pace stanno procedendo, salvo interferenze dovute a ignoranza o stupidità». Il blocco navale statunitense dei porti navali iraniani resterà in vigore fino al raggiungimento di un’intesa definitiva, ha precisato Trump.
È scontro, nella commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid, sulle audizioni, a giudizio delle opposizioni «illegittime, se non addirittura illecite», svolte da soggetti estranei al Parlamento «attraverso discutibili deleghe». Nel mirino gli interrogatori di alcuni cittadini in un commissariato di polizia. Le accuse sono contenute in una lettera inviata dai capigruppo della minoranza ai presidenti di Camera e Senato e sono state respinte dal presidente della commissione Marco Lisei (Fratelli d’Italia), secondo cui «non è stato violato nulla».
Le opposizioni abbandonano i lavori
In una nota congiunta, i capigruppo di Pd, M5S, AVS e Italia Viva hanno scritto: «Siamo stati costretti ad abbandonare i lavori odierni della commissione d’inchiesta sul Covid, perché Fratelli d’Italia ha superato una linea rossa. Il presidente della commissione Lisei, senatore del partito della premier Meloni, ha delegato consulenti della commissione a effettuare interrogatori di semplici cittadini in un commissariato di polizia. Per questo motivo, ieri abbiamo inviato una lettera ai presidenti di Camera e Senato chiedendo la sconvocazione dell’audizione di oggi, senza però ottenere risposta».