Sinner in ospedale a Milano per accertamenti dopo il malore al Roland Garros

Jannik Sinner è all’ospedale San Raffaele di Milano per accertamenti programmati dopo il malore che lo ha colpito al Roland Garros, con conseguente eliminazione al secondo turno dello Slam francese: l’intenzione del tennista numero uno al mondo è capire bene cosa gli è successo a Parigi nel match contro Juanma Cerundolo, dove era avanti due set e 5-1 nel terzo, prima del tracollo.

Sinner in ospedale a Milano per accertamenti dopo il malore al Roland Garros
Jannik Sinner (Ansa).

Fino al malore Sinner aveva giocato (e vinto) ininterrottamente da marzo

L’eliminazione al Roland Garros è avvenuta il 28 giugno: fino al colpo di calore che lo ha steso a Parigi, Sinner aveva giocando ininterrottamente da marzo, collezionando vittorie a Indian Wells, Miami, Monte Carlo, Madrid e Roma. Mercoledì 10 marzo riprenderà gli allenamenti a Monte Carlo e, come già annunciato, non giocherà nessun torneo sull’erba prima di Wimbledon.

Il cambio di programma di Sinner, che era atteso per i test al JMedical di Torino

Il fuoriclasse azzurro era atteso inizialmente a Torino al JMedical, il centro medico della Juventus a cui già in passato si era rivolto in altre occasioni. Poi il cambio di programma: relax al mare in Sardegna con la compagna Laila Hasanovic, in attesa degli accertamenti clinici riprogrammati a Milano.

Pashinyan si conferma premier: l’Armenia prosegue l’avvicinamento all’Europa

Il partito filoeuropeo Contratto Civile, già al governo in Armenia, ha vinto le elezioni parlamentari che si sono tenute nello Stato caucasico. Il risultato conferma Nikol Pashinyan come primo ministro (è in carica dal 2018) e consolida l’allontanamento del Paese dalla Russia dopo decenni in cui l’Armenia, ex repubblica sovietica, era rimasta nella sfera di influenza di Mosca.

Pashinyan si conferma premier: l’Armenia prosegue l’avvicinamento all’Europa
Nikol Pashinyan (Ansa).

Pashinyan si è impegnato a continuare il percorso di avvicinamento all’Europa

Contratto Civile ha ottenuto il 49,81 per cento circa dei voti: Pashinyan ha dichiarato che il suo partito governerà da solo, senza alleanze. La principale formazione dell’opposizione, Armenia Forte del miliardario russo-armeno Samvel Karapetyan (che ha denunciato violazioni e repressione), ha ottenuto il 23 per cento. In parlamento entreranno anche altre due forze di opposizione: l’alleanza Armenia dell’ex presidente Robert Kocharyan e il partito Armenia Prospera. Subito dopo la certezza della vittoria, Pashinyan si è impegnato a continuare il percorso di avvicinamento con l’Occidente, sviluppando allo stesso tempo relazioni amichevoli con la Russia.

«Caro Pashinyan, congratulazioni per la tua vittoria elettorale. Lo spirito della Rivoluzione di velluto che hai guidato nel 2018 è vivo e vegeto», ha scritto Ursula von der Leyen su X: «Valutiamo profondamente la nostra partnership con un’Armenia democratica che si sta avvicinando sempre di più all’Europa. L’Armenia può contare su di noi».

Pashinyan si conferma premier: l’Armenia prosegue l’avvicinamento all’Europa
Voto in Armenia (Ansa).

Il primo ministro confermato vuole porre fine al lungo conflitto con l’Azerbaigian

Questa tornata elettorale era di fatto un referendum su Pashinyan e e sulle due decisioni fondamentali prese come premier: quella di avvicinarsi all’Ue (mentre la Russia rimane il più importante partner commerciale) e quella di porre fine al lungo conflitto con l’Azerbaigian – iniziato con la dissoluzione dell’Urss – che vede al centro il Nagorno-Karabakh, regione formalmente azera ma abitata da persone di etnia armena. Sostanzialmente perso nel 2023 il territorio (che controllava dal 1993), Erevan dovrà affrontare con Baku la questione dell’exclave azera del Nakhchivan. «Il popolo armeno ha votato per la pace, la prosperità regionale e la cooperazione regionale, e spero che questo venga accolto positivamente da Turchia e Azerbaigian», ha dichiarato Pashinyan. Nel conflitto per il Nagorno-Karabakh l’Armenia è stata sostenuta dalla Russia (che impegnata in Ucraina non ha fatto molto), mentre l’Azerbaigian ha potuto contare sull’appoggio della Turchia.

Finanziamenti illeciti: a processo Brugnaro, ex sindaco di Venezia

Luigi Brugnaro, ex sindaco di Venezia (dal 2015 al 2026), è stato rinviato a giudizio per la presunta violazione della legge sulle spese elettorali relativamente alla campagna per le Amministrative del 2020. Al centro dell’inchiesta che ha portato al processo, un presunto “sforamento” del tetto di spesa elettorale attorno ai 300 mila euro. Con Brugnaro andranno a processo – a vario titolo per falso e finanziamento illecito – anche l’ex capo di gabinetto Morris Ceron, il mandatario delle spese elettorali Adriano Giugie e Walter Bianchi, del Consorzio produzione e sviluppo Nordest. Il processo inizierà il 21 settembre.

Morte di Andrea Purgatori, rinviati a giudizio quattro medici

Il gup di Roma ha rinviato a giudizio quattro medici che ebbero in cura il giornalista Andrea Purgatori, morto il 19 luglio 2023. Al radiologo Gianfranco Gualdi, l’assistente Claudio Di Biasi e la dottoressa Maria Chiara Colaiacomo, entrambi appartenenti alla sua equipe, e il cardiologo Guido Laudani, viene contestato il reato di omicidio colposo. Il processo inizierà il 12 gennaio 2027.

La richiesta di rinvio a giudizio era arrivata a marzo 2025

La procura di Roma aveva aperto un fascicolo di indagine per omicidio colposo in relazione alla morte di Purgatori a seguito di una denuncia della famiglia, che aveva chiesto di per fare chiarezza sulla correttezza della diagnosi refertata al giornalista e delle cure a cui era stato sottoposto. La richiesta di rinvio a giudizio per Gualdi, Di Biasi, Colaiacomo e Laudani era arrivata a marzo del 2025: secondo i pm i quattro avrebbero in effetti commesso errori diagnostici e somministrato terapie non adeguate.

Morte di Andrea Purgatori, rinviati a giudizio quattro medici
Andrea Purgatori (Imagoeconomica).

La morte sarebbe stata causata da una catena di errori

Purgatori, affetto da tumore polmonare, è infatti morto a causa di un’endocardite infettiva (ovvero un’infiammazione delle valvole del cuore) non riconosciuta in tempo: l’errata diagnosi iniziale di metastasi cerebrali, formulata da Gualdi dopo una risonanza magnetica, avrebbe portato a cure inutili e debilitanti. A questo si aggiungono errori di valutazione su una grave ischemia. La catena di errori sarebbe iniziata addirittura un mese prima della morte del giornalista.

Morto Peppo Sacchi, con Telebiella inventò la televisione privata in Italia

È morto all’età di 93 anni Giuseppe “Peppo” Sacchi, di fatto inventore della televisione privata e libera in Italia con il lancio nel 1972 di Telebiella, creata assieme alla moglie Ivana Ramella. Con lui lavorarono Enzo Tortora e Bruno Lauzi. E da questa emittente è partita inoltre la carriera di Ezio Greggio.

Il lancio di Telebiella e la sentenza della Corte Costituzionale

Nato a Como, Sacchi si era trasferito nel Biellese negli Anni 50, dopo aver lavorato in Rai, dove aveva realizzato alcune trasmissioni anche in ambito musicale. In Piemonte fondò nel 1971 Telebiella, primo esperimento di emittente locale in Italia, che iniziò le sue trasmissioni via cavo il 6 aprile 1972 lanciando lo spunto a Silvio Berlusconi per la creazione dei network televisivi privati. La novità, che sfidava il monopolio Rai, portò a un braccio di ferro legale, terminato nel 1974 con la sentenza della Corte Costituzionale che dette il via libera a Telebiella dopo un’iniziale chiusura forzata delle trasmissioni.

Il ricordo del ministro Pichetto Fratin: «Pioniere della tv privata italiana»

Questo il ricordo di Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica: «Sacchi è stato un pioniere della televisione privata italiana: con la sua Telebiella ebbe il coraggio e la determinazione di guardare oltre il modello del tempo, aprendo una nuova pagina del rapporto tra tv e cittadini nel Paese. La sua scomparsa mi addolora, perché prima di un grande professionista e di un innovatore è stato un vero amico, profondamente legato al Biellese, suo territorio di adozione».

Nato, Usa presentano un piano per il disimpegno in Europa

Gli Stati Uniti hanno consegnato alla Nato un documento che contiene un piano per la riduzione della presenza militare americana in Europa, inclusi aviazione e marina. A rivelarlo è il quotidiano tedesco Welt, che ha analizzato il testo presentato all’Alleanza, secondo cui il motivo di questo disimpegno sarebbe lo spostamento dell’attenzione strategica degli americani verso la regione del Pacifico. Per quanto riguarda i mezzi schierati, le prime riduzioni riguardano le forze aeree. Il numero di aerocisterne KC-135 fornite dagli Stati Uniti all’Alleanza verrebbe ridotto da 71 a 63. Gli otto moderni KC-46 sarebbero completamente rimossi dalla pianificazione, i caccia F-16 passerebbero da 99 a 63 unità e gli F-15E da 54 a 36. Washington prevede inoltre di eliminare dalla pianificazione Nato tutti i droni da ricognizione strategica a lungo raggio e di ridurre quasi della metà il numero dei droni d’attacco MQ-9. Riduzioni anche per la componente navale, per gli aerei da pattugliamento marittimo e per l’aviazione bombardiera. Il quotidiano tedesco sottolinea che la questione di come colmare le lacune sarà discussa a metà giugno dai ministeri della Difesa dei Paesi alleati.

Meloni salta il vertice Ue-Balcani in Montenegro: era alla presentazione di un francobollo

Giorgia Meloni ha annullato all’ultimo la sua partecipazione al summit Ue-Balcani di Tivat, località del Montenegro affacciata sulle Bocche di Cattaro. Il motivo? Ufficialmente, la premier si è attardata alla presentazione di un francobollo a Reggio Calabria. Ma forse dietro c’è altro.

Meloni ha espresso «rammarico» per la disdetta

Il summit Ue-Balcani, che vedeva sul tavolo temi cruciali come l’allargamento dell’Unione europea e l’Ucraina era iniziato ieri sera, con la cena dei leader dei Paesi membri. Ed è proseguito questa mattina. Meloni era attesa alle 15, decisamente in extremis visto che il vertice si sarebbe dovuto concludere alle 15:30. Ma alle 14 è arrivata la disdetta: «A causa del protrarsi della cerimonia, Giorgia Meloni non potrà più partecipare al Vertice Ue-Balcani Occidentali. Meloni ha informato personalmente il presidente montenegrino Jacov Milatović e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, esprimendo il proprio rammarico per l’impossibilità di raggiungere in tempo la riunione».

Meloni salta il vertice Ue-Balcani in Montenegro: era alla presentazione di un francobollo
Giorgia Meloni accanto a Guido Crosetto alla cerimonia per il 212esimo anniversario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri (Ansa/X Arma dei Carabinieri).

Cosa ci sarebbe dietro il forfait di Meloni

Ufficialmente, Palazzo Chigi ha attribuito la mancata partecipazioni di Meloni al vertice Ue-Balcani alle lungaggini della cerimonia per il 212esimo anniversario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri, iniziata alle 11, a cui la premier ha preso parte assieme ai ministri Guido Crosetto e Matteo Piantedosi. Meloni ha però poi deciso di partecipare anche alla presentazione di un francobollo dei Carabinieri ed è stato questo, di fatto, a impedirle di arrivare in tempo in Montenegro. Secondo quanto filtra da Roma, la presidente è molto scettica riguardo al coordinamento di Francia, Regno Unito e Germania con l’Ucraina, in vista delle trattative con la Russia, sia per l’esclusione dell’Italia, sia per la mancanza al tavolo degli Stati Uniti. Come riporta Bloomberg, Emmanuel Macron, Keir Starmer e Friederich Merz hanno in programma di incontrare nel fine settimana il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Crans-Montana, oggi l’interrogatorio dei Moretti

«Contro di noi sono state dette solo tante falsità, siamo stati distrutti». Lo ha detto Jessica Moretti, rendendo una dichiarazione spontanea in apertura dell’interrogatorio a Sion nell’ambito dell’inchiesta sul rogo del Constellation, il locale di Crans-Montana di cui è proprietaria insieme al marito Jacques. Presenti la procuratrice generale aggiunta del Cantone vallese Catherine Seppey e una settantina di avvocati delle parti civili. L’imprenditrice ha assicurato di voler collaborare con gli inquirenti e ha evidenziato di aver sempre risposto alle domande. Nelle sue dichiarazioni, si è anche detta “dispiaciuta” dell’aggressione subita il 12 febbraio scorso con il marito Jacques da parte di un gruppo di genitori della vittime. «Siamo disposi a incontrare le famiglie, se lo vorranno», ha assicurato. Presente anche l’avvocato Romain Jordan, incaricato dal governo italiano nella costituzione di parte civile. Sono numerosi gli aspetti da chiarire durante il processo, a partire dalla gestione della serata, dal tema della formazione dei dipendenti, dal perché sono state chiuse le porte di sicurezza al perché c’era un solo ingresso per fare accedere e defluire le persone. E poi i temi economici legati ai profili di anti riciclaggio.

Banda dei Rolex, condannato il figlio del deputato meloniano Alfredo Antoniozzi

Il gup di Roma ha condannato in rito abbreviato a 6 anni e 4 mesi Tancredi Antoniozzi, figlio del deputato di Fratelli d’Italia Alfredo, vicecapogruppo meloniano alla Camera: il 22enne, che faceva parte di una banda dedita alle rapine di orologi di lusso ai danni di coetanei nel quartiere Parioli, è stato anche ritenuto responsabile del reato di tentata estorsione. Il gup ha inoltre disposto una condanna a 5 anni e 8 mesi per David Cesarini e a 3 anni per Manuel Fiorani. Assolto invece «per non aver commesso il fatto» Michael Giuliano, indicato inizialmente dall’accusa come uno dei membri del gruppo. Le indagini sulla “banda dei Rolex” era nata da un colpo messo a segno l’11 dicembre 2024: il gruppo aveva rapinato un ragazzo in via Cavalier d’Arpino, sottraendogli – sotto la minaccia di un coltello da cucina – un orologio modello Daytona da 20 mila euro. Antoniozzi avrebbe orchestrato il “colpo”, tentato poi di estorcere denaro al legittimo proprietario del Rolex in cambio della restituzione dell’orologio.

Cinque azeri sono rimasti uccisi in un attacco con droni nel mar d’Azov

L’Azerbaigian si è ritrovato inaspettatamente (e suo malgrado) al centro dei due principali conflitti in corso. Secondo quanto riferito dalle autorità di Baku, cinque marinai azeri sono rimasti uccisi in un attacco di droni contro due navi cargo provenienti dalla Turchia e dirette in un porto russo, che si trovavano nel Mar d’Azov. Il raid, presumibilmente, è stato condotto dalle forze ucraine.

Le presunte operazioni di Israele in Azerbaigian

La notizia segue a stretto giro l’indiscrezione riportata dalla Cnn, secondo cui Israele – nell’ambito di una rete di siti clandestini in tutto il Medio Oriente – ha segretamente dispiegato unità militari e di intelligence d’élite in Azerbaigian nella sua guerra contro l’Iran. Le forze di Tel Aviv, spiega l’emittente americana, hanno operato da diverse località nell’Azerbaigian meridionale, cioè vicino al confine con la Repubblica Islamica, conducendo missioni di raccolta informazioni e operazioni con droni.

Nasce Mgi Italia, joint venture tra Italia e Regno Unito per la produzione di droni

Al via Mgi Italia, una società nata dalla joint venture tra un’azienda britannica, la Mgi Engineering Ltd, e una italiana, la Vigilar Group Spa, per la produzione di droni. La prima è una società di ingegneria con sede nell’Oxfordshire specializzata nell’ingegneria di sistemi ad alte prestazioni nei settori aerospaziale, della difesa e automobilistico. La seconda opera nei settori intelligence, sicurezza e servizi avanzati. «Crediamo che questa partnership rappresenti un passo importante verso la costruzione di un ecosistema di innovazione più forte e l’affermazione dell’Italia come hub strategico per il futuro sviluppo tecnologico e industriale», ha dichiarato Francesco Castro, ad di Vigilar Group. La sede della nuova società è a Modena. Il focus sarà quello di sviluppare soluzioni avanzate per la difesa, la sicurezza, l’aerospaziale e altri settori ad alto valore aggiunto.

Il senatore Menia (FdI) si scaglia contro una coppia gay all’aeroporto di Fiumicino

In attesa di un volo Ita Airways nella lounge dell’aeroporto di Fiumicino, il senatore meloniano Roberto Menia si è scagliato contro una coppia omosessuale che, durante una videochiamata con amici, si era lasciata andare – a suo modo di vedere – a qualche carezza e abbraccio di troppo. «Questo è un posto pubblico, non potete fare quello che volete», ha urlato l’esponente di Fratelli d’Italia alla coppia, formata da due uomini sulla quarantina: «Le effusioni fatevele a casa vostra, non qui». Vista l’ira di Menia, che non accennava a calmarsi, la coppia è stata costretta a chiamare una hostess di Ita Airways per chiedere aiuto.

Menia non si pente: «Sono stati poco civili»

«Sono stati poco civili. Si abbracciavano, si accarezzavano, ma si possono fare queste cose in un aeroporto? Non cambio idea. Questi signori non possono fare quello vogliono. È cattiva educazione», ha detto Menia raggiunto da Repubblica, senza dimostrare alcun pentimento. Il senatore ha poi smentito di aver aggredito verbalmente la coppia perché omosessuale: «Vale anche per un uomo e una donna, vale per tutti. Non c’è una categoria superiore a un’altra. E dopo tutto questo si sono permessi di fare un’altra videochiamata e hanno ricominciato a toccarsi». Sul posto era presente anche il senatore del M5s Luca Pirondini: «Ho detto a Menia che non doveva permettersi, l’omofobia nel nostro Paese non è ammessa».

Vania Traxler morta a 89 anni: addio alla Signora del cinema d’autore italiano

È morta a 89 anni Vania Traxler, Signora del cinema d’autore italiano. Milanese cresciuta a Bologna, di origine ebraica, erede di una importante famiglia di esercenti, produttori e distributori, nel 1976 fondò la società di distribuzione Academy Pictures, con la quale iniziò a distribuire film d’essai facendo conoscere al grande pubblico importanti registi come Peter Greenaway, Wim Wenders, Éric Rohmer, Jim Jarmusch, Atom Egoyan, Pedro Almodóvar, Krzysztof Kieślowski e Spike Lee. La metodologia di lavoro consisteva nella fidelizzazione del pubblico attraverso la promozione del film e l’attivazione di un rapporto di fiducia con gli esercenti, i quali finivano per dare spazio anche ai film considerati più deboli del loro listino. Negli anni successivi ha continuato il lavoro di distributrice di cinema d’autore internazionale fondando prima la Lady Film e poi la Archibald Enterprise Film.

«Punto di svolta per la distribuzione indipendente del miglior cinema d’autore in Italia»

«Addio indimenticabile Vania, donna forte, bellissima e dal temperamento inimitabile. Autentica donna di cinema e abile cuoca». Così la casa editrice Edizioni Sabinae con cui aveva pubblicato Sognavamo al cinema, che raccontava la sua avventura imprenditoriale. «Con lei se ne va un punto di svolta per la distribuzione indipendente del miglior cinema d’autore in Italia», ha aggiunto la Federazione italiana cinema d’essai. «La sua Academy Pictures, fondata assieme al marito, ha contribuito allo sviluppo del cinema d’essai in Italia, a partire da Il matrimonio di Maria Braun di Fassbinder nel 1978, proseguendo con Il cielo sopra Berlino, il cinema di Eric Rohmer, Peter Greenaway e una miriade di altri autori, maestri ed esordienti che hanno impreziosito la programmazione di un numero sempre crescente di sale che hanno creduto nella qualità autoriale e nella diffusione della cultura cinematografica. A lei, che oggi ci ha lasciati, va la nostra gratitudine per una vita di amore per il cinema».

Drone navale esplode nel porto romeno di Costanza

Un drone navale è stato individuato nel porto di Costanza, sulla costa romena del Mar Nero, provocando l’immediata evacuazione dell’area da parte delle autorità. Pochi minuti dopo il ritrovamento, una forte esplosione è stata avvertita nella zona portuale.
Il ministero della Difesa, confermando i fatti, ha reso noto che non ci sono feriti. Il mezzo senza equipaggio era stato localizzato presso una banchina utilizzata dall’Agenzia romena per il salvataggio della vita umana in mare (Arsvom). Simile a quelli usati nella guerra in Ucraina, è esploso autonomamente e non è chiaro a chi appartenesse. L’episodio arriva a pochi giorni da un altro incidente avvenuto nella Romania orientale, quando un drone russo di tipo Geran-2 si è schiantato contro un edificio residenziale a Galați, provocando un’esplosione, un incendio e il ferimento lieve di due persone.

No della Lega, slitta il voucher-energia da 100 euro

Nel governo sono in corso riflessioni su come rimodulare gli aiuti contro il caro energia. Allo studio c’era l’ipotesi di un voucher per le fasce più fragili della popolazione, il cosiddetto bonus anti-rincari che nelle prime settimane della guerra in Medio Oriente era stato archiviato in favore del taglio generale delle accise, che però non sarebbe piaciuto per niente alla Lega. La misura non convincerebbe troppo nemmeno Fratelli d’Italia, nonostante uno degli sponsor di questo strumento fosse stato il ministro Adolfo Urso. Per il momento quindi, non se ne fa nulla, e in Cdm non sono arrivati provvedimenti per ovviare al caro energia. Si proseguirà dunque per qualche altra settimana con un nuovo taglio delle accise.

Xi Jinping in visita in Corea del Nord l’8 e il 9 giugno

Confermate le indiscrezioni degli ultimi giorni: Xi Jinping incontrerà Kim Jong-un a Pyongyang la prossima settimana, l’8 e il 9 giugno. Da quando è salito al potere, il presidente cinese ha visitato la Corea del Nord una sola volta finora, nel 2019. Ma, dopo anni di rapporti tiepidi, i due Paesi stanno rafforzando i loro rapporti, come aveva già dimostrato il viaggio di Kim a Pechino dello scorso settembre. Inoltre, ad aprile aveva viaggiato a Pyongyang il ministro degli Esteri cinese Wang Yi. In più, da qualche tempo sono ripartiti i collegamenti aerei e ferroviari tra le due nazioni asiatiche.

Xi Jinping in visita in Corea del Nord l’8 e il 9 giugno
Kim Jong-un (Ansa).

Perché Xi volerà da Kim in Corea del Nord

Negli ultimi anni, la Corea del Nord si è avvicinata alla Russia, stringendo accordi che prevedono la fornitura di petrolio, derrate alimentari e tecnologia in cambio di truppe e munizioni per la sua guerra intrapresa da Vladimir Putin in Ucraina. I due Paesi hanno anche siglato, nel 2024, un patto di difesa reciproca. Con il viaggio alle porte, Xi punta a riaffermare la propria influenza sulla Corea del Nord, anche (e soprattutto) per creare deterrenza contro un eventuale aumento della presenza militare Usa nella penisola coreana (dunque vicino alla Cina) e, in generale, nell’Asia-Pacifico. Inoltre, in uno scenario globale caratterizzato dal caos, Xi punta a presentare la Repubblica Popolare come una grande potenza in grado di dialogare con tutti, a differenza del grande rivale rappresentato dagli Stati Uniti.

Trump nel secondo mandato non ha ancora visto KIm

Durante il suo primo mandato, Donald Trump ha incontrato tre volte Kim in Corea del Nord per discutere del programma nucleare del Paese eremita, ma da quando il tycoon è stato rieletto alla Casa Bianca i due leader non si sono ancora rivisti di persona, nonostante la disponibilità – almeno a parole – a un nuovo bilaterale. Nel frattempo Xi è passato da una posizione intransigente sul nucleare nordcoreano a una più morbida, riavvicinandosi pertanto a Kim.

Zelensky scrive a Putin: «Incontriamoci e finiamo questa guerra»

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha scritto una lettera indirizzata a Vladimir Putin proponendo un incontro per «porre fine a questa guerra attraverso un dialogo diretto tra noi e voi». «Oggi, la linea della guerra è la linea da cui deve partire la diplomazia. L’Ucraina è pronta per un cessate il fuoco completo per tutta la durata dei negoziati», ha aggiunto nella missiva. «Questa è la prassi consolidata e gli attuali sviluppi relativi all’Iran non fanno che rafforzare questo concetto. Il tentativo di instaurare un vero silenzio è il modo migliore per iniziare a dialogare». E ancora: «Dato che la guerra si sta svolgendo in Europa, e dato che l’Ucraina necessita di garanzie di sicurezza, mentre anche voi cercate garanzie di sicurezza per voi stessi, sarebbe logico coinvolgere coloro che possono autenticamente fungere da garanti. Riteniamo che l’Europa debba far parte di questo processo, coloro che hanno realmente la capacità di influenzare la situazione. Riteniamo inoltre che gli Stati Uniti debbano far parte del processo. Questo è ciò che potrebbe aiutare a plasmare una nuova architettura di sicurezza per la nostra parte di mondo».

La replica di Mosca: «Zelensky è benvenuto per incontrare Putin in ogni momento»

Il Cremlino ha risposto alla lettera dicendo che Zelensky è benvenuto per incontrare Putin a Mosca «in qualsiasi momento». Lo hanno riportato i media statali citando il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, aggiungendo che al presidente russo non era ancora stata mostrata la lettera di Zelensky. In un incontro con i massimi dirigenti delle agenzie di stampa internazionali, Putin ha detto che «non è necessario sospendere le ostilità per avviare i negoziati».

Milano, violenze sessuali alla scuola militare Teulié: arrestato un docente

Violenza sessuale, concussione e maltrattamenti nei confronti di diversi allievi, almeno sette. Sono questi i reati di cui è accusato un insegnante della scuola militare Teulié di Milano, che è stato arrestato. Secondo le pm Letizia Mannella e Alessia Menegazzo, che coordinano le indagini condotte dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria, il docente avrebbe minacciato di ostacolare gli allievi agli esami di maturità se non avessero soddisfatto le sue richieste.

La Procura: «Assoggettamento psichico degli studenti»

L’inchiesta è nata dalla denuncia di una delle sette vittime maggiorenni, allievi dell’istituto di formazione dell’Esercito Italiano che ha sede in Corso Italia. Come si legge nella nota della procura guidata da Marcello Viola l’uomo, 48enne, da ottobre del 2024 avrebbe creato un «assoggettamento psichico degli studenti, sottoposti a un regime di sopraffazione, vessazione, umiliazione e manipolazione», attraverso il quale avrebbe costretto gli allievi «a subire abusi sessuali e a condividere particolari intimi della loro vita».

Grazia a Minetti, Mattarella «prende atto» delle conclusioni della Procura Generale di Milano

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che aveva chiesto al Ministero della Giustizia di far disporre nuovi accertamenti sulla grazia concessa a Nicole Minetti, «ha preso atto con rispetto delle conclusioni della Procura Generale di Milano», in base alle quali «non si ravvisano motivi per una rivalutazione del provvedimento di clemenza adottato». È quanto si legge in una nota del Quirinale.

Grazia a Minetti, Mattarella «prende atto» delle conclusioni della Procura Generale di Milano
Nicole Minetti (foto Ansa).

La nota del Quirinale

«Si ricorda – per corretta e autentica informazione – che, da oltre 11 anni, quando una domanda di grazia è accompagnata dal parere favorevole degli organi giudiziari competenti, il Presidente della Repubblica concede abitualmente la grazia, senza farsi influenzare da considerazioni estranee alle finalità umanitarie della grazia», si legge poi nella nota, in un passaggio dal tono polemico. E poi «Per opportuna informazione va aggiunto che, per il decreto di grazia in questione, il Quirinale non si è discostato dai comportamenti abituali, senza alcuna inconsueta segretezza». Nella maggior parte dei casi di concessione di grazia, infatti, il Quirinale non emette comunicati, a causa della presenza di dati sensibili (malattie, vicende e relazioni familiari, coinvolgimento di bambini e altri aspetti delicati) che non devono diventare pubblici. Nel corso del suo secondo mandato, Mattarella ha firmato 42 grazie e in 30 casi non è stata data alcuna notizia in merito.

Famiglia nel bosco, Nordio archivia l’inchiesta

Dopo l’inchiesta sulla famiglia nel bosco disposta dal ministro della Giustizia, non sono emersi profili di illeciti disciplinari da parte dei magistrati. «Le decisioni di merito in ossequio all’indipendenza e all’autonomia della magistratura non sono oggetto di valutazione», ha riferito il ministero della Giustizia sottolineando che il Guardasigilli Carlo Nordio ha disposto l’archiviazione del procedimento sul caso. L’ispezione era stata avviata per verificare possibili violazioni dei doveri di imparzialità, correttezza e riservatezza rispetto alle misure adottate dal tribunale per i minorenni dell’Aquila (allontanamento e collocamento dei figli) e alle modalità dell’indagine. Gli ispettori del ministero della Giustizia si sono recati al tribunale, hanno acquisito atti e ascoltato i magistrati coinvolti, senza appunto riscontrare illeciti.

Cosa prevede il ddl sul consenso informato, approvato dal Senato e diventato legge

Con 78 voti favorevoli, 38 contrari e nessun astenuto l’Aula del Senato ha approvato in via definitiva il ddl sul consenso informato in ambito scolastico, che così diventa legge. Il testo, conosciuto anche come ddl Valditara dal nome del ministro dell’Istruzione, si compone di tre articoli e introduce disposizioni volte a garantire il consenso informato delle famiglie e degli studenti maggiorenni per le attività scolastiche ed extra-curriculari riguardanti l’educazione alla sessualità.

Cosa prevede il testo sul consenso informato in ambito scolastico

Innanzitutto, il testo dispone per le istituzioni scolastiche l’obbligo di richiedere il consenso scritto dei genitori o degli studenti se maggiorenni per attività didattiche sulla sessualità: a tal fine, gli istituti dovranno mettere a disposizione, per opportuna visione, il materiale didattico che intendono utilizzare. La nuova legge richiede poi il consenso preventivo scritto dei genitori o degli studenti maggiorenni anche la partecipazione alle iniziative extracurriculari eventualmente previste dal piano triennale dell’offerta formativa (Ptof). Anche in tal caso l’adesione è subordinata alla previa visione del materiale didattico. Il testo prevede la presenza di un docente durante lo svolgimento delle lezioni extracurriculari e di ampliamento dell’offerta formativa che coinvolgano minorenni. Ed è fatto divieto di svolgere qualunque progetto o attività didattica avente ad oggetto l’ambito della sessualità nelle scuole dell’infanzia o primarie.

Le critiche da parte delle opposizioni e la posizione della maggioranza

I senatori della maggioranza hanno votato a favore del consenso informato in ambito scolastico, mentre il testo ha raccolto una pioggia di critiche da parte delle opposizioni, che hanno votato contro. Secondo Daniela Sbrollini di Italia Viva, il ddl approvato dal Senato è «anacronistico e antiscientifico». Peppe De Cristofaro di Avs parla di «provvedimento ipocrita che riflette un’ossessione ideologica della maggioranza». Fermamente contrario anche il M5s. Cecilia D’Elisa del Pd ha affermato che, con il via libera al ddl, la coalizione al governo «si assume una grave responsabilità». Secondo la maggioranza «la libertà educativa dei genitori è un principio cardine: spetta a loro l’ultima parola su temi delicati e personali come la sfera affettiva e sessuale».

Il deputato Erik Pretto lascia la Lega

Un altro addio nella Lega. Erik Pretto, deputato vicentino ha deciso di lasciare il partito, a cui era iscritto dal 2009 e di cui era parlamentare dal 2018. «Me ne vado perché ho ricevuto un affronto personale e politico che mai avrei immaginato. Mi ribello ad un tentativo evidente di colpire la mia reputazione. Un tentativo meschino», ha detto in un’intervista al Giornale di Vicenza riferendosi alla richiesta di espulsione per presunte inadempienze rispetto agli obblighi di versamento della quota mensile in favore del Carroccio. «Le modalità di questa vicenda hanno rappresentato un’insanabile rottura del rapporto di fiducia. È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ma il mio disagio, come sa bene chi mi conosce, non nasce oggi», ha aggiunto. «È tanto tempo che sono perplesso. La Lega è sempre stato il partito dei militanti, invece è diventato il partito delle rendite di posizione degli eletti. Non abbiamo una linea politica su quasi nulla. Si rincorrono le tendenze social per sperare di recuperare qualche voto, si urlano slogan senza che questi vengano concretizzati in serie azioni di governo. Si è perso di vista il dna del partito, non siamo più il sindacato del territorio, non riusciamo a dare risposte ai nostri territori».

Sarebbe pronto all’addio anche Furgiuele

Secondo quanto riporta Repubblica, Pretto non sarebbe il solo a volersene andare dalla Lega. Sarebbe infatti pronto a seguirlo il deputato Domenico Furgiuele, che potrebbe dire addio al Carroccio per poi lasciare il ruolo di relatore al disegno di legge per la riforma dei porti in commissione Trasporti.

Approvato alla Camera il ddl sul nucleare sostenibile

La Camera dei Deputati ha approvato ha approvato con voti 155 favorevoli, 86 contrari e otto astensioni il disegno di legge delega Pichetto in materia di energia nucleare sostenibile. Il provvedimento passa adesso al Senato per la seconda lettura: il governo conta sull’approvazione definitiva prima della pausa estiva del Parlamento, in modo da poter emanare i decreti attuativi entro la fine del 2026. Tra gli astenuti figura il gruppo di Italia Viva. Oltre alla maggioranza, si sono espressi a favore del disegno di legge delega anche Azione e la componente Pld-Misto.

Cosa prevede il disegno di legge sul nucleare

Il disegno di legge, di cinque articoli, delega il governo ad adottare entro un anno dalla sua entrata in vigore uno o più decreti legislativi per disciplinare la produzione e l’utilizzo in Italia di energia da fonte nucleare sostenibile; la fabbricazione e il riprocessamento del combustibile nucleare; la disattivazione e lo smantellamento degli impianti esistenti; la gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile nucleare esaurito e la ricerca, lo sviluppo e l’utilizzo dell’energia da fusione. La delega viene collocata nel quadro delle politiche europee per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione entro il 2050 ed è volta a perseguire, al tempo stesso, la sicurezza e l’indipendenza energetica del Paese, il contenimento dei costi dell’energia per i clienti finali domestici e non domestici, nonché la competitività del sistema produttivo nazionale. Dal punto di vista prettamente industriale, il testo fa riferimento a Small Modular Reactors (SMR), Advanced Modular Reactors (AMR) e micro-reattori.

Albania, crescono le proteste contro il resort di lusso finanziato da Jared Kushner

In Albania si stanno intensificando le proteste contro un progetto di resort di lusso sostenuto da Jared Kushner, genero di Donald Trump, attraverso la sua società di investimento Affinity Partners. Mercoledì 3 giugno migliaia di persone sono scese in piazza a Tirana per il terzo giorno consecutivo, dopo che gli oppositori hanno respinto l’offerta del primo ministro Edi Rama di «discutere soluzioni».

Albania, crescono le proteste contro il resort di lusso finanziato da Jared Kushner
Jared Kushner (Ansa).

Rama difende il resort finanziato dal genero di Trump

Proteste sono previste anche nel sud del Paese, dove sono recentemente iniziati i lavori di costruzione del complesso da 1,4 miliardi di euro, che dovrebbe sorgere in un’area considerata una delle più sensibili dal punto di vista ambientale del Mediterraneo.
Rama, che ha difeso il progetto come una pietra miliare nel percorso di trasformazione del Paese balcanico in meta turistica di lusso, ha proposto un incontro con i manifestanti nel tentativo di sbloccare la situazione. Ribadendo però la sua posizione: «Non c’è assolutamente alcuna possibilità che gli investimenti si fermino finché sarò qui».

Albania, crescono le proteste contro il resort di lusso finanziato da Jared Kushner
Edi Rama (Ansa).

I timori della più antica organizzazione ambientalista d’Albania

Protection and Preservation of Natural Environment in Albania, la più antica organizzazione ambientalista del Paese, ha lanciato l’allarme quando sono emersi rischi sulla distruzione di una regione caratterizzata da un’enorme biodiversità e da un importante patrimonio culturale. «Non c’è stata alcuna consultazione pubblica in merito ai permessi e non sono stati diffusi documenti in merito. Se rimuovono i bulldozer, la recinzione e ripristinano gli habitat allo stato precedente, allora possiamo iniziare a parlarne», ha detto il direttore esecutivo Aleksandr Trajce, denunciando la «totale mancanza di trasparenza» da parte del governo di Tirana.

Albania, crescono le proteste contro il resort di lusso finanziato da Jared Kushner
Scontri tra manifestanti e polizia a Tirana (Ansa).

Il resort dovrebbe sorgere su un’area che comprende non solo l’isolotto disabitato di Sazan (l’unica isola albanese), ma anche zone umide e habitat costieri all’interno del parco nazionale marino che la circonda. Queste acque rappresentano uno degli ultimi rifugi per la foca monaca del Mediterraneo e ospitano oltre 200 specie di uccelli, molte delle quali a rischio di estinzione, tra cui fenicotteri e pellicani dalmati. La speculazione immobiliare potrebbe riguardare anche ampie zone a nord del villaggio di Zvërnec, tra la laguna di Narta e il mare.

Stragi del ’93, archiviate le accuse nei confronti di Dell’Utri e Berlusconi

Il gip del Tribunale di Firenze Patrizia Martucci ha disposto l’archiviazione delle accuse nei confronti di Marcello Dell’Utri, indagato nell’ambito dell’inchiesta sui presunti mandanti occulti delle stragi di mafia del 1993. Secondo il giudice, mancano elementi concreti su contatti/rapporti diretti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi e quindi Marcello Dell’Utri, stretto collaboratore dell’ex premier. Per questo motivo, il 15 gennaio 2026 ha firmato il decreto di archiviazione. Dopo 30 anni di indagini si tratta della sesta archiviazione.

Dell’Utri era accusato di aver istigato il boss Graviano a organizzare le stragi

L’ipotesi degli inquirenti nell’inchiesta della Dda fiorentina sulle stragi di Firenze, Milano e Roma, era che la campagna stragista fosse finalizzata a favorire l’affermazione politica di Forza Italia e l’ascesa di Berlusconi. Dell’Utri, in particolare, era indagato per aver istigato e sollecitato il boss mafioso Giuseppe Graviano a organizzare le stragi. Avrebbe svolto, secondo l’accusa, un ruolo di «indicatore dei luoghi» dove effettuare gli attentati, con l’obiettivo di creare un clima di terrore utile al nuovo progetto politico. La difesa di Dell’Utri ha sempre definito queste ipotesi “fantasiose”, contestando l’attendibilità dei collaboratori di giustizia e sottolineando la mancanza di riscontri, ora confermata dal giudice che ha disposto l’archiviazione del procedimento.

Delfin, accordo tra Leonardo Maria Del Vecchio e Rocco Basilico

Leonardo Maria Del Vecchio e Rocco Basilico hanno trovato un accordo sul riassetto di Delfin – la cassaforte che oltre a essere il maggior azionista di EssilorLuxottica ha in mano le partecipazioni in Mps, Generali e Unicredit – e, di conseguenza, rinunciato alle azioni legali paventate negli ultimi giorni. Rocco Basilico – figlio del banchiere Paolo e di Nicoletta Zampillo, due volte moglie del fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio – aveva impugnato l’ok di Delfin all’operazione che consentirà al fratellastro di salire al 37,5 per cento della holding di famiglia.

Delfin, accordo tra Leonardo Maria Del Vecchio e Rocco Basilico
Leonardo Maria Del Vecchio (Imagoeconomica).

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Il via libera era arrivato durante l’ultima assemblea di Delfin

Attraverso Lmdv Fin, società costituita ad aprile e interamente controllata da Lmdv Capital, Del Vecchio intende salire dal 12,5 al 37,5 per cento di Delfin grazie al trasferimento di un quarto delle quote dai fratelli Luca e Paola, diventando il primo socio della holding. Il via libera era arrivato in occasione dell’ultima assemblea di Delfin, durante la quale i soci a maggioranza (sei su otto) hanno dato il via libera al trasferimento delle quote di Luca e Paola Del Vecchio nella LMDV di Leonardo Maria: un’operazione da 10 miliardi di euro, a cui Basilico aveva detto no. Quest’ultimo, nell’impugnazione davanti alla giustizia del Lussemburgo (dove ha sede Delfin), sosteneva che la delibera sarebbe stata approvata con una maggioranza insufficiente rispetto a quanto previsto dallo statuto. Poi però è arrivata l’intesa col fratellastro.

Delfin, accordo tra Leonardo Maria Del Vecchio e Rocco Basilico
Rocco Basilico, Nicoletta Zampillo e Leonardo Maria Del Vecchio (Imagoeconomica).

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Il capitale di Delfin è detenuto in quote uguali da otto eredi

Dalla scomparsa di Leonardo Del Vecchio, fondatore di Luxottica, il capitale di Delfin era detenuto in parti uguali (12,5 per cento) da otto eredi: i sei figli dell’imprenditore (ai quattro già citati vanno aggiunti Marisa e Clemente), la moglie Nicoletta Zampillo e il primo figlio di lei, Basilico. Delfin detiene le quote di EssilorLuxottica, Mps (17,5 per cento), Generali (10 per cento) e Unicredit (2,7 per cento).

Ucciso un casco blu nel Sud del Libano

Un casco blu è morto in Libano a causa delle ferite gravi riportate quando colpi di mortaio hanno colpito la sua posizione vicino Marjayoun, nel Sud del Paese. Lo ha confermato la stessa Unifil su X, aggiungendo che «altri due caschi blu, che hanno riportato anch’essi ferite, stanno ricevendo cure in un centro medico presso la base Unifil». La vittima era di nazionalità serba, come comunicato dal ministero della Difesa di Belgrado.

È morta l’artista franco-iraniana Marjane Satrapi, autrice di Persepolis

È morta a 56 anni la fumettista e illustratrice franco-iraniana Marjane Satrapi, famosa in tutto il mondo per la graphic novel autobiografica Persepolis, con la quale aveva descritto la sua infanzia in Iran durante la Rivoluzione islamica e la successiva adolescenza in Europa. Il romanzo a fumetti in bianco e nero, uscito in Francia in quattro volumi tra il 2000 e il 2003, fu adattato in un film d’animazione di grande successo, scritto e diretto dalla stessa Satrapi e da Vincent Paronnaud: il lungometraggio, aspramente criticato dal regime di Teheran, si aggiudicò il Premio della Giuria al Festival di Cannes nel 2007 e fu inoltre candidato alla Palma d’Oro, all’Oscar e al Golden Globe.

Satrapi, si legge in una nota della famiglia diffusa da Agence France-Presse, «è morta di dolore poco più di un anno dopo la scomparsa di Mattias Ripa, suo marito e amore della sua vita». Il produttore, attore e sceneggiatore era morto l’8 aprile 2025.

È morta l’artista franco-iraniana Marjane Satrapi, autrice di Persepolis
È morta l’artista franco-iraniana Marjane Satrapi, autrice di Persepolis
È morta l’artista franco-iraniana Marjane Satrapi, autrice di Persepolis
È morta l’artista franco-iraniana Marjane Satrapi, autrice di Persepolis
È morta l’artista franco-iraniana Marjane Satrapi, autrice di Persepolis
È morta l’artista franco-iraniana Marjane Satrapi, autrice di Persepolis
È morta l’artista franco-iraniana Marjane Satrapi, autrice di Persepolis

Smacco per Trump: la Camera Usa vota per il ritiro dalla guerra in Iran

Con 215 voti favorevoli e 208 contrari la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione che ordina il ritiro delle truppe americane dalla guerra in Iran, a meno dell’ok da parte del Congresso per la prosecuzione del conflitto. Donald Trump potrà porre il veto sul provvedimento, in caso di ulteriore via libera da parte del Senato: per il presidente Usa, che ha coinvolto l’esercito nel conflitto il 28 febbraio, si tratta comunque di una sconfitta dal forte valore simbolico. Assieme ai democratici hanno infatti votato a favore anche quattro membri del Partito Repubblicano: Brian Fitzpatrick (Pennsylvania), Warren Davidson (Ohio), Thomas Massie (Kentucky) e Tom Barrett (Michigan).

Smacco per Trump: la Camera Usa vota per il ritiro dalla guerra in Iran
Il Congresso degli Stati Uniti d’America (Ansa).

«Condivido l’interesse a garantire che l’Iran non sviluppi un’arma nucleare, ma dobbiamo farlo attraverso l’autorizzazione all’uso della forza», ha affermato Barrett: «Il Congresso ha l’autorità esclusiva, solo il Congresso dichiara guerra. È qualcosa che dobbiamo, ovviamente, proteggere». Capitol Hill non emette una dichiarazione di guerra dal 1942, ma nel corso del XX secolo ha utilizzato a più riprese l’Authorization for Use of Military Force per conferire al presidente ampi poteri.

Il voto riflette il malcontento che serpeggia nel Grand Old Party

Il voto, come detto, riflette il malcontento di alcuni repubblicani riguardo alla gestione del conflitto da parte di Trump dopo quattro mesi di guerra e rappresenta un raro sforzo bipartisan per limitare i poteri presidenziali in materia militare. Tre precedenti risoluzioni sui poteri riservati al capo della Casa Bianca erano state bocciate alla Camera con margini sempre più ristretti: i leader repubblicani avevano bruscamente rinviato la votazione su questa a maggio, quando sembrava probabile che venisse approvata. Come difatti è successo. Sempre a maggio il Senato ha approvato una risoluzione simile, con una votazione procedurale, dopo che sette precedenti tentativi erano falliti. Non sono ancora state programmate ulteriori votazioni su tale provvedimento.