di Erika Noschese
Anche la giornata di ieri ha restituito alla cittadinanza salernitana e agli abitanti della provincia un’immagine insolita e per certi versi straniante dei consueti luoghi dedicati agli acquisti quotidiani, delineando i contorni di una criticità che non affonda le proprie radici in una psicosi collettiva, bensì in un severo stallo del sistema logistico e distributivo nazionale. Le testimonianze fotografiche dirette e i sopralluoghi effettuati all’interno di diversi punti vendita della grande distribuzione organizzata, dislocati nel perimetro urbano di Salerno, hanno confermato in modo inequivocabile la presenza di interi reparti completamente sguarniti, un fenomeno che ha colpito in maniera trasversale diverse insegne e quartieri senza risparmiare le aree più nevralgiche del capoluogo. Tra i casi più emblematici si segnalano le corsie vuote di una nota catena discount situata, con una sua sede, in via San Leonardo, così come le evidenti carenze riscontrate in vari supermercati, sia nei punti vendita posizionati nel pieno centro cittadino sia in quelli nella zona orientale del comune capoluogo. In questi esercizi commerciali, in linea con quanto avvenuto in numerosi altri discount e negozi di vicinato della città, a mancare all’appello sono stati in primo luogo i prodotti freschi e rapidamente deperibili, con i banchi di frutta e verdura rimasti letteralmente privi di merce, impossibilitati a ricevere il consueto rimpiazzo giornaliero. Tuttavia, la contrazione dell’offerta non si è limitata esclusivamente alle referenze a filiera corta, estendendosi rapidamente anche a beni di prima necessità e a lunga conservazione che solitamente costituiscono la base della dispensa domestica. Sugli scaffali salernitani, infatti, si è registrata una marcata indisponibilità di acqua minerale in bottiglia, latte a lunga conservazione con trattamento UHT, olio di semi ed extravergine di oliva, passata di pomodoro, farina e zucchero. Il resto dell’assortimento merceologico, seppur presente e ancora acquistabile, è apparso visibilmente rarefatto e difficilmente reperibile nei volumi abituali, offrendo una disponibilità limitata che per il momento riesce comunque a tamponare le esigenze più immediate della clientela. Questo scenario, che a un occhio disattento potrebbe suggerire l’esito di un irrazionale accaparramento di massa da parte di consumatori spaventati, è in realtà la conseguenza diretta e inevitabile della vasta mobilitazione degli autotrasportatori, i quali hanno incrociato le braccia per protestare contro gli insostenibili rincari dei carburanti che stanno gravando sull’intero comparto. I presidi organizzati dai camionisti lungo le arterie autostradali più strategiche della Campania, con particolari criticità registrate sugli svincoli della A1 e della A30, uniti ai picchetti davanti ai principali poli di smistamento merci come gli interporti e i grandi magazzini della logistica situati nell’hinterland casertano e napoletano, hanno di fatto paralizzato il transito dei mezzi pesanti. Questa interruzione della catena di approvvigionamento ha impedito fisicamente ai tir di raggiungere le piattaforme di carico e, di conseguenza, di consegnare i bancali ai singoli supermercati, spezzando quella continuità distributiva, inclusa la fondamentale catena del freddo, su cui si regge l’intero sistema del commercio al dettaglio. Le ripercussioni di questo blocco infrastrutturale non si sono fermate alle porte dei centri commerciali, ma hanno investito con altrettanta forza il settore petrolifero, lasciando a secco numerose stazioni di servizio sparse su tutto il territorio comunale e provinciale. Anche in questo frangente, le pompe erogatrici fuori uso non sono il risultato di una corsa al pieno da parte degli automobilisti, bensì dell’impossibilità materiale per le autocisterne di prelevare la benzina e il diesel dai depositi costieri o dalle raffinerie per rifornire regolarmente la rete dei distributori locali. Allargando lo sguardo oltre i confini del capoluogo, la situazione assume contorni altrettanto complessi nel resto della provincia, dove i ritardi nelle consegne stanno mettendo a dura prova la tenuta delle scorte dei piccoli e grandi esercenti. Una delle realtà maggiormente colpite dai disservizi nella giornata di ieri è stata Cava de’ Tirreni, dove i residenti hanno dovuto fronteggiare carenze evidenti e diffuse, concentrate ancora una volta in maniera particolare sui cibi freschi, sulle carni e sui latticini, a dimostrazione di come la mancata circolazione dei mezzi refrigerati rappresenti il vulnus principale di questa complessa congiuntura. Di fronte a questo quadro oggettivamente anomalo, le associazioni di categoria del commercio sono intervenute a più riprese per gettare acqua sul fuoco, fornendo rassicurazioni fondamentali per evitare l’innesco di dinamiche controproducenti. Gli esperti del settore hanno chiarito a chiare lettere che i magazzini centrali e le piattaforme di stoccaggio interne ai punti vendita godono di un’autonomia strutturale capace di garantire la copertura del fabbisogno per le merci inscatolate ancora per diverso tempo. La vera minaccia alla sicurezza alimentare e alla tenuta degli approvvigionamenti, avvertono gli addetti ai lavori, non risiede nell’attuale temporanea difficoltà di trasporto, destinata a risolversi non appena le trattative sindacali e istituzionali porteranno a uno sblocco della protesta, ma piuttosto nel rischio che si diffonda un ingiustificato senso di panico tra la popolazione. Se i cittadini iniziassero a svuotare deliberatamente le riserve rimaste, acquistando quantità di cibo e beni di consumo nettamente superiori alle proprie reali e immediate necessità nel timore di rimanere senza, il circuito andrebbe incontro a un collasso artificiale, rendendo impossibile per i negozianti garantire una distribuzione equa di quelle scorte che, gestite con razionalità e buonsenso, sarebbero perfettamente sufficienti a superare questa fase di transizione senza traumi. L’invito corale rivolto alla comunità salernitana e campana è dunque quello di mantenere la massima lucidità, procedendo con una spesa calibrata unicamente sulle reali esigenze di consumo familiare, nella certezza che le autorità competenti e le sigle di rappresentanza dell’autotrasporto stanno lavorando per individuare rapidamente un punto di caduta che consenta il ripristino dei collegamenti viari. Solo il ritorno a regime della macchina distributiva permetterà, nel giro di poche ore dalla conclusione dello sciopero, di colmare i vuoti tra le corsie e riattivare gli erogatori di carburante in tutta la regione.
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