In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?

C’erano una volta i pacifisti. Potevano avere torto o ragione, essere ingenui, velleitari, persino un po’ noiosi, ma nessuno chiedeva loro di scusarsi perché preferivano la pace alle armi. Poi Vladimir Putin ha invaso l’Ucraina e anche il pacifismo è finito sotto processo. Sono comparsi i «pacifinti», orribile storpiatura lessicale che contiene già una sentenza: chi è contro la guerra diventa sospetto, e avere qualche dubbio sul riarmo basta per essere arruolati tra i complici di Mosca.

Nel Pd la componente bellicista si è imbestialita

Virginia Libero, segretaria dei Giovani democratici, lo ha scoperto a sue spese. Dal palco della Festa dell’Unità di Reggio Emilia ha detto che i ragazzi della sua generazione non saranno «i soldati delle vostre guerre» e, già che c’era, ha promesso di «organizzare i disertori». Apriti cielo. Nel Pd la componente bellicista le ha ricordato che la difesa della Patria è un dovere, mentre in pochi si sono schierati dalla sua parte. Non Elly Schlein, che per tenere insieme le varie tribù del partito è ormai costretta a equilibrismi da vecchia Dc.

Se bisogna parlare come un diplomatico della Farnesina tanto vale nascere vecchi

Certo, magari Virginia si è un po’ lasciata trascinare dai sentimenti, ma ha 28 anni. E se a quell’età bisogna già pesare le parole come un diplomatico della Farnesina tanto vale nascere vecchi. A farla diventare rapidamente adulta ci hanno pensato le polemiche, seguite dall’inevitabile precisazione: sta con l’Ucraina e condanna Putin. Una specie di liberatoria che ormai accompagna qualsiasi discorso sul tema: prima si certifica di non essere agenti del Cremlino, poi si può cominciare a parlarne.

Il pacifista-pacifinto si ritrova senza accorgersene in compagnia di Putin

Se prendiamo sul serio questo nuovo galateo, un problema ce l’ha persino la Costituzione. L’articolo 11 dice infatti che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa e mezzo per risolvere le controversie internazionali. Il verbo è piuttosto categorico, anche se la stessa Carta stabilisce che la difesa della Patria è un sacro dovere. Due principi che per decenni sono riusciti a convivere senza che nessuno sentisse il bisogno di scegliere tra l’uno e l’altro. Oggi, invece, il riarmo è diventato sinonimo di realismo, mentre dubitarne è già un indizio a carico. Cercare uno sbocco politico diventa cedimento, e discutere quanti miliardi spendere in armamenti subito suona di appeasement col nemico. Così il pacifista, diventato pacifinto, si ritrova senza accorgersene in compagnia di Putin.

In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?
In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?
In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?
In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?
In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?
In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?
In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?
In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?
In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?
In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?
In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?
In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?

A spiegare ai giovani che il mondo è diventato troppo pericoloso per permettersi il pacifismo sono spesso i boomer, ossia quelli di una generazione cresciuta quando Hiroshima era ancora una memoria vicina e il Vietnam mostrava che cosa significasse mandare dei ragazzi a combattere dall’altra parte del mondo. Allora erano loro a scendere in piazza contro le armi, a diffidare dei generali e a non vergognarsi affatto di essere pacifisti.

Non si può considerare vigliacco chi continua a preferire la pace alle armi

Mezzo secolo dopo, parecchi hanno cambiato idea. Ma fa un certo effetto sentirli spiegare ai più giovani che bisogna essere pronti a combattere. Il fatto che Libero non lo sia non è un buon motivo per gettarle la croce addosso. Senza che ciò significhi confondere le carte. L’Ucraina è stata invasa, Putin è l’aggressore e gli ucraini hanno tutto il diritto di difendersi. Ma riconoscere questa realtà non obbliga a considerare vigliacco, o peggio complice del nemico, chi continua a preferire la pace alle armi.

La generazione comoda di quelli che se la prendono con i giovani…

Anche perché, se le cose dovessero mettersi davvero male, e la guerra diventare realtà, quelli della generazione della segretaria dei Giovani dem non vi assisterebbero davanti alla televisione. Mentre coloro che oggi spiegano quanto sia necessario essere pronti a combattere possono farlo con una certa serenità. Per raggiunti limiti d’età, non toccherebbe a loro imbracciare un fucile.