“Bussate” in sala Var, chiesta l’archiviazione per Rocchi e gli altri indagati

La Procura di Monza ha inoltrato all’Ufficio Gip la richiesta di archiviazione dell’inchiesta sulle “bussate” alla sala Var di Lissone, filone dell’indagine sugli arbitri che vedeva indagati per concorso in frode sportiva l’ex designatore Gianluca Rocchi, l’ex supervisore Var Andrea Gervasoni e gli ex varisti Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo. Secondo la Procura monzese, dagli atti dell’indagine non sono emerse condotte «di natura fraudolenta» né il «dolo» per l’alterazione dei risultati del campo, ma solo la volontà di «correggere gli errori arbitrali» degli addetti al Var. Ora il fascicolo passerà alla giustizia sportiva, che nei prossimi 60 giorni deciderà se archiviare o procedere.

La spiegazione della Procura di Monza

La Procura di Monza ritiene che la nozione di “atto fraudolento” «non coincida con qualsiasi violazione di una regola sportiva o organizzativa». La frode, viene spiegato, «richiede un quid pluris di artificiosità, inganno, dissimulazione o abuso strumentale idoneo a incidere sul corretto svolgimento della competizione al fine di alterarlo». Altrimenti, «ogni errore arbitrale intenzionale nella sua dimensione decisionale, ogni inosservanza del protocollo Var e persino ogni indebita interlocuzione interna verrebbero automaticamente attratti nell’area penale con una sovrapposizione incompatibile con il principio di offensività tra illecito sportivo, responsabilità tecnica e delitto».

L’archiviazione per il filone delle designazioni

I Pm di Milano già a luglio avevano chiesto di archiviare l’accusa di frode sportiva per Rocchi e l’Inter in merito al filone sulle designazioni arbitrali per quattro partite dei nerazzurri, avvenute su presunte pressioni della società milanese (circostanza dunque esclusa). Non trovano invece per il momento riscontro le anticipazioni uscite su alcuni quotidiani in merito alla richiesta di archiviazione da parte della Procura Federale.