Onorato: Noi l’unica novità del centrosinistra

di Erika Noschese

«Portiamo in dote la cultura del fare». È questo il messaggio lanciato da Alessandro Onorato, leader nazionale di Progetto Civico Italia e assessore al Turismo di Roma Capitale, ieri a Salerno per presentare il coordinamento provinciale del movimento politico. Ad accompagnare Onorato c’erano il coordinatore regionale Carlo Puca, il coordinatore provinciale Vincenzo Inverso, Simone Valiante, delegato regionale agli Enti locali, Stefania Avallone, delegata regionale al Marketing territoriale, e Martina Pepe, delegata regionale alle Politiche giovanili. «Nel centrosinistra manca una vera novità e noi siamo convinti che questa novità possa essere rappresentata da una moltitudine di amministratori che, con il sudore della fronte e con grande coraggio, dal Sud al Nord fanno i consiglieri comunali, gli assessori, i sindaci, i consiglieri regionali e che sono fondamentali per il centrosinistra per vincere le elezioni», ha dichiarato Onorato, soffermandosi sulle difficoltà che oggi caratterizzano la coalizione. «Non a caso, il centrosinistra governa nell’80 per cento dei Comuni italiani e questi amministratori non vengono considerati abbastanza in una chiave nazionale. Questa moltitudine, unita da Progetto Civico Italia, può e sarà la vera novità. Portiamo in dote la cultura del fare – ha aggiunto il coordinatore nazionale di Progetto Civico Italia – Un sindaco non può mandare la palla in tribuna come un ministro o un deputato. Senza dimenticare che, mentre i sindaci, i consiglieri comunali e regionali sono eletti dai cittadini con le preferenze, chi siede in Parlamento da troppo tempo non sa neanche più cosa voglia dire essere scelto dalle persone». Il movimento politico, ha spiegato Onorato, porta «in dote al centrosinistra», a soli quattro mesi dalla sua nascita formale, una presenza in più di mille Comuni, con 103 sindaci, quasi 70 tra consiglieri regionali e assessori regionali e oltre 700 tra consiglieri comunali e assessori. «Questa è gente che ama cambiare le cose nel nostro Paese, che non tende a galleggiare. Io sono convinto innanzitutto che in Campania stiamo facendo un lavoro straordinario e per questo ringrazio Carlo Puca e tutte le amiche e gli amici che si sono uniti. In Campania ho perso ormai il conto, ma credo che siamo arrivati già a 100 amministratori, distribuiti tra tutte le province – ha aggiunto – Ringrazio Vincenzo Inverso, Simone Valiante e tanti amici e amiche che ci hanno aiutato ad avviare l’aspetto organizzativo in provincia di Salerno, che è una provincia fondamentale, dalle potenzialità enormi». Un passaggio, quello sul Mezzogiorno, che Onorato ha voluto affrontare anche in chiave personale: «Avendo i genitori del Sud Italia, credo che chi abita al Sud forse sia anche stanco di sentirsi dire che il Mezzogiorno ha potenzialità enormi. È giunta l’ora di dimostrare che queste potenzialità possono diventare realtà. Ma per farlo serve una classe politica che conosca il territorio e che abbia poi gli attributi per fare i fatti, arrivare a Roma e far valere le istanze di un Mezzogiorno che, invece, perde giovani che non trovano lavoro, imprese oneste che non riescono ad andare avanti, strozzate dalla burocrazia, e donne che non riescono a conciliare lavoro e vita familiare». E proprio dal territorio passa, secondo Onorato, anche una riflessione sul turismo. «Continua a essere un turismo casuale. Ma è mai possibile che un territorio come quello della provincia di Salerno non sia strutturato in maniera scientifica, direi industriale, per creare posti di lavoro di qualità? E quanti giovani incontro a Roma, provenienti dalla provincia di Salerno, che vengono a lavorare nella Capitale? Quanti ne ho incontrati in giro per il mondo, grandi professionalità che non hanno trovato spazio qui?». L’obiettivo, ha spiegato, è quello di costruire condizioni di sviluppo su tutto il territorio nazionale: «Noi vogliamo dimostrare che tutta l’Italia è stupenda. Questi 8.000 Comuni, se uno ci lavora veramente, possono creare condizioni di lavoro: nessuno scapperà più all’estero e dall’estero verranno in Italia». Nel corso dell’incontro, Onorato ha poi affrontato il tema della legge elettorale, concentrandosi sull’emendamento relativo alla raccolta delle firme. «Credo che l’emendamento presentato dalla Meloni per la raccolta firme sia un emendamento anti-Progetto Civico Italia, anti-Onorato. Proprio per questo, semplifichiamola: è surreale che ci dicano che noi dobbiamo raccogliere 9.000 firme per collegio, peraltro in una forma quasi medievale, soltanto fisica e senza la possibilità di utilizzare lo Spid o la firma digitale – ha detto ancora Onorato – E anche qui: 9.000 firme per collegio vuol dire 675.000 firme in tutta Italia. Faccio presente che Noi Moderati di Lupi alle ultime elezioni ha preso 270.000 voti e non dovrà raccogliere firme. Noi, che nei sondaggi già siamo sopra Lupi e il cui simbolo è nato ieri, invece dobbiamo raccogliere le firme». Da qui l’appello ai leader del centrosinistra, secondo Onorato, perché la questione non riguarderebbe soltanto Progetto Civico Italia, ma l’intera coalizione: «Non è soltanto una misura contro il popolo di Progetto Civico Italia: è contro il centrosinistra. È evidente che, se il centrosinistra rimane con i partiti attuali, perde le elezioni contro la Meloni 6-0, 6-0. Se invece noi riusciamo ad allargare questo campo, noi vinceremo le elezioni». Infine, il riferimento alle possibili iniziative di protesta. «Ho appena letto le agenzie: questo emendamento è stato accantonato per il momento e spostato a lunedì. Se lunedì verrà discusso, faremo una di quelle proteste che in Italia non si vedono da un po’ di tempo, perché quello che devono capire è che noi non facciamo gli annunci, noi facciamo i fatti. E noi non abbiamo paura di nulla. Se qualcuno pensa che ci intimidiscano questi emendamenti, io lo voglio dire chiaramente a Giorgia Meloni». Poi l’affondo finale: «Questo emendamento è una truffa, perché se tu accetti che anche chi prende lo 0,1 per cento possa essere conteggiato in una coalizione, ma poi crei una barriera di 675.000 firme per le quali non ti puoi proprio presentare, vuol dire che la norma è incostituzionale, ma vuol dire anche che tu immagini che questo Paese sia una dittatura. Quindi ci vediamo in piazza».

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