Mario Adinolfi rimane agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Lo ha deciso il Tribunale del Riesame rigettando l’istanza della difesa che aveva chiesto l’annullamento della misura cautelare nei confronti del giornalista e leader del Popolo della Famiglia, accusato nell’ambito dell’inchiesta della procura di Roma di truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi. I legali di Adinolfi, che avevano richiesto di annullare la misura cautelare o quantomeno affievolirla con misure meno afflittive, come l’obbligo di dimora nel Comune di residenza o l’obbligo di firma, valuteranno ora se fare ricorso in Cassazione.
Perché Adinolfi è finito agli arresti domiciliari
Adinolfi è finito agli arresti domiciliari nell’ambito di un’indagine della Procura di Roma sulla cosiddetta “scommessa collettiva“, un circuito di raccolta fondi da privati ai quali venivano prospettati rendimenti (fino al 40 per cento annuo) legati al betting sportivo. Ipotizzato un danno vicino ai cinque milioni di euro. A Adinolfi viene inoltre contestata anche una presunta evasione fiscale da 400 mila euro. Nelle 20 pagine di ordinanza di custodia cautelare, la gip aveva evidenziato il «concreto rischio di recidiva rispetto a nuove condotte di truffa, raccolta abusiva di capitali, delitti tributari, verosimilmente già in atto».
