Argentina, Francia, Brasile, Portogallo. Tra le oltre 30 mila maglie da calcio contraffatte sequestrate a Hong Kong mentre in America si giocava la Coppa del Mondo Fifa spiccavano le divise delle nazionali più blasonate. Non mancavano però kit esotici, come quelli di Corea del Sud e Paraguay, né completi personalizzati con i nomi di Lionel Messi e Cristiano Ronaldo. L’operazione ha portato all’arresto di 13 persone e alla confisca di prodotti falsificati destinati all’estero per un valore di oltre 20 milioni di dollari. Ma soprattutto ha riacceso i riflettori sul mercato parallelo delle cosiddette Fake Football Jersey: un business dorato con epicentro nel cuore dell’Asia, alimentato ogni anno dal lancio delle nuove maglie di club e nazionali. E destinato a crescere stagione dopo stagione.
Nel Regno Unito mercato da 240 milioni di dollari l’anno
Nel 2025 il mercato globale delle maglie da calcio originali valeva circa 16,8 miliardi di dollari e, secondo le previsioni, dovrebbe raggiungere i 27,4 miliardi entro il 2033. Più difficile quantificare il giro d’affari dei kit contraffatti perché non esistono dati ufficiali. Grazie a un’analisi di Business Insider sappiamo però che le divise “tarocche” rappresentano quasi il 18 per cento delle vendite complessive delle magliette, in termini di volume. Una ricerca di Corsearch stima inoltre che il business delle Fake Football Jersey nel Regno Unito raggiunga i 240 milioni di dollari l’anno, pari a circa un terzo del mercato delle divise originali (660 milioni).
Con 10-20 dollari si portano a casa i kit fake Made in Asia
Le divise autentiche – in versione da gara, in edizione limitata o personalizzate – costano tra i 180 e i 400 dollari. Il prezzo scende per le repliche ufficiali destinate ai tifosi: dai 90 ai 120 dollari. Sul mercato parallelo si trovano le premium fake: riproduzioni di alta qualità delle maglie originali, spesso difficili da distinguere a un primo sguardo, offerte a 10-20 dollari o poco più. Come si riconoscono? Non dispongono di alcuna licenza. Presentano tessuti scadenti (all’apparenza perfetti), cuciture mediocri, etichette non conformi e numeri e nomi applicati in modo impreciso.
Una filiera opaca tra Cina, Thailandia e Bangladesh
I più grandi centri di produzione delle magliette contraffatte si trovano in Asia. Tre i motivi che hanno alimentato il fenomeno: industrie tessili ben sviluppate, basso costo del lavoro e leggi permissive. Tre anche gli epicentri rilevanti: Cina, Thailandia e Bangladesh. Qui filiere clandestine – spesso controllate da reti criminali – operano accanto alle stesse catene di approvvigionamento su cui fanno affidamento i grandi brand dell’abbigliamento sportivo.

Il maxi sequestro nell’azienda Pandabuy ad Hangzhou
Nel 2024 ad Hangzhou le autorità cinesi hanno fatto irruzione nella sede dell’azienda Pandabuy sequestrando una quantità di merce contraffatta sufficiente a riempire 20 stadi di calcio. Le fabbriche cinesi possono produrre dalle 20 mila alle 50 mila magliette fake al giorno. Quelle del Bangladesh arrivano a 10 mila (con costi all’ingrosso di 4 dollari al pezzo), ma alcune strutture si stanno specializzando nel replicare fedelmente i modelli ufficiali, con tanto di dettagli stampati con particolari presse a caldo.
Un danno per le squadre: 1,4 miliardi all’anno in mancati ricavi
Uno studio Euipo-Oecd del 2021 ha stimato il mercato totale dell’abbigliamento sportivo contraffatto, comprese dunque le maglie, in quasi 470 miliardi di dollari, il 2,3 per cento di tutto il commercio mondiale di merci falsificate. Il boom dell’e-commerce ha tra l’altro trasformato questo business da un problema regionale a un problema globale, creando un mercato senza confini alimentato da siti online, influencer e social network.
Per i club europei l’impatto è rilevante: l’Uefa ha stimato nel 2018 che la merce contraffatta nel settore calcistico costi alle squadre del continente 1,4 miliardi all’anno in mancati ricavi. Infine, a rendere il fenomeno ancora più complesso è l’assenza di qualsiasi controllo lungo la filiera dei kit tarocchi. Non esistono infatti garanzie sulle condizioni di produzione, sui materiali utilizzati o sugli standard qualitativi delle divise acquistate.
