Se andate in giro a chiedere a un passante qualsiasi chi sia Pico Cibelli, vi risponderà con un’alzata di spalle, convinto che gli stiate parlando di un nuovo terzino di serie B o di un marchio di caffè solubile in offerta speciale. Logico. Il Nostro non ha l’ansia da prestazione dei palchi, schiva i follower compulsivi come una tassa e si guarda bene dal salire sulle scene a elemosinare applausi. Eppure questo milanese classe 1977 è il Re Mida (ombra) che decide quale ritornello vi deve ossessionare in macchina e chi ha il diritto divino di blindare gli stadi da Milano a Napoli.

L’operazione Per noi con Geolier e Lauro
La prova che il signore non scherza affatto è il siluro terra-aria planato nelle playlist proprio questo venerdì, intitolato Per noi. Sulla carta, la solita furbata d’inizio autunno per fare cassa nel weekend incrociando due nomi pesanti. Guardato da dietro le quinte, invece, è una prova di equilibrismo industriale che fa sorridere le radio. Significa prendere il padrone assoluto dello streaming, Geolier, e agganciarlo al pop d’immagine di Achille Lauro, spingendo l’Icaro capitolino a masticare il dialetto verace dopo il test di questa estate all’Olimpico. Altro che canzonette. Questo è un risiko che blinda le frequenze unendo il Nord dei bottoni, il Sud dei server digitali e il Centro della Capitale.
Dal negozio di famiglia ai club del Nord Italia
Il sesto senso per il talento non si impara certo frequentando i master: il futuro presidente e ad di Warner Music Italia cresce respirando musica fin da bambino all’interno del Pico Disco, (noto anche come Pico Records), il negozio di dischi di famiglia dove i genitori vendevano vinili a Milano, un legame fisico con i trentatré giri da cui deriva il suo stesso nome professionale. Prima di salire in vetta, si sporca le mani nella vita notturna come dj e produttore nei club del Nord Italia. Nel 1999 arriva il primo vero salto con il trasferimento in Self Distribuzione, come label manager internazionale e cacciatore di teste dance, dopo un passaggio a Dig It International.
L’operazione Maneskin con Ferraguzzo
È il preludio al ventennio d’oro nelle grandi multinazionali. Nel 2000 arriva la chiamata di Universal Music Italy, dove Cibelli rimane fino al 2011. Prima cavalca gli anni d’oro della dance gestendo lo scouting e il marketing di hit planetarie con gli Eiffel 65, Gabry Ponte e Planet Funk. Poi, dimostrando una rara capacità di annusare il vento prima degli altri, passa alla divisione locale e intercetta l’ondata del rap italiano quando le grandi emittenti radiofoniche ancora si tappavano il naso, svezzando le carriere di pilastri come Fabri Fibra, Marracash e Club Dogo, senza mai perdere il contatto con pesi massimi del calibro di Jovanotti o Gianna Nannini. Nel 2011 trasloca in Sony Music Italy come uomo di punta della divisione Local. La scalata interna è rapida: direttore A&R nel 2015 e local director nel 2018. Da quella plancia firma o segue da vicino Salmo, Marco Mengoni, Achille Lauro e Rocco Hunt, giocando un ruolo cruciale nell’esplosione globale dei Måneskin. È proprio lui a intuire il potenziale di Fabrizio Ferraguzzo come A&R in Sony, figura che dal 2021 diventerà poi il manager ufficiale della rock band romana e persino direttore musicale del Festival di Sanremo 2027.

Lo sbarco in Warner e il rilancio di Annalisa
Il colpo definitivo si compie a dicembre 2022 con il blitz di Warner Music Group, che lo strappa alla concorrenza per affidargli la poltrona più alta al posto di Marco Alboni. Al suo arrivo trova una major ridotta a Cenerentola del mercato, che al Sanremo 2023 contava una presenza ridottissima in cartellone. Da quel momento scatta una terapia d’urto che non fa prigionieri e inanella una sequenza di rilanci. Annalisa, sebbene fosse già nel roster, viene sottoposta a una totale rivoluzione d’immagine e di sound. Una metamorfosi che genera la prima tripletta con Bellissima, Mon Amour e Ragazza Sola, trasformandola nella regina assoluta del pop radiofonico e delle classifiche FIMI. Poco dopo, lo stesso trattamento rigenerante tocca ai The Kolors, esplosi con il tormentone di Italodisco.
La scalata sanremese
La prima vera scossa tellurica di mercato si registra però nel 2023, quando scippa Geolier alla concorrenza, dopo aver già appaltato Fedez direttamente da Sony. Il golden boy di Secondigliano compie così il salto definitivo da fenomeno urban a dominatore del mainstream. L’apice si consuma a Sanremo 2024: il manager milanese riesce a posizionare ben 13 ugole di casa in gara su 30, conquistando la vittoria con Angelina Mango e la sua La noia, che riporta il Leone rampante in casa Warner dopo 10 anni di digiuno, e monopolizzando quasi interamente la top 5 di Spotify con Geolier, Annalisa, Ghali e Irama. Un monopolio replicato quest’anno portando al trionfo e rilanciando in grande stile persino il quasi sessantenne Sal Da Vinci.

La rivoluzione interna alla major
Tutta questa montagna di soldi e di dischi di platino finisce inevitabilmente per mandare all’aria la vecchia vocazione all’anonimato. Gli americani si adeguano ai numeri e Billboard Usa lo inserisce per due anni di fila, nel 2025 e nel 2026, come unico manager italiano tra i 100 leader più influenti del Pianeta. Per il resto ci pensano i paparazzi, visto che da qualche tempo il chirurgo dei bilanci è finito sui radar del gossip a causa della relazione con Ambra Angiolini.
Ma le chiacchiere da spiaggia stanno a zero quando si deve fare terra bruciata intorno ai rivali. Per celebrare degnamente il cinquantesimo anniversario della major in Italia, invece di stappare champagne nei salotti, si lancia in una riorganizzazione. L’azienda viene spaccata in due etichette verticali distinte per ottimizzare la gestione dei talenti, raddoppiando l’aggressività sul mercato e massimizzando la competizione interna: Warner Records Italy affidata a Eleonora Rubini e Atlantic Records Italy sotto la guida di Marco Masoli, due generali che rispondono al braccio destro Gianluca Guido (“scippato” a Sony). Con questa egemonia strategica, “Pico dei miracoli” che un tempo voleva essere solo un fantasma, ha dimostrato che per dominare il gioco non basta vendere canzonette. Bisogna ridisegnare (da zero) la mappa del potere.
