Partiam partiamo! Per andare dove non importa. L’unica cosa che conta è acchiappare, tra tre anni, il Quirinale. Con chi e come sono tutti dettagli trascurabili.

La legge elettorale sarà determinante a decidere le alleanze
La campagna elettorale che è appena iniziata ha mille incognite, dai programmi alle alleanze fino alla leadership. Certo, manca ancora un anno, salvo imprevisti, ma il rebus principale con cui i partiti devono fare i conti è la legge elettorale. Le regole, si sa, sono determinanti nel decidere il perimetro dell’alleanza. E allora sia nel centrodestra sia nel centrosinistra tutto è ancora per aria. Futuro nazionale di Roberto Vannacci sarà parte integrante della carovana guidata da Giorgia Meloni o ne resterà fuori cannoneggiandola da destra? Forza Italia accetterà di far salire a bordo un partito che sente molto lontano dai suoi principi? E cambiando schieramento: il campo largo lo sarà a sufficienza da comprendere un’area di centro o il suo baricentro sarà tutto sbilanciato a sinistra? E al centro la nuova legge elettorale permetterà la nascita di un soggetto autonomo o tutto sarà schiacciato e diviso tra i due poli?

La nebbia dei programmi, dalla politica estera alla sicurezza
Come si vede, le domande superano di gran lunga le risposte. Sui programmi poi è nebbia fitta. Alcuni temi, a cominciare dalla politica estera, sono una faglia che spacca in due entrambi gli schieramenti, ricomponendo strane alleanze trasversali. Una su tutte: la difesa dell’Ucraina. Salvini, per non contare Vannacci, da un lato, e Giuseppe Conte dall’altro sono pronti a ridurre gli aiuti a Kyiv, mentre Giorgia Meloni ed Elly Schlein continuano a sostenere Volodymyr Zelensky. In economia la manovra d’autunno sarà il vero banco di prova più della scrittura di qualunque programma, ma anche qui mentre la Lega chiede di abbassare l’età pensionabile, il governo la alza, mentre nel centrosinistra il gelo con cui il leader M5s ha accolto la proposta di patrimoniale della leader Pd ha fatto rumore. E anche sulla sicurezza, mentre nel centrosinistra ci si comincia appena ora a ragionare, nel centrodestra, dopo quattro anni di governo, si continuano a produrre provvedimenti su quello che fu il cavallo di battaglia delle elezioni del 2022. Un problema che non è stato ancora risolto, anzi pare peggiorare nella percezione dei cittadini.

Campo largo a cerca di leader
Ma soprattutto nel centrosinistra, problema che nell’altro campo invece non si pone affatto, la battaglia sostanziale è su chi farà il premier. Sia Conte che Schlein aspirano a guidare la coalizione e sedere a Palazzo Chigi in caso di vittoria. E qualcuno ancora spera che nessuno dei due prevalga ma sbuchi fuori un federatore, il proverbiale terzo incomodo, che si accolli l’onore di fare il presidente del Consiglio. Insomma, manca un anno alle elezioni, mese più mese meno, ma l’impressione è che servirebbero decenni prima di sciogliere tutti i nodi che leader, partiti e coalizioni dovranno affrontare per arrivare al giorno in cui gli elettori infileranno la loro scheda nelle urne, in una fase di incertezza internazionale che meriterebbe qualche punto fermo in più.

