I rapper che si sono espressi sugli scontri di Milano e cosa hanno detto

I disordini di Milano sono stati condannati dalla coalizione di governo e, tutto sommato, anche dalle opposizioni. Di diverso avviso alcuni rapper, provenienti nella maggior parte dei casi proprio dalla scena milanese, che invece si sono schierati a favore dei manifestanti. Ecco gli artisti che hanno espresso la propria posizione e cosa hanno detto.

Marracash: «Con le buone non cambi le cose»

«Aspettavo questa reazione da tempo e credo che siamo solo all’inizio. Con le buone non cambi le cose», ha scritto Marracash su Instagram, riferendosi anche proteste degli autotrasportatori: «Chi mi conosce sa bene da che parte sto. Le diseguaglianze sociali sono la mia battaglia, alla ribellione ho dedicato la mia vita». «Con le buone non cambi le cose». Hanno messo like al post del rapper milanese, tra gli altri, i colleghi Guè e Sayf.

Ghali: «Continuate a lottare per ciò in cui credete»

«A tutti i ragazzi che scendono in piazza, a quelli che hanno il coraggio di affrontare discorsi scomodi e a chi, nel silenzio, cerca la pace con sé stesso. Continuate a lottare per ciò in cui credete, anche a costo di sembrare pesanti», si legge in una storia ricondivisa da Ghali (che è di Milano) su Instagram. E poi: «La libertà di pensiero è l’unica di cui possiamo disporre in questa vita».

I rapper che si sono espressi sugli scontri di Milano e cosa hanno detto
La storia di Ghali sui disordini di Milano (Instagram).

Sayf: «Non crediamo alla propaganda degli infiltrati»

Sayf (che è di Genova), sempre su Instagram, ha invece puntato il dito contro chi utilizza gli episodi di violenza per screditare le proteste: «Non crediamo alla loro propaganda, è la tecnica più vecchia del mondo. Sono loro che si infiltrano nelle manifestazioni per renderle violente. Sono loro che accendono il faro sulla violenza di pochi, sono loro che la istigano in primis. E in ogni caso, la violenza delle manifestazioni non è e non sarà mai paragonabile alla violenza con cui si permettono di togliere dignità alle vite delle persone». Poi: «Non c’è destra o sinistra, c’è un sotto e un sopra. E noi siamo tutti sotto».

I rapper che si sono espressi sugli scontri di Milano e cosa hanno detto
La storia di Sayf sugli scontri di Milano (Instagram).

Cosa hanno detto Artie 5ive, Luchè, Nayt e Kid Yugi

Così Artie 5ive, rapper cresciuto in zona Bicocca: «Abbiamo insegnato ai ragazzi a distruggere e questo è il risultato. Mettiamoci tutti una mano sulla coscienza, perché il problema più grande di questo Paese è l’incapacità di comprendere un discorso di più di 10 secondi. E siete privilegiati se vi potete lamentare di non poter prendere i mezzi o di non poter fare l’aperitivo, perché nel mondo reale si lotta ogni giorno per arrivare a fine giornata». Il rapper napoletano Luchè, per riaffermare le necessità sociali del conflitto, ha richiamato i versi del suo brano Se non ci fosse la rabbia. Nayt, lucano, non ha commentato esattamente gli scontri di piazza, limitandosi a criticare l’indifferenza e i meccanismi del consumismo e più in generale il sistema economico in cui viviamo, in cui «ogni individuo non vede più a un metro di distanza da sé». Kid Yugi, pugliese, ha parlato dei blocchi di camionisti agricoltori nel Sud: «Strade bloccate, supermercati vuoti, stazioni di benzina senza neppure una goccia di carburante, file interminabili di camionisti e agricoltori che chiedevano in ginocchio tutele che gli sono state negate e la dignità di cui sono stati privati». E poi: «La mia gente non merita questo, la Puglia non merita questo, il meridione non merita questo. Lo Stato italiano è ormai fallito».

Il lungo post “controcorrente” di Fedez

E Fedez, che è di Rozzano? Il rapper ha rilanciato quanto detto a Pulp Podcast sulla disparità di trattamento mediatico tra le manifestazioni del Nord e il blocco totale del Sud, che non avrebbe trovato adeguata copertura sugli organi di informazione: «Al Sud è apocalisse da giorni nel silenzio dei media, un giorno di scontri a Milano ed è emergenza nazionale. Un pugno di maranza e i loro danni oscurano i motivi per cui si manifesta in tutta Italia». Successivamente ha pubblicato un altro lungo intervento, in cui ha sia solidarizzato con i manifestanti (riconoscendone le frustrazioni), che criticato i colleghi pronti a celebrare le proteste.