In questi giorni è tornato al cinema Avengers: Endgame, l’ultimo film della saga Marvel che ha dominato i botteghini degli anni Dieci. Oltre a renderlo il titolo con più incassi di sempre, la seconda vita di Endgame serve a lanciare la volata al nuovo ciclo di film con cui Marvel mira a riportare il brand ai fasti del passato. La nuova edizione di Endgame contiene perciò alcune scene extra che hanno lo scopo di preparare il terreno per il primo film del ciclo: Avengers – Doomsday (uscita prevista: 18 dicembre). Ovviamente i fan più incalliti le hanno già dissezionate in ogni dettaglio, riempiendo la rete di teorie. A catalizzare l’attenzione è stato soprattutto una scena che richiama il primo film di Iron Man: Tony Stark (l’identità in borghese di Iron Man) forgia la celebre armatura rossa e dorata ma, al posto della maschera d’ordinanza, appare quella del super-cattivo della nuova saga, Doctor Doom, che oltretutto avrà il volto di Robert Downey Jr., lo stesso attore che aveva interpretato Tony Stark/Iron Man.
La sovrapposizione tra eroe e super-cattivo
Per gli appassionati, la scelta dello stesso attore pone soprattutto una questione di trama: quale rapporto esisterà tra i due personaggi? È possibile che, in virtù di qualche paradosso temporale di cui l’universo Marvel è pieno, i due personaggi siano in realtà una cosa sola? È una teoria affascinante ma, dato che quando parliamo di supereroi parliamo di uno dei massimi prodotti della cultura pop americana, è forse più interessante domandarsi cosa ci racconti, in termini politici e di psicologia collettiva, questa strana inversione di polarità dei personaggi interpretati da Robert Downey Jr. E perché il volto con cui la Marvel aveva reso pop l’immagine del miliardario tecnologico (Tony Stark/Iron Man) viene oggi utilizzato per rappresentare la figura, estremamente minacciosa, di un despota tecnocrate come Dottor Doom. Si tratta evidentemente di un ribaltamento che ci aiuta a leggere quanto sia cambiato, nel corso di due decenni, il sentiment del pubblico per i detentori del potere tecnologico.

L’era Obama e la rappresentazione del capitalismo virtuoso
Il primo Iron Man uscì nel 2008. Era l’inizio dell’era Obama e Tony Stark offriva una sintesi particolarmente efficace tra due forme di capitalismo americano. Aveva ereditato un’impresa dell’industria militare, ma possedeva il talento e la creatività associati all’imprenditore della Silicon Valley. Poteva quindi rappresentare contemporaneamente la potenza industriale e bellica degli Stati Uniti e la promessa di rinnovarla, dopo gli errori dell’Iraq, attraverso lo spirito di iniziativa e l’eccezionale capacità di singoli inventori.
Da subito la figura di Stark/Iron Man era stata per questo associata ad alcuni degli imprenditori più in vista della Silicon Valley, all’epoca particolarmente popolari perché sembravano rappresentare una forma di capitalismo “virtuoso”, rispetto ai disastri combinati dai banker di Wall Street nel 2008.

Il paragone Stark/Musk
Nessuno rispondeva a questo identikit meglio di Elon Musk. Musk sembrava perfetto per il ruolo di Tony Stark non solo perché era un personaggio un po’ eccentrico, ma anche perché, a differenza di altre figure, le sue società non si limitavano a sviluppare software ma avevano a che fare con l’hardware, proprio come quelle di Tony Stark. Lo stesso Musk aveva accolto l’investitura tanto da accettare di comparire in un cameo in Iron Man 2. Il paragone Stark/Musk funzionava anche perché attribuiva un significato pubblico a un successo privato. L’imprenditore capace di costruire automobili elettriche e razzi poteva essere considerato in grado di affrontare problemi che eccedevano il perimetro delle sue aziende: Tesla e il clima, SpaceX e il futuro della specie, Starlink e la connettività dei Paesi poveri. Dal canto suo Musk coltivava, all’epoca, una immagine se non da salvatore quantomeno da filantropo. E proprio come i supereroi, sembrava vivere secondo un ethos per cui «da grandi poteri derivano grandi responsabilità». Poi qualcosa, come ben sappiamo, è andato storto.

Il crescente disprezzo per i tecnocrati
L’accumulazione di potere tecnologico, economico e politico nelle mani di pochissime persone ha reso sempre più impopolari le aziende della Silicon Valley. Molte delle figure che, negli anni Dieci, venivano venerate sono oggi guardate con preoccupazione se non con disprezzo. Il che non ha solo cambiato la percezione delle loro attività ma ha trasformato anche il modo in cui i cosiddetti broligarchi si approcciano al pubblico. Dall’Elon Musk supereroe siamo passati al Musk che fa saluti nazisti su un palco e ammette di considerare l’empatia per i più deboli una qualità sopravvalutata. Il trumpismo e l’IA hanno fatto il resto e oggi gran parte dell’opinione pubblica statunitense mette la tecnologia in cima alla lista delle proprie preoccupazioni il futuro.

Marvel intercetta lo spirito dei tempi
Sempre molto abili a intercettare lo spirito dei tempi, gli sceneggiatori di Marvel hanno evidentemente deciso di utilizzare lo sdoppiamento di Robert Downey Jr., da Iron Man a Dottor Doom, anche per commentare questa trasformazione. Come Tony Stark, anche Dottor Doom indossa un’armatura ed è uno scienziato geniale. Tuttavia anziché usare il proprio potere a fin di bene, lo utilizza per costruire una specie di totalitarismo tecnologico globale, che ricorda da vicino le tesi del cosiddetto dark enlightment, un movimento che sta raccogliendo sempre più sostenitori nella Silicon Valley. Che dire a questo punto? Verrebbe quasi da invidiare i cittadini dell’universo Marvel. È vero che ogni due film, le loro città vengono rase al suolo ma almeno loro possono contare su Thor.
