Ballando, Noemi Bocchi vince la puntata e Eugenio Finardi eliminato: la classifica

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Noemi Bocchi e Giovanni Pernice vincono la quinta puntata di Ballando con le Stelle in onda stasera, sabato 31 ottobre, su Rai1. La coppia ha conquistato 20 punti che verranno sommati ai voti della giuria della prossima puntata. Al secondo posto della classifica generale Alessandro Matri e Giada Lini. Terza piazza per Andy Diaz e Gioia Giovanatti. 

I voti della giuria – in una serata caratterizzata dallo scontro totale tra Barbara d’Urso e Guillermo Mariotto tra “cafone” e “poveraccia” – si sono sommati a quelli del tesoretto. Francesca Fialdini ha assegnato la sua parte a Noemi Bocchi e Giovanni Pernice. Simona Ventura ha premiato Monica Guerritore e Luca Urso. Rossella Erra, invece, ha deciso di donare il bottino a Andy Diaz e Gioia Giovanatti.  

Dopo la classifica generale, sono finite al ballottaggio la coppia formata da Anastasia Kuzmina e Jimmy Ghione e quella di Eugenio Finardi e Rebecca Gabrielli. A lasciare la gara di ballo è Eugenio Finardi, che ha ottenuto solo il 45% dei voti. Come la scorsa settimana si salva ancora Jimmy Ghione, che ha ricevuto il 55% dei voti. Per Eugenio Finardi non è stata usata la wild card. 

 

La classifica (prima dei voti social) 

1. Noemi Bocchi e Giovanni Pernice – 67 punti 

2. Alessandro Matri e Giada Lini – 66 punti 

3. Andy Diaz e Gioia Giovanatti – 60 punti 

4. Monica Guerritore e Luca Urso – 56 punti 

5. Ornella Muti e Pasquale La Rocca – 46 punti 

6. Aurora Ramazzotti e Nikita Perotti – 42 punti 

7. Alberto Ravagnani e Erica Martinelli – 41 punti 

8. Riccardo Rossi e Elisa Terrasi – 36 punti 

9. Jimmy Ghione e Anastasia Kuzmina – 34 punti 

9. Manuela Moreno e Carlo Aloia – 34 punti 

11. Anna Safroncik e Leonardo Lini – 33 punti 

12. Eugenio Finardi e Rebecca Gabrielli – 18 punti. 

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“Cafone” e “poveraccia”, scontro totale tra Barbara d’Urso e Guillermo Mariotto a Ballando: cosa è successo

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“Poveraccia”. “Cafone”. Volano parole grosse, al limite dell’insulto, a Ballando con le stelle. Scintille in particolare tra Barbara d’Urso e Guillermo Mariotto, compagni di banco in giuria e protagonisti di scambi roventi in più di un’occasione. La temperatura sale dopo l’esibizione di Ornella Muti e Pasquale La Rocca. Barbara d’Urso evidenzia la coreografia del maestro ma non fa riferimento alla concorrente. L’intervento di Mariotto provoca la reazione di d’Urso: “Non si interrompono le altre persone, cafone”. 

Il secondo round si concretizza dopo la prova di Jimmy Ghione e Anastasia Kuzmina. Il concorrente, nella clip che precede l’esibizione, stigmatizza i toni usati da Mariotto nelle precedenti puntata. “Ma che ti importa, certe cose non meritano importanza. Lascia stare, non ne vale la pena”, il consiglio di Barbara d’Urso, non apprezzato da Mariotto: “Poveraccia questa…”, il commento del giurato che innesca il nuovo botta e risposta. “Cafone”, ripete d’Urso. E’ Alberto Matano a intervenire per provare a riportare la discussione in carreggiata: “Proporrei una piccola mozione per moderare i termini tra di noi. Limitiamoci, ho sentito parole che non mi sono piaciute”. “Chi cerca trova…”, la chiosa di Mariotto. “Mi dispiace per quello che ho detto – il mea culpa di Mariotto poco dopo – ma se tiri la coda al gatto, arriva un graffio”. 

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Frosinone, lite in stazione a Castro dei Volsci: uomo ucciso a coltellate

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Un uomo è rimasto ucciso in una lite finita a coltellate a Castro dei Volsci, nel Frusinate. La vittima è un 48enne del posto. L’aggressione è avvenuta nei pressi di un bar vicino alla stazione intorno alle 21. I soccorritori hanno fatto intervenire un elicottero per trasferire l’uomo ma non c’è stato nulla da fare. Sul posto sono arrivati i carabinieri che hanno fermato una persona che era stata vista con la vittima poco prima del delitto. 

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Ballando, tutti contro Barbara d’Urso: “Perché non parli di Ornella Muti?”

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“Pasquale mi lascia sempre senza parole”. Il giudizio di Barbara d’Urso dopo l’esibizione di Pasquale La Rocca e Ornella Muti, nella quinta puntata di Ballando con le stelle, accende la serata del 31 ottobre nello show condotto da Milly Carlucci su Raiuno. Il freestyle della coppia entusiasma tutti, d’Urso compresa. Le parole della giurata, però, scatenano la polemica. “La coreografia di Pasquale mi lascia sempre senza parole”, dice d’Urso, che non menziona Ornella Muti dopo aver emesso, la scorsa settimana, un giudizio tecnico particolarmente severo. “La Muti non ha i piedi da ballerina?”, chiede Simona Ventura alla giurata. “Basta provocazioni e ossessioni”, prova a chiudere Barbara d’Urso. L’intervento di Francesca Fialdini riaccende la discussione: “Mi dispiace, si percepisce tensione. E’ incredibile che da parte di una giurata non si trovino parole per descrivere quello che abbiamo appena visto. Non voglio scomodare nessuno, lo chiedo a Pasquale…”, dice Fialdini. 

 

“Non comprendo perché si continui a parlare di questo. Io faccio la giurata e sono stata chiamata per dare giudizi. Vengo chiamata in causa per quello che ho fatto con il mio ex ballerino”, sbotta d’Urso, concorrente con La Rocca nella scorsa edizione. “Ora sono qui per dare giudizi e dico che sono senza parole per la coreografia di Pasquale. Punto. Ci sono delle cose che non mi sono piaciute, ma non è utile parlarne. E’ un mio pensiero, è quello che ho visto. Ho detto che la scorsa settimana non c’era stato nulla di nuovo rispetto a quello che si era visto in precedenza. Non mi va di stare qui a polemizzare, dico che sono ammirata da quello che ha creato Pasquale. Fornisco pareri su tutte le coppie. Non mi tirate più in ballo, per favore”, aggiunge. Caso chiuso? No. Se Ornella Muti tace, Pasquale La Rocca rompe gli indugi. 

“Barbara, perdonami se mi permetto: in 5 puntate sembra che ogni giudizio non sia sincero. Mi piacerebbe ricevere commenti sinceri, da 5 puntate giri intorno senza trovare il punto: la concorrente è Ornella Muti”, dice Pasquale La Rocca. “Tiri il sasso e nascondi la mano”, rincara la dose Guillermo Mariotto. “Sei un cafone, Mariotto: non si parla sopra le altre persone. Ok, per me finisce qui”, chiude d’Urso, che – come Carolyn Smith – assegna 8 come voto: per il resto, tutti 10 e un totale di 46. 

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Nuovo attacco all’Iran, Trump non ha ancora deciso. Khamenei avverte: “Risposta sarebbe senza limiti geografici”

(Adnkronos) – Il Qatar e il Pakistan continuano a mediare nel tentativo di raggiungere un’intesa per la ripresa dei negoziati diretti tra Stati Uniti e Iran ed evitare un’escalation militare dopo le elezioni di midterm americane del 3 novembre. Da giorni si susseguono notizie secondo le quali il presidente americano, Donald Trump, starebbe pianificando di riprendere gli attacchi contro l’Iran dopo le elezioni di metà mandato. Sul punto è intervenuto il segretario di Stato americano, Marco Rubio, parlando con la stampa in occasione del G20 di Atlanta. 

Trump non ha ancora “preso alcuna decisione” in merito a un eventuale nuovo intervento militare in Iran, ha detto Rubio. “Il presidente non ha preso alcuna decisione. Il presidente privilegia un approccio diverso. Se avesse voluto agire in questo modo”, ossia con la forza, “lo avrebbe fatto già settimane o addirittura mesi fa”, ha sottolineato il segretario di Stato americano. “Il presidente degli Stati Uniti preferisce risolvere la questione in modo pacifico ma se abbiamo bisogno di fare una nuova operazione militare avremmo la capacità di farlo”, ha affermato nel corso del suo intervento ad Atlanta. “Il regime iraniano sta essenzialmente sostenendo che ‘a meno che non otteniamo ciò che vogliamo, distruggeremo l’infrastruttura energetica dell’intera regione’. Ci pensi un momento. Non è un comportamento normale”, ha detto Rubio. Gli Stati Uniti, ha scandito, “rimangono la potenza militare più altamente capace sulla Terra. Possiamo raggiungere obiettivi militari se lo desideriamo”. 

In merito alla lettera ricevuta dal vicepresidente degli Usa, Jd Vance, con l’offerta di un dialogo diretto, il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, Mohsen Rezai, al canale tv iraniano Irib ha dichiarato: “Gli Stati Uniti hanno cambiato completamente tono. Il loro atteggiamento è cambiato radicalmente, e questo è un buon segnale che dimostra come il nostro popolo abbia conquistato la vittoria”. Rezai, che ha precisato di non aver ancora risposto alla lettera, ha inoltre affrontato la questione del programma nucleare iraniano, aggiungendo che Teheran non ha ancora deciso se apportare modifiche alla propria dottrina nucleare. Il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale ha messo in chiaro che non ci possono essere negoziati sul programma nucleare con gli Stati Uniti fino a che Washington non accetterà le richieste di Teheran, e fino ad allora lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso. 

Teheran “non riconosce al momento la necessità di incontri con rappresentanti degli Stati Uniti”, pur giudicando come “un passo positivo” la lettera del vice presidente Jd Vance con l’offerta di un dialogo diretto. Così, in un’intervista ad al Jazeera, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, spiegando anche che nel corso dei colloqui con i mediatori, il tempo necessario per l’eventuale riapertura dello Stretto di Hormuz, nel caso di attuazione del piano avanzato da Teheran, è sceso da cinque a due giorni. 

Anche Araghchi ha subordinato colloqui diretti con gli Stati Uniti all’accettazione da parte della Casa Bianca delle condizioni poste da Teheran ed ha detto di “non escludere la possibilità di un attacco. Siamo preparati per tutti gli scenari. Abbiamo migliorato le nostre armi e affrontato le nostre vulnerabilità, messo alla prova nuove armi. Le nostre forze sono al più alto livello di prontezza”. “L’Iran non si arrenderà – ha avvertito – Continueremo a essere fermi e a resistere e supereremo questa fase difficile con le nostre capacità”. 

“Le nostre condizioni – ha chiarito – includono il sollevamento delle sanzioni imposte dopo il memorandum di Islamabad e la riduzione delle forze Usa nella regione, il sollevamento dei caveat sul petrolio e lo scongelamento di tutti i nostri asset, inclusi quelli in Qatar”. Teheran chiede anche il riconoscimento delle rotte dello Stretto di Hormuz discusse dall’Iran con l’Oman. “Riaprire lo Stretto di Hormuz con le nostre condizioni apre la strada alla ripresa dei negoziati con Washington sulle questioni rilevanti”, ha aggiunto, rendendo noto che un suo consigliere è in Qatar per proseguire le consultazioni con i mediatori che includono anche la seconda fase di un piano di pace, quindi il programma nucleare di Teheran. L’offerta di dialogo Usa è quindi giudicata positivamente, “ma se l’intento di Washington è quello di seminare discordia, non sarebbe altro che l’ennesimo errore da parte loro”, ha ammonito. 

Intanto l’ayatollah Mojtaba Khamenei, secondo quanto riferiscono le agenzie Irna e Tasnim, ai vertici delle forze armate della Repubblica islamica ha impartito l’ordine che “qualsiasi livello e tipo di minaccia deve ricevere una risposta immediata ed efficace, senza limitazioni geografiche”. Khamenei ha indicato nella “preparazione intelligente al combattimento per affrontare con forza i nemici” uno dei requisiti della “massima deterrenza”, avvertendo che “se i nemici dovessero nuovamente lanciare attacchi militari o terroristici, saranno le forze armate della Repubblica islamica e la nazione iraniana a determinare il momento e le condizioni della loro conclusione”. 

La Guida suprema ha inoltre ordinato di aggiornare l’elenco degli obiettivi militari affinché “ogni tipo di risorsa materiale e immateriale del nemico americano-sionista sia alla portata delle forze armate”, chiedendo il rafforzamento della capacità di intelligence militare, lo sviluppo della difesa nazionale sul piano della “dottrina” e delle “tattiche” e l’impiego di nuove tecnologie per potenziare le capacità di difesa e di sicurezza. 

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Re Carlo parlerà al Commonwealth ‘senza remore’ del passato schiavista della Gran Bretagna

(Adnkronos) – Non ci saranno remore nel parlare degli “aspetti vergognosi” della storia del Regno Unito. Re Carlo III, infatti, si esprimerà con “incrollabile onestà”, rivolgendosi ai leader del Commonwealth la prossima settimana. E’ quanto ha fatto sapere Buckingham Palace, in merito al dibattito sul ruolo della Gran Bretagna nella schiavitù transatlantica storica. 

L’anticipazione dopo che il primo ministro Andy Burnham ha spiegato di essere disponibile a scuse formali da parte del Regno Unito per il suo ruolo storico ma ha escluso il pagamento dei risarcimenti finanziari richiesti da alcuni Paesi caraibici. Della questione si discute mentre Carlo è in visita ai Caraibi, prima di tenere un discorso martedì al vertice dei capi di governo del Commonwealth, al quale parteciperà anche Burnham. 

Buckingham Palace ha ricordato che il sovrano, arrivato ad Antigua e Barbuda nella tarda serata di venerdì in vista del vertice, interverrà in qualità di capo del Commonwealth, composto da 56 membri, principalmente ex colonie britanniche. Il re, ha affermato il portavoce, “si concentrerà principalmente sull’incoraggiare soluzioni pratiche e sforzi congiunti per affrontare le sfide e le opportunità globali”. Ma “non sarebbe opportuno che lui affrontasse questioni di politica specifica relative alla posizione del governo britannico”.  

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Tornare a casa per Natale? Per gli italiani è già un salasso: “Biglietti aerei fino a 430 euro”

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Tornare a casa in aereo durante le feste di Natale è già un salasso per gli italiani. A denunciarlo è il Codacons, che ha realizzato un primo studio sulle tariffe dei voli nazionali per le festività di fine anno, dove emerge come i prezzi dei biglietti raggiungano cifre particolarmente elevate su numerosi collegamenti dal nord al sud Italia. 

In questi giorni lavoratori e studenti che intendono tornare in famiglia per Natale e Capodanno stanno acquistando i voli scontrandosi con tariffe che, già adesso, appaiono molto elevate, spiega il Codacons. Ipotizzando di partire il 23 o il 24 dicembre con ritorno il 6 gennaio, tra le tratte più costose figura la Milano-Reggio Calabria, con i prezzi dei biglietti di andata e ritorno che partono da 427 euro, seguita dalla Milano-Trapani, dove la tariffa minima è di 383 euro. Costi elevati anche per chi parte da Torino: volare verso Reggio Calabria e ritorno costa almeno 359 euro, mentre per Catania si parte da 354 euro, 349 euro per Brindisi. 

Per volare da Firenze a Palermo servono 345 euro, mentre sulle tratte Verona-Catania, Bologna-Catania e Venezia-Catania le tariffe partono da 340 euro. Per la Torino-Palermo e la Milano-Catania 342 euro. La situazione non migliora per chi deve raggiungere altre destinazioni del Mezzogiorno: un volo Milano-Foggia costa 330 euro, mentre da Milano servono 308 per Crotone, 307 euro per Brindisi; 300 euro da Verona a Bari, aggiunge l’associazione.  

“Tariffe cui vanno aggiunti i costi per il bagaglio a mano e quelli accessori come la scelta del posto a sedere, e che rischiano di penalizzare soprattutto studenti e lavoratori fuori sede, oltre alle famiglie che desiderano ricongiungersi ai propri cari durante le festività, costringendo molti viaggiatori a sostenere esborsi particolarmente pesanti o, nei casi più difficili, a rinunciare al viaggio. Situazione purtroppo destinata a peggiorare: con l’avvicinarsi delle festività e l’aumento della domanda, le tariffe aeree aumenteranno ulteriormente”, avvisa il Codacons. 

 

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Troppo allenamento fa male: ‘cambia’ la chimica del cervello

(Adnkronos) – Lo sport – è assodato – fa bene al corpo e alla mente. Ma, come in tutto, eccedere potrebbe non essere una buona idea. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista ‘Neuroscience’ accende un faro sul cosiddetto ‘overtraining’ e su un impatto finora poco considerato: troppo allenamento – prospettano gli autori – potrebbe cambiare la chimica del cervello. Una corposa letteratura scientifica ha dimostrato come le persone sedentarie perdano innumerevoli benefici di salute con la rinuncia al movimento. Ma se lo sport diventa un’ossessione cosa succede? Un’attività fisica eccessiva potrebbe non influire solo sui muscoli, avvertono gli autori, un team di scienziati brasiliani. L’allenamento estenuante senza un adeguato riposo sembra alterare la regolazione della dopamina nell’ippocampo, una regione del cervello strettamente legata alla memoria e alla regolazione delle emozioni, spiegano.  

 

I ricercatori lo hanno osservato in esperimenti sui topi: osservando i roditori sottoposti a un intenso programma di attività fisica hanno notato che i livelli di dopamina, neurotrasmettitore essenziale per la vigilanza e la motivazione, rimanevano elevati anche quando gli animali avrebbero dovuto riposare. Se questo stesso meccanismo venisse confermato negli esseri umani, ragionano, la scoperta potrebbe contribuire a spiegare perché gli atleti che si allenano eccessivamente spesso soffrono di ansia, insonnia e stanchezza cronica. Ciò metterebbe in luce l’importanza biologica del riposo per le prestazioni fisiche e la salute mentale. “I nostri risultati dimostrano che un’eccessiva attività fisica ha un impatto significativo anche sul cervello”, afferma Alisson Luiz da Rocha, primo autore dello studio, che ha condotto la ricerca nell’ambito del suo dottorato alla Ribeirão Preto School of Physical Education and Sports dell’Università di San Paolo, con una borsa di studio della Fondazione Fapesp. Secondo da Rocha, i dati rafforzano l’idea che l’attività fisica abbia un effetto diretto e profondo sul sistema nervoso centrale, che va ben oltre il semplice aumento della massa muscolare.  

Come approfondire queste dinamiche? Simulando una condizione di sovrallenamento. Gli scienziati hanno diviso i topi in due gruppi principali. Il primo è stato sottoposto a un test di esercizio acuto, correndo su un tapis roulant fino a esaurimento delle energie. Il secondo gruppo, invece, ha simulato la faticosa routine degli atleti di alto livello che soffrono di sindrome da overtraining, che è caratterizzata da un calo delle prestazioni e perdita di appetito, affaticamento cronico, dolori muscolari, aumento degli infortuni e alterazioni del sistema immunitario e del metabolismo. I roditori del secondo gruppo si sono allenati per 8 settimane con carichi progressivamente più pesanti, arrivando a 2 sessioni giornaliere separate da sole 4 ore di recupero nell’ultima settimana. I ricercatori hanno quindi analizzato gli ippocampi degli animali, misurando i livelli di dopamina, serotonina e proteine coinvolte nella produzione di questi neurotrasmettitori, come la tirosina idrossilasi (TyrH) e il trasportatore vescicolare delle monoamine 2 (Vmat2). Risultato: i livelli di dopamina aumentavano poco dopo la fine della corsa nel gruppo sottoposto ad esercizio acuto. Tuttavia, il dato più significativo si è riscontrato nel gruppo sottoposto ad allenamento cronico. In questo caso i livelli di dopamina e di TyrH, l’enzima responsabile della sua sintesi, sono rimasti elevati per 48 ore dopo il test di prestazione, durante la fase di riposo dei topi. 

Secondo il coordinatore dello studio, Adelino Sanchez Ramos da Silva, professore dell’ateneo brasiliano, cambiamenti simili negli esseri umani potrebbero contribuire a far luce su possibili legami tra allenamento eccessivo, regolazione cerebrale e disturbi del sonno. Tuttavia, puntualizzano gli autori, è opportuno sottolineare che lo studio “non ha misurato il sonno, la vigilanza o l’ansia”. Ricerche future potrebbero esplorare la relazione tra i risultati ottenuti sui topi e questi sintomi negli esseri umani. 

 

Il ruolo della dopamina, l’ormone del piacere: gli autori sottolineano che la dopamina non è un nemico biologico, poiché è essenziale per mantenerci svegli al momento giusto e appunto per il piacere. Il vero problema, come fa notare da Rocha, è lo squilibrio che si crea quando i livelli aumentano prima di andare a dormire, così come il conseguente squilibrio rispetto ad altri neurotrasmettitori. È interessante notare – dicono gli autori – che la ricerca non ha rilevato differenze significative nei livelli di serotonina degli animali. Ciò – evidenziano – contraddice l’ipotesi di lunga data secondo cui la serotonina da sola sarebbe la causa principale dell’eccessiva stanchezza. Sebbene la relazione diretta tra sonno e ansia negli esseri umani debba ancora essere misurata in futuri studi, il messaggio principale è chiaro, concludono i ricercatori: per evitare un calo delle prestazioni, dolore cronico e disfunzioni del sistema immunitario, è imprescindibile concedere al corpo il tempo necessario per recuperare. Sia per gli atleti professionisti che per quelli amatoriali, i benefici dell’esercizio fisico possono svanire se l’allenamento non è accompagnato da un riposo adeguato e da una guida esperta. 

Da Rocha ha svolto parte della ricerca durante il suo post-doc alla Scuola di Scienze Applicate dell’Università Statale di Campinas a Limeira, incluso un tirocinio presso l’Università del Michigan negli Stati Uniti, dove attualmente è attivo come ricercatore. Il gruppo sta ora lavorando a un nuovo progetto internazionale per indagare quali sistemi biologici mostrano i primi segni di deviazione dagli adattamenti benefici attesi dall’esercizio fisico. 

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