Ed Sheeran e Al Bano, quando la musica cala le braghe e ignora le cause politiche

Toccate tutto a Ed Sheeran, ma non il conto in banca. A far saltare la messinscena da bravo ragazzo della porta accanto, tutto chitarra acustica, maglioncini e buoni sentimenti, ci ha pensato il suo stesso opening act, quel rapper Macklemore che ha rifiutato la parte dell’intrattenitore muto e che sul palco americano del MetLife Stadium ha osato pronunciare: «Free Palestine». Apriti cielo. Un’entrata a gamba tesa che ha fatto venire un attacco di panico fulmineo ai padroni della baracca.

Robert Kraft, uno che con la sua fondazione foraggia i Friends of the Idf (raccogliendo fondi per l’esercito israeliano) e che si ritrova proprietario del Gillette Stadium (tappa della tournée), ha alzato il telefono dettando il ricatto: o cacciate il sovversivo o vi scordate le chiavi per il resto del giro.

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Il businessman americano Robert Kraft (foto Ansa).

Inutile offrire 2 milioni di tasca propria per mediare privatamente

Davanti all’ultimatum commerciale dei miliardari della NFL, il menestrello rosso si è preso un colpo di strizza epocale e si è comportato come il più ubbidiente dei contabili di fronte a un controllo fiscale. Prima ha provato a lavarsi la coscienza offrendo 2 milioni di tasca sua per mediare privatamente con Kraft, poi, incassato il no della lobby di Miriam Adelson (finanziatrice degli insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata), ha calato le braghe senza battere ciglio, licenziando il collega e nascondendosi dietro un post su Instagram che parla di una neutralità necessaria per «non ferire nessuno».

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Donald Trump con Miriam Adelson (foto Ansa).

Eppure sull’Ucraina Ed non aveva avuto problemi a schierarsi

Peccato che la favoletta del reuccio apolitico che piange per entrambe le parti diventi una barzelletta di pessimo gusto quando si spulciano gli archivi. Quattro anni fa la prudenza andò felicemente in vacanza a Varsavia per il Concert for Ukraine, con tanto di esibizione sotto il bandierone del gruppo musicale degli Antytila a favore delle telecamere occidentali. Evidentemente la morale si applica a giorni alterni e si prende una pausa solo quando il sistema dà il via libera.

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I membri della band ucraina Antytila posano con le armi nel 2022 (foto Ansa).

Crollo d’immagine verticale e 150 mila follower persi in ventiquattr’ore

Stavolta, però, il servilismo da botteghino ha fatto terra bruciata. Finneas, la folk band Beoga e l’intero entourage dei musicisti di supporto lo hanno piantato in asso, rifiutando di fare da comparse al servizio di un miliardario terrorizzato dalle penali. Un crollo d’immagine verticale certificato da 150 mila follower persi in ventiquattr’ore, dalle radio che cancellano i suoi singoli e dagli schiaffi pubblici di Roger Waters, che lo ha liquidato con un micidiale: «Ed chi? Sei solo un piccolo stronzo che fa la cosa sbagliata».

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Il cantante Finneas (foto Ansa).

Al Bano, dopo i brindisi con Putin, riscuote il suo gettone a Tel Aviv

Intanto, mentre l’inglesino piange le perdite sul tabulato dei rimorsi, l’inossidabile Al Bano spaccia per “missione umanitaria” un ricco gettone d’oro a Tel Aviv. Senza mostrare la minima esitazione, la voce più potente della Puglia ha continuato a battere cassa intonando la solita Felicità per una platea disposta a pagare biglietti salatissimi pur di dimenticare la cronaca bellica. Del resto, per chi ha costruito una fortuna facendo il pieno di rubli nei palazzetti di Mosca e collezionando brindisi privati con Vladimir Putin prima che le black list di Kyiv diventassero un fastidio, i veti fanno appena il solletico.

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Al Bano brinda insieme a Viktor Orbán e Vladimir Putin (foto Ansa).

Proprio in quei giorni, però, il leone di Cellino San Marco, abituato a trattare le frontiere del Pianeta come semplici recinzioni del suo vigneto, si è ritrovato messo alla porta dal suo stesso sangue, cancellato senza troppi complimenti dal banchetto delle nozze-bis della figlia Cristel. Una purga domestica servita fredda dalle eterne ostilità con Romina Power. Ma i Carrisi sanno come trasformare un’umiliazione privata in un risarcimento pubblico da milioni di telespettatori.

Carlo Conti sistema la legge eterna della dinastia

Ci ha pensato il Signore di Firenze, Carlo Conti, che per anni gli ha sbarrato la porta dell’Ariston, a saldare i conti in sospeso con la Rai. Jasmine, che ha fatto i provini di nascosto da papà, si è presa il posto fisso a Tale e Quale Show, dimostrando la legge eterna della dinastia: se il vecchio viene cacciato dal portone, la nuova leva impara subito a intrufolarsi dalla finestra.

Ed Sheeran e Al Bano, quando la musica cala le braghe e ignora le cause politiche
Jasmine Carrisi durante il photocall di presentazione dell’edizione 2026 di Tale e quale Show (foto Ansa).

La morale di questa doppia recita restituisce la fotografia esatta del music business ridotto a mero opportunismo monetario. Da una parte c’è il colosso anglosassone che scappa a nascondersi dietro lo schermo protettivo di uno smartphone, terrorizzato all’idea di veder scendere le quotazioni aziendali del suo nome per aver barattato la sua dignità. Dall’altra c’è l’autarchia contadina del Re delle Puglie, che se ne frega dei venti di guerra, salvo poi scoprire che puoi anche fare il leone in Medio Oriente, ma resti comunque il bersaglio preferito delle faide del tuo stesso giardino di casa.