Ral in chiaro: come la rivoluzione sugli stipendi cambia gli annunci di lavoro

Fino a pochi mesi fa, a chi si candidava per un posto di lavoro poteva succedere di sostenere uno o più colloqui, arrivando (quasi) alla fine della selezione senza neanche sapere quale sarebbe stata poi la sua retribuzione. Negli annunci abbondavano formule come «stipendio commisurato all’esperienza», «inquadramento da definire» o il sempreverde «Ral competitiva». Poi qualcosa è cambiato. E molto più rapidamente di quanto ci si potesse aspettare.

L’accelerazione coincide con l’entrata in vigore, il 7 giugno, delle nuove norme che recepiscono la direttiva europea sulla trasparenza retributiva e che, tra le altre cose, stabiliscono il diritto a conoscere il salario iniziale o la relativa fascia prima del colloquio, vietando al datore di lavoro di chiedere quanto il candidato guadagni o guadagnasse nel precedente impiego.

Italia da ultima in classifica a un inaspettato primato

Il cambiamento italiano colpisce ancora di più se guardiamo che cosa succede nel resto d’Europa: nel marzo del 2026, poco prima cioè dell’entrata in vigore delle nuove regole, l’Italia era ferma al 36 per cento, dietro a Regno Unito (56 per cento), Paesi Bassi (48 per cento), Francia (43 per cento) e Irlanda (39 per cento) e davanti soltanto a Spagna (17 per cento) e Germania (12 per cento).

Un’accelerazione che nel resto d’Europa ancora non si vede

A luglio la situazione si è praticamente ribaltata e, come detto, il nostro Paese è arrivato al 61 per cento di annunci “trasparenti”, superando Paesi Bassi (49 per cento) e Francia (43 per cento), mentre Spagna e Germania sono rimaste rispettivamente al 18 e al 14 per cento. La spiegazione risiede nei diversi tempi di recepimento della direttiva: secondo Lisa Feist, economista di Indeed, «il rispetto della scadenza europea e l’obbligo italiano di indicare la paga direttamente nell’annuncio hanno prodotto un’accelerazione che negli altri grandi mercati europei ancora non si vede».

Ral in chiaro: come la rivoluzione sugli stipendi cambia gli annunci di lavoro
Il mercato italiano degli annunci di lavoro viene rivoluzionato (foto Unsplash).

Certo, ancora non siamo arrivati al 100 per cento completo, e ciò significa che quasi quattro annunci italiani su 10 continuano a non riportare alcuna retribuzione. Tuttavia, la stessa Indeed ricorda che esistono deroghe per alcune tipologie contrattuali e settoriali e che una parte delle imprese sta ancora adeguando i propri processi di selezione.

Quanto può essere larga una “forbice”?

Rimane scoperta, poi, la questione escamotage, di cui – anche a giudicare da alcuni annunci che si vedono ancora scorrere su LinkedIn – molti continuano ad avvalersi: la legge impone infatti di pubblicare la retribuzione, ma nulla vieta di celare il reale stipendio dentro a una fascia salariale, che può essere più o meno ampia. Prima dell’entrata in vigore della normativa, l’Italia si distingueva proprio per l’ampiezza dei range retributivi, tant’è che, nei primi tre mesi del 2026, Indeed calcolava una forbice mediana pari al 50 per cento del limite inferiore per le retribuzioni mensili: significa che un’offerta da 3 mila euro poteva arrivare anche a 4.500. Solo il 10 per cento degli annunci che fornivano informazioni sulla paga indicavano una cifra precisa.

Ral in chiaro: come la rivoluzione sugli stipendi cambia gli annunci di lavoro
La piattaforma LinkedIn (foto Unsplash).

Questo trucchetto resiste ancora oggi, ma in misura nettamente inferiore e con grandi differenze tra i settori: in quello commerciale si riscontrano offerte che vanno dai 20 ai 30 mila euro, mentre ancora più estreme appaiono alcune offerte nella ristorazione, con paghe indicate anche fra gli 810 e i 1.895 euro mensili. Si tratta di esempi che ovviamente non costituiscono un campione rappresentativo, ma mostrano quanto due annunci entrambi dotati di una cifra possano avere un grado di trasparenza molto diverso.

Dopo l’entrata in vigore della nuova legge le fasce si sono ristrette

Eppure, proprio su questo fronte arriva una sorpresa: dopo l’entrata in vigore della nuova legge le fasce si sono ristrette e, tra il 7 giugno e il 31 agosto 2026, l’ampiezza mediana della forbice negli annunci italiani di Indeed è scesa al 25 per cento del limite inferiore. In pratica, partendo da uno stipendio di 2 mila euro, una forbice che un anno fa poteva estendersi per circa 900 euro oggi si fermerebbe intorno ai 500. Una tendenza confermata anche da un’analisi del Burning Glass Institute e basata sui dati Lightcast.

La trasparenza conviene anche alle aziende

Rendere pubblica la Ral non serve soltanto a risparmiare al candidato la spiacevole scoperta, dopo svariati colloqui, che lo stipendio offerto è più basso di quello atteso e/o sperato. La direttiva europea nasce soprattutto per ridurre le asimmetrie informative e contribuire a contrastare le discriminazioni salariali: i lavoratori hanno infatti anche diritto a chiedere informazioni sui livelli retributivi medi, distinti per sesso, delle persone che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore.

La rivoluzione italiana è appena cominciata…

La trasparenza, però, finisce col convenire anche a chi assume. In un’indagine Indeed condotta su oltre 6 mila lavoratori di sei Paesi europei, tra il 61 e l’82 per cento degli intervistati si dice più propenso a candidarsi quando nell’annuncio compare una fascia salariale. E l’effetto risulta particolarmente forte tra le donne. La rivoluzione italiana, insomma, è appena cominciata e resta da capire che cosa succederà a quel 39 per cento di annunci ancora senza paga dichiarata. Ma i primi numeri raccontano qualcosa che fino a pochi mesi fa sarebbe sembrato quasi fantascienza nel nostro mercato del lavoro: scrivere quanto si guadagna sta diventando la normalità.