Ruggi, progetto dedicato all’estetica oncologica

Restituire dignità, autostima e benessere alle persone che affrontano un percorso oncologico attraverso la cura del corpo e piccoli gesti quotidiani. È questo l’obiettivo del progetto “La bellezza che cura”, ideato dall’associazione “Noi Donne… Soprattutto” e inaugurato presso l’Unità operativa complessa di Oncologia Medica Universitaria dell’AOU San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno, diretta dal professor Stefano Pepe. Un’iniziativa che punta a mettere al centro la persona nella sua complessità, affiancando alle terapie mediche un percorso di attenzione alla dimensione psicofisica. Il progetto si avvale della collaborazione di APEO, Associazione Professionale di Estetica Oncologica, punto di riferimento nazionale nella formazione delle professioniste che operano nel settore, e del contributo di AMMI – Mogli Medici Italiani. «La bellezza non è vanità né leggerezza – spiega Veronica Carratù, presidente di “Noi Donne… Soprattutto” –La bellezza cura, è dignità. Il progetto mette al centro la donna, ma anche la persona ed è quindi aperto anche agli uomini. Grazie alla professionalità di APEO e al contributo di AMMI abbiamo acquistato prodotti destinati ai pazienti con la pelle fragile e il corpo provato dalle terapie». L’obiettivo, dunque, è accompagnare chi affronta la malattia anche nella fase in cui i trattamenti possono modificare profondamente il rapporto con il proprio corpo. «Prendersi cura – sottolinea Carratù – significa anche restituire dignità, benessere e normalità. Il nostro impegno, che portiamo avanti dal 2014 anche attraverso la prevenzione e l’informazione, è quello di essere presenti in maniera concreta accanto a chi affronta un percorso oncologico». Un valore sottolineato anche dal professor Stefano Pepe, direttore dell’Oncologia clinica universitaria. «Durante un percorso terapeutico che non è facile è importante avere la possibilità di recuperare o comunque non abbandonare la propria fisicità. Quando una persona si vede bene, si sente aiutata e riesce a riconoscersi, può affrontare con maggiore forza il percorso terapeutico». Per Paky Memoli, assessore alla Medicina Territoriale del Comune di Salerno, il progetto assume soprattutto una forte valenza emotiva. «Quando una donna affronta un percorso così importante può perdere la stima di sé, non piacersi più, vivere con difficoltà i cambiamenti del proprio corpo e la caduta dei capelli. Avere la possibilità di recuperare la forza, la bellezza e soprattutto l’autostima diventa fondamentale. Il messaggio è che non è importante essere belli fuori, ma stare bene dentro: è il benessere interiore che permette di trovare la forza per superare i momenti di difficoltà». Al fianco dell’iniziativa anche AMMI. «Abbiamo aderito subito – racconta la presidente Maddalena Dacunto Savoia – sostenendo il progetto attraverso un evento realizzato nel mese di giugno. Siamo felici che oggi venga inaugurato questo laboratorio e di poter essere vicine a queste donne, piene di coraggio. La nostra associazione, impegnata nella prevenzione e nell’informazione sanitaria, vuole contribuire ad alleviare il loro percorso e promuovere un benessere globale». A sottolineare il valore dell’iniziativa anche il direttore generale del Ruggi, Nicola Cantone, che ha evidenziato il ruolo della presenza delle associazioni all’interno dell’ospedale. «La qualità dell’assistenza non è data soltanto dall’operatore sanitario, ma anche dalla vicinanza umana. Solo chi vive direttamente determinati eventi traumatici può trasmettere lo stato d’animo che si prova in quei momenti e quella fiducia che l’istituzione sanitaria deve riuscire a dare a chi si aspetta una risposta sul piano assistenziale». “La bellezza che cura” diventa così un ulteriore tassello nel percorso di umanizzazione dell’assistenza, ricordando che accanto alla malattia esiste una persona, con bisogni, emozioni e fragilità che necessitano di attenzione tanto quanto la dimensione clinica.

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