Sigfrido Ranucci candidato alle prossime Politiche per il Movimento 5 stelle? La suggestione negli ultimi giorni è girata, tanto che mercoledì Giuseppe Conte, sollecitato in materia, si è visto costretto a smentire. «È una voce trapelata forse per indebolire la sua figura, ma per quanto mi riguarda non ho mai parlato della possibile candidatura di Ranucci né col diretto interessato, né con alcun esponente del M5s», ha assicurato l’ex premier davanti alle telecamere de La7. Un paio di fonti autorevoli del partito, però, assicurano che della questione nei giorni scorsi in via di Campo Marzio si è parlato, facendo arrivare la cosa anche al conduttore, che naturalmente non ha ancora preso alcuna decisione riguardo il suo futuro.

Il M5s e la carta Ranucci
A buona parte dei pentastellati, però, l’idea piacerebbe, perché consentirebbe loro di fare una parte della campagna elettorale dando battaglia contro TeleMeloni e a difesa della libertà di stampa e del giornalismo d’inchiesta, messo a dura prova dalla cacciata del giornalista dal programma; ma pure dal mancato recepimento da parte dell’Italia dell’European media freedom act (Emfa) per colpa della melina del centrodestra. Per non parlare del fatto che Ranucci porterebbe ai 5 stelle un discreto pacchetto di voti in più, addirittura il 2-3 per cento secondo i più ottimisti. Anche perché l’ex braccio destro di Milena Gabanelli è già in campagna elettorale, visto il successo del suo tour in giro per l’Italia, Diario di un trapezista, che a ogni appuntamento registra la presenza di migliaia di persone. Il giornalista uscirà in autunno con un nuovo libro, cui seguiranno altri incontri e presentazioni, che potrebbero diventare l’antipasto ideale di una candidatura.

Il partito è sceso subito in campo pro-Report
I 5 stelle, del resto, sono il partito politico che in queste settimane più si è schierato dalla parte del conduttore, con dichiarazioni a tamburo battente e interviste dei suoi maggiori esponenti, da Conte all’ex presidente della Vigilanza Barbara Floridia, e poi altri, soprattutto deputati e senatori della commissione sulla tv pubblica, da cui tutta l’opposizione si è dimessa in blocco. Solidarietà a Ranucci è arrivata anche da altre forze politiche, come Pd e Avs, ma sono i 5 stelle ad averne fatto una vera battaglia politica per l’autonomia di Report. Una battaglia che, al di là di come finirà la vicenda dal punto di vista televisivo e giudiziario, da Campo Marzio assicurano che sarà uno dei temi forti della campagna elettorale pentastellata. Se poi lo si potrà fare presentandosi addirittura insieme a Ranucci, tanto meglio.

La partita per Report non è ancora chiusa
Per ora il conduttore è in attesa e non ha ancora perso del tutto la speranza di tornare a Report. La redazione ha fatto sapere che un dialogo con la Rai può riprendere solo a patto che i due conduttori designati, Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, facciano un passo indietro. Mercoledì nel primo pomeriggio il direttore degli Approfondimenti Paolo Corsini incontrerà gli inviati della squadra per discutere della ristrutturazione del programma. Si attende poi la risposta dei vertici aziendali alle richieste di chiarimenti degli avvocati di Ranucci, che esigono motivazioni dettagliate per la sua cacciata dal programma. E infine, anche alla luce della risposta della tv pubblica, bisognerà vedere se partirà un’azione legale per puntare al reintegro di Ranucci e quale ne sarà l’epilogo. Difficilmente, però, il giornalista accetterà le tre proposte che gli sono state avanzate dall’azienda: la vice direzione ad personam di Tg3 o RaiNews o l’ufficio di corrispondenza del Cairo. Com’è assai difficile che Ranucci possa passare alla concorrenza: né Mediaset, né La7 in questi anni hanno mai manifestato interesse per un programma simil-Report per gli elevati costi che comporta, di realizzazione del prodotto e di spese legali. Ma difficile è anche l’ipotesi di un Report in onda fuori dai grandi gruppi tv, sull’esempio della prima stagione di Servizio Pubblico di Michele Santoro nel 2011, trasmesso in diretta sul web e su una rete di canali locali.

La tentazione della politica resta
Ranucci, insomma, è pronto alla pugna, mediatica e politica. Alle elezioni manca ancora tempo, Conte per ora l’ha scartata, ma tutto può ancora accadere e nulla si può escludere, come ha dichiarato lo stesso Ranucci alla domanda su una sua discesa in politica. «Non escludo nulla», ha detto il giornalista qualche giorno fa. Come extrema ratio, una candidatura potrebbe rappresentare un’arma in più per la battaglia contro chi l’ha epurato dalla sua creatura televisiva. E per Conte un Ranucci “anti-Meloni” da sbandierare in campagna elettorale sarebbe un bel colpo, anche in chiave anti-Schlein.
