Perché il voto in Sassonia-Anhalt rischia di mandare a gambe all’aria Berlino

Le elezioni in Sassonia-Anhalt rischiano di provocare un terremoto non solo nella regione orientale tedesca, ma a livello nazionale. Alla vigilia i sondaggi danno infatti nettamente in testa Alternative für Deutschland, partito di estrema destra messo sotto osservazione dall’Ufficio per la protezione della Costituzione, dato intorno al 40 per cento, il doppio rispetto alla precedente tornata. L’AfD potrebbe addirittura ottenere la maggioranza assoluta al parlamento di Magdeburgo, davanti alla dimezzata Cdu, la formazione conservatrice del cancelliere Friedrich Merz, data intorno al 20 per cento. Più distanziati i socialdemocratici della Spd e la sinistra della Linke, tra l’8 e il 10 per cento, e ancora più lontani i Verdi e il Bündnis Sarah Wagenknecht. Partito che, con il 5-6 per cento, potrebbe però fare da stampella a un governo guidato dalla destra radicale.

Perché il voto in Sassonia-Anhalt rischia di mandare a gambe all’aria Berlino
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz (Ansa).

Il voto rischia di picconare la Große Koalition

I conti si faranno domenica sera dopo le 18, quando i seggi verranno chiusi. Quello che è certo è che il voto cambierà i rapporti di forza a Magdeburgo, con l’eventuale rebus di chi e con quale eventuale coalizione guiderà il Land, e metterà ulteriore pressione alla Große Koalition di Berlino, che dovrà affrontare gli effetti dell’ondata nera in arrivo: il 20 settembre si voterà proprio nella Capitale, che costituisce una regione autonoma, e anche in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, sempre nella vecchia Germania Est. Anche qui la spinta dell’AfD potrebbe scardinare gli equilibri attuali con riverberi sulla stabilità nazionale.

I motivi dell’avanzata dell’estrema destra

L’avanzata della destra, guidata in Sassonia-Anhalt da Ulrich Siegmund, 35enne che dal 2016 occupa un seggio al parlamento di Magdeburgo, è stata ampiamente prevista: viene da lontano e deriva non tanto per meriti dell’AfD ma piuttosto per demeriti altrui sia su questioni locali sia nazionali. La Regione è retta dal 2002 da governatori della Cdu e l’attuale alleanza è tra conservatori, socialdemocratici e liberali, che con grande probabilità rischiano di non superare la soglia del 5 per cento, come già accaduto nel 2025 a livello nazionale. Dopo 24 anni di governo cristianodemocratico, la volontà di cambiamento è diventata quindi fisiologica. L’elettorato si è così velocemente spostato dal centro a destra sulla scia di crescenti difficoltà economiche e sociali che il Land ha dovuto affrontare negli ultimi anni, accompagnate dalle crisi nazionali e internazionali che hanno aggravato la situazione.

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Ulrich Siegmund (Ansa).

Merz non è riuscito ad arginare l’AfD

I governatori a Magdeburgo e i cancellieri a Berlino hanno insomma spianato la strada all’AfD, pronta a raccogliere i frutti degli errori di altri. Poco importa che il populismo di Siegmund, insieme con quello dei due leader nazionali, Alice Weidel e Tino Chrupalla, sia condito di retorica nazionalista ed estremista: gli elettori tedeschi paiono in larga maggioranza stufi della classe politica attuale. Anche in ambito federale, l’Alternative für Deutschland è al momento il primo partito, con circa il 27 per cento, davanti alla Cdu di Merz con il 22. Il cancelliere era stato eletto al vertice della Cdu con la promessa di riportare il partito ai fasti di Helmut Kohl e Angela Merkel, dimezzando il potenziale dell’AfD, e i risultati sono quelli di oggi. Nel caso di elezioni anticipate il disastro per i partiti tradizionali sarebbe completo.

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Alice Weidel e Tino Chrupalla, leader della AfD (Ansa).

Siegmund e lo sdoganamento delle camicie brune

Ulrich Siegmund, definito dal settimanale Der Spiegel «l’uomo più pericoloso in Germania», è riuscito a dosare carisma e doti da piazzista, captando la necessità di cambiamento e facendo dimenticare le varie ombre del partito. Nato politicamente nella Cdu si è poi spostato nell’AfD con buona parte dell’elettorato conservatore, tanto che il partito è la prima forza nella regione. Alternative für Deutschland potrebbe diventare così la prima formazione di estrema destra a guidare un Land dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, anche se Siegmund non sarebbe certo il primo esponente in camicia bruna a raggiungere i piani alti di una regione. Prima di lui ci furono Hans Filbinger, governatore del Baden Württenberg per otto anni tra il 1971 e il 1979 ed ex membro del Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori di Adolf Hitler e il cancelliere Georg Kiesinger, alla guida della Germania federale fra il 1966 e il 1969. Iscritto sin dal 1933 nel partito hitleriano, fino al 1945 lavorò al ministero degli Esteri nazista.

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Supporter di Ulrich Siegmund e della AfD (Ansa).

Insomma, la Germania si ritrova adesso a combattere contro i fantasmi del passato o presunti tali. Se le dichiarazioni xenofobe di Siegmund sono inquietanti, non lo sono meno certe uscite sul riarmo e il ruolo della Germania in Europa di Merz, il cui nonno materno militò nel partito nazista. E chissà se prima o poi i destini di Cdu e AfD andranno a intrecciarsi, come già accaduto in altri Paesi europei tra formazioni della destra moderata ed estremista.