C’è chi prima di una vacanza passa settimane a confrontare tariffe aeree, alla ricerca del volo perfetto al prezzo giusto, ma alla fine, in aeroporto, lascia l’auto nel primo parcheggio che trova, magari pagando più del biglietto. Sempre più spesso, infatti, il salasso di un viaggio non è tra le nuvole, ma a terra, in quella settimana di sosta che può costare da poche decine di euro a più di 200, a seconda della distanza dal terminal, della copertura scelta (in senso letterale e no) e, soprattutto, di quanto tempo prima si prenota.
Più passeggeri, più auto da sistemare
Anche il parcheggio ha imparato la lezione delle compagnie aeree: lo stesso posto auto non ha sempre lo stesso prezzo. E, dietro quella (piccola) distesa di asfalto che tendiamo a considerare un servizio accessorio, si nasconde un’industria sempre più sofisticata e redditizia. I numeri aiutano a capirne meglio le dimensioni: nel 2025, negli aeroporti italiani sono transitati circa 230 milioni di passeggeri, più del doppio rispetto a 20 anni fa. Nel giugno 2026 sono stati 23,6 milioni, il 5,9 per cento in più rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (dati Assaeroporti). E più passeggeri significa anche più auto da sistemare.

A Roma nel 2024 i ricavi hanno toccato i 29 milioni di euro
Quanto possa rendere un posto auto lo dimostrano i conti di Aeroporti di Roma: nel 2024 i ricavi dei parcheggi pagati dagli utenti hanno raggiunto 29 milioni di euro, contro 24,7 milioni dell’anno precedente e i 18,1 milioni nel 2022 (parliamo di più del 60 per cento in più in soli due anni). La stessa ADR attribuisce parte della crescita al maggiore utilizzo di politiche di revenue management che, insieme all’allungamento delle soste, hanno contribuito a far aumentare dell’11 per cento lo scontrino medio dei passeggeri. È la stessa logica che regola voli e camere d’albergo: prezzi diversi in base alla domanda prevista, alla stagionalità, all’anticipo della prenotazione e alla disponibilità residua. APCOA Italia, che gestisce tra gli altri i parcheggi di Malpensa, Linate e Orio al Serio, spiega che mentre le tariffe ordinarie vengono modificate generalmente due o tre volte l’anno, i prezzi online possono cambiare più frequentemente, sulla base di fattori come stagione, festività, traffico e capienza. È la legge della domanda e dell’offerta applicata alla striscia d’asfalto: più quel posto diventa desiderabile e scarso, più aumenta il suo valore.
Il fatturato di APCOA Italia sfiora gli 80 milioni
E non si tratta, come abbiamo detto, di un business marginale. APCOA dichiara di gestire in Italia circa 250 parcheggi e 110 mila posti auto, con un fatturato di circa 80 milioni di euro nel 2024. Aeroporti di Roma aveva già indicato esplicitamente tra le proprie strategie per il business parking l’introduzione di sistemi di pricing più flessibili grazie appunto agli strumenti di revenue management, prenotazione online e differenziazione dell’offerta. E già nel primo semestre del 2023 i ricavi dei parcheggi passeggeri erano cresciuti del 34,7 per cento: un aumento che la società attribuiva alla ripresa del traffico dopo gli anni del Covid, ma «soprattutto alle azioni commerciali messe in atto». In altre parole: non c’è solo da riempire un piazzale, ma serve capire quanto ogni automobilista è disposto a pagare per quello specifico posto, in quel determinato momento. Ecco allora fiorire una miriade di piattaforme specializzate che, online, alla stregua dei vari Skyscanner e eDreams, aggregano centinaia di aree di sosta e, accanto al semplice parcheggio, spesso aggiungono il lavaggio dell’auto, la ricarica elettrica e formule come Sleep & Fly. Il posto auto diventa così il prodotto d’ingresso di una piccola filiera di servizi aggiuntivi.

Gli investitori hanno fiutato l’affare
E gli investitori hanno fiutato l’affare. A fine 2025, 21 Invest, il gruppo fondato da Alessandro Benetton, ha acquisito il controllo di ParkinGO, network specializzato nei parcheggi aeroportuali con circa 70 milioni di euro di giro d’affari, 44 strutture nei principali aeroporti italiani e partnership in Spagna, Francia, area DACH, Belgio e Portogallo. Andrea Mazzucato, managing partner di 21 Invest, ha definito quello dei servizi di mobilità aeroportuale un settore «a forte crescita», annunciando un piano di espansione in Italia e all’estero. ParkinGO, del resto, aveva già intuito e intercettato la tendenza. Commentando i risultati del 2023, il fondatore del network Giuliano Rovelli parlava di un «anno record», con un fatturato cresciuto del 35 per cento rispetto al 2022 e del 43 per cento rispetto al 2019. Per questo, anche gli aeroporti continuano a investire direttamente: lo scalo di Bologna, ad esempio, ha avviato un piano da circa 40 milioni di euro per la creazione di un nuovo parcheggio multipiano con oltre 2000 posti auto (di cui 1000 già disponibili).

Un’industria silenziosa ma redditizia
Il prodotto di base, in fondo, è semplice – qualche metro quadrato occupato da un’automobile per alcune ore o giorni – ma la scarsità dello spazio rende il parcheggio presso aeroporto e stazioni un bene prezioso: attorno a quei pochi metri quadrati sono nati algoritmi, piattaforme di comparazione, servizi premium, acquisizioni finanziarie e strategie di prezzo degne dell’industria aerea. Un inventario di migliaia di piccoli asset, venduti giorno dopo giorno al prezzo che il mercato è disposto a pagare.
