Scrollare ma non comprare: la rivolta anticonsumista contro l’oligarchia tech

Un’alleanza tra alto e basso. Da una parte, il senatore del Vermont, Bernie Sanders, spina nel fianco sinistro della politica americana, continua a tuonare contro gli oligarchi del tech della Silicon Valley che accumulano miliardi neanche fossero figurine Panini. Un potere che assume sempre più i tratti di un neo-feudalesimo, avendo colonizzato la vita pubblica e concentrato livelli di ricchezza senza precedenti nella storia recente. Dall’altra, nelle praterie di Reddit cresce una controrivoluzione silenziosa fatta di community che hanno capito che l’algoritmo si sfida anche chiudendo il portafoglio.

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Bernie Sanders al Salone del libro di Torino (Ansa).

I paperoni globali sono sempre più ricchi

I dati macroeconomici degli ultimi anni, del resto, difficilmente si prestano a letture edulcorate. Secondo il rapporto Oxfam Resisting the Rule of the Rich, presentato a gennaio 2026 in apertura del Forum di Davos, nel 2025 la ricchezza dei miliardari globali è aumentata del 16 per cento, raggiungendo il livello record di 18.300 miliardi di dollari e crescendo tre volte più velocemente della media degli ultimi cinque anni. Dal 2020 l’incremento cumulato, al netto dell’inflazione, è pari all’81 per cento, ovvero 8.200 miliardi di dollari di nuova ricchezza concentrata al vertice della piramide sociale. Oxfam osserva inoltre che i 12 individui più ricchi del pianeta detengono oggi una ricchezza complessiva superiore a quella metà più povera dell’umanità, cioè più di quattro miliardi di persone. In diversi momenti di picco azionario, questi patrimoni si avvicinano al prodotto interno lordo di economie nazionali di medie dimensioni. Stime che rendono con chiarezza la scala della concentrazione in atto.

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Elon Musk (Ansa).

Cresce l’ecosistema di community anti-consumiste

Parallelamente, spazi come i subreddit r/Anticonsumption, r/NoBuy o r/SimpleLiving continuano a registrare livelli di iscrizione e di attività che la sociologia dei consumi non può più liquidare come semplice folklore digitale. Per esempio, r/Anticonsumption, nato come nicchia dedicata alla critica della cultura del consumo, conta oggi circa 1,5 milioni di iscritti ed è classificato tra le reti “massive” e ad alta attività, con una crescita annua stimata di oltre 600 mila membri. Se si sommano le platee di gruppi affini, da quelli sul No‑Buy alle declinazioni del minimalismo radicale, si arriva comunque a diversi milioni di iscrizioni complessive, distribuite in un ecosistema di forum e thread che articolano quotidianamente pratiche e linguaggi anti‑consumisti.

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r/nobuy.

Si scrolla, si guardano recensioni e unboxing ma non si compra

Sul fronte più radicale del risparmio programmato, le community legate alle sfide “No Buy” raccolgono decine di migliaia di utenti, con r/NoBuy che funge da hub per le challenge annuali come “No Buy 2026”. In questi thread gli utenti condividono regole e liste di divieti che vanno dal blocco degli acquisti di abbigliamento nuovo agli acquisti di elettronica, passando per budget minimi destinati solo a beni essenziali. La scelta di dichiarare pubblicamente le proprie regole, di rendere conto delle volte che si cade in tentazione e di discutere strategie per resistere alle tentazioni produce forme di responsabilizzazione collettiva che vanno ben oltre la semplice autodisciplina individuale, trasformando questi forum in luoghi in cui migliaia di persone si scambiano trucchi, regole e piccoli rituali per comprare meno. Per anni l’economia delle piattaforme ha dato per scontato che più tempo trascorso online significasse inevitabilmente più consumi. Oggi qualcosa sembra incrinarsi. Si continua a scrollare, a guardare recensioni, wishlist, unboxing e reel, ma cresce una fascia di utenti che trasforma quella stessa esposizione continua in esercizio di autocontrollo.

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foto di Unsplash.

L’imprevedibilità della rivoluzione No-Buy

Alla fine, la rivolta anti-consumista contro l’oligarchia tech non è una storia di eroi, ma di carrelli svuotati all’ultimo clic, di notifiche ignorate, di abbonamenti cancellati, di attriti silenziosi. Certo, non cambierà il mondo da sola, ma sfida il modo in cui stiamo nel mondo meno come target dei paperoni digitali e più come cittadini smaliziati che hanno imparato a leggere il sottotesto dietro ogni offerta imperdibile. La Silicon Valley sa misurare quasi tutto. Tranne il momento in cui smettiamo di comprare non perché non possiamo, ma perché non vogliamo più partecipare al gioco. È lì, in quel minuscolo istante con ogni probabilità statisticamente irrilevante, che comincia la vera crisi dell’oligarchia in giacca e sneaker.