Una settimana nel segno di Brunella Caputo

di Olga Chieffi

La fresca brezza di maestrale, preludio d’estate, carezzerà il dire di Davide Curzio, lettore d’eccezione dei versi di “Della terra e dell’amore” di Maria Concetta Dragonetto, e la parola di Brunella Caputo dei racconti “Dell’acqua e dell’amore”, sulle terrazze a strapiombo sul mare de’ “Le vigne di Raito”. I due libri, sugli scaffali per la Homo Scrivens, sono il frutto di un progetto condiviso sin dalla sua genesi che ha lasciato le autrici libere di esprimersi secondo stile, forma e linguaggio, concedendo al lettore una visione altra dell’amore seguendo le tracce dell’acqua e della terra. In comune c’è l’amore per la natura e per due assoluti, due elementi filosofici, quali la terra e l’acqua, che troveranno giusta espressione, proprio nella tenuta di Patrizia Malanga, sabato 22 alle ore 17 e in streaming sui social dalle 18. “Terramore” per la Dragonetto con la sua opera d’esordio, che pone su carta un percorso fatto di sofferenza e gioia, attraverso una composizione a tratti ermetica e silenziosa, dolce e audace.

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Pillole per una nuova storia letteraria 012 di Federico Sanguineti

Dire d’amore e storia letteraria

 Di Federico Sanguineti

In una pagina della Vita nova il giovane Dante afferma che l’esistenza di un pubblico femminile è alla base del sorgere della poesia in volgare: “lo primo che cominciò a dire sì come poeta volgare, si mosse però che volle fare intendere le sue parole a donna, a la quale era malagevole d’intendere li versi latini”. In altre parole: la rinuncia a scrivere in latino (che le donne avrebbero difficoltà a comprendere) e il conseguente sorgere di un’espressione letteraria in rima sarebbero determinati dalla materia “amorosa”, ossia dalla necessità di “dire d’amore”. Resta tuttavia aperto un problema che il poeta fiorentino in un primo momento rimuove, o almeno inizialmente non si pone: quello del perché le donne, agli albori della poesia moderna, siano destinate a essere, almeno in Italia, oggetto di scrittura maschile e non esse stesse soggetto culturale, non scrittrici (poetesse) in prima persona. Del resto, perché mai a una donna sarebbe preclusa una tale iniziativa? Conoscendo i romanzi francesi (“Arturi regis ambages pulcherrime”, secondo la definizione del De vulgari eloquentia),Dante sa che nella famosa scena del bacio non è affatto Lancillotto, ma la regina Ginevra ad afferrare il timido cavaliere per il mento, unendo abbastanza a lungo (in presenza di Galeotto) le proprie labbra alle sue: “Et la roine voit que li chevaliers n’ose plus faire, si le prent par le menton et le baise devant Galahot assés longuement”. Ne consegue che, fra i lussuriosi infernali, una volta evocate “prose di romanzi”, la sventurata Francesca, nel tentativo di riversare su Paolo la responsabilità di un bacio alla francese (è il caso di dire), non può che apparire tragicamente comica a lettrici e lettori contemporanei del poeta. Se in una pagina d’amore aristocratico del Lancelot en prose, è l’intraprendente regina a baciare il suo eroe, non appena il mondo feudale incomincia borghesemente a vacillare, ecco che nella prosaica vita di tutti i giorni una donna della classe dominante non può più permettersi il lusso di agire. La “prima donna della nostra letteratura”, come la etichetta De Sanctis (trasformandola ideologicamente in eroina romantica), si vede infatti costretta a ridursi a oggetto di iniziativa maschile. La regina vera e propria (aristocratica) cede così il posto alla regina del focolare domestico (borghese). Eppure, se guardiamo alla lirica provenzale, a scrivere non sono solo trovatori, ma anche trovatrici: la lirica in lingua d’oc si sviluppa in ambiente aristocratico. Si pensi alla più famosa delle “trobairitz”, Beatrice, non per caso contessa di Dia, vissuta nella seconda metà del XII secolo tra Provenza e Lombardia, che nella canzone “Estat ai en greu cossirier” esprime apertamente il desiderio di baciare (il che una donna borghese  non potrebbe impunemente permettersi): “Bels Amics, avinens e bos, / cora ·us tenrai en mon poder, / e que iagues ab vos un ser, / e qe ·us des un bais amoros?” (“O bell’amico, cortese e gentile, / quando potrò tenervi in mio potere, / e giacere con voi per una sera, / e dare a voi un amoroso bacio”). Col sorgere del modo di produzione capitalistico, le pari opportunità erotiche vengono meno e, in letteratura, nella borghese Firenze, una donna può baciare di sua iniziativa solo nei volgarizzamenti trecenteschi delle epistole di Ovidio (opera di Filippo Ceffi): per esempio in quella di Ero a Leandro (“Deh, or come potre’ io racontare quante volte io bacio…”) o in quella di Briseide ad Achille (“io mi parti’ da te senza darti alcuno bacio”).

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Pillole per una nuova storia letteraria 011 Federico Sanguineti

Taccuino di storia letteraria

 Di Federico Sanguineti

 

Nel corso del cosiddetto Medioevo (categoria eurocentrica del tutto ideologica), l’Europa non è che una periferia del mondo arabo. Come spiega il filosofo sudamericano Enrique Dussel (di origine argentina, ma esule in Messico dal 1975): “la denominazione di Medioevo è impropria, perché suppone che si tratti di un’epoca a cavallo tra l’antichità e la modernità. Il Medioevo invece è il tempo del feudalesimo, un fenomeno esclusivamente europeo che non esiste in nessun’altra cultura. In questo periodo i paesi arabi avevano un altro tipo di sistema. Fez in Marocco contava 600mila abitanti nel X secolo. Il mondo islamico si estendeva dal nord del Maghreb all’Egitto, dalle grandi regioni della Mongolia fino al mar Caspio, all’Iran, all’Iraq, ai califfati del nord dell’India, all’Indonesia alle Filippine. Insomma, dal Pacifico all’Atlantico. L’Europa nei 3.000 chilometri che separano Vienna da Granada contava appena 60 milioni di abitanti nel secolo XV, mentre il mondo arabo andava dal Marocco alle Filippine. Era questo il mondo universale, l’altro è stato assolutamente provinciale e il feudalesimo è stato un fenomeno puramente europeo”. Dalla Storia della lingua italiana di Bruno Migliorini si apprende, in effetti, che la parola “taccuino” è di origine araba e, per la precisione, entra nella lingua italiana grazie alla Scuola medica salernitana. Quest’ultima, anche alla luce di una leggenda non priva di significato, vien fuori dall’incontro di persone di diverse culture: greca (Pontus), locale (Salernus), ebrea (Elinus) e araba (Abdela). Accade così che, in un tanto anonimo quanto diffusissimo trattato De vitiis et virtutibus (per errore attribuito a Tommaso d’Aquino), Salerno risulti fra le quattro più celebri città al mondo, accanto a Parigi, Bologna e Orléans: “Quattuor sunt urbes ceteris praeeminentes: scilicet Parisius in scientiis, Salernum in medicinis, Bononia in legibus, Aurelianis in actoribus”. Ma, mentre in un’ottica eurocentrica (o addirittura italocentrica) si pensa che, a parte la Scuola medica salernitana, l’università più antica sia quella di Bologna (1088), e che a Napoli, voluto da Federico II nel 1224, sia sorto il primo ateneo pubblico, oggi, grazie al web, chiunque è in grado di sapere, in pochissimi secondi, che la prima università al mondo nasce in Marocco nell’859. A fondarla a Fez è una donna di origine tunisina, Fatima Al-Fihriya. L’università di al-Qarawiyyin, seguita nel 975 dall’Università di al-Azhar del Cairo, fu sede di formazione anche per europei, fra cui Gerberto di Aurillac, scienziato e papa dall’888 al 1003 col nome di Silvestro II, la cui cultura classica, come si legge nelle Historiae (III 47) scritte da un suo discepolo, Richerio di Reims, è già paragonabile a quella di Dante (Virgilio, Stazio, Terenzio, Giovenale, Persio, Orazio e Lucano): “Legit itaque ac docuit Maronem et Statium Terentiumque poetas, Juvenalem quoque ac Persium Horatiumque satiricos, Lucanum etiam historiographum”.  Non è certo un caso che la più araba delle regioni della penisola, la Sicilia, sia proprio agli occhi di Dante, nel De vulgari eloquentia (I xii), la culla della poesia in Italia: “factum est ut quicquid nostri predecessores vulgariter protulerunt, sicilianum vocaretur”. Senza la presenza araba, documentata dalla raccolta antologica redatta da Ibn al-Qaṭṭā‘ (XII secolo), includente fra l’altro poesia d’amore (ghazal), Durra al-ḫaṭīra min šu‘arā’ al-Ğazīra (“La Perla Preziosa sui Poeti dell’Isola”), difficilmente sarebbe sorta, alla corte di Federico II, la cosiddetta Scuola siciliana.

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Pillole di Storia Letteraria 010 di Federico Sanguineti

Adolescenti e storia letteraria

 

Di Federico Sanguineti

Non solo le storie letterarie sono indirizzate principalmente a un pubblico giovanile, ma tutte e tutti siamo, a scuola e all’università, forse fin troppo informati sullo “studio matto e disperatissimo” confessato, in una lettera a Giordani del 2 marzo 1818, da Leopardi, il quale, giovandosi di sedici migliaia di volumi presenti nella biblioteca paterna, a quattordici anni già traduce Orazio e scrive versi; e, l’anno successivo, compila addirittura una Storia dell’astronomia dalla sua origine fino all’anno MDCCCXI (1813). Meno noto, poniamo, è che, nel 1802, un altro ragazzo, a diciassette anni, pubblica un sonetto in cui, dopo aver accostato il destino di Lomonaco (che morirà suicida nel 1810), a quello di Dante, entrambi migranti, inveisce contro un paese (“in questa di gentil alme madrigna”, v. 8) che, senza sosta, condanna chi è eccellente a venir prima oppresso in vita e poi inutilmente celebrato post mortem: “Tal premii, Italia, i tuoi migliori, e poi / che pro se piangi, e ’l cener freddo adori, / e al nome voto onor divini fai?”. A tale domanda retorica segue (sempre in sirima) la conclusione, dove è disegnato il ritratto di un luogo “di dolore ostello” (direbbe Dante), perennemente schiacciato da eserciti stranieri: “Sì da’ barbari oppressa opprimi i tuoi, / e ognor tuoi danni e tue colpe deplori, / pentita sempre, e non cangiata mai”. La lirica è di Manzoni, che, vent’anni dopo, illustrerà nella tragedia Adelchi (1822) come, da Longobardi e Carlo Magno in poi, l’Italia sia un paese, per responsabilità delle sue classi dominanti, perennemente privo di libertà (e, ancora oggi, occupato da basi militari statunitensi). Ma se le storie letterarie ricordano il nome dei “migliori”, quale destino tocca a donne che, anch’esse durante l’adolescenza, hanno dato il meglio di sé?  Fra quelle scritte negli ultimi due secoli, nessuna storia borghese della letteratura evoca Isotta Nogarola (1418-1466) che, vissuta in età umanistica, già a sedici anni conosce il latino al punto di rivolgersi a Ermolao Barbaro con una lettera non priva di ricercatezze: si apre con una citazione dal Satyricon di Petronio. Di questa e di altra scrittrice (fra loro in corrispondenza reciproca nel 1443), dà notizia Tiraboschi nella sua Storia della letteratura italiana, quando, a proposito di Costanza da Varano (1426-1447), rammenta che a quattordici anni recitò una orazione in latino, la cui fama “si sparse per tutta l’Italia”; e, ancora, segnala Ippolita Sforza (1445-1484), “dotta nella lingua greca e in ogni genere di amena letteratura”, di cui si rammentano “due orazioni latine da lei recitate”: una in lode della madre, la duchessa Bianca Maria Visconti, e “l’altra in Mantova innanzi al pontefice Pio II”. Nei Commentarii il papa stesso, l’umanista Enea Silvio Piccolomini, ricorda il discorso della principessa quattordicenne al concilio del 1459, pronunciato “eleganter ut omnes qui aderant in admirationem adduxerit”. Se non ci si libera dalla censura presente nella storiografia borghese, si rimane complici di falsificazioni ideologiche, di sessismo e di razzismo; in breve, di una colonizzazione maschile del femminile analoga a quella fra Nord e Sud denunciata da Gayatri Chakravorty Spivak (statunitense ma di origine bengalese): “Mentre il Nord continua apparentemente ad ‘aiutare’ il Sud ‒ così come in precedenza l’imperialismo ‘civilizzava’ il Nuovo Mondo ‒ l’apporto cruciale del Sud nel sostenere lo stile di vita del Nord, famelico di risorse, è forcluso per sempre” (A Critique of Post-Colonial Reason: Toward a History of the Vanishing Present).

 

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“Dritto al cuore” di Luca Di Bartolomei

“Più armi uguale più sicurezza. Un’equazione trasformata in slogan, una convinzione che ha spinto il 40 per cento degli italiani ad affermare che si sentirebbe più sicuro con una pistola in casa. Più armi uguale più femminicidi. Ecco un’altra equazione, ma questo non è uno slogan, è la semplice constatazione di una tragica realtà. Una pistola è costruita per sparare, per ferire o uccidere. O anche per uccidersi”. Luca Di Bartolomei, giovane analista, figlio di Agostino, indimenticato Capitano della Roma che si tolse la vita nel 1994 con una Smith & Wesson 38 acquistata credendo di proteggere la sua famiglia, analizza in questo volume edito da Baldini e Castoldi una scottante questione della nostra contemporaneità come quello della legittima difesa ed il possesso-uso delle armi. Un tema strettamente collegato ad un elemento sempre più diffuso e preoccupante come la dilagante perdita di fiducia dei cittadini nei confronti dello Stato quale garante e custode della nostra sicurezza. Organizzato dal Leo Club Salerno Host e Leo Club Irpinia nelle persone dei Presidenti Stefano Pignataro e Francesco Pagliocca e patrocinato dal Distretto Leo 108YA, Luca Di Bartolomei, per la seconda volta, torna a presentare il suo volume a Salerno, stavolta in modalità telematica. Alla presentazione, che avrà inizio alle ore 19,20, inserita nel contesto dei lavori del Coordinamento Giovani, Lavoro e Legalità dello stesso Distretto, prenderanno parte tra i saluti il Delegato Area Centro del Distretto Leo 108YA Ludovica Morra, Il Rappresentante dello Coordinamento Francesco Pagliocca, Il Presidente nazionale dell’Unione Stampa sportiva italiana Gianfranco Coppola. Un saluto a nome dei Club Lions della Circoscrizione sarà affidato a. Federico Ritonnaro e Lorenzo Criscuolo, Presidente VI Circoscrizione Distretto Lions 108YA. Con l’autore, Luca Di Bartolomei, discuteranno, sotto la moderazione del Presidente del Leo Club Salerno Host Stefano Pignataro, i giornalisti Mariano Ragusa, e Franco Esposito, Direttore di “Telecolore”.

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Torna in libreria “La notte dei due silenzi”, il romanzo di Ruggero Cappuccio

In attesa di conoscere, tra meno di un mese, la cinquina dell’edizione 2021 del Premio Strega, arriva in libreria con Feltrinelli “La notte dei due silenzi”, il romanzo di Ruggero Cappuccio che nel 2008 fu finalista del prestigioso evento culturale ideato da Maria Bellonci. Ambientato nel 1858, durante il Regno di Napoli, il libro, in una nuova versione elaborata dall’autore, prende forma da un’indagine sulle inquietudini del principe Alessandro Altomare, rinchiuso in un impenetrabile silenzio dopo che l’amatissima moglie è stata portata via dal vaiolo. Il chiaro segno, secondo i più, di una follia causata dal dolore della perdita. Un destino al quale non si rassegna Eugenio, il fratello di Alessandro, che decide di ospitare per un consulto nella dimora di famiglia in Costiera amalfitana il dottor Descuret, luminare francese degli studi sulla psiche umana. La comparsa di una donna che alcuni riconoscono come Chiara, la sposa da tutti data per morta, devia la narrazione in un alternarsi di voci e punti di vista, dove fatti e sogni si mescolano in un paesaggio fantasmatico e perturbante, rendendo impossibile distinguere la realtà dall’allucinazione. Ruggero Cappuccio è scrittore, drammaturgo e regista teatrale. Con Feltrinelli ha pubblicato anche “Fuoco su Napoli” nel 2010, “La prima voce di Neruda” nel 2016 e “Paolo Borsellino. Essendo Stato” nel 2019. Un suo nuovissimo romanzo è atteso nei prossimi mesi. Attualmente è direttore artistico del Campania Teatro Festival, evento culturale con oltre 150 eventi dal vivo che prenderà il via il prossimo 12 giugno.

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Ad Atrani “A suon di parole”, i racconti in 13 canzoni

Secondo appuntamento, nella piazza-salotto di Atrani oggi, ore 18.45, con la 6a edizione di Atrani Muse al Borgo, promossa da ..incostieraamalfitana.it Festa del Libro in Mediterraneo, in collaborazione con il Comune ed il Forum dei Giovani di Atrani. Alfonso Bottone, direttore organizzativo della kermesse culturale presenta, con gli autori, “A suon di parole. Due racconti in 13 canzoni”, del giornalista e scrittore Piero Antonio Toma e del cantautore Lino Blandizzi. “A suon di parole”, edito da Guida, è un libro di parole che si possono leggere e di canzoni che si possono ascoltare. Prima di tutto è lo sfizio di un duetto, un paroliere, Piero Antonio Toma, e un compositore, Lino Blandizzi, cioè uno che ha scritto i testi e un altro che li ha musicati trasformandoli in canzoni, e che insieme poi si confessano, ognuno per conto proprio, su come ci sono arrivati. Le parole delle loro confidenze sono pubblicate nel libro, mentre le 13 canzoni (più una, del grande Luigi Compagnone) si possono ascoltare nel CD incorporato. Avventure e disavventure quindi di due amici che, invece di dedicarsi ad altre cose della vita, preferiscono raccontarla così: con le parole e con la musica. Nel corso dell’evento a Lino Blandizzi, che compie 30 anni di attività artistica, sarà consegnato dalla XV edizione di ..incostieraamalfitana.it Festa del Libro in Mediterraneo un Premio alla Carriera. La serata si snoderà nel rispetto delle norme anti Covid 19. Sul fronte “concorsi” si avvicinano le scadenze del 15 Maggio per la partecipazione a “100 poeti e poetesse lungo il Sentiero dei Limoni”, tra Minori e Maiori, con il Premio “Cuonc Cuonc” Azienda Agricola, e del 31 Maggio per “Libero di essere”, contest poetico promosso dall’Associazione culturale “Poesie Metropolitane” (https://poesiemetropolitane.wixsite.com/liberodiessere): entrambi sull tema della XV edizione del festival: “Difendo la mia libertà…e anche la tua!” Informazioni sul sito www.incostieraamalfitana.it.

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L’anima contaminata di Brunella Caputo

Sabato sera la regista e scrittrice è stata ospite del contenitore virtuale “Palcoscenico Le Cronache”

 Di Olga Chieffi

Amore, odio, sensualità, tristezza, gioia, dolore, innocenza, peccato, memoria, oblìo, il segno letterario e teatrale di Brunella Caputo è un viaggio verso un mondo infinito e contaminato di passioni, che sabato  sera ci ha avvolto completamente, nel minimo lasso di tempo trascorso insieme, nel contenitore virtuale di questo quotidiano “Palcoscenico Le Cronache”. L’artista si è raccontata a tutto tondo ai nostri lettori, i quali sono anche il suo abituale pubblico, che la segue in tutte le sue performances, che spaziano dal palcoscenico, in veste di attrice e regista, a quella di scrittrice di racconti e testi teatrali, nonché di direttrice artistica di rassegne, che da tempo la vedono divulgatrice d’arte e bellezza. Brunella Caputo ha ringraziato i suoi maestri, coloro i quali hanno creduto in lei e l’hanno convinta a seguire quella strada che lei già intimamente percorreva, dal suo docente di lettere Beniamino Tartaglia, che è il suo “padre” letterario, a Sandro Nisivoccia, che l’ha accolta, insieme a Regina Senatore, nel suo teatro, il San Genesio, prima da spettatrice poi da attrice (lì lo spazio tra platea e palcoscenico era davvero minimo e accedere alla ribalta era facile), giovanissima, ballerina nell’operetta “Al cavallino bianco”, per poi interpretare Diana, l’amante di Domenico Soriano in Filumena Marturano. “Ero una liceale e praticavo ginnastica ritmica a livello agonistico, allieva della famosa Monica Benedikova – ha raccontato Brunella – occorrevano elementi per il balletto del Cavallino Bianco e mi ritrovai in palcoscenico, poi il ruolo di Diana, e da quelle tavole non sono più scesa”. “Riguardo la scrittura è – ha continuato la Caputo – avvenuta la stessa cosa. Ho sempre scritto in versi, racconti, ma per me. Mi sono cimentata anche nella scrittura drammaturgica e lì ho avuto un altro grande maestro, Francesco Silvestri, che mi ha dato la spinta e la convinzione che avrei potuto fare”. E’ noto che Brunella Caputo vive un po’ in Italia, un po’ in Brasile con suo marito, ed è parte, quindi, di tutti i Sud di un Mondo, contaminato, da sonorità e tradizioni appartenenti ad altre culture,  teatralizzato, visualizzato, sublimato, nella sua nudità crudele ed esibita, nelle sue metamorfosi enigmatiche e perturbanti, partecipe del sogno e dell’ espera, vissuta nella visione di una distesa di lavanda a Cunha, nel Brasile interno, e del suo amore per il teatro di Beckett, nato dall’immagine di Mario Scaccia in “Aspettando Godot”. Quell’enorme pausa, un silenzio “pieno”, si è trasformata nel volume “Attesa- frammenti di pensiero” pubblicata da Homo Scrivens e in Espera, uno spettacolo di parola e danza, una produzione dell’Associazione Campania Danza, con la direzione artistica Antonella Iannone, le coreografie di Annarita Pasculli, e il disegno Luci e tecnica di Virna Prescenzo. Ancora, Brunella Caputo è la docente madre lingua in Brasile di italiano, ove ha creato diversi incroci sonori tra la nostra lingua e il portoghese, in una riflessione sulle diverse musicalità prodotte, è la regina del noir, al fianco di Maurizio De Giovanni, con diversi progetti, tra cui lo spettacolo “Tre volte per amore”, con la stessa Brunella Caputo, in scena, affiancata da Teresa Di Florio e Antonella Valitutti, protagoniste di tre casi di cronaca nera, tre monologhi che indagano la metamorfosi delle passioni fino alle sue derive più estreme, nel vortice della loro vita e che mostrano il loro cuore oscuro, il lato buio dell’anima. Ancora in libreria e, immaginiamo a breve in palcoscenico, con “Dell’acqua e dell’amore”, due elementi assoluti e simbolici della vita, che si confrontano e si compongono sulla pagina diafana. Non per ultima, la Brunella direttrice artistica de’ “La Notte dei Barbuti”, prima ospite delle antiche pietre di Santa Apollonia, e oggi, ancora per quest’estate dell’arena all’aperto di Chiara Natella. Finale dedicato ad Erri De Luca e al suo “In nome della madre”, il dogma della notte di Natale, il parto della vergine, che diventa carne e sangue, donna impaurita ma forte, tanto da sfidare leggi e villaggio senza mai abbassare la testa. Una donna che difende suo figlio, solo suo, da tutti e che per quel figlio non teme nemmeno la morte per lapidazione, come la legge comandava, a cui Brunella ha donato un realismo di livello superiore al reale, al punto da diventare dimostrazione di ciò che è il personaggio, in un realistico che si fa epico, in un sentimento che si esibisce.

 

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Al via oggi “èPrimavera…fioriscono Libri”

Autilia Avagliano con “Din Don Down” (Marlin), Alberto Sant’Elia con “Il cancello di ferro battuto” (Reginè), e Pino Lodato con “Lezioni di Musica” (Printart), sono i protagonisti del primo appuntamento, oggi alle ore 18.45, in Largo Solaio dei Pastai, dell’ottava edizione di èPrimavera…fioriscono Libri, promossa da ..incostieraamalfitana.it Festa del Libro in Mediterraneo, in collaborazione con Comune e Pro Loco di Minori. “Din Don Down” di Autilia Avagliano racconta di Alberto, nato con quel cromosoma in più che genera la sindrome di Down. Ma è anche la storia di una giovane donna e del suo impatto con la disabilità inaspettata di un figlio e delle ripercussioni che ne derivano in seno alla famiglia e nel contesto esterno. In una successione di capitoli brevi, con un linguaggio semplice e comunicativo, a volte brutale, vengono a galla momenti chiave, come il trauma della scoperta della sindrome a nascita avvenuta, la rozza mancanza di empatia da parte di medici e psicologi, la consapevolezza che la sindrome non è una malattia ma una condizione genetica, l’alleanza familiare nell’impegno della crescita, gli ostacoli, le remore e le discriminazioni nella formazione scolastica e perfino catechistica, la lotta vincente per un’inclusione reale all’interno della società e delle istituzioni, la serena normalità con la quale si è riusciti a vivere l’anomalia di partenza. Quella di Alberto e della sua famiglia è una storia personale ma anche una storia comune a tanti, di quelle che hanno un inizio ben chiaro e definito, ma il cui sviluppo è determinato dalle scelte che volta per volta si è costretti a fare. Vittorio, protagonista de “Il cancello di ferro battuto” di Alberto Sant’Elia, nel suo viaggio porta con sé il ricordo che diventa una ricostruzione fantastica e onirica della sua vita, una scelta romantica, come se fosse una biografia. Il racconto della sua vita, attraverso un’ordinata alternanza di presente e passato, crea indissolubili parallelismi che ritraggono fotogrammi di aspetti sociali e generazionali. L’emozioni di un bambino e poi quelle di un ragazzo, gli anni sessanta e settanta che produssero i frutti del nuovo benessere comune in Italia, fino ad arrivare al suo presente. La ricerca artistica e umana tessuta di curiosità e fatti di storia.”Lezioni di musica”, come racconta l’autore Pino Lodato, non tratta di lezioni tecniche di musica “che non sarei assolutamente in grado di rendere, non essendo un musicista e quindi non avendo competenze tecniche. “Lezioni di Musica” sono quelle che la musica ci può consentire di apprendere, traendo dai molteplici profili secondo cui l’uomo interloquisce con essa”. Rapporto tra uomo e musica di cui in questo libro è dato conto rappresentando piccole storie, impressioni, istantanee, stati d’animo. Con gli autori si intratterrà il direttore organizzativo di ..incostieraamalfitana.it Alfonso Bottone.Le serate si snoderanno nel rispetto delle norme anti Covid 19. Sul fronte “concorsi” invece si avvicinano le scadenze del 13 Maggio per la partecipazione a “100 poeti e poetesse lungo il Sentiero dei Limoni”, tra Minori e Maiori, con il Premio “Cuonc Cuonc” Azienda Agricola, e del 31 Maggio per “Libero di essere”, contest poetico promosso dall’Associazione culturale “Poesie Metropolitane” (https://poesiemetropolitane.wixsite.com/liberodiessere). Entrambi sul tema della XV edizione del festival: “Difendo la mia libertà…e anche la tua!”. Informazioni sul sito www.incostieraamalfitana.it, sulla pagina facebook @incostieraamalfitana.it, o telefono 3487798939.

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L’esordio letterario della poetessa Valentina De Marco

Ombre è il titolo della prima silloge poetica di Valentina De Marco, tra le uscite di lancio della casa editrice AttraVerso nella collana “Percorsi” dedicata alla poesia contemporanea. Una poesia intensa e riflessiva, un viaggio interiore senza sconti: la De Marco affronta le proprie ombre attraverso la memoria personale e la consapevolezza della condizione umana, cercando di analizzare con coraggio e audacia poetica l’inquietudine interiore e quel senso di solitudine capace di sciogliere e accogliere ogni stato d’animo, individuale e collettivo. “Durante il nostro percorso di vita siamo tenuti a maturare e gestire le nostre paure tramite lo specchio riflesso delle persone di cui siamo circondati” – riporta l’autrice nella nota iniziale – “La microstruttura entro la quale ci facciamo le ossa è il primo palcoscenico su cui esibire, modificare, sviluppare la nostra intelligenza emotiva”. Valentina De Marco è nata a Crotone nel 1984 e vive a Salerno. Ha iniziato a scrivere i suoi primi versi da giovanissima ottenendo il Premio nazionale “Salvo D’Acquisto”. È arrivata finalista a vari concorsi letterari tra i quali: il Premio “Guido Zucchi” 2019; “Habere Artem”; XVII Concorso di “Poesia d’Amore”. Ombre è composto da 64 pagine e disponibile negli store online e in libreria al prezzo di €12.00.

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Fiera del libro, appuntamenti anche a Salerno

È la Campania a proporre per prima in Italia una fiera del libro aperta di nuovo al pubblico. Si terrà dall’1 al 4 luglio in Campania la prima Fiera del Libro, un progetto dedicato al mondo dell’editoria e della lettura con la partecipazione di editori, associazioni e festival che da anni si attivano per la promozione di tutta la filiera del libro. Promossa e finanziata dalla Regione Campania attraverso la Scabec, la Fiera si propone come un appuntamento che coinvolgerà tutto il territorio, partendo dall’ ormai accreditata manifestazione di NapoliCittàLIbro, giunta quest’anno alla sua terza edizione. Con sede a Palazzo Reale in piazza del Plebiscito “NapoliCittàLibro – il salone del libro e dell’editoria di Napoli” ha scelto come tema “Passaggi”, di particolare attualità quest’anno per l’emergenza che stiamo ancora attraversando. L’edizione 2021 si aprirà il primo luglio con la dedica a Luis Sepulvedae con un incontro speciale in memoria dello scrittore cileno che sarebbe dovuto essere il testimonial della terza edizione della manifestazione e che invece è scomparso lo scorso anno proprio vittima del Covid. Ideale meta di circolazione e scambio come il luogo che lo ospita, sinonimo di apertura e libertà come la dimensione onlineche anche lo caratterizzerà, il Salone riabbraccerà il suo pubblico proponendo riflessioni sui temi più attuali della nostra contemporaneità: presenti sia nella dimensione fisica che in quella digitale, a NapoliCittàLibro arriveranno protagonisti del mondo culturale e scientifico, volti noti dello spettacolo e interpreti del nostro tempo come giornalisti, narratori, saggisti e studiosi, pronti a condividere le proprie esperienze e punti di vista. 80 stand si distribuiranno nei cortili del Palazzo Reale con un itinerario di libri che sarà arricchito anche da spettacoli teatrali, musica e appuntamenti con gli autori La Fiera campana del Libro non è solo il salone: sempre in quei giorni si terranno appuntamenti e presentazioni, con incontri con scrittori noti al grande pubblico e personalità del mondo dell’editoria anche a Salerno, Caserta, Avellino e Benevento attraverso un truck brandizzato che si muoverà nelle piazze e in luoghi allestiti per l’occasione in sicurezza. Sempre della Fiera del Libro fa parte “Campania che legge” il format in digitale dedicato alle librerie e agli editori campani, già in onda dal mese di marzo realizzato anche con la collaborazione del festival Salerno Letteratura, della Fondazione Alfonso Gatto, del Premio Napoli e dell’Emeroteca Tucci, in circa dieci appuntamenti trasmessi sui canali social ogni giovedì, organizzati dalla Scabec.

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Al via il concorso letterario “Rodio”

L’associazione culturale Fucina Rhodium con il patrocinio del Comune di Pisciotta e del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, ha dato il via al concorso letterario “Rodio: la sua gente e i suoi luoghi. Cunta ca ti spassi”. Il Cilento è Terra di Valore. Rodio, in provincia di Salerno, è un piccolo Borgo che si preoccupa di dar valore alla propria ricchezza storico-culturale e si propone come luogo di opportunità di vita significativa. “Il nostro impegno associativo – dichiara l’Avv. Anita Feola, Presidente dell’Ass.ne Culturale Fucina Rhodium di Rodio, fraz di Pisciotta – è stato sempre quello di ricercare, valorizzare e promuovere il bagaglio storico-culturale del nostro Territorio, cercando di nutrire con linfa vitale anche un piccolo Borgo che così diviene luogo di esclusive opportunità futuristiche di vita, ancor più significative in questo momento storico”. L’Associazione, a tal fine, considerando che “Un luogo è casa, colori, profumi, radici e ricordi. È fonte di ispirazione, da sempre, per poeti e scrittori”; che un luogo, in quanto memoria e respiro vive e deve vivere e aiuta a vivere, in data 21 aprile 2021, con il Patrocinio del Comune di Pisciotta e del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, ha organizzato e promosso il concorso Letterario/Poetico “ Rodio: La Sua Gente ed i Suoi Luoghi. Cunta ca ti spassi”. Tale evento rientra in un più ampio progetto di rilancio culturale, di prossima attuazione, che consentirà di contraddistinguere il borgo quale peculiare attrattiva turistico-culturale. Per il Regolamento e la scheda di partecipazione : www.fucinarhodium.it

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A Minori, “èPrimavera…fioriscono Libri”

Mentre fervono i preparativi per la serata inaugurale, il 21 maggio nei Giardini di Palazzo Mezzacapo a Maiori, della XV edizione di ..incostieraamalfitana.it Festa del Libro in Mediterraneo, si avviano la 6a edizione di Atrani Muse al…Borgo, nella piazza-salotto di Atrani, e l’ottava edizione di èPrimavera…fioriscono Libri, in Largo Solaio dei Pastai a Minori. Tre gli appuntamenti di Atrani, in collaborazione con il Comune ed il Forum dei Giovani. Si comincia venerdì 7 maggio, ore 18.45, con la presentazione del libro di Giuseppe Braccolino e Fabiana Ippolito “Dannatamente Chef! Il romanzo reale, lontano dai riflettori dei divi contemporanei”, edito da D&P; con un intervento del giornalista de “Il Mattino” Alfonso Sarno. Nel corso della serata Andrea Donato rappresentanze presenta i vini delle Cantine Moio, dell’Azienda vinicola Conte D’Attimis, di Vini Le Origini; interverranno anche Biondo Cardaropoli e Giusy Di Vuolo, patron delle Cantine Cardaropoli. Venerdì 14 maggio, ore 18.45, il direttore organizzativo di ..incostieraamalfitana.it Alfonso Bottone incontrerà Lucia Cammarota autrice de “I diritti del turismo, per chi viaggia e per chi ospita”, pubblicato da Direkta Edizioni Giuridiche. Si chiude lunedì 24 maggio, ore 19.00, con una serata dedicata all’Amore. In collaborazione con l’Associazione culturale ACIPeA di Atripalda, dieci poeti e poetesse declameranno versi propri sul tema dell’Amore: Lucia Gaeta, Maria Clotilde Cundari, Adele Denza, Carmelina Di Paolo, Vincenzo Galluzzi, Alfonso Gargano, Gerardo Landi, Lucia Ruocco, Annamaria Tagliamonte, Marina Villani. A seguire, con il supporto dell’Azienda Agricola Cuonc Cuonc di Minori, saranno premiati i vincitori del Premio “Caro amore ti scrivo…” per il migliore whatsapp inviato nel giorno di San Valentino 2021: Teresa D’Amico di Cava de’ Tirreni prima classificata, Adriana Dell’Amico di Caserta e Alfonso Ferraioli di Mercato San Severino secondi ex aequo, Antonino Russo di Meta di Sorrento terzo. Chiuderà la serata l’anteprima del libro della poetessa Rosaria Zizzo “fogli e foglie”, edito da Terra del Sole. Tre anche gli appuntamenti di Minori, in collaborazione con il Comune e la Pro Loco. Inizio sabato 8 maggio, ore 18.45, con la presentazione di Autilia Avagliano “Din Don Down” (Marlin), Alberto Sant’Elia “Il cancello di ferro battuto” (Reginè), Pino Lodato “Lezioni di Musica” (Printart). Sabato 15 maggio, ore 18.45, il direttore organizzativo di ..incostieraamalfitana.it Alfonso Bottone si intratterrà con Gioconda Marinelli autrice di “Destinazione Tina Pica”, edito da Giovane Holden, e con Piero Antonio Toma e Lino Blandizzi autori di “A suon di parole. Due racconti in 13 canzoni”, pubblicato da Guida. Al cantautore napoletano Lino Blandizzi la XV edizione di ..incostieraamalfitana.it Festa del Libro in Mediterraneo consegnerà uno speciale premio alla carriera, per festeggiare i suoi 30 anni di attività artistica. Si chiude martedì 25 maggio, ore 19.00, con “D. Storie di donne”, libero adattamento teatrale con le attrici Maria Staiano e Wilma Perla, e l’intervento della violista Alyssia Cappotto. Le serate si snoderanno nel rispetto delle norme anti Covid 19. Sul fronte “concorsi” si avvicinano le scadenze del 13 Maggio per la partecipazione a “100 poeti e poetesse lungo il Sentiero dei Limoni”, tra Minori e Maiori, con il Premio “Cuonc Cuonc” Azienda Agricola, e del 31 Maggio per “Libero di essere”, contest poetico promosso dall’Associazione culturale “Poesie Metropolitane” (https://poesiemetropolitane.wixsite.com/liberodiessere): entrambi sull tema della XV edizione del festival: “Difendo la mia libertà…e anche la tua!”. Informazioni sul sito www.incostieraamalfitana.it, sulla pagina facebook @incostieraamalfitana.it, o telefono 3487798939.

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Sanguineti: scuola, cerchio e cielo del Sole

“Quando sono nato mio padre non era ancora laureato, non aveva un lavoro e né tanto meno aveva intenzione di mettere al mondo un bambino. Egli fu sostanzialmente obbligato da mia madre e ne è stata testimonianza la sua rivelazione nei miei confronti in cui, per l’appunto, egli affermava di non volere un figlio.” Parole, quelle di Federico Sanguineti, che per quanto possano sembrare apparentemente colme di dispiacere sono espresse con un sentimento quasi frigido, a testimonianza -probabilmente- del rapporto non sempre roseo con la figura paterna. Sanguineti, difatti, mette in luce i propri ideali, affermando di non essere conformi a quelli del padre Edoardo e manifestando un’indubbia libertà di espressione che, pur essendo minimamente influenzata dallo stile del padre, risulta essere particolarmente peculiare. Ad oggi Federico Sanguineti è filologo e accademico presso l’Università di Salerno e autore di diversi libri, ultimo dei quali “Le parolacce di Dante Alighieri”, opera di cui si è potuto discutere quest’oggi in compagnia proprio dell’illustre autore torinese, il quale si è prestato alle numerose domande poste da parte degli studenti di diversi istituti scolastici salernitani. All’interno della propria opera l’autore ha sottolineato con enfasi la molteplicità dei temi presenti, i quali vengono trattati attraverso un’accurata analisi della celeberrima Divina Commedia di Dante Alighieri. Sanguineti, difatti, si presenta affermando di non essere intenzionato a tenere una lezione, ma di voler interpretare e riflettere, insieme agli studenti, sulle parole della Divina Commedia. A tal proposito l’autore pone un’ulteriore riflessione circa il metodo di insegnamento attuale, richiamando a sé un’affermazione fatta da Dante nella Monarchia il quale affermava che l’essere umano vive sulla Terra spinto dalla propria fame di conoscenza e dalla propria curiosità; tuttavia la curiosità dell’uomo deve stimolare alla ricerca di novità e non alla ripetizione in modo meccanico di un sapere già noto. I sapienti, inoltre, non sono in grado di insegnare e hanno il solo compito di apprendere. Sanguineti, dunque, alludendo alle parole del Sommo Poeta, critica l’istituzione scolastica dei giorni nostri, affermando la necessità di una scuola identificata come luogo di ricerca comune e non di trasmissione del sapere, dove studenti e insegnanti collaborano unanimemente per lo stesso scopo, riducendo le nozioni teoriche e applicando al contempo un insegnamento pratico maggiormente incisivo. Dante, dunque, può essere concepito come un poeta innovatore, che stravolge le convenzioni del Trecento attraverso una visione progressista. Egli, difatti, oltre che a sostenere un metodo di insegnamento innovativo, introduce per la prima volta nella storia l’immagine di un angelo donna attraverso la figura di Beatrice, suscitando scalpore. Nel Paradiso, inoltre, Dante mostra l’inesistenza della proprietà privata, criticando quella che era l’avidità della società borghese dell’epoca e anticipando, dunque, il Comunismo di Marx. Sanguineti, illustrando, i vari aneddoti citati all’interno della Commedia invita gli studenti a riflettere circa la critica di Dante verso le convenzioni sociali del Trecento, le quali si riflettono, tuttavia, ancora oggi. Non a caso la Divina Commedia è considerata una vera e propria enciclopedia del pensiero, la quale –come afferma Sanguineti- non va studiata, bensì interpretata, traendone profitto per migliorare un mondo che per quanto possa essere all’avanguardia, risulta ancora legato a convenzioni e limiti sociali di un’epoca ormai troppo lontana. Per rivedere l’incontro cliccare sul link: https://www.youtube.com/watch?v=TYfT6wlvje0&t=116s

Michele De Prisco

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Salerno Letteratura ricorda Montale

di Monica De Santis

“Il Covid e il coprifuoco non devono fermare la cultura”… Partendo dalle parole rilasciate nel corso di un’intervista, al nostro giornale, dall’Assessore Antonia Willburger, possiamo finalmente dire che a Salerno sta ripartendo la cultura. E ripartirà con Salerno Letteratura il più grande festival letterario del Sud che prenderà il via il 18 giugno e che quest’anno sarà dedicato ad Eugenio Montale a quarant’anni dalla sua morte. Nove giorni a cui parteciperanno scrittori, musicisti, attori e artisti italiani e stranieri. A presentare l’edizione 2021 è stata l’ideatrice e direttore organizzativo della manifestazione Ines Mainieri, che con il suo staff ha progettato un’edizione molto particolare del festival. Anche per questa edizione saranno oltre 100 eventi previsti in cartellone con ospiti di altissimo profilo, a cominciare da Olga Tokarczuk, scrittrice Premio Nobel per la Letteratura, a Jhumpa Lahiri, Premio Pulitzer, da Alessandro Baricco a Erri De Luca. Ed ancora tra gli ospiti protagonisti della musica, del teatro e del cinema come Nada, Moni Ovadia, Lino Guanciale e Sabina Guzzanti. Ma l’elenco degli ospiti è ancora lungo. Vanno segnalate anche la partecipazione di André Aciman, Jonathan Coe, Hanif Kureishi, Benjamin Labatut, rivelazione della letteratura internazionale, Guillermo Arriaga; popolari autori italiani come Dacia Maraini, Nicola Lagioia, Lidia Ravera, Daria Bignardi; grandi scienziati come Guido Tonelli e Antonella Viola; l’omaggio a Lucio Dalla di Gino Castaldo e Ernesto Assante, Ezio Mauro, Francesca Mannocchi, Giovanna Pancheri, Filippo Ceccarelli e Gabriele Romagnoli, Eva Cantarella, Ivano Dionigi, Nadia Fusini, Vera Gheno, Giovanni Bietti, Luigi Manconi e Luciano Violante. Il titolo dell’edizione, Le Occasioni, sta a indicare la vera natura di un grande festival: non solo un contenitore di eventi, ma un propulsore, un continuo innesco di “occasioni” culturali su un territorio. Occasioni, intanto, di lavoro: tanto più durante una crisi sanitaria che ha costretto moltissimi artisti a fermarsi. Ma occasioni intese anche come opportunità di collaborazione fra figure diverse, di dialogo, di relazione. Salerno Letteratura quest’anno si moltiplica: diventa laboratorio di creazioni, producendo performance e spettacoli che nascono a e per Salerno Letteratura, e che poi saranno portati in giro per l’Italia avendo come partner produttivo il festival. E poi il programma si amplia: alle storiche sezioni di narrativa italiana e straniera, agli spettacoli dal vivo, al Premio Salerno Libro d’Europa, che coinvolge le voci giovani più interessanti della letteratura europea, si aggiunge quest’anno SalernoFilosofia una vera e propria costola “filosofica” del festival, derivata dalla volontà di incrementare le occasioni per riflettere sul nostro tempo e accentuare la sfida del pensiero che sempre deve essere un grande evento culturale. Si confermano la Summer School, lo spazio di formazione per i giovanissimi, e il rapporto con il Premio Strega, che presenterà al pubblico gli autori della cinquina in uno dei primi appuntamenti pubblici in assoluto dopo la proclamazione. Quest’anno, poi, il rapporto con il pubblico sarà cementato da flash mob e performance estemporanee, con l’intento di attingere a un patrimonio creativo che ha visto Salerno essere, in stagioni più o meno lontane, un luogo di effervescenza artistica e con l’obiettivo di ampliare il più possibile la platea, raggiungendo anche i più distratti.

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Il Dante di Sanguineti per le nuove generazioni

di Olga Chieffi

Stamane una Tempesta spazzerà via secoli di incrostazioni, sedimentazioni, tradizioni sullo studio dell’opera dantesca. Dalle 10,20 alle 11,20, infatti, il filologo Federico Sanguineti, dialogherà in diretta sui nostri canali social Facebook, https://www.facebook.com/lecronachequotidiano e YouTube https://www.youtube.com/channel/UCJaOrPcGFKLxjQWMMDaiM4g, con gli studenti dei licei “Torquato Tasso”, “Francesco De Sanctis”,“Giovanni da Procida” e “Alfano I” di Salerno, unitamente al “Renato Caccioppoli” di Scafati, co-organizzatore dell’evento e al liceo “Galizia” di Nocera Inferiore, e con tutti i nostri lettori, prendendo quale “Launching pad” per dirla con Duke Ellington, la sua ultima opera “Le parolacce di Dante”, in libreria per le edizioni Tempesta, con la prefazione affidata a Moni Ovadia. Un agile volumetto pubblicato in occasione dell’anno celebrativo del DCC anniversario della morte dell’Alighieri e del centenario della fondazione del Partito Comunista Italiano. Sono 14 i capitoli, in scrittura chiara e comunicativa, in ossequio all’onestà intellettuale che contraddistingue l’autore, attraverso cui si snoda la storia e l’analisi della “parolaccia”, dalla Bibbia in poi, passando per il “Manifesto del partito comunista” di Karl Marx e Friedrich Engels, ovvero della sua anticipazione nella Commedia di un’Italia serva e borghese. Gli studenti saranno “iniziati” allo stile di Federico Sanguineti, che è un approccio all’opera, è un incrocio tra il porsi “vergine” al cospetto della pagina, ma allo stesso tempo, lascia trasparire un lavoro di ricerca e deduzione intensissimo. Il messaggio lanciato sarà quello di non sottostare a quella concatenazione di sistemi e imposizioni, blocchi marmorei, sotto cui aggobbire, ma far ricerca e interpretazione in prima persona, d’ispirazione e immediato riferimento. Un metodo, secondo il quale ciò che rimane nascosto non stabilisce il limite e lo scacco dell’interpretazione, ma ne costituisce il terreno fecondo, ove, qui, un nuovo modus può fiorire e svilupparsi. In quest’ opera, inserita nella collana della casa editrice “Filologia minima essenziale”, caratterizzata da una sintesi stringente e una scrittura semplice e per “sottrazione”, l’invito è quello di ricominciare dalla pagina dantesca, in difesa della sua bellezza, e ancora, verificare, immaginare, scegliere, analizzare, ideare per conseguire nuove folgorazioni e meraviglie inaudite e nuovi spegnimenti angosciosi, in un avvicinarsi, tendere, aspirare continui a qualcosa che mancherà, che non si otterrà.

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Viaggio dentro l’intelligence italiana

di Monica De Santis

Sarà presentato questa mattina presso la sala stampa della Camera dei deputati, il libro “Intelligence collettiva – Appunti di un Ingegnere rapito dai Servizi Segreti”, scritto dal parlamentare salernitano ed ex sottosegretario di Stato alla Difesa, Angelo Tofalo. Il volume edito dalla Fondazione Margherita Hack svela in modo semplice ed intuitivo la storia, la struttura e i ruoli di un apparato che si occupa di fornire al decisore politico il più prezioso degli strumenti: l’informazione. Il testo raccoglie i contributi di professionisti che a diverso titolo si sono occupati di “Intelligence” e che possono descrivere, attraverso esperienze vissute, le dinamiche che si celano dietro le articolazioni dello Stato che compongono il Sistema di Informazione per la Sicurezza della Repubblica. Un mondo affascinante, conosciuto a tutti come “Servizi segreti”. Il libro vuole essere un aiuto per il lettore, con un approccio didattico, a comprendere l’importanza strategica di un potentissimo strumento che si è dovuto adattare nel tempo ad un contesto molto più complesso fatto di intricate relazioni globali. Difendere il Paese dalle minacce interne ed esterne vuol dire preservare i valori fondanti della nostra democrazia e difendere la sovranità politica dagli appetiti mondiali. “Questo libro è il frutto di relazioni, studi, convegni, tavole rotonde, interviste e dialoghi che hanno arricchito la mia esperienza politica ed istituzionale. – spiega Angelo Tofalo – Ho voluto creare un progetto editoriale per consentire a tutti, in particolar modo a chi non ha una solida cultura di settore, di comprendere rapidamente quanto per un Governo e per un Paese sia di vitale importanza poter disporre degli strumenti tipici del mondo dell’Intelligence. – prosegue ancora il parlamentare salernitano – Offrire ai cittadini delle letture semplificate di apparati complessi vuol dire aiutarli a comprendere meglio le azioni che possono destabilizzare o rafforzare le nostre istituzioni e renderli parte attiva di un processo di crescita collettiva. Intelligence Collettiva è un progetto divulgativo che ho creato con l’obiettivo di rafforzare il Sistema Paese nel suo insieme. Se vogliamo contribuire alla costruzione di un nuovo modello di sicurezza partecipata dobbiamo connettere maggiormente i tre nodi che rappresentano le principali dimensioni espressive dell’attività umana: il cittadino, lo Stato e l’azienda. Il primo libro, edito dalla Fondazione Margherita Hack, inaugura un progetto di più ampio respiro su un settore che ritrae temi di importanza strategica e che, a mio avviso, non ha mai trovato un adeguato spazio di espressione nella dimensione specifica della ricerca di un pubblico più ampio. – conclude Tofalo – Limitare nozioni così importanti agli addetti del settore sarebbe un peccato veniale che non possiamo permetterci se vogliamo costruire un Paese più consapevole sulle dinamiche che ne determinano gli interessi più profondi”. La Fondazione con i ricavi avvierà un progetto di catalogazione di 18.000 tra volumi, libri e appunti prodotti dall’altrofisica e accademica Margherita Hack e da suo marito Aldo De Rosa.” Aggiunge Marco Santarelli, direttore scientifico della Fondazione Margherita Hack.

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Catello Maresca ospite degli studenti del Cacciopoli di Scafati

di Patrizia Polverino

“Pandemia & virus sociale” questo il tema dell’incontro in videoconferenza che si terrà nel pomeriggio di oggi alle ore 15.30 e che vedrà gli alunni del Liceo R. Caccioppoli di Scafati dialogare con il dottor Catello Maresca, sostituto procuratore generale di Napoli e la dottoressa Luisa D’Aniello, psicologa ed esperta in criminologa. Moderatrice dell’incontro sarà la dottoressa Federica Auricchio, referente territoriale dell’associazione Animus, che da qualche tempo si occupa di organizzare queste interessanti video conferenze, con gli studenti del liceo di Scafati. La scuola è istituzione e insieme comunità sociale di crescita umana e civile e, in quest’ottica, il Liceo R. Caccioppoli e l’associazione Animus di Scafati hanno ideato questo nuovo incontro-dibattito nell’ambito delle attività di arricchimento del curricolo di Educazione civica, curato dalle referenti professoresse Elena Battigaglia ed Emilia Vitale, per la costruzione armonica di cittadinanza attiva dei giovani cittadini affinché il contributo concreto di ciascuno possa diventare apporto integrante della crescita del territorio. Tanto si è detto della pandemia che da circa due anni dilaga in tutto il mondo e che ha messo in crisi la normalità di ogni sistema sociale ed economico, facendone emergere le fragilità e le incongruenze. Indagini e analisi previsionali condotte sui primi effetti della pandemia nei diversi paesi europei mostrano scenari allarmanti sull’ampliamento della povertà e l’esclusione sociale, terreno fertile per la criminalità organizzata. L’associazione Libera e Lavialibera nel rapporto “La tempesta perfetta. Le mani della criminalità organizzata sulla pandemia” hanno prospettato la crescita esponenziale dei profitti della criminalità e l’ultima Relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia (Dia) parla di seri rischi di infiltrazione e della crescita di riciclaggio e corruzione in vari settori dell’economia legale, soprattutto in aree territoriali già svantaggiate. Si percepisce, un po’ ovunque, il rischio concreto che la criminalità organizzata sfrutti l’aumento della povertà per insinuarsi nelle nostre piccole e grandi comunità locali. Il nesso causale tra povertà e illegalità è complesso, ma non sconosciuto o nuovo. Il filosofo settecentesco Antonio Genovesi In una delle sue Lettere accademiche, “È la povertà che crea i criminali” spiega come a criminalità non agisca sulla coscienza delle persone ma sul loro stomaco: chi non ha da mangiare o da coprirsi sarà sempre spinto dalla necessità a procurarsi il cibo e i vestiti anche attraverso il crimine. Di qui allora la necessità di istituzioni e comunità di intervenire all’unisono per impedire che le difficoltà economiche di famiglie e cittadini possano far gola al malaffare. La lotta alla legalità parte dal nostro piccolo: è una questione di cultura mentale. La scuola lo sa e non arretra nel suo impegno di formazione dei giovani cittadini di domani.

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In libreria per la casa editrice Marlin, il terzo romanzo di Simona Moraci, ambientato in un quartiere a rischio criminalità, in una periferia siciliana

di Olga Chieffi

“Prendere servizio dovrebbe essere uno dei momenti più emozionanti nella vita di un insegnante. Mi aggiravo, non senza perplessità, tra le vie costellate di baracche del quartiere di quella che sarebbe divenuta l’altra mia città di mare” E’ questo l’incipit dell’ ultimo lavoro di Simona Moraci, messinese, giornalista e insegnante, in libreria per la Marlin di Tommaso e Sante Avagliano. Un romanzo che nasce dalla sua esperienza maturata negli ultimi anni sulla “frontiera”, nelle scuole di quartieri a rischio, dove si vive un universo aa parte: tutti i sentimenti, le emozioni sono amplificati e occorre trovare un equilibrio “nuovo”. Rabbia e innocenza, di pianto e risate, di questi bambini straordinari e fuori da ogni schema, le emozioni sono l’essenza di “Duecento giorni di tempesta” In primo piano la storia della giovane insegnante Sonia, catapultata in un quartiere a rischio di una città di mare siciliana in mano alla criminalità. Una “terra straniera” ma anche una sfida per Sonia, in fuga dal passato. La scuola è fatta da classi “esplosive”, così chiamate dai professori per il livello disturbato e disfunzionale dei comportamenti degli alunni. Da qui una narrazione incalzante che lascia spazio alla capacità da parte dei docenti di entrare in relazione con i ragazzi e anche a un complicato triangolo amoroso che coinvolge la protagonista con due suoi colleghi: Stefano e Andrea. A portare conforto nella sua vita è il collega di Scienze Motorie, napoletano dal volto paterno, Giulio, e l’amica di sempre, Altea. Ma, ad accorrere in suo aiuto, c’è soprattutto Stefano, un uomo sfuggente che alterna silenzi e fughe. Sonia ne rimane immediatamente colpita, ma Stefano mostra nei suoi confronti un comportamento contraddittorio: corre in suo aiuto nei momenti di crisi, durante le risse in classe, e subito dopo tende a chiudersi in sé stesso, sicché i loro incontri si trasformano spesso in scontri, fughe e ritorni. Andrea invece riesce a stabilire una relazione con Sonia, fatta di passione e comprensione. Tuttavia, il suo temperamento aggressivo degenera in violenza quando Stefano decide di non scappare più da lei. Sarà la gravidanza della donna a rimettere tutto in gioco: Sonia, Stefano e Andrea troveranno la forza di andare avanti insieme?La Moraci fa immergere i lettori in un territorio nel quale le famiglie vivono situazioni difficili e l’istituzione scolastica cerca di arginare il malessere di alunni ribelli a ogni regola e disciplina. Il romanzo racconta le traversie interiori e amorose del personaggio principale e la lotta dei professori per strappare i ragazzi al degrado, in una “tempesta” romanzesca che coinvolge e fa riflettere. «Un Sud scontroso e una scuola a rischio: due frontiere, – si legge nel quarto di copertina redatto dallo scrittore Vladimiro Bottone – due sfide, un corpo a corpo fra studenti difficili e un’insegnante al vertice di un triangolo amoroso carico di passioni e chiaroscuri come la scrittura dell’autrice. Al seguito della sua protagonista e io narrante, Simona Moraci ci trascina nel suo anno di scuola che diventerà anche una sorta di educazione sentimentale. Un’avventura che, per il lettore, si trasformerà in una lezione memorabile».

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In uscita il prossimo 25 aprile il nuovo libro di Giordano Criscuolo

di Monica De Santis

Sarà in vendita dal prossimo 25 aprile l’ultimo lavoro di Giordano Criscuolo dal titolo “Fiabe sorprendenti per principesse e disobbedienti”. A presentare l’opera impreziosita dalle illustrazioni di Federica Di Tizio e Tiziana Ricci è lo stesso autore che spiega come “ ‘Ho impiegato una vita per imparare a dipingere come un bambino’ Terminata la stesura delle fiabe ho fatto mie queste parole di Picasso. Le storie sono nate sempre durante le lunghe giornate passate in casa con i miei bambini, Nicole e Pier Paolo. Alcune hanno preso vita un pezzo per volta, nel corso dei giorni; altre, come “Pier BrumBrum e Giorgia Boom!”, sono arrivate così, per intere, all’improvviso. Sono storie, dunque, nate prima dai desideri dei miei bimbi e poi dalla mia voce. Storie orali che stanno a loro agio nella voce di un genitore che rimbocca le coperte ai propri figli, fatti meravigliosi che trovano la loro dimensione ideale nei racconti attorno al fuoco. Ed è probabilmente per questo motivo che ho trovato difficile, difficilissimo, riportarle su carta. Mi ha aiutato nell’impresa una vecchia macchina da scrivere: a lei ho deciso di raccontare, con le stesse parole che usavo per i miei figli, queste fiabe. Con mio enorme stupore mi sono reso conto che è stato veramente un narrare, un discorrere, più che uno scribacchiare. Di fronte non avevo più la fredda luminescenza di un monitor sul quale potevo scrivere e cancellare la stessa frase anche per un’intera giornata. No: la prima frase, la prima parola, sulla macchina da scrivere, era quella giusta. Successivamente ho letto e riletto decine di volte quello che avevo scritto e decine di volte ho cercato di rendere sempre più semplici gli avvenimenti, le parole, la punteggiatura, la struttura dei racconti. Ritornando a Picasso, dunque, e parafrasandolo, io ho impiegato un anno per imparare a scrivere come un bambino. Spero di esserci riuscito. Le fiabe sono intervallate da diverse filastrocche, genere in cui mi sento decisamente più a mio agio. Le influenze sono tante, le scopiazzature anche (a chiamarle omaggi farei più bella figura ma la responsabilità sarebbe maggiore). In “Pier BrumBrum e Giorgia Boom!” c’è forte la mano di Rodolfo Cimino, storico sceneggiatore del fumetto Disney italiano che con le sue storie ha contribuito alla magia della mia infanzia. Nelle filastrocche c’è, ovviamente, lo zampino di Gianni Rodari ma, più in generale, c’è l’ascendente che su di me ha avuto da bambino il primo volume de I Quindici, storica enciclopedia del tempo che fu. Le fiabe di “Dolcemiele” e “Desideria e la Chiromante”, che è nata quando Nicole, dopo tante regine cattive, mi chiese una storia con due re buoni, sono figlie dei classici e di Walt Disney. “Acquamarina” venne alla luce tre anni fa su una spiaggia del Cilento e subito finì nel dimenticatoio fino a quando, tempo dopo, i bimbi – che memoria prodigiosa hanno, quando gli conviene, i bimbi – me la chiesero. Dovetti reinventarla daccapo (la prima versione, ho questo dubbio che proprio non vuole andare via, era molto più bella… ma non ricordo nulla). “Zafferana e Nonna Camomilla” è la fiaba che ha i colori più miei: profuma di orti, frutta essiccata, miele, cioccolato, formaggi, solidarietà, giustizia, uguaglianza, unione, tenerezza. Ogni volta che la racconto mi scappa una lacrimuccia. Ogni bimbo ha diritto a una fiaba e a una filastrocca. Mi auguro che le mie parole possano portare magia e leggerezza ovunque.

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Scelta la terna di Salerno libro d’Europa

In attesa della nuova edizione di Salerno Letteratura, in programma dal 19 al 26 giugno 2021, si rimette in moto la macchina del Premio Salerno Libro d’Europa, che fin dalla prima edizione accompagna il festival. La terna del Premio, che sarà sottoposta alla lettura della giuria popolare, è composta da: Il mare è rotondo (Rizzoli) di Elvis Malaj, Tempi eccitanti (Atlantide) di Naoise Dolan, Chi ha ucciso mio padre (Bompiani) di Édouard Louis. La richiesta di iscrizione alla giuria, alla quale possono partecipare tutti i lettori che ne faranno richiesta, va inviata all’indirizzo mail giuriapremio@gmail.com entro il 20 aprile. I componenti della giuria riceveranno una scheda per la votazione sulla quale potranno esprimere una sola preferenza seguita da una valutazione del testo scelto. Sarà cura dell’organizzazione del festival comunicare successivamente il vincitore e la data della premiazione. “Sono anni molto vitali per la letteratura europea. Abbiamo scelto tre giovani autori molto diversi tra loro, un francese, una irlandese e un italo-albanese, tutti, seppur giovanissimi, sono già riconosciuti oltre i confini nazionali – spiega il team dei direttori artistici formato da Gennaro Carillo, Matteo Cavezzali e Paolo Di Paolo – – Nuove voci che si distinguono per l’originalità delle tematiche affrontate e lo stile, segno che le nuove generazioni di scrittori sono più vive che mai. Siamo felici che Salerno si riconfermi la casa delle nuove voci europee”. LA TERNA Il mare è rotondo (Rizzoli) di Elvis Malaj nato a Malësi e Madhe (Albania) nel 1990. A quindici anni si è trasferito ad Alessandria con la famiglia. Oggi vive e lavora a Padova. È stato finalista al concorso 8×8, e ha pubblicato racconti su effe e nella rassegna stampa di Oblique. Dal tuo terrazzo si vede casa mia, il suo esordio e Il mare rotondo è il suo primo romanzo. Tempi eccitanti (Atlantide) di Naoise Dolan nata a Dublino dove ha studiato Letteratura Inglese al Trinity College e ha conseguito poi un master in Letteratura dell’età vittoriana a Oxford. Suoi testi sono stati pubblicati dalla The Dublin Review e da The Stinging Fly. Exciting Times è il suo primo romanzo. Chi ha ucciso mio padre (Bompiani) di Édouard Louis uno scrittore francese, frequenta la Scuola normale superiore di Parigi. Ha curato il volume Pierre Bordieu: l’insoumission en héritage (2013). Il caso Eddy Bellegueule (Bompiani 2014) è il suo romanzo d’esordio, diventato subito un caso editoriale in Francia, cui è seguito Storia della violenza (Bompiani 2016).

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La doppia vita di Alberto Spadolini

di Olga Chieffi

In occasione del cinquantesimo anniversario della scomparsa del grande danzatore Alberto Spadolini, in arte Spadò, l’Atelier di Riccione, che ne conserva la memoria e direi la leggenda, ha dedicato un libro al grande artista. Marco Travaglini, assieme ad Angelo Chiaretti, ispettore onorario dei Beni culturali e ad Andrée Lotey, docente di Letteratura Francese a Montréal, con la prefazione della giornalista Erminia Pellecchia, ha riacceso i riflettori su quest’uomo dal multiforme ingegno, che ha ricevuto il giusto riconoscimento solo dal 2005, anno in cui è venuto alla luce il suo archivio, dalla polvere di una soffitta, con il volume: “Alberto Spadolini: arte e spionaggio (anche l’Italia ha il suo James Bond)”, Ed. Atelier Spadolini. Fu D’Annunzio a scoprirlo come ballerino e a farlo danzare con Ida Rubinstein in “Le martyre de Saint-Sébastien,” musicato da Claude Debussy. Spadolini emigrò a Parigi. Nel 1932 era già premier danseur all’Opéra di Montecarlo, osannato e venerato dal gotha artistico francese, da Jean Cocteau agli attori Jean Marais e Jean Gabin, a Marcel Carné, da Dora Maar a Jean Renoir. Partendo da un’Italia provinciale, passando attraverso i lussuosi salotti di Gabriele d’Annunzio e gli interni rivestiti di povera juta del Teatro degli Indipendenti, Spadolini pittore, scenografo, danzatore, attore, regista, cantante, approda nella scintillante Parigi degli anni Trenta, conteso da Joséphine Baker e Marlene Dietrich. La seconda guerra mondiale lo vede divenire agente per i servizi di spionaggio occidentali e adotta il significativo nome di Ermes, messaggero degli dei. L’anello dannunziano con la spada invitta è sempre con lui e lo rende invincibile nella lotta contro il male, come un moderno cavaliere. Ma le femmes fatales affascinate dal Nijinsky italiano non erano poche, si fanno i nomi di Mistinguett e dell’immortale Marlene Dietrich. Spadò, come lo chiamavano nel bel mondo francese, fu notato anche da Joséphine Baker, che lo volle accanto nel suo spettacolo al Casinò de Paris. La «Venere nera» mulatta, mandava gli uomini in delirio danzando vestita solo di un gonnellino di banane. Con lei il nostro Spadolini ebbe una travolgente relazione sentimentale. Durante l’occupazione tedesca i due si mescolarono con la resistenza antinazista, lei passava informazioni scritte con inchiostro invisibile sugli spartiti. I tedeschi, invitarono Spadò ad esibirsi a Berlino per l’anniversario di Franz Lehar. Spadolini, ormai definito l’Apollo della danza, impersonava un dio greco, e riuscì a stregare Hitler e il suo entourage. Il ballerino, però, lavorava in segreto per uno svedese capo di un gruppo di critto-analisti, trasferendo documenti da Stoccolma a Marsiglia. A guerra finita, eccolo in trionfali tournée a New York e nelle principali città sudamericane, in Asia e in Africa. Aveva casa a Montmartre e la Francia gli aveva messo a disposizione il Palais Chaillot sul Lungosenna, vicino alla Tour Eiffel. Spadolini, ritiratosi dai palcoscenici, si dedica alla passione primitiva, la pittura: i quadri che esegue, visioni oniriche intrise di cromie dense e cangianti, scaturiscono da ricordi autobiografici fondati, come sosteneva Jean Cocteau, sulla “trasmigrazione dell’anima nella danza”.“Spadò danza i suoi sogni. I suoi sogni di pittore”, commenta Max Jacob. Trasferendo sulla tela memorie di visioni e di sensazioni che il confronto con la sua terra gli suscitava, componeva nel tempo un vero diario esistenziale: le vedute marchigiane, dai colori caldi e rassicuranti, sono forse la nota più intima e malinconica, che lo pone agli antipodi di quella Parigi dal fine perlàge che lo incoronò quale Spadò.

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