“Omaggio a Edwin Twombly” di Pietro Lista

Dal 6 AL 12 dicembre 2021 presso la libreria Immagine’S Book in corso Garibaldi 142 (ex libreria Guida) Salerno, il Nucleo di volontariato e di Protezione civile dell’Associazione Nazionale Carabinieri di Salerno apre una sottoscrizione di raccolta fondi. La raccolta si articola sulla consegna ad ogni donante, per una somma pari o superiore a 200 euro, di un multiplo del Maestro Professor Pietro Lista dal titolo “Omaggio a Edwin Twombly” firmato in calce e con autentica sul retro con misure 105 x 75. Il noto artista salernitano di adozione ha inteso incrociare il suo segno pittorico con quello del celebre artista americano dando vita così ad una bellissima ed esclusiva operazione artistica dato l’esiguo numero di 20 multipli non replicabili. L’operazione di raccolta fondi è finalizzata alle attività di volontariato e di protezione civile del Nucleo di Salerno.

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Premio Lattes Grinzane, ieri cerimonia conclusiva a Salerno

di Monica De Santis

Cala il sipario sull’edizione 2021 del Premio Internazionale Lattes Grinzane. Ieri mattina, in modalità on line, si è, infatti, svolta la cerimonia organizzata dalla Fondazione Carisal in collaborazione con il Liceo Sabatini Menna a conclusione della partecipazione di Salerno al premio letterario. Una cerimonia che ha visto la partecipazione del Presidente della Fondazione Carisal, Domenico Credendino, ed ancora quella della responsabile del Progetto, Giovanna Tafuri, la docente coordinatrice delle attività del Liceo Sabatini – Menna, Sara Granata, e degli studenti coinvolti. E’ il terzo anno che la Fondazione Carisal aderisce al Premio letterario internazionale Lattes Grinzane. Si tratta di un premio rivolto alle opere narrative di autori italiani e stranieri pubblicate in Italia tra Gennaio 2020 e Gennaio 2021. Dedicato a Mario Lattes, il Premio nasce per volontà della Fondazione Bottari Lattes e promosso in tutta Italia, in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e le Fondazioni di origine bancaria aderenti, con l’obiettivo di diffondere la cultura ed, in particolare, la lettura tra i giovani. Tra le 25 le scuole ammesse a partecipare in Italia alla XI edizione del Premio Lattes Grinzane, sezione il Germoglio, rientra anche Il Liceo Artistico Sabatini-Menna di Salerno, candidato per il territorio provinciale dalla Fondazione Carisal. Un’esperienza davvero molto interessante e stimolante per i 16 studenti, direttamente coinvolti, nelle vesti di giurati in una delle 25 giurie scolastiche presenti in Italia che ha dato loro, inoltre, l’opportunità di prendere parte in modalità online – alla Cerimonia finale di Premiazione dei 5 romanzi finalisti, tenutasi il 2 ottobre scorso, ad Alba, alla presenza degli autori e con la lectio magistralis di Margharet Atwood, insignita del Premio speciale. La Fondazione Carisal consegnerà buoni libro e forniture scolastiche in favore della scuola e degli studenti coinvolti, quale segno di riconoscimento per la loro partecipazione e l’impegno profuso nell’iniziativa che vede ancora una volta la Fondazione Carisal al fianco delle Istituzioni scolastiche per la crescita culturale dei giovani e della comunità.

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Estempo2Gabriella, Emozioni nonostante tutto

“Estempo2Gabriella – Emozioni nonostante tutto” è il secondo libro uscito il 23 novembre 2021 della salernitana Gabriella Naddeo. Lo scorso il 16 novembre 2020 Gabriella ha iniziato questo viaggio dentro di se con “Frammenti di pensiero” che l’ha condotta alla consapevolezza che la parola è la sua ancora di salvezza. “I frammenti timidi, impacciati si sono man mano strutturati in un linguaggio esplicativo che è diventato la mia personale prosa, così come la definisco la “prosa del poi che spera” che fa da contrasto al termine prosopopea da me usato in maniera spropositata. – spiega l’autrice – La parola mi ha rapita e non c’è altra via d’uscita. La parola è per me pura magia: è il mio cuore che entra in competizione con l’espressione colorandola di passione. La parola mi ha ingannata, mi ha incantata, innamorata, mi ha riscattato ed ha reso la mia frase sempre più audace con una maggiore prerogativa espositiva. La parola entra dentro di me e si veste delle mie emozioni più profonde e sincere ed esplode in un significato che lo rende non “vanificato”. – prosegue ancora – Ciò che accompagna la mia “prosa del poi che spera” è l’ironia che mi consente di vivere con un approccio differente le difficoltà e le asperità della quotidianità, illudendomi che ci possa sempre essere una soluzione, una risoluzione. L’ironia che si accompagna alla speranza e mi entusiasma nell’esistenza e quindi fa del Nonostante Tutto la sua vera essenza, il suo punto di partenza. I miei “versi” sono per lo più in rima perché mi diverte la parola capace di allietarmi nella stesura che diventa poi un gioco anche nella sua chiave di lettura. La copertina è il frutto di una mia visione che mi è stata poi sviscerata dalla studio Galdo del maestro Franco Galdo che ha saputo in immagini raccontare il mio mondo. La metamoforsi del mio colibrì in cigno perché, appunto, in me la parola, il pensiero ha subito una evoluzione che si è accompagnata ad una maggiore affermazione della mia personalità. – racconta ancora la Naddeo – L’utilizzo di colori tenui, pastello, quali il celeste e il verde sono l’emblema della serenità e della speranza,la mia grande conquista. Insomma il mio vuole essere un grido di amore nei confronti della vita che Nonostante Tutto, merita di essere vissuta e non derisa e le mie fragilità divenute potenzialità. Dal retro della copertina del libro è l’inizio della mia nuova “ventura”: L’unico parto che mi sia stato concesso, parto da me stessa in compagnia della mia ironia. “Voglio vivere il presente in maniera evidente, esigente, ardente e non essere più assente ed esente. – conclude l’autrice – La mia impronta è pronta in modo palese a declinare liberamente che sono una donna non più sprovveduta ma avveduta che continua a contare sola sulle sue forze, perché chi fa per sé fa per tre”. Il libro potrà essere acquistato online sulla piattaforma Amazon in versione cartacea e Ebook La sua presentazione sarà fatta il 27 dicembre 2021 alle 17,30 presso Palazzo Fruscione nell’ambito della rassegna “I giorni dell’arte a Salerno”

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Viaggio tra i “poeti erranti” di Salerno

di Vincenzo Leone

“Compagnia dei Poeti erranti” di Simona Genta. Associazione culturale nata nel 2017 che opera sul territorio salernitano con diversi eventi culturali itineranti di vario genere. Simona, ci racconta della sua iniziativa e dei suoi progetti. “Il nostro evento di punta è Salerno in versi, che si tiene due volte all’anno in tre o cinque giornate, celebrando l’arte in ogni sua forma e si accompagna al progetto from room to room, che invece, nasce dal lockdown. Lo scopo è quello di intrattenere le persone attraverso la cultura, proponendo loro delle alternative ad i soliti svaghi. In un panorama nazionale costellato di cose tossiche, abbiamo cercato di creare un contenuto che mirasse alla diffusione culturale. Parlando dei personaggi della storia e dell’arte in ogni sua forma, il tentativo è quello di rivisitare il passato, cercando di non limitarsi semplicemente a citarlo, ma sforzandosi di scovare punti di vista interessanti mai colti o semplicemente trascurati. Attraverso degli studi dettagliati e agli ospiti che si sono alternati nella nostra kermesse, abbiamo avuto modo di esaminare la storia e i suoi personaggi. La nostra attenzione è focalizzata al genere femminile e abbiamo affrontato temi come quello delle brigantesse, delle streghe e delle sirene, inaugurando anche una mostra all’interno di Salerno in versi. Domenica è iniziata la nuova stagione di from room to room con l’antropologa Liliana Di Landri. Un viaggio completamente dedicato alle donne dell’Egitto faraonico, iniziato con la mamma di Cheope, Hetepheres. Noi abbiamo bisogno oggi più che mai del passato, perché credo che sia un dono prezioso. Bisogna rispolverare la memoria, continuamente, cercando farla essere sempre presente. Attraverso la memoria possiamo vivere un bel presente e costruire un interessante futuro. Ci piace parlare dei personaggi della cultura che hanno dato lustro alla nostra nazione e lo scopo dell’associazione è quello di creare l’idea di un salotto letterario. Un tempo, i ricchi finanziavano queste iniziative culturali, accogliendo nelle loro lussuose dimore musicisti, attori, poeti e letterati per poter discutere della bellezza della cultura e delle sue forme. La cultura è l’ancora di salvezza di questo mondo. From room to room cerca di emulare quello che un tempo era il ritrovo di grandi pensatori. Tutti possono partecipare trovando nuovi spunti. Gli studenti potrebbero trovare argomenti freschi, semplicemente più avvincenti e le persone più ferrate, potrebbero scorgere nuovi punti di vista magari sfuggiti nel tempo. Dal lockdown, organizziamo dei laboratori in remoto, dove possono partecipare tutte le persone non necessariamente della città, e questo ha permesso di creare sinergia e nuove amicizie. Quando l’ambiente è costruttivo, genera altra bellezza. Assieme al mio collaboratore Ivano Mozzillo, abbiamo organizzato anche laboratori di metrica e di scrittura creativa. Attendiamo con entusiasmo la prossima edizione di Salerno in versi, a dicembre”. La “compagnia dei poeti erranti”, è uno spazio dover poter assaporare il passato, discutendone le sue bellezze, i suoi insegnamenti e i risvolti. In un mondo dove alienarsi è davvero facile, la possibilità del confronto umano, rende giustizia all’arte di un tempo, lasciando trapelare insegnamenti dal valore inestimabile. Seguono gli eventi: 10 ottobre, ore 21:00, “alla ricerca delle ninfe”, a cura di Matteo Lanzetta. 17 ottobre, ore 21:00, “I volti delle muse”, a cura di Riccardo Magni. 24 ottobre, ore 21:00, “La voce: l’arte della comunicazione”, a cura di Rossella Graziuso. 31 ottobre ore 21:00, “Caravaggio: amore e morte”, a cura di Renaldo Fasanaro.

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La visione di Stefano Valanzuolo

di Gaetano Del Gaiso

In occasione della seconda edizione del seminario “Le nuove frontiere del marketing e della comunicazione digitale”, istruito dal Maiori Festival e svoltosi nella suggestiva cornice del Salone degli Affreschi di Palazzo Mezzacapo abbiamo incontrato Stefano Valanzuolo, critico musicale, autore e conduttore dei programmi radiofonici Radio 3 Suite e Wiki Music ed ex direttore generale e artistico di Ravello Festival, dal 2008 al 2015. Da ricercatore scientifico a ufficiante dell’arte di Euterpe: dott. Valanzuolo, ci racconta come sia avvenuto e di come abbia accolto questo consistente cambio di direzione del suo percorso di vita? “La musica, potrei dire così, in maniera un po’ romantica, c’è sempre stata. Ho avuto la fortuna di iniziare a scrivere già nel 1983, appena ventiduenne, e di essere ordinato pubblicista nell’85. Da allora, non c’è stato un solo giorno che io non abbia scritto e, soprattutto, che non abbia scritto per un giornale. Ho iniziato, come tutti, in un piccolo giornale locale, il cui nome era, se non sbaglio, “Nuova Stagione”, dal quale son venuti fuori personaggi del calibro di Mario Orfeo, ex presidente Rai e oggi direttore del TG3. Poi, son passato a un altro giornale, il cui direttore era Orazio Mazzoni, che, per me, è stato un direttore veramente formativo e, infine, fra l’88 e l’89, sono arrivato al “Mattino”, che non ho mai più lasciato. Contestualmente alla mia attività di pubblicista per “Il Mattino”, ho iniziato a scrivere per Amadeus, per “Sistema Musica”, per poi approdare in Rai, su Radio 3, dove conduco e scrivo per due format molto seguiti, che sono Radio 3 Suite e Wiki Music. Tutto questo, almeno agli inizi, coesisteva placidamente con la mia attività da ricercatore nell’ambito delle biotecnologie vegetali: allora mi occupavo del miglioramento genetico non convenzionale di alcune specie di vegetali, che portavo avanti con la stessa passione con cui portavo avanti la mia attività di fruitore della musica a cui è, però, concesso il privilegio di scrivere”. Ricorda quale fu il suo primo pezzo pubblicato riguardante esclusivamente la musica? “Lo ricordo benissimo! Venne pubblicato il giorno 27 Gennaio 1983 – giorno del compleanno di W.A. Mozart, per il quale nutro una profonda venerazione, tra l’altro – ed era una mia recensione del Don Giovanni che, in quei giorni, era andato in scena al San Carlo”. E venne accolto bene? “Non ho mai avuto problemi con i miei articoli, in quanto c’ho sempre messo davvero moltissima attenzione e meticolosità. Appare chiaro che, se mai dovessi fare un confronto fra il mio modo di scrivere allora e il modo in cui scrivo adesso, il primo ne uscirebbe certamente sconfitto. Tuttavia, non ho mai peccato di superficialità, nei miei scritti. La quale cosa, ha sempre saputo come ripagarmi”. Illo tempore, aveva già qualche esempio di autore da cui prendeva spunto per i suoi scritti? “Ho sempre letto molto, e ho sempre scelto scritti di autori che reputavo più bravi di me: per conferire struttura ai miei, di scritti, per acquisire metodo, per arricchire il mio vocabolario. Ho sempre inteso la lingua come uno strumento perfettamente adeguato al raccontare storie. E raccontare storie è ciò che faccio. Lo faccio nei miei articoli, lo faccio nei miei format radiofonici, lo faccio negli scritti teatrali che, ultimamente mi stanno tenendo davvero molto impegnato. Quindi, se c’è un consiglio che posso dare alle giovani leve dello storytelling giornalistico è: leggete molto e tenete le menti bene aperte a qualsiasi stimolo possa pervenirvi”. Com’è stato passare dall’essere un giornalista all’essere un organizzatore di eventi, e, infine, il direttore generale e artistico di uno dei più prestigiosi festival italiani dedicati alla classica? “Diciamo che, piuttosto che un passaggio, oserei definirla una vera e propria intromissione, la mia, nel mondo della progettazione culturale e nell’organizzazione di eventi. Un’intromissione, per giunta, neanche volontaria. Era il 2003, e l’allora direttore generale di Ravello Festival decise di invitarmi a un consultivo durante il quale fu deciso che avrei dovuto occuparmi di una piccolissima sezione del festival che si chiamava “Passeggiate musicali”, per la quale organizzai tutta una serie di concerti con i quattro conservatori della Campania in punti diversi di Ravello, che andarono davvero molto bene. Poi, lo stesso presidente mi chiese di occuparmi della sezione di musica da camera, per poi farmi coordinatore e, infine, direttore generale del Festival. Posizione che ho orgogliosamente ricoperto dal 2008 al 2015. Ci accennava, pocanzi, di aver scritto anche per il teatro? “Assolutamente sì. Fra i più recenti, uno spettacolo incentrato sulla vita di Chet Baker che è andata in scena al Campania Teatro Festival a Luglio scorso, per duo di musicisti e un attore. Ho scritto un racconto molto affettuoso su Maradona due mesi dopo la sua morte, e che verrà ripreso al Trianon fra non molto. Ho scritto uno spettacolo per Alessandro Haber, Enzo Gragnaniello e i Solis Strings Quartet, che consta di un viaggio attraverso il cantautorato e che dovrebbe andare in scena l’anno prossimo. Sto arrovellandomi su uno spettacolo che vorrei dedicare a Luisella Viviani, sorella del celebre Raffaele, autore di alcune fra le più belle canzoni della tradizione partenopea. Diciamo pure che, nell’ultimo periodo, ho messo un bel po’ di carne a cuocere, e, onestamente, non vedo l’ora di poterla servire a tutti coloro i quali si siederanno alla mia tavola una volta che, tutto questo, – la pandemia – ci lascerà, finalmente, tornare un po’ a respirare”.

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Mariangela Mandia vince il FestivalArt

di Vincenzo Leone

Premio Internazionale al “Menotti FestivalArt”, Spoleto. Letteratura 2021 “Dare alla luce”. La raccolta di poesie di Mariangela Mandia. Premio speciale “L’arte è un atto d’amore”. Conferito dall’associazione “Menotti’s art academy”. La poesia, è da sempre il mezzo comunicativo più efficace ed immediato. La sua potenza è stata parte integrante di ogni epoca. Puoi raccontarci del tuo viaggio e del suo inizio? “Ho iniziato quando avevo 14 anni. Contestualmente alla mia educazione, mi è stato sempre impartito un approccio multidisciplinare, con molta attenzione nei confronti del prossimo. Svolgendo da una parte servizio di volontariato cattolico, dall’altra, collaboravo con delle associazioni culturali e artistiche. Mi sono ritrovata, poco più che adolescente, a confrontarmi con persone che avevano molti più anni di me e già in qualche modo affermati come artisti e organizzatori. Questo, mi ha fatto comprendere il legame di quello che era il concetto dell’arte vista dentro casa mia, e per arte intendo tutta l’attenzione che proveniva dall’artigianato, ai nostri tessuti in casa e tutto quello che mi circondava e mi riconduceva all’arte. Mi ponevo delle domande, ma il contatto diretto con queste esperienze mi ha insegnato grandi valori e che bisogna essere curiosi, umili e non smettere mai di studiare.” Come è arrivato questo premio? “Questo premio è arrivato dando voce non solo alla mia persona, ma ad un insieme di tutti quegli elementi che compongono le nostre esperienze. Credo che l’opera abbia voluto rappresentare esattamente questo. Arte, scienza e creatività, diventano valere se producono benessere. Il nostro Made in Italy, ha sempre ispirato il mondo per la sua bellezza e capacità di fare impresa. I nostri borghi e le loro storie, assumono una forma. Diventano entità. Una forma che ritroviamo fra le persone, nell’ascolto, nella memoria. Tutto questo ha un linguaggio adattato su misura. Per me è stato sempre importante ascoltare gli altri e su di loro cucire a pennello, quella che può essere la miglior versione di sé stesso. Attraverso queste fusioni inconsuete ma concrete c’è l’economia umana. Tirare fuori il talento. Credo che la cultura, in questo momento, sia la nostra musa del nuovo rinascimento, non è una frase fatta ma è la storia che lo insegna. A Spoleto, mi è stato conferito questo premio, in una città medievale che ha dimostrato grande orgoglio, con molta eleganza e contenuti.” L’arte è un veicolo certo di salvezza. Credi possa essere così? La poesia conserva ancora il suo sacro valore? “Si. Non lo penso solamente. La storia lo ha insegnato sempre. La poesia ha la sua fluidità e semplicità. A scuola prima insegnavano le poesie a memoria. La poesia, per me, rappresenta qualcosa che rimane impressa nella nostra memoria. Soffermarsi nei dettagli, afferrare delle emozioni, trasformarle in un momento di riflessione, mettere al centro noi stessi. Non c’è niente di più semplice di una poesia. Poesia vuol dire ripetizione, entrare dentro di noi. Oggi siamo abituati ad un pensiero veloce. Soprattutto per l’uso della tecnologia. Tutto è veloce e temporaneo rendendo difficile crearsi una propria identità. Mi presto all’arte per far passare un mio pensiero ma la poesia diventa reale se dietro c’è uno spaccato di realtà. Dobbiamo riappropriarci di un concetto di salute che mette al centro noi stessi in relazione alle persone con le quali ci sentiamo in famiglia. Un circuito che comprende non solo legami di sangue. L’arte passa per ogni cosa. Dalla cucina alla danza. Soffermarci su noi stessi mediante la poesia, è un atto d’amore.”

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