Ucraina, con Drapatyi e Khmara i soldati sperano nella svolta

La nomina del generale Mykhailo Drapatyi, 43 anni, a nuovo comandante delle forze armate ucraine al posto di Oleksandr Sirskyi sembra aver placato le proteste di piazza divampate nelle principali città del Paese dopo le dimissioni dell’ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov.

Ucraina, con Drapatyi e Khmara i soldati sperano nella svolta
Le proteste dopo le dimissioni di Fedorov (Ansa).

Una popolarità guadagnata sul campo

Il nome di Drapatyi, invocato a gran voce dai manifestanti, aveva cominciato a circolare con sempre più insistenza anche tra i soldati. È considerato un comandante moderno e preparato, in netta contrapposizione con il suo predecessore, legato a una visione militare ancorata al passato, verticistica e contraria ai cambiamenti. Il supporto di cui gode Drapatyi negli ambienti militari ucraini è dovuto principalmente alla reputazione guadagnata sul campo. Nel 2022 è stato vice comandante operativo delle forze congiunte nelle regioni di Kherson e Dnipropetrovsk, mentre nel 2024 ha guidato le Forze di Terra impegnate a difendere il fronte orientale nei pressi delle città di Kharkiv e Kupjansk. La sua popolarità tra i commilitoni però nasce molto prima. Nel 2014, anno dell’invasione e annessione russa della Crimea, riuscì rocambolescamente a salvare poliziotti e funzionari bloccati dalle milizie filorusse a Mariupol. Da allora è diventato un simbolo della resistenza ucraina.

Il tandem con il nuovo ministro della Difesa Khmara

Per questi motivi il neo comandante sembra la figura giusta per seguire la linea tracciata da Fedorov: una guerra sempre più tecnologica dove i droni giocano un ruolo chiave. Collaborerà con il nuovo ministro della Difesa ad interim Yevheniy Khmara, 39 anni, ex capo del servizio di intelligence interna (SBU). Un tandem che fa ben sperare i soldati al fronte. «Spero che si concentrino  sulla modernizzazione dell’esercito, la lotta alla corruzione, presente a tutti i livelli, la gestione dell’arruolamento dei nuovi soldati, sia ucraini che stranieri e soprattutto sull’utilizzo dei droni», dice a Lettera43 un soldato italiano arruolato nell’esercito ucraino. «Khmara ha comandato squadre di dronisti che hanno compiuto operazioni offensive a lungo raggio in territorio russo. Lui più di tutti è a conoscenza dell’importanza di questa tecnologia e del suo sviluppo». Secondo lui, Khmara e Drapatyi sono le persone di cui l’Ucraina ha davvero bisogno in questo momento. «Hanno acquisito esperienza sul campo e, ora che occupano posizioni di rilievo, possono appieno sfruttare tutte le conoscenze acquisite. Inoltre sono giovani e non hanno paura di innovare o promuovere cambiamenti».

Ucraina, con Drapatyi e Khmara i soldati sperano nella svolta
Yevheniy Khamara.

Le riforme anti-corruzione rimaste bloccate

Khmara e Drapatyi avranno però bisogno di tempo per concordare una linea d’azione. Un altro soldato di nazionalità italiana che si trova in Ucraina dal 2023, fa notare però che il tempo è un lusso che lui e i suoi compagni non possono permettersi. «Mi sono arruolato quasi tre anni fa e ho quasi sempre lavorato con i droni», spiega. «Solamente negli ultimi mesi ho notato un miglioramento nel nostro modo di combattere, grazie all’innovazione e alla tecnologia. I cambiamenti al vertice delle forze armate hanno un’importanza relativa per noi soldati. Infatti, spesso sono le decisioni dei comandanti delle singole unità ad avere un maggior impatto su di noi perché ci riguardano direttamente. Mi auguro che Drapatyi lavori per migliorare la preparazione generale degli ufficiali, portando modernità nel loro modo di condurre la guerra. In questo modo possiamo sperare di vincere e fermare i russi». Rodion Krasnovyd, ex giornalista ucraino e capitano di una squadra di dronisti tenta di analizzare la situazione attuale da una diversa prospettiva. Sirskyi, a suo avviso, era più a suo agio a destreggiarsi nella politica, al contrario di Drapatyi che è sempre stato solamente un soldato. «Drapatyi dovrà adattarsi in fretta alla sua nuova posizione, altrimenti rischia di affondare subito», allarga le braccia. «Mi chiedo se riuscirà veramente a portare a termine il piano di riforme, soprattutto quelle riguardanti la lotta a favoritismi e corruzione, o sarà costretto a scendere a compromessi con la classe politica. Questo è il vero grande interrogativo».