Maltempo, chicco di grandine caduto ad Azzano Decimo è da record europeo

In base ai dati storici disponibili, un chicco di grandine di ben 19 centimetri di diametro, raccolto il 24 luglio intorno alle 23 ad Azzano Decimo, Pordenone, sarebbe il più grande mai caduto in Europa. Lo scrive lo European Severe Storms Laboratory (Essl) su Twitter, specificando che il precedente record apparteneva a un maxi-chicco di 16 centimetri caduto a Carmignano di Brenta il 19 luglio scorso.

Il record mondiale è di 20,3 centimetri

Secondo quanto riportato dall’Essl «gli specialisti dello European severe weather database (Eswd), dopo un attento esame dei rapporti e delle foto, sono arrivati alla conclusione che il diametro può essere confermato in 19 centimetri». L’organizzazione ha ricordato che il record mondiale rimane quello del chicco di grandine di 20,3 centimetri caduto nel 2010 a Vivian, in South Dakota, solo 1,3 cm in più di quello precipitato nel Pordenonese.

Ponte sullo Stretto, scontro tra don Ciotti e Salvini

Botta e risposta tra don Luigi Ciotti e Matteo Salvini. Il tema è il Ponte sullo Stretto e tutto è nato dalle affermazioni del presidente di Libera, associazione che combatte da decenni contro i soprusi della mafia. Ciotti ha parlato di «politica smemorata» e ha associato la costruzione dell’infrastruttura alla criminalità organizzata. Il riferimento principale è arrivato durante la presentazione di un libro nella Locride, quando ha affermato che il ponte «Non unirà solo due coste, ma certamente due cosche». La replica di Salvini non si è fatta attendere: «Vergogna».

Salvini: «Mi fa schifo che si associno Sicilia e Calabria alle cosche»

Il ministro delle Infrastrutture ha contrattaccato e ha definito la frase «una vergogna, una mancanza di rispetto nei confronti di milioni di persone perbene che meritano di lavorare e di studiare e di fare il pendolare, di andare a farsi curare come tutti gli altri». Salvini ha aggiunto: «Mi fa schifo che qualcuno pensi che Sicilia e Calabria rappresentino le cosche. Fino a che c’è qualcuno all’estero che dipinge l’italiano “mafia, pizza e mandolino” fa schifo, ma è all’estero. Se però c’è qualche italiano che continua a dipingere l’Italia come “mafia, pizza e mandolino”, se espatria fa un favore a tutti». E il leader della Lega ha poi attaccato frontalmente don Ciotti: «Quello che ha detto un signore in tonaca è la cosa più grave e volgare che abbia mai sentito».

Don Ciotti e Salvini si scontrano sul Ponte sullo Stretto
Salvini con il plastico dell’opera (Imagoeconomica).

Don Ciotti contro il governo: «Depotenziano pilastri dell’antimafia»

L’associazione Libera accusa Salvini di aver estrapolato frasi da un contesto molto più elaborato. Don Ciotti ha comunque attaccato l’esecutivo: «Vedo che in questo momento c’è in atto, con le dichiarazioni e anche con alcuni fatti, il depotenziamento di quei pilastri che sono stati creati nell’arco degli anni per avere maggiore forza al contrasto ai giochi criminali. Penso al reato di abuso dato d’ufficio che viene impoverito, eliminato. Alle intercettazioni che ne vengono penalizzate, anche se alcune piccole modifiche erano necessarie. Al concorso esterno in associazione mafiosa che viene messo in discussione e c’è la volontà di eliminarlo. Al codice degli appalti che invece di stringere per controllare questa marea di denaro che sta arrivando, si favorisce su tutti i subappalti».

Don Ciotti e Salvini si scontrano sul Ponte sullo Stretto
Don Luigi Ciotti (Imagoeconomica).

Naceur è morto raccogliendo angurie nel giorno più caldo dell’anno: “Guadagniamo 1 centesimo al chilo”


Lavoro nero e caporalato: a Montalto di Castro in provincia di Viterbo si muore lavorando sotto il sole nel giorno più caldo dell'anno. Fanpage.it racconta la storia di Naceur Messauodi, il bracciante di 57 anni morto dopo venerdì dopo tre giorni di ricovero: mentre raccoglieva angurie in un campo è stramazzato in terra collassando.
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Poste italiane, i risultati finanziari del secondo trimestre e del primo semestre 2023

Il Consiglio di amministrazione di Poste Italiane S.p.A., presieduto da Silvia Maria Rovere, ha approvato i risultati finanziari per il primo semestre del 2023. In dettaglio, nel secondo trimestre del 2023 il Gruppo ha registrato ricavi pari a 3 miliardi di euro, in crescita dell’8,5 per cento su base annua rispetto a 2,8 miliardi dello stesso periodo del 2022 (+8,3 per cento su base annua, pari a 6,1 miliardi, nel primo semestre del 2023). I costi totali, sempre nel secondo trimestre, sono stati pari a 2,2 miliardi, +8 per cento (+7,5 per cento, a 4,5 miliardi, nel primo semestre), mentre l’EBIT (risultato operativo) è stato pari a 799 milioni, +9,9 per cento (raggiungendo il livello record per il primo semestre dell’anno di 1,6 miliardi, +10,6 per cento). L’utile netto si è assestato a 601 milioni, in crescita del 22,1 per cento (a 1,1 miliardi nel primo semestre, +15,7 per cento).

L’ad Matteo Del Fante: «Continuo successo e performance solida»

L’amministratore delegato e direttore generale di Poste Italiane Matteo Del Fante ha così commentato i risultati, da lui definiti in forte crescita: «Ancora una volta abbiamo realizzato una performance trimestrale solida e chiuso la prima metà dell’anno in modo molto positivo, con una crescita sostanziale dei ricavi e della redditività rispetto allo stesso periodo del 2022. Il risultato operativo di Gruppo è aumentato dell’11 per cento a 1,6 miliardi di euro e ha segnato un nuovo record nella prima metà dell’anno, a riprova del nostro continuo successo e della solidità della performance in tutti i nostri settori di business».

Ha poi illustrato un’analisi delle performance ottenute nei singoli settori: «Nel settore Corrispondenza, Pacchi e Distribuzione i ricavi rimangono resilienti, grazie alle azioni di repricing e a un mix di prodotti favorevole nella corrispondenza, alla crescita dei volumi dei pacchi e a tendenze commerciali favorevoli nei ricavi di distribuzione. Nei servizi finanziari abbiamo conseguito maggiori ricavi, su base ricorrente, in tutte le linee di business. Nei servizi assicurativi abbiamo registrato una costante raccolta netta positiva in un mercato in decrescita e un tasso di riscatto relativamente basso, ben al di sotto del livello di mercato. Il comparto assicurativo Danni è cresciuto e beneficia ora dell’acquisizione di Net Insurance, che ci consente di accelerare nel business della protezione. Pagamenti e Mobile continua il suo percorso di notevole crescita dei ricavi, grazie ai risultati positivi in tutte le linee di business e al consolidamento di LIS, divenendo in tal modo la business unit con il più alto contributo alla crescita della top line di Gruppo. L’offerta PosteEnergia è operativa e ha raggiunto ad oggi circa 300 mila contratti sottoscritti».

«Posizione finanziaria netta in miglioramento»

Quindi la conclusione e le previsioni per il futuro: «Il nostro bilancio si conferma solido, con una posizione finanziaria netta in miglioramento di anno in anno e saldi coefficienti patrimoniali, che per il futuro ci offrono flessibilità sulla remunerazione dei nostri azionisti. Stiamo lavorando al nostro nuovo piano strategico, che presenteremo nei prossimi mesi, in modo da disporre di tutti i driver di crescita per gli anni a venire. Ci sarà un focus sulla ristrutturazione del nostro business logistico e sul rinnovamento del nostro modello di servizio, mettendo al centro il cliente. Stiamo trasformando Poste Italiane in un’azienda sempre più digitale e incentrata sul cliente, efficiente dal punto di vista operativo e con un percorso chiaro per una crescita redditizia. Continuo a vedere un futuro brillante per il Gruppo, grazie a investimenti volti a migliorare ulteriormente le nostre capacità in termini di tecnologia, prodotti, persone. Siamo in una posizione unica per cogliere le opportunità future, in tutti i nostri settori di business. Sono grato a tutti i nostri dipendenti che ogni giorno, con il loro lavoro, creano le condizioni affinché Poste Italiane sia al centro delle esigenze quotidiane degli italiani e dello sviluppo del nostro Paese in modo sempre più innovativo».

La Uil boccia il governo, Bombardieri: “Sul caldo nessuna attenzione per la salute dei lavoratori”


Dall'incontro tra governo e parti sociali sull'emergenza caldo "non sono arrivati risultati", dice Pierpaolo Bombardieri in un'intervista a Fanpage.it. Bocciata la richiesta dei sindacati di fermare il lavoro sopra i 32 gradi in alcuni settori: "Due presidenti di Regione hanno deciso autonomamente di procedere in questo senso - continua il segretario generale della Uil - Do per scontato che abbiano valutato che lavorare a quelle temperature metta a rischio la vita umana. Mi sarei aspettato lo stesso dal ministro e dal governo, ma non c'è attenzione".
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Sardegna, la spiaggia di Cala Luna a numero chiuso dal primo agosto

L’ordinanza è in arrivo: la spiaggia di Cala Luna, attrazione naturalistica nel golfo di Orosei raggiungibile solo via mare e meta ogni anno di migliaia di turisti, dal primo agosto e fino al 15 settembre sarà a numero chiuso, per un massimo di 600 persone. La sindaca di Dorgali, comune in cui ricade la famosa spiaggia, Angela Testone ha dichiarato all’Ansa: «Cala Luna è un simbolo della Sardegna e non dobbiamo permettere che questo gioiello vada rovinato, per poterlo preservare abbiamo deciso di adottare da quest’anno il numero controllato. La spiaggia è ridotta a un quarto rispetto allo scorso anno a causa del maltempo di qualche mese fa, anche se sta ritornando piano piano alla sua estensione naturale e dobbiamo a maggior ragione preservarla. Si tratta di un provvedimento sperimentale che andrà monitorato sul campo per capire quali sono i carichi che la spiaggia può sopportare».

Con l'ordinanza a firma della sindaca di Dorgali, la spiaggia di Cala Luna sarà a numero chiuso dal primo agosto al 15 settembre.
La spiaggia di Cala Luna nel Golfo di Orosei (Ansa).

La polemica sulla mancata pianificazione del numero chiuso

L’ordinanza non è stata accolta con favore dagli operatori che finora hanno avuto a che fare con una stagione non all’altezza delle aspettative e che rimproverano alla sindaca di non aver pianificato per tempo il numero chiuso. Angela Testone tuttavia ha precisato: «Abbiamo cercato in tutti i modi di trovare una condivisione e io speravo che si arrivasse a un protocollo d’intesa con gli operatori turistici. Loro sono preoccupati perché la stagione non sembra andare come si aspettavano. Io però sono un amministratore a cui spetta il compito di salvaguardare l’ambiente e la sicurezza dei bagnanti. Ricordiamo che non possiamo contare su un pontile, per la cui costruzione come Comune abbiamo vinto l’appalto, ma su cui pesa un contenzioso con il comune di Baunei approdato al Consiglio di Stato. Lavoriamo all’intesa con gli operatori per il prossimo anno magari con un dialogo che inizi già dal prossimo ottobre».

Passa l’emendamento sul Centro Sperimentale, Ricciardi (M5s): “Occupazione militare della cultura”


Continua l’attacco della destra all’indipendenza del Centro Sperimentale di Cinema di Roma: stamattina è passato l’emendamento leghista al decreto legge sul Giubileo. Riccardo Ricciardi, vicepresidente del MoVimento 5 Stelle, sostiene la battaglia degli studenti: “Il Governo ha un’incredibile ingordigia di nomine, ci batteremo per l’autonomia del Centro”.
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Alain Elkann, i giovani lanzichenecchi e l’autolesionismo di Repubblica

Vediamola dal lato positivo: siamo un Paese così longevo che se altrove sono i genitori a dare una spintarella nella carriera ai figli, da noi si vive abbastanza a lungo perché i figli arrivati al top della carriera prolunghino a loro volta quella dei genitori. Se possedessi un giornale, perché mai, con tanti collaboratori attempati che di tanto in tanto, malgrado il bel nome, scrivono frescacce, in un afoso giorno di luglio dovrei negare una mezza pagina proprio al mio arzillo padre ultra 70enne, che oltretutto ha un curriculum prestigioso nel campo della cultura, anche se l’ultima voce risale a 11 anni fa? Di più: a cosa serve possedere un giornale, se non posso permettere a papà di condividere con i lettori le incredibili scoperte fatte in occasione di un viaggio estivo su un treno Italo verso la Puglia, e cioè, nell’ordine: che per raggiungere Foggia si passa da Caserta e Benevento; che oggi in prima classe non si incontrano solo viaggiatori del Grand Tour, pallide duchesse con cagnolino e bambini vestiti alla marinara; e – scoperta più sbalorditiva di tutte – che ai ragazzi in vacanza interessa più rimediare della gnocca che leggere Proust?

Nonostante i giornalisti di Repubblica si siano dissociati, spero ancora che la burla venga a galla

Non ho ancora citato i veri protagonisti della vicenda – Yaki Elkann, suo padre Alain e il quotidiano Repubblica – perché è da lunedì che non si parla d’altro, sui social e fuori. Confesso che leggendo l’articolo Sul treno per Foggia con i giovani “lanzichenecchi” ho pensato a uno scherzo, una parodia, a un revival dei leggendari falsi giovanili di Michele Serra (recuperateli e godeteveli, finché ancora avete memoria dei personaggi parodiati, da Montanelli a Eco passando per Gianni Brera). Certo, per architettare una così beffa così crudele e a freddo contro il padre del proprietario del giornale con cui collabora ormai da decenni ci vuole una perfidia kamikaze che da tempo non è più nelle corde del fondatore di Cuore, ammesso che ci sia mai stata. E per farla arrivare sul giornale bisogna presupporre una complicità della redazione, decisa a denunciare, con l’antica arte della satira, l’invadenza dell’editore e la deriva del quotidiano, un tempo giornale-partito dell’Italia civile e per molti oggi più che altro una vetrina senza qualità per soliti noti con la puzza sotto il naso. Malgrado il CdR di Repubblica mi abbia tolto ogni illusione con un comunicato in cui si dissocia dai contenuti dell’articolo di Alain Elkann, bollato come «classista», non mi rassegno all’evidenza, anzi, qualcosa in me spera ancora che la burla venga a galla.

Alain Elkann, i giovani lanzichenecchi e l'autolesionismo di Repubblica
Alain Elkann (Imagoeconomica).

Nessuno, da Molinari in giù, ha osato suggerire che pubblicare roba del genere era puro autolesionismo?

Perché, una volta esclusa l’ipotesi satirica, quell’articolo è un segno che la situazione al giornale fondato da Eugenio Scalfari è ancora peggiore di quel che tutti pensavamo. Perché, delle due l’una: o Elkann senior aveva intenzioni raffinatamente autoironiche (che alcuni hanno intravisto in certi svarioni altrimenti incomprensibili, tipo Sodoma e Gomorra «secondo capitolo» anziché, come ognun sa, quarto libro della Recherche) – e nessuno in redazione se n’è accorto né si è chiesto se forse era il caso di segnalarlo almeno nell’occhiello, in quest’epoca permalosa in cui tutti abbiamo lo smartphone in mano e la shitstorm in canna (vedi quella scatenata qualche anno fa da un’Amaca di Serra facile a interpretarsi come un’ esaltazione dei licei, garanzia di buona educazione). Oppure Elkann era legittimamente convinto di quel che scriveva, e cioè che i teenager tatuati che in treno parlano di vacanze sono i nuovi “lanzichenecchi” e solo lui la persona civile perché si veste di lino, gira con un’emeroteca internazionale e un libro di Proust in una valigetta di pelle e scrive il diario con la stilografica – e nessuno in redazione, dal direttore Molinari in giù, ha osato suggerire l’ovvio: pubblicare roba del genere così com’era era puro autolesionismo, sia per il giornale (già abbondantemente accusato di essere l’house-organ della sinistra da Ztl), che, soprattutto, per l’autore dell’articolo. E non lo ha fatto perché l’autore è il papà del padrone, un signore che una volta era famoso e ammirato e ha tuttora un ego che Proust gli spiccia casa. E a Repubblica, ora che non c’è più Scalfari e che Michele Serra non ha ancora ceduto al narcisismo senile, è ancora vuota la casella “anziano opinionista innamorato di sé che si crede il Padreterno”. «Ma l’articolo non l’avevano letto prima?», si è domandato candidamente mio padre (quello vero), apprendendo della nota del CdR contro l’articolo di Elkann. È un fedele lettore di Repubblica fin dal primo numero, e anche oggi, a 84 anni e con il mal di gambe, scenderà all’edicola a comprarlo, come tutte le mattine che manda Dio. Vota a sinistra, veste decorosamente e legge due quotidiani al giorno, ma usa la biro e con la Recherche si è incagliato a metà di Dalla parte di Swann, ai tempi dell’università, e non ci ha più riprovato. Per lui i veri lanzichenecchi di oggi sono quelli che stanno al governo, non i teenager che non leggono il Financial Times. Anzi, se lo leggessero gli farebbero più senso di quelli tatuati che pensano alle ragazze. Evidentemente sta invecchiando meglio del suo giornale preferito.

 

Quali sono i 3 team che rischiano di aver sforato il budget cap in Formula 1: ombre sul Mondiale


Le indagini della FIA sui conti delle squadre nel Mondiale di Formula 1 2022 non sono ancora concluse, ci sarebbero però tre team che avrebbero una posizione molto a rischio riguardo ad un potenziale sforamento del budget cap: nomi pesanti che gettano inquietanti ombre sul campionato passato e anche su quello attualmente in corso.
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Arresto cardiaco per Bronny James, il figlio di LeBron

Il figlio di LeBron James, il 19enne Bronny, ha avuto un arresto cardiaco nel corso di un allenamento di basket lunedì ed è stato trasportato d’urgenza in ospedale: il ragazzo è ora in condizioni stabili e non è più in terapia intensiva. Lo riportano i media americani citando un portavoce della famiglia.

Bronny tra i papabili per il Draft Nba 2024

Nelle scorse settimane i media e i giornali sportivi si sono interrogati sulle possibilità di Bronny James, classe 2004, di essere scelto al Draft Nba 2024. Padre e figlio non hanno mai nascosto di puntare a giocare insieme nella stessa squadra, ma bisognerà capire le condizioni del 19enne non appena sarà dimesso. La famiglia ha ringraziato tutti per la vicinanza e ha chiesto privacy.

Bronny James è arrivato alla USC a giugno

Nel giugno scorso, Bronny James è passato ai Trojans della USC, la University of Southern California. Il giovane è stato accolto come una star. Ha deciso di indossare la maglia con il numero 6, come fatto dal padre LeBron prima ai Miami Heat e ora ai Los Angeles Lakers. Niente numero 23 quindi: come invece gli era stato consigliato per ripercorrere le orme della star americana, che lo ha indossato a inizio carriera e a livello liceale.

La sindaca di Rosà vieta la Pastasciutta Antifascista dell’Anpi: «Problemi di ordine pubblico»

La sindaca di Rosà, cittadina in provincia di Vicenza, ha vietato l’iniziativa “Pastasciutta Antifascista”, che l’Anpi voleva organizzare – in ricordo dei fratelli Cervi – perché potrebbe essere «richiamo di disordini e di problemi di sicurezza e ordine pubblico», come ha spiegato in un’email Elena Mezzalira, preoccupata evidentemente dallo striscione apparso a Porto Burci, sempre nel Vicentino, e firmato “Mis”: «Se manca l’olio lo portiamo noi», chiaro riferimento a quello di ricino, ampiamente usati da squadristi e camicie nere contro gli avversari politici, in quella che veniva chiamata “purga del sovversivo”.

La storica pastasciutta antifascista dei fratelli Cervi

L’evento voleva commemorare i sette fratelli Cervi che nel 1943 organizzarono a Campegine una gran mangiata di pastasciutta (quintali di pasta al burro e parmigiano) per celebrare la destituzione di Benito Mussolini, avvenuta il 25 luglio di quell’anno. I sette fratelli Cervi, ossia Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio ed Ettore appartenevano a una famiglia di contadini con radicati sentimenti antifascisti, democratici e cattolici. Per questo parteciparono attivamente parte alla Resistenza: presi prigionieri, furono torturati e poi fucilati dai fascisti il 28 dicembre 1943 nel poligono di tiro di Reggio Emilia.

Il post dell’Anpi: «Non è ancora finita»

«Non è ancora finita. A Rosà (Vicenza) la Sindaca, in palese violazione della Costituzione, non concede lo spazio per la Pastasciutta antifascista perché il nome “può essere un richiamo di disordini e di problemi di sicurezza e ordine pubblico”. A Porto Burci (sempre Vicenza) compare una scritta intimidatoria del “Mis” contro gli organizzatori della Pastasciutta: “Se manca l’olio lo portiamo noi”. Accade oggi, 25 luglio 2023. E noi non smetteremo di denunciare alle autorità competenti e di diffondere unità e cultura antifasciste» , ha scritto l’Anpi in un post pubblicato su Facebook.

Omicidio Conegliano: Margherita Ceschin uccisa per soldi, si cercano gli altri due complici

Si è tenuta martedì 25 luglio, la conferenza stampa durante la quale il procuratore della Repubblica, Marco Martani, ha fornito alcuni contorni emersi dalle indagini per l’omicidio di Margherita Ceschin. La donna di 72 anni era stata trovata priva di vita il 24 giugno scorso nella sua abitazione, a Conegliano. Oltre alle quattro persone arrestate sabato scorso, due sono ancora in fuga.

Dopo i quattro arresti scattati sabato 22 luglio per l'omicidio di Margherita Ceschin, a Conegliano, si cercano gli altri due complici.
Carabinieri (Getty Images).

I due assassini presumibilmente assoldati dal marito

Secondo quanto rivelato, la donna sarebbe stata uccisa da almeno due uomini, entrati nella sua abitazione attraverso un terrazzino, e presumibilmente assoldati dal marito, Enzo Lorenzon, 79 anni, con il quale era in corso una burrascosa pratica di separazione dal 2017. Nello stesso anno, una donna italiana, allora legata a Lorenzon, si sarebbe sentita richiedere da lui se vi fosse la possibilità di individuare soggetti disponibili a «dare una lezione, eventualmente anche a uccidere» l’ex consorte. Alla base dei conflitti tra i due vi sarebbe stato l’importo dell’assegno di mantenimento riconosciuto alla donna, pari a 10 mila euro al mese, oltre ad azioni giudiziarie che avevano portato al pignoramento di alcuni beni dell’uomo e a controlli della Guardia di finanza nell’azienda vitivinicola di cui è titolare.

L’aiuto della compagna per assoldare i killer

Lorenzon, per assoldare i killer, si sarebbe servito delle conoscenze della sua attuale compagna, una dominicana di 32 anni, Dilesy Luciano Guzman, che a sua volta avrebbe contattato un cugino, Sergio Luciano, e un conoscente, Juan Maria Guzman, tutti arrestati sabato scorso. Nella partita sarebbero poi entrati altri due soggetti, giunti in Italia dalla Spagna e usciti dal Paese attraverso la frontiera di Ventimiglia, il giorno dopo il delitto.

Brucia la Sicilia, 86 incendi in tutta l’isola: un terzo solo a Palermo

La Sicilia sta vivendo ore drammatiche. Dalla notte tra il 24 e il 25 luglio, decine di incendi hanno colpito tutta la Regione, costringendo i vigili del fuoco a centinaia di interventi, tutt’ora in corso. Secondo i dati della sala operativa aggiornati alle 12 gli incendi sono stati 86, di cui 26 nella sola Palermo, 17 a Messina, 12 a Catania, 8 a Siracusa, 7 a Enna, 6 a Trapani, 5 ad Agrigento, 4 a Caltanissetta e uno a Ragusa. Ai vigili del fuoco siciliani si sono aggiunti alcuni reparti dalla Campania e si attende l’arrivo dei rinforzi provenienti dal Lazio e dalla Toscana.

Incendi in Sicilia: oltre 300 interventi e 86 focolai
Uno degli incendi a Palermo ha colpito una discarica (ANSA).

A Palermo è morta una donna di 88 anni

La situazione peggiore è quella di Palermo. Una donna di 88 anni, Rita Gaetana Pillitteri, è morta perché i sanitari non sono riusciti a raggiungerla a causa degli incendi. A causa delle fiamme che minacciano le abitazioni sono state evacuate 1.000 persone circa ad Altofonte, comune a 12 km da Palermo e circa 500 nel capoluogo. Lo dice la protezione civile regionale. Gli incendi che stanno interessando tutta la zona collinare periferica di Palermo, al momento, sono in gestione, affermano dalla protezione civile.

I canadair del Dipartimento nazionale e gli elicotteri della forestale regionale alle prime luci dell’alba hanno iniziato a operare spegnendo, nonostante il vento e le turbolenze, le fiamme più pericolose. Le zone più colpite del palermitano sono Altofonte, zona Baita, a Palermo: Ciaculli, Mondello, Tommaso Natale, Capo Gallo, Pizzo Sella, poi Borgetto, Terrasini, Poggio Ridente, Capaci, zona Le Roy Merlin a Palermo, Isola delle Femmine. Le famiglie evacuate sono state accolte nell’area di attesa in piazzale Francia predisposto dalla Protezione civile regionale e comunale. Tuttavia molte stanno rientrando nelle proprie case le quali non sono più a rischio incendio o stanno trovando ricovero da parenti e amici.

L’aeroporto Falcone Borsellino è stato riaperto in mattinata

Dopo lo stop al traffico aereo deciso nella notte dalle autorità a causa delle fiamme che hanno circondato la zona perimetrale dello scalo, intorno alle 11 è stato riaperto l’aeroporto Falcone Borsellino di Palermo. Al momento sono stati autorizzati i voli in partenza, mentre per quelli in arrivo si stanno monitorando le condizioni meteo visto che nella zona soffia anche un forte vento di scirocco. Lo ha comunicato la Gesap, la società che gestisce i servizi dello scalo aeroportuale.

L’asp di Palermo chiede ai cittadini di restare a casa

Nel pomeriggio, l’azienda sanitaria provinciale di Palermo ha lanciato un appello ai cittadini. In una nota si legge: «Le alte temperature registrate in questi giorni in tutto il territorio della città metropolitana di Palermo, unitamente alla presenza di fumo generato dai numerosi incendi potrebbero determinare nella popolazione esposta, con particolare riferimento alle persone più deboli, l’insorgenza di disturbi all’apparato cardio-circolatorio e respiratorio. Pertanto, nelle more di una mitigazione del fenomeno e di acquisire i risultati delle analisi in corso, si raccomanda di evitare l’esposizione prolungata all’aperto se non in casi strettamente necessari. La suddetta indicazione trova particolare applicazione nei soggetti anziani e fragili ai quali si raccomanda di non uscire di casa se non per motivi eccezionali e possibilmente accompagnati».

Incendi in Sicilia: oltre 300 interventi e 86 focolai
Persone evacuate (ANSA).

A Messina evacuazioni a Santo Stefano di Camastra e Casabianca

Simile la situazione nel Messinese. A Santo Stefano di Camastra sono stati evacuati i supermercati e diverse abitazioni. I residenti provano a difendersi dalle fiamme bagnando i campi. Nel Comune di Messina, nella frazione di Casabianca, i residenti hanno lasciato le case scortati dai vigili del fuoco. Una delle direttive principali della città, la SS113 è bloccata e così anche diversi tratti dell’autostrada A20.

A Trapani evacuate 28 persone

La Guardia Costiera di Trapani è intervenuta la notte scorsa per salvare ed evacuare 28 persone dalla spiaggia di fronte il villaggio turistico di Calampiso. La gente è stata costretta a rifugiarsi verso il mare dopo un incendio di grande dimensioni che ha interessato il complesso residenziale a San Vito Lo Capo. E’ iniziato tutto alle 2:35 circa, quando un incendio fomentato dal vento di scirocco ha interessato il complesso turistico dove erano presenti solo i dipendenti della struttura ricettiva.

Ricevuta la chiamata di soccorso la Capitaneria di Porto di Trapani ha disposto l’ intervento da mare della motovedetta CP 877, per assicurare l’evacuazione delle persone, ed è partito un gommone dalla delegazione di spiaggia di San Vito Lo Capo per effettuare il trasbordo dei soggetti in difficoltà dalla spiaggia e dalla zona di mare di bassi fondali verso la motovedetta che, a causa del pescaggio, non poteva avvicinarsi oltre 100 metri dalla battigia per evitare d’incagliarsi. L’intervento del gommone però è stato impossibile a causa del forte vento e del mare mosso. Sono stati chiamati i proprietari di alcuni natanti privati che hanno preso le persone portandole sulla motovedetta, che alle 4.30 circa le ha sbarcate.

Incendi in Sicilia: oltre 300 interventi e 86 focolai
I turisti salvati a Trapani (ANSA).

Fiamme all’interno del parco di Segesta

Il parco archeologico di Segesta, in provincia di Trapani, è stato parzialmente distrutto dalle fiamme. Colpiti il punto ristoro e la zona souvenir. Le fiamme hanno lambito il tempio. Sono state distrutte anche le case di legno dei custodi.

Nel Siracusano evacuati hotel e abitazioni

Stessa situazione a Siracusa. Al Villaggio Miano sono stati evacuati ospiti e personale di un hotel, oltre a diverse abitazioni minacciate dai roghi. In mattinata alcuni incendi hanno colpito anche i comuni tra Solarino e Floridia.

Scoperto meccanismo che trasforma le cellule tumorali in metastasi: speranze per nuove terapie


Ricercatori americani hanno scoperto un meccanismo biologico che permette alle cellule tumorali di migrare e diventare invasive, in pratica di trasformarsi in metastasi. Il processo è legato a una proteina chaperone chiamata GRP78, che ora può diventare il bersaglio di nuovi, potenziali farmaci. Colpendola potrebbe essere possibile rendere meno aggressivi i tumori.
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