Fedele, 80 anni e il ricordo magico di Salerno

Enzo Sica

 

Una vita vissuta nel calcio e per il calcio. Eccolo  Questo è il quadro iniziale di un personaggio che ha dato tanto al mondo pallonaro come Enrico Fedele che ha tagliato il traguardo degli ottant’anni e che certamente rappresenta il vissuto di Enrico che prima da calciatore e poi da agente calcistico, come ama definirsi, ha avuto sempre il calcio come suo obiettivo principale.

Auguri direttore, per un ottantenne come lei il dio pallone si può dire è stato sempre presente nel suo Dna. E così?

<Certamente sì visto che ho iniziato a giocare a pallone quando avevo dieci anni e se mi consenti dico ancora che non rinnego niente di quello che ho fatto, sono felicissimo anche di aver di aver avuto la fortuna di credere in alcuni calciatori, quando sono diventato direttore sportivo e di averli praticamente lanciati nel calcio che conta>

Prima calciatore, dicevamo, poi direttore sportivo o agente calcistico. E’ così?

<I primi passi da calciatori sono stati a Nola, la mia città di nascita, la città dei Gigli che mi ha fatto fare, nel corso degli anni, quel salto nella mia vita calcistica dagli anni settanta agli ottanta. Poi in altre squadre come Benevento e Foggia ho avuto altre eccezionali performances prima di bloccarmi per una ernia del disco che mi dava i tormenti e che non mi ha consentito di andare avanti>

Si fermò come calciatore e poi cercò di non lasciare il mondo del calcio tuffandosi nella nuova esperienza di direttore che l’ha gratificata?

<Certo. Anche perchè cercai nel calcio quelle soddisfazioni che da calciatore erano state in parte anche vanificate. Mi dedicai alla scoperta dei giovani talenti cercando anche con l’amicizia di direttori importanti come Bonetto del Torno di andare avanti e di non fermarmi>

Le porte del direttore sportivo quando si palancarono per lei?

<Nel 1982 frequentai già la scuola dei diesse, mi chiamò la Reggina dove ebbi la fortuna anche di incontrare e conoscere una grande persona come Franco Scoglio. Poi c’era sempre quell’amore viscerale per il Benevento fin da quando giocavo nella squadra sannita che mi riportò in Campania ma accettai di lav orare per la Casertana con quella società che mi diede davvero grandi soddisfazioni>

Anche alla Salernitana ci fu una sua comparsa importante con Peppino Soglia   <Posso dire che a Salerno, in quella stagione 1987 – 1988 ho davvero vissuto il mondo del calcio a 360 gradi. Non è retorica, credimi, ma veramente qualcosa di magico che non dimenticherò mai. Erano altri tempi, d’accordo, ma vedere ad inizio stagione ancora nella mia mente quella processione di tifosi partire dal mitico stadio Vestuti per arrivare al cinema Capitol al Corso Vittorio Emanuele fu qualcosa di eccezionale. C’era tanta gente come se fosse la stata la processione di San Matteo. E’ tutto ciò non accade spesso nel mondo del calcio ma una piazza calda some Salerno raggiunge sempre il top. Ricordo che il tecnico era Claudio Tobia, c’erano calciatori di grande qualità come Campilongo o Sciannimanico e tanti altri ancora ed un presidente tifoso come Soglia che ci teneva tantissimo affinchè la squadra granata potesse tornare in serie B, Fu un anno eccezionale, un lungo braccio di ferro con il Cosenza allenato all’epoca da un grande allenatore come Gianni Di Marzio. Ricordo i tanti successi di quella stagione di quella squadra granata ed anche la sconfitta proprio contro i silani al Vestuti che ci precluse la promozione. Infatti lo stadio Vestuti era pieno come un uovo fin dalle 11 della domenica mattina (si giocava alle 14,30) giorno della partita. I cosentini temendo un ambiente caldissimo si presentarono già in tenuta di gioco alle 14 entrando dal cancello che portava direttamente sul terreno di gioco del Vestuti. Dunque solo una trentina di minuti prima del fischio iniziale proprio per non essere travolti dai fischi e dagli epiteti dei tifosi salernitani. E purtroppo vinsero anche la partita con un gol di Padovano e furono promossi in cadetteria a spese proprio della nostra squadra>

Poi dopo aver lasciato Salerno fondò con Pasqualin e Bonetto l’associazione dei procuratori?

<Diciamo che anche quella fu una scommessa vinta perchè tanti calciatori furono gestiti da me come Benarrivo o Zola con il pezzo forte che fu Fabio Cannavaro che poi ha vinto anche il pallone d’oro. E devo confessarti anche che sono ancora orgoglioso di avere stretto la mano a De Stefano, grandissimo ex calciatore del Real Madrid con il quale mi incontrai proprio per il passaggio di Fabio ai blancos. Il contratto lo facemmo in un albergo di Francoforte e con mio figlio Gaetano sancimmo quello che fu un grande passaggio in una squadra importantissima quale è il Real di un calciatore carismatico come è stato Fabio>

Poi con ,l’età ti sei fermato.

Ma con questo vissuto eccezionale c’era poco da andare avanti, avevi raggiunto il massimo in tutto. O no?

<Avrei continuato per tanti anni ancora. Credimi. La scoperta di calciatori che hanno dato davvero qualcosa di importante al nostro calcio mi ha gratificato e mi gratifica ancora. Però la mia decisione la ritengo giusta ed oggi sono opinionista in alcune televisioni private partenopee nelle quali cerco di dare il mio apporto in quello che è stata la mia vita, il calcio>

Prima di chiudere, direttore, una sua considerazione anche sulla Salernitana di questa stagione che ha iniziato in tono minore il suo campionato. Come la vede questa situazione?

<Vedo, se mi consenti di dirlo, un cantiere aperto ma che è in via di completamento. Bisogna dire che le protagoniste principali, almeno sulla carta come Catania e Bari stentano ancora. La Salernitana ha grande forza, quelle che altre squadre di questo girone non hanno. Poi ha Serse Cosmi in panchina, Grande esperienza quella del tecnico perugino che ha un solo unico obiettivo che è quello di vincere. Una grande ed eccezionale piazza come Salerno non può stare in serie C. Deve tornare subito in serie B, un posto che merita anche perchè, diciamolo francamente, la proprietà che ha alle spalle non è inferiore a nessuna di quelle che oggi ci sono in terza serie>.

Bene, grazie ancora di tutto, caro direttore Fedele, e auguri .

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