Di giorno in Municipio, di notte al fight club: chi è il leghista milanese Giovanni Binda

Nell’ultima puntata di Filorosso, programma condotto da Antonino Monteleone su Rai3, è andato in onda un servizio realizzato da una giornalista infiltrata in un fight club clandestino. Convocato con breve anticipo attraverso un gruppo Telegram riservato, l’incontro si svolge in una località segreta a circa mezz’ora da Milano. Una telecamera nascosta documenta scene che non possono che colpire il telespettatore, ma a restare impresse sono soprattutto le dichiarazioni dei partecipanti. C’è chi dice che il vero brivido sta nell’essere al di fuori della legge, chi sostiene che un combattente ferito in modo grave viene abbandonato sul posto e infine vengono offerti 100 euro agli spettatori che intendono cimentarsi in un combattimento sul ring improvvisato.

Dalla campagna per Sardone al ring segreto

Complimenti ai colleghi della Rai, a cui però è sfuggito un dettaglio importante. Il primo lottatore a essere inquadrato è un volto noto a chi segue la politica milanese. Si chiama Giovanni Binda ed è consigliere della Lega nel Municipio 6 di Milano, molto vicino alla candidata sindaca di Matteo Salvini, Silvia Sardone, che Bindi ha ovviamente sostenuto anche alle ultime Europee. La circostanza desta notevole stupore, non solo perché troviamo una carica pubblica in un luogo border-line, ma soprattutto perché Binda è conosciuto come un moderato, rispettato anche dagli avversari politici per una pacatezza che fa a pugni con un aspetto aggressivo, a partire dal taglio di capelli.

Dna leghista, ha lavorato anche in Regione Lombardia

Ma chi è Giovanni Binda? Trentaquattro anni, finito il liceo ha cominciato a lavorare con il padre, che si occupa di sicurezza sul lavoro, anche per pagarsi gli studi. Parallelamente ha iniziato l’attività politica e per lui si sono aperte le porte di Regione Lombardia, dove ha iniziato a lavorare nello staff dell’assessore Simona Bordonali. Il capo della segreteria all’epoca era Stefano Bolognini, che nel mandato successivo (il primo di Attilio Fontana) è diventato a sua volta assessore e ha confermato Binda nel suo ruolo, legato a comunicazione e social. Pentitosi degli studi interrotti, il leghista ha poi rimediato prendendo una laurea triennale in Scienze di Comunicazione e poi una magistrale in Lettere Moderne, titoli ai quali – non pago – ha aggiunto un diploma alla scuola professionale del CAPAC, per lavorare in cucina. «Ho sempre avuto passione per il cibo, soprattutto perché ogni piatto si lega alle tradizioni delle comunità locali», racconta a Lettera43. «Mi sono avvicinato alla Lega perché difende le tradizioni e anche ereditando la passione di mio padre che, venendo da un paesino sul lago, scherzosamente diceva di battersi per la superiorità della ‘razza lariana‘. Un vero secessionista, uno della prima ora». Binda, che è anche giornalista pubblicista, parla poi con entusiasmo anche delle recenti spinte autonomiste di Scozia, Irlanda del Nord e Galles nei confronti di Londra.

Di giorno in Municipio, di notte al fight club: chi è il leghista milanese Giovanni Binda
Di giorno in Municipio, di notte al fight club: chi è il leghista milanese Giovanni Binda
Di giorno in Municipio, di notte al fight club: chi è il leghista milanese Giovanni Binda
Di giorno in Municipio, di notte al fight club: chi è il leghista milanese Giovanni Binda

«Nessuna scommessa, si combatte solo per sport»

A questo punto è impossibile non chiedersi cosa ci facesse un politico milanese plurilaureato in un fight club clandestino. «Chiamarlo clandestino e ammantarlo di illegalità è una esagerazione giornalistica, per creare ad hoc una notizia che non esiste», mette in chiaro. «Non c’è nemmeno la ‘borsa’ per chi combatte. Sì, è vero che nel servizio qualcuno a un certo punto promette 100 euro a chi vuole battersi, ma i soldi non si vedono. Anzi, io che ho lottato veramente non ho preso nemmeno un euro e quando ho chiesto conto di questa promessa agli spettatori mi hanno spiegato che era solo uno scherzo».

Quel pizzico di underground che fa figo

Allo stesso modo, sostiene Binda, non sarebbe vero che i feriti gravi vengono abbandonati sul posto. «Ma no, non è mica come nel libro, dove si dice che la prima regola è non parlare del fight club», assicura sorridendo. «Nessuno che finisce sotto terra. È una cosa molto tranquilla e su YouTube si trovano tanti video che lo raccontano». Qual è, allora, il fascinodi questi incontri notturni? «Posso parlare per me», prosegue il consigliere leghista. «Sono uno sportivo, faccio boxe e in passato anche thai boxe e mixed martial arts. Nel giro delle mie amicizie non c’è nessuno che pratichi queste discipline e volevo mettermi alla prova in un contesto molto diverso da quello da cui provengo, quello di una famiglia benestante. Non siamo degli scappati di casa, ma degli sportivi che passano una serata insieme, nel massimo rispetto». «Certo», ammette, «in un posto del genere trovi anche degli esaltati fuori dal mondo, ma questo accade anche nelle sezioni di partito e nelle redazioni dei giornali. C’è un velo underground che fa un po’ figo, ti fa sentire fuori dagli schemi, ma è tutto fittizio. Non c’è nulla di llegale, a parte forse chi serve da bere senza autorizzazione, ma non sono mica io che vado a controllare i permessi!». 

Di giorno in Municipio, di notte al fight club: chi è il leghista milanese Giovanni Binda
Giovanni Binda e il manifesto dei Senza Paura, evento dei Patrioti europei (da Instagram).

«Siamo come Fubles per il calcetto»

Verrebbe da chiedersi come mai questo bel clima decoubertiniano non si possa trovare anche in una più classica palestra. Per Binda la spiegazione non sta nel brivido della trasgressione: «Onestamente, in una palestra potrei fare al massimo lo sparring partner. Per un match vero serve maggiore preparazione, mentre qui siamo più ruspanti. È tutto più semplice e spontaneo, proprio come andare a giocare a calcetto, cosa che peraltro ogni tanto faccio. Se non hai amici con cui farlo, puoi usare delle app come Fubles che ti mettono in contatto con altri che sono nella stessa situazione. Giochi con sconosciuti e quindi trovi gente di tutti i tipi, esattamente quello che facciamo noi». Insomma nessuno scandalo. Il fight club fai da te magari non rispetterà tutti i crismi, «ma è come andare a giocare a pallone in mezzo a un parco dove non ci sono le porte e usare le felpe al posto dei pali». L’unica differenza «è che ci si può fare male. Ma può succedere anche in un’area workout di quelle realizzate dal Comune».

Di giorno in Municipio, di notte al fight club: chi è il leghista milanese Giovanni Binda
Un combattimento (da Filorosso).

«Il machismo vannacciano? Una stronzata»

Prendendo le distanze dalla narrativa di destra cavalcata dalla stessa Sardone, Binda dice di odiare termini come «maranza» e «baby-gang». Rispetto alle problematiche giovanili, ha le idee chiare: «Diciamo sempre che i ragazzi non sanno cosa fare o che stanno chiusi in casa, mentre in questo caso si ritrovano per fare dello sport, senza dare fastidio a nessuno». Insomma, il servizio della Rai ha ingigantito la cosa: «È semplicemente un’attività sportiva che, per me, non ha proprio nulla a che fare con il machismo o cose del genere. Non sono certo il vannacciano di turno che deve fare il poser del fascista, che deve fare vedere i muscoli per dire: “Io sono un uomo duro, tutto d’un pezzo'”. Per me queste cose sono stronzate». 

Caro carburanti: torna la protesta dei trattori e i camionisti minacciano lo stop

Torna la protesta dei trattori, questa volta contro il caro gasolio: da oggi è in preparazione un presidio nazionale a Torrimpietra (Roma), al chilometro 29,7 dell’Aurelia, nello stesso punto dove, in passato, presero forma analoghe proteste degli agricoltori delle zone nord della Capitale. I coltivatori sono pronti a manifestare in particolare per il forte rincaro del gasolio agricolo, arrivato a 1,7 euro al litro (con il diesel per le automobili addirittura a 2,4 euro). Nei propositi il raduno è programmato per tre giorni.

Così Salvatore Fais, agricoltore del nord della Toscana e già leader di Riscatto contadino: «Gli agricoltori tornano a far sentire la loro voce proprio come negli scorsi anni: a febbraio 2024, per esempio, quando invasero la statale Aurelia per raggiungere la Capitale; e ad aprile 2026. Con i costi del carburante alle stelle, i produttori locali non riescono più a sostenere le spese. Dal presidio di Torrimpietra, da più di tre anni, cerchiamo di far sentire la nostra voce, ma la politica e i sindacati continuano a fare finta che non esistiamo».

E gli autotrasportatori sono pronti a scioperare

Minacciano poi lo sciopero contro il caro gasolio gli autotrasportatori. Lo ha annunciato il segretario generale di Assotir, Claudio Donati, in una conferenza stampa dell’associazione a Roma. Si tratterebbe, ha spiegato, di «un’arma definitiva», perché lo stop «anche solo per un giorno significa fermare il Paese». Anna Vita Manigrasso, presidente nazionale di Assotir, con amara ironia ha constatato che «magari non c’è neanche modo di arrivare allo sciopero»: viste le difficoltà economiche del settore, «gli autotrasportatori potrebbero fermarsi anche perché non ce la fanno più».

Briatore e il giallo del Crazy Pizza di Knightsbridge

Da qualche giorno Hans Crescent Road, nel cuore di Knightsbridge, a Londra, è meno movimentata del solito. Manca l’allegra brigata del Crazy Pizza, la famosa catena di ristoranti di Flavio Briatore e Francesco Costa. Il locale è chiuso, la porta sbarrata, le sale sono totalmente al buio. Agli iscritti alla newsletter del locale è arrivata una email vuota con un semplice oggetto: See You Soon, a presto, che però nel mondo anglosassone è anche un modo garbato di annunciare la chiusura di un’attività. Intanto sul sito e sui social campeggia la promessa di nuove aperture: New location, same crazyness.

Briatore e il giallo del Crazy Pizza di Knightsbridge
La schermata del sito.

La strada del lusso sembrava garanzia di successo

Quello di Hans Crescent non è un indirizzo qualsiasi: chi ha un po’ di familiarità con la città sa che è un luogo super esclusivo: è la strada pedonale che costeggia l’ingresso di Harrods, i celeberrimi grandi magazzini. Ogni anno, su quella via, passano milioni di persone. Un luogo perfetto per il Crazy Pizza, il cui successo – incluse le polemiche sulla Pizza al Patanegra a 60 sterline (prezzo che peraltro a Londra e in quella zona non è nemmeno troppo scandaloso) – sembrava garantito. Peraltro, il compassato pubblico londinese aveva mostrato di apprezzare la miscela di “caciara” e atmosfera modaiola del locale, con le pizze giganti fatte roteare in sala e i dj chhe sparavano brani di Italo-Disco. Così sono cominciate a serpeggiare le voci: per caso il gruppo Majestas, holding che gestisce tutti gli affari di Briatore nell’ospitalità, ha alzato bandiera bianca?

Briatore e il giallo del Crazy Pizza di Knightsbridge
Harrods in Hans Crescent Road (Ansa).

Nel settembre 2025 il flop di Sumosan Twiga

A Londra Crazy Pizza aveva debuttato nel 2019, con un locale nella zona di Marylebone, dove prima si trovava uno degli storici ristoranti di Carluccio’s. In un secondo momento si era trasferito davanti a Harrods. Alcune voci parlano di una possibile riapertura, forse nella zona Est, quartieri molto giovani e vivaci che però non sono lontanamente comparabili con Knightsbridge, né come prestigio, né come prezzi. Sempre vicino a Harrods, lungo Sloane Street, Briatore aveva aperto anche il risto-disco-sushi Sumosan-Twiga che ha chiuso i battenti a settembre 2025 con perdite relative al 2024 per oltre 1,8 milioni di euro. Insomma, il quartiere di Knightsbridge sarà pure pieno di milionari, ma pare non portare fortuna al Flavio Nazionale.

Rubei presenta La strada, una storia di riscatto rivolta ai giovani delle periferie

A partire dal 29 settembre sarà disponibile in libreria La strada, esordio del giornalista e manager della comunicazione Augusto Rubei. Un racconto crudo ed empatico che ripercorre la storia di Pietro, per tutti “Pietruccio”, un bambino goffo e impacciato che nasce a San Basilio, nella periferia più dura di Roma, dove l’infanzia finisce presto e nessuno ti spiega come si diventa grandi. Nel giorno d’uscita, il libro sarà anche presentato alle 18.30 presso la Galleria Alberto Sordi di Roma, dove l’autore dialogherà con la condirettrice del Corriere della sera Fiorenza Sarzanini.

La trama

Come anticipato, la trama segue la storia di Pietro, un bambino cresciuto in un contesto dove violenza, droga e silenzio sembrano già tracciare il destino della sua generazione. Dopo un episodio che gli fa capire di avere davanti due possibilità — arrendersi al futuro che gli altri hanno scritto per lui o cercare una via d’uscita —, il protagonista decide di provare a cambiare strada. Impara così a sopravvivere, a riconoscere i pericoli e a costruirsi un percorso diverso, fino ad arrivare alle stanze più importanti e riservate del Paese, ambienti che sembravano irraggiungibili per un ragazzo come lui. Un viaggio di riscatto che, però, non significa dimenticare le proprie origini, ma imparare a portarle con sé.

Ranucci al Tribunale del Lavoro, il giudice si riserva la decisione sul reintegro a Report

Il giudice del Tribunale del Lavoro di Roma si è riservato di decidere sul ricorso urgente presentato da Sigfrido Ranucci contro la rimozione dalla conduzione di Report decisa dalla Rai a fine agosto. Al termine dell’udienza il giornalista ha lasciato il tribunale senza rilasciare dichiarazioni. Era presente anche Paolo Corsini, direttore degli Approfondimenti Rai, il quale ha spiegato ai cronisti: «Ero venuto qui come persona informata sui fatti, se il giudice avesse voluto sentirmi». Ma la cosa non è accaduta.

LEGGI ANCHE: Report, perché il reintegro di Ranucci potrebbe diventare un problema

Ranucci aveva fatto ricorso il 15 settembre

Ranucci aveva depositato il 15 settembre un ricorso urgente ex art. 700 del Codice di procedura civile, in modo da poter rientrare alla conduzione di Report in tempo utile per prima puntata della nuova stagione, che inizierà l’8 novembre (con al timone Daniele Piervincenzi e Claudia Di Pasquale – dopo la rinuncia di Giulia Presutti). Ranucci, nel ricorso, ha contestato le motivazioni del provvedimento della Rai, ritenute carenti, il demansionamento e la discriminazione. Il giornalista, peraltro, entro il 27 settembre è stato chiamato a scegliere una delle tre diverse posizioni professionali proposte: un ritorno a Rainews, un approdo alla redazione del Tg3, un incarico come responsabile di un ufficio di corrispondenza internazionale (in particolare al Cairo).

Aeroporto di Malpensa intitolato a Berlusconi, polemica Salvini-Sala

L’aeroporto di Milano-Malpensa è stato ufficialmente intitolato a Silvio Berlusconi, con una cerimonia a cui erano presenti, oltre ai familiari, il presidente del Senato Ignazio La Russa, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro dei Trasporti Matteo Salvini e il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana. Assente invece il sindaco di Milano Beppe Sala, cosa che ha suscitato qualche polemica da parte del leader della Lega. «Dispiace per gli assenti, perché oggi non è una giornata politica, non ricordiamo il Berlusconi politico, ricordiamo uno dei più grandi imprenditori della storia della Repubblica Italiana. Non è un’intitolazione partitica, è un riconoscimento della realtà. Spero che ci sia un futuro in cui anche la politica si riunirà riconoscendo i meriti storici e innegabili di qualcuno aldilà dell’appartenenza», ha detto Salvini.

Sala: «Ho lottato contro questa decisione, cosa avrei dovuto fare?»

La replica di Sala non si è fatta attendere: «Sento qualcuno lamentarsi della mia assenza – a dire il vero non si cita il mio nome, ma la sostanza è quella – all’intitolazione di Malpensa a Silvio Berlusconi. Ho lottato contro questa decisione, cosa avrei dovuto fare? Essere presente, con un finto sorriso? Oppure essere presente e ribadire i miei distinguo? Sono un uomo coerente e cerco di ricordarmene ogni giorno. Segnalo che nello stesso momento ero, con la fascia di sindaco Metropolitano, a Inveruno per inaugurare una piazza a Piersanti Mattarella. Ho preferito essere lì».

Ancora problemi al ginocchio, Sinner salta anche Pechino

Jannik Sinner, che sembrava pronto a tornare a giocare, salterà anche il torneo Atp 500 di Pechino, che inizierà il 30 settembre e dove avrebbe dovuto difendere il titolo conquistato un anno fa. Lo ha annunciato lui stesso con un video in inglese sui social: la decisione è stata presa a causa del perdurare del problema al ginocchio destro.

«Mi dispiace molto annunciare che quest’anno non potrò giocare a Pechino. Il mio ginocchio non è ancora nelle condizioni in cui vorrei che fosse e non sono ancora pronto per competere. Ma farò tutto il possibile per tornare in campo il prima possibile», ha detto Sinner. E poi: «Quello che mi manca di più è naturalmente il torneo, i tifosi e l’atmosfera. Negli anni scorsi sono stato davvero benissimo qui e ho anche vinto il titolo l’anno scorso. Sono molto deluso di non poterlo difendere quest’anno, ma sono felice di poter tornare l’anno prossimo. Auguro a tutti un grande torneo e ci vediamo molto presto di nuovo in campo».

Sinner non gioca una partita dal 12 luglio, giorno della finale di Wimbledon

L’ultimo match giocato da Sinner è la finale di Wimbledon, vinta contro Alexander Zverev il 12 luglio. Poi l’infiammazione al ginocchio destro, che ha costretto il fuoriclasse azzurro a saltare tutta la stagione sul cemento americano. Il prossimo in cui potrebbe scendere in campo è il Masters 1000 di Shanghai, che comincerà il 7 ottobre e al quale è già iscritto. Ma l’opzione più credibile è un rientro tra Vienna e Parigi, due tornei che un anno fa aveva vinto. Con il forfait di Pechino si assottiglierà ancora il vantaggio nel ranking Atp su Zverev, secondo in classifica: con un doppio successo in Cina il tennista tedesco lo supererebbe.

Fibercop, Marco Nespolo nominato amministratore delegato

Il Consiglio di amministrazione di FiberCop ha nominato Marco Nespolo amministratore delegato, con effetto dal 12 ottobre 2026. Massimo Sarmi, che ricopre la carica di presidente di FiberCop dal novembre 2020 e ha svolto anche il ruolo di ceo da gennaio 2025, continuerà nel suo ruolo di presidente, garantendo continuità nella governance mentre la società prosegue lo sviluppo della rete nazionale in fibra ottica. Il cda ha anche riconosciuto che, sotto la guida di Sarmi, la separazione di Fibercop è stata realizzata con successo, il Pnrr è stato completato integralmente e una storica infrastruttura in rame si sta trasformando in una moderna rete ad accesso aperto.

Esaltavano suprematisti e proponevano attentati, 14 minori perquisiti

17 cittadini, tra cui 14 minori, sono stati perquisiti in diverse città italiane da carabinieri del Ros e agenti della Digos con l’accusa di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale e religiosa, con aggravanti di terrorismo. In particolare, pubblicavano manifesti sulle stragi di attentatori suprematisti esaltando Hitler o Brenton Tarrant, l’autore di attacchi a moschee con decine di morti, e proponevano tecniche per azioni o costruzione di ordigni. Alcuni di loro partecipavano al gruppo social Chat del Nuovo ordine europeo, altri al gruppo del Fronte fascista italiano con post contro ebrei, omosessuali e persone di colore.

Simulavano nei giochi online l’omicidio di persone appartenenti a minoranze etniche

Durante le perquisizioni sono state sequestrate anche armi bianche tra cui coltelli, vessilli e oggetti che richiamano alla simbologia nazista. Gli indagati giocavano anche online simulando virtualmente omicidi di persone appartenenti a minoranze etniche. Le perquisizioni sono state effettuate dai carabinieri del Ros con il supporto dei Comandi provinciali di Roma, Como, Catanzaro, Bologna, Milano, Reggio Emilia, Benevento, Genova, Udine, Palermo e Trento e dagli agenti della Digos della questura di Verona, coordinati dalla Direzione centrale della polizia di prevenzione e con l’ausilio delle Digos di Napoli, Benevento, Bresca e Trento.

Più pop, meno istituzionale: la metamorfosi elettorale di Meloni

La campagna elettorale è ormai avviata. E per tentare di contenere Roberto Vannacci non bastano misure come il superamento del bollo auto, il tetto agli alunni stranieri nelle classi e il divieto di burqa a scuola. Giorgia Meloni vuole giocarsi tutte le carte in vista delle Politiche. E, alla ripresa dopo la pausa estiva, la trasformazione della premier è evidente, nei contenuti e nel look: più pop e meno istituzionale.

Più pop, meno istituzionale: la metamorfosi elettorale di Meloni
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

All’Onu manda Tajani, lei preferisce il gala dinner con Wintour

Meloni ha anticipato che intende concentrarsi sui temi nazionali nei prossimi mesi. Resterà prevalentemente in Italia e l’unico impegno internazionale che ha tenuto a mantenere in agenda è il vertice del G20 a Miami, a metà dicembre. All’assemblea generale delle Nazioni Unite di questa settimana, per esempio, ha mandato Antonio Tajani. Non ha voluto mancare, invece, al gala dinner della Fashion week milanese (l’ultimo premier che ha partecipato agli eventi della settimana della moda è stato Matteo Renzi nel 2016). Alla cena a Palazzo reale Meloni era seduta tra ll’ambasciatore Usa, Tilman J. Fertitta, il miliardario texano proprietario degli Houston Rockets, che quest’estate ha girato le coste italiane a bordo del suo mega yacht, e il padrone di casa, Carlo Capasa, presidente della Camera nazionale della moda. Di fronte erano accomodati il sindaco di Milano Beppe Sala e la donna più influente della moda mondiale, Anna Wintour.

Più pop, meno istituzionale: la metamorfosi elettorale di Meloni
Più pop, meno istituzionale: la metamorfosi elettorale di Meloni
Più pop, meno istituzionale: la metamorfosi elettorale di Meloni
Più pop, meno istituzionale: la metamorfosi elettorale di Meloni
Più pop, meno istituzionale: la metamorfosi elettorale di Meloni
Più pop, meno istituzionale: la metamorfosi elettorale di Meloni

Il tour delle eccellenze made in Italy

Al suo arrivo, in tailleur in raso nero e camicia bianca con dettagli in pizzo – total look di Ermanno Scervino -, la premier ha posato sul red carpet come una star, prima di lei si sono fermati a favore dei fotografi il cantante Ghali e la top model Bianca Balti (in mini abito trasparente). Ma quello a Palazzo Reale è stato solo l’ultimo del ciclo di appuntamenti orientati verso le realtà produttive italiane inaugurato dalla leader di Fratelli d’Italia. Prima di Milano, Meloni non è mancata ai 500 anni di Beretta, a Gardone Val Trompia; ha visitato lo stabilimento dell’azienda di moda di lusso Herno, a Lesa, sul Lago Maggiore; e la fabbrica di posateria di Sambonet Paderno Industrie, a Orfengo, nel Novarese, marchio vincitore più volte del Compasso d’oro.

Più pop, meno istituzionale: la metamorfosi elettorale di Meloni
Più pop, meno istituzionale: la metamorfosi elettorale di Meloni
Più pop, meno istituzionale: la metamorfosi elettorale di Meloni
Più pop, meno istituzionale: la metamorfosi elettorale di Meloni
Più pop, meno istituzionale: la metamorfosi elettorale di Meloni

Insomma, un tour – tra selfie e folle di ammiratori – tra le eccellenze e le realtà produttive del Nord come mai prima d’ora era stato organizzato da Palazzo Chigi. È solo l’inizio, spiegano dalle parti della presidenza del Consiglio, nei prossimi mesi Meloni sarà completamente concentrata sull’Italia.

Addio modello Merkel, ecco la svolta blig-bling

Parallelamente all’avvio della campagna sul territorio, si è poi conclusa un’altra trasformazione: quella del look e dell’aspetto della leader. Nei giorni scorsi, Meloni è apparsa in tv da Bruno Vespa ancora più curata del solito. Sembrano lontanissimi gli anni del tailleur “catarifrangente” con cui si sentì il “brutto anatroccolo” vestito da “Platinette” di fianco a Mariastella Gelmini, Mara Carfagna e Stefania Prestigiacomo, sistemate in ordine di altezza, durante le pose per le foto del giuramento del Berlusconi IV.

Più pop, meno istituzionale: la metamorfosi elettorale di Meloni
Più pop, meno istituzionale: la metamorfosi elettorale di Meloni
Più pop, meno istituzionale: la metamorfosi elettorale di Meloni

Insomma, viste le premesse – di cui si è ampiamente lamentata nel libro Io sono Giorgia -, Meloni avrebbe potuto finire per inseguire il modello Merkel anche in tema di look (e non solo per l’agognata stabilità). E invece, a sorpresa, sembra ormai compiuta la trasformazione ‘bling-bling’. Applicazioni in paillettes anche di giorno. Gioielli e accessori vistosi. Per non parlare delle unghie finte lunghissime e del taglio butterfly (la rivelazione è di Carlo Calenda) alla chioma biondissima, arricchita forse di qualche extension. Oltre al sospetto di qualche ritocchino.

Ifis: via libera di Bankitalia alla fusione con illimity, Raffaele Zingone nuovo ceo

Banca d’Italia ha autorizzato la fusione per incorporazione di illimity Bank in Banca Ifis, che sarà pertanto completata entro l’esercizio in corso, con l’iscrizione in bilancio di circa 70 milioni di euro di attività fiscali differite e conferma di sinergie annue per 75 milioni di euro dal 2027. Lo ha reso noto Ifis, spiegando che contestualmente cambia il vertice dell’istituto: a seguito delle dimissioni con efficacia immediata di Frederik Geertman, l’incarico di amministratore delegato passa a Raffaele Zingone. Il consiglio di amministrazione di Ifis ha inoltre indicato Fabio Lanza come nuovo direttore generale. Il semaforo verde per la fusione arriva dopo le verifiche avviate dalla banca presieduta da Ernesto Fürstenberg Fassio sulla precedente gestione di Illimity per quantificare eventuali danni riconducibili alle decisioni dei vecchi vertici: gli accertamenti, iniziati ad aprile, riguardano svalutazioni che nel 2025 hanno raggiunto un ammontare di circa 400 milioni.

Ifis: via libera di Bankitalia alla fusione con illimity, Raffaele Zingone nuovo ceo
Frederik Geertman (Imagoeconomica).

LEGGI ANCHE: Il disastro di Banca Ifis con Illimity, ossia quando la narrazione incontra il bilancio

Chi è Raffaele Zingone, nuovo ceo di Ifis

Zingone vanta un’esperienza ventennale in Banca Ifis, dove ha ricoperto diversi ruoli di responsabilità. Nel 2026 aveva assunto anche la carica di amministratore delegato di illimity Bank, guidando il rilancio del business della società e il processo di integrazione nel Gruppo Ifis, oltre all’ingresso nel mercato private, con il brand Fürstenberg. Dal 2021 è stato, inoltre, Condirettore Generale e Chief Commercial Officer del Gruppo.

Ifis: via libera di Bankitalia alla fusione con illimity, Raffaele Zingone nuovo ceo
Logo di Banka Ifis (Imagoeconomica).

La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole

Dal campo largo al Prato largo: nel Partito democratico è la volta di ascoltare cosa succede nella città toscana. Nascerà lì un nuovo centro? Tutti a parlare dei problemi interni alla destra e alla sinistra, ma stavolta dalle parti di Elly Schlein la grana pare davvero grossa. In quel di Prato, nella Casa del Popolo, nella Toscana cara all’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi, sabato 26 settembre va in scena un appuntamento imperdibile, intitolato “Cambiare!”, ossia l’assemblea nazionale dei Riformisti del Pd. E i nomi dei protagonisti sono interessanti: l’eurodeputato Giorgio Gori, il presidente del Copasir Lorenzo Guerini, il cattolicissimo Graziano Delrio, e poi Lia Quartapelle, Filippo Sensi, Sandra Zampa e Simona Malpezzi. Ad aprire l’evento il padrone di casa, cioè il sindaco di Prato, Matteo Biffoni.

La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole
La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole
La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole
La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole
La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole
La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole
La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole
La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole

Gente che non vuole proprio sentire il nome di Giuseppe Conte, roba da far venire l’orticaria, in particolare quando il leader pentastellato veste i panni del filorusso, anzi filoputiniano. Che poi l’incontro “Cambiare!” è il passo successivo di “Crescere!”, appuntamento dell’anno scorso: questo serve a dare la linea in vista delle elezioni politiche del 2027, e senza farsi mettere i piedi in testa da Conte.

La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole
Elly Schlein e Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

La linea è chiara, come si legge nel documento che accompagna il programma: «Abbiamo scelto Prato perché qui si vede meglio che altrove cosa significa per un territorio manifatturiero stare dentro la competizione globale: costi dell’energia, concorrenza internazionale, bisogno di innovazione e di lavoro qualificato. Il Paese è fermo e il governo non ha idee all’altezza che possano innescare un processo di rilancio. Noi vogliamo portare proposte serie, non slogan: su come far crescere le imprese, rafforzare l’Europa, rendere credibile la proposta di governo del centrosinistra e rimettere in moto un’Italia che da troppo tempo non cresce. Per questo abbiamo chiamato la giornata “Cambiare!”, un invito rivolto a tutti noi». Formalmente non si parla di Schlein, ma tutto il progetto è rivolto alla segretaria del Pd.

Bossi agli antipodi: Riccardo arrestato e Umberto celebrato

Strana la vita: Riccardo Bossi è stato arrestato nella giornata di giovedì, e le agenzie hanno lanciato la notizia poco più di un’ora prima della celebrazione in onore di Umberto Bossi alla Camera dei deputati. Già, perché nella sala della Regina, alle 17, il programma di Montecitorio ha previsto la presentazione del volume Umberto Bossi – Discorsi politici e parlamentari, con il saluto del presidente della Camera, Lorenzo Fontana: tutto in casa leghista. Ma si sa, l’imprevisto è sempre dietro l’angolo: che poi, voler ricordare un leader politico sanguigno come Bossi con un libro per molti è stata una forzatura…

La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole
La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole
La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole
La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole
La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole
La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole

La singolare password di Landini

Incontro di Maurizio Landini con la stampa, nella sede nazionale della Cgil, a Roma, in corso d’Italia. Il segretario illustra le manifestazioni che si svolgeranno a Milano alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Teatro alla Scala, divertendosi anche per il francobollo che è stato dedicato all’evento, addirittura ringraziando per questo il ministero guidato da Adolfo Urso. Ma c’è una cosa che attira i giornalisti, oltre all’eloquio torrenziale di Landini, nella sala intitolata a Fernando Santi, dove appare anche un bel quadro di Carlo Levi dedicato allo storico sindacalista riformista: l’accesso a internet. Appena entrati nella sala, un cartello indica che c’è un nuovo wi-fi a disposizione, con una singolare password: –eccheneso-. Davvero particolare, come scelta. E nella serata di venerdì Landini a Roma, nella villa Lazzaroni, sarà presente alla festa del tesseramento della Cgil Roma e Lazio, ossia «l’attivo del sindacato regionale», come si dice ancora oggi usando il linguaggio di una volta.

La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole
La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole
La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole

Trump concede all’Ucraina le licenze per la produzione di missili Patriot

«Dopo una serie di ripensamenti sulla questione», Donald Trump ha comunicato a Volodymyr Zelensky che – concedendo le relative licenze – permetterà all’Ucraina di produrre missili avanzati per la difesa aerea Patriot. Lo ha reso noto il capo della Bankova, reduce da un incontro col tycoon negli Stati Uniti, in un messaggio vocale inviato ai giornalisti. Zelensky ha inoltre ricordato che Kyiv ha avviato negoziati con l’azienda produttrice Raytheon, ricevendo da quest’ultima un segnale di disponibilità a tale cooperazione. Secondo il presidente ucraino, l’avvio della produzione dei sistemi Patriot potrebbe richiedere circa un anno e mezzo.

L’Ucraina ha bisogno di almeno 100 Patriot al mese

In una recente intervista a Deutsche Welle, Zelensky ha spiegato che, per resistere agli intensi raid russi attesi durante l’inverno, quando l’esercito di Mosca potrebbe decidere di accelerare la conquista di territori nel Donbass, l’Ucraina ha bisogno di almeno 100 Patriot al mese. A metà agosto era volato a Washington per chiedere a Trump, senza risultato, la possibilità di co-produrre i missili assieme a Lockheed Martin, facendo poi appello agli alleati europei: in quel caso era riuscito a strappare singoli impegni da parte di alcuni “Volenterosi”.

È morta Silvia D’Amico, produttrice di Rossellini e Magni

Addio a Silvia d’Amico, produttrice e sceneggiatrice morta all’età di 85 anni. Secondogenita di genitori illustri, la sceneggiatrice Suso Cecchi e il musicologo Fedele d’Amico, era nata a Roma il 2 dicembre 1940. Come produttrice ha seguito tutta la lavorazione de Il Messia (1975) di Roberto Rossellini, suo compagno dal 1974 al 1977, e con lui ha progettato un grande film sull’amicizia giovanile di Marx ed Engels, Lavorare per l’umanità, rimasto incompiuto per la morte del regista.

L’ultimo lavoro da produttrice nel 2021

Con le società Excelsior, D’Amico produsse alcuni titoli significativi del cinema italiano e internazionale tra cui State buoni se potete di Luigi Magni (1983), dedicato alla figura del prete fiorentino Don Filippo Neri interpretato da Johnny Dorelli, e Oci ciornie di Nikita Michalkov (1987), film per il quale Marcello Mastroianni ottenne il premio per l’interpretazione a Cannes. Il suo lavoro seguiva ogni fase della realizzazione, dall’ideazione all’edizione, con una presenza costante sul set. Alla sua filmografia appartengono anche numerosi documentari biografici dedicati a protagonisti del cinema, tra cui Suso. La signora del cinema italiano di Luca Zingaretti (2007), dedicato alla madre, e Ritratto di sconosciuto – Marcellus Dominicus Vincentius di Roberto Meddi e Gioia Magrini (2006), dedicato a Marcello Mastroianni. Il suo ultimo lavoro da produttrice è stato Gli anni belli di Lorenzo d’Amico de Carvalho (2021), coproduzione tra Italia, Portogallo e Serbia ambientato negli Anni 90 con protagonista Ninni Bruschetta.

L’ex presidente di Fideuram truffato con WhatsApp e l’IA: spariti 36 milioni

A febbraio Paolo Molesini, ex presidente di Fideuram, è stato vittima di una truffa multimilionaria, innescata da un finto messaggio WhatsApp ricevuto in apparenza da Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo (controllante dell’istituti torinese). Lo riporta il Corriere della Sera, spiegando che dalle casse di Fideuram sono usciti 95 milioni di euro: buona parte è stata recuperata, ma all’appello manca più di un terzo della somma.

Come è stato ingannato l’ex presidente di Fideuram

Il finto Messina ha indicato a Molesini, tramite WhatsApp, l’urgenza di operare attraverso la tesoreria di Fideuram (a causa di alcune ragioni pratiche) una serie di bonifici per non perdere l’occasione di una proficua operazione finanziaria all’estero. A seguire c’è stata una telefonata da un finto Paolo Nastasi, managing partner di A&O Shearman Italia, avvocato d’affari che Moresini conosce (del tutto estraneo alla truffa) la cui voce è stata replicata ad arte con strumenti di IA.

L’ex presidente di Fideuram truffato con WhatsApp e l’IA: spariti 36 milioni
Logo di Fideuram (Imagoeconomica).

L’alert e il recupero del bottino: mancano però 36 milioni

Convinto dalle conversazioni avute con i presunti Messina e Nastasi, Molesini a quel punto ha dato semaforo verde ai bonifici, per complessivi 95 milioni, soprattutto verso Cina e Hong Kong. I sistemi di controllo dell’istituto hanno fanno partire subito un alert: i sistemi di collaborazione interbancaria internazionale hanno permesso il recupero di buona parte del bottino: all’appello mancano però almeno 36 milioni, volatilizzati nella conversione in criptovalute. Gli inquirenti sono al lavoro per rintracciarli prima della monetizzazione.

Molesini si è dimesso a marzo «per ragioni personali»

Il 69enne Molesini, che dal 2015 al 2020 è stato ceo e direttore generale di Fideuram – Intesa Sanpaolo Private Banking, divenendone presidente nel febbraio 2020, ha lasciato l’istituto a marzo, dunque appena dopo la truffa, «per ragioni personali».

Incendio in un palazzo a Lucca, due morti e 13 feriti

Un uomo di 65 anni e una donna di 73 sono morti a Lucca a causa di un incendio. Il rogo si è sprigionato in un palazzo di tre piani in via Bertini, nel quartiere di San Vito, per cause ancora da accertare. Ci sono stati 13 feriti, con varie gravità, fra cui dei bambini. Le famiglie erano fuggite sui balconi in attesa dei soccorsi. Le due vittime abitavano nello stesso appartamento da cui sono partite le fiamme e sono state trovate al termine delle operazioni di spegnimento. Secondo le prime valutazioni di pompieri e polizia di Stato, potrebbero esserci state cause accidentali nell’innesco del fuoco, ma gli accertamenti sono solo all’inizio e i vigili del fuoco redigeranno una relazione tecnica coi tempi dovuti. Intanto il Comune si è attivato per dare una sistemazione provvisoria agli inquilini evacuati, dato che l’edificio è inagibile. Tra i feriti, una donna è stata portata in codice rosso al Centro Grandi Ustioni di Pisa. Nove sono stati ricoverati in codice giallo negli ospedali di Lucca, Versilia e Pisa, mentre tre erano in codice verde.

Morta Elena Pero, voce del tennis di Sky Sport

Lutto nel mondo della televisione e del giornalismo sportivo. È morta Elena Pero, storica voce del tennis di Sky Sport. Aveva 60 anni: a dare la notizia è stata la stessa emittente televisiva, che ha voluto ricordarla con un commosso messaggio della redazione letto in diretta dal direttore Federico Ferri.

Lavorava a Sky Sport dal 1991, quando si chiamava ancora Tele+: fu portata da Rino Tommasi

«La sua voce, la voce del tennis, rimarrà per sempre. Non ha saltato una telecronaca, neppure durante la malattia. L’ultima volta che l’abbiamo ascoltata, noi come voi da casa, è stata a Wimbledon, dove ha celebrato la seconda vittoria consecutiva di Jannik Sinner, come aveva fatto per la storica prima volta – il 13 luglio 2025 – in coppia con Paolo Bertolucci, che ha composto con lei, in oltre 20 anni di telecronache assieme, il secondo formidabile doppio della sua carriera», si legge nel messaggio poi pubblicato sui social da Sky Sport. Pero ha lavorato per l’emittente fin dal 1991, quando quando si chiamava Tele+, dove era entrata fin dalla sua fondazione: era stata assunta da Rino Tommasi, «il suo grande maestro, del quale ha raccolto – unica a poterlo fare – l’eredità più pesante». Nel 1989 Tommasi, attraverso le pagine della rivista MatchBall, aveva indetto una selezione per trovare dei giovani collaboratori, a cui affidare il lavoro di raccolta dati per le sue statistiche: dei 30 prescelti ne portò due – fra cui Pero – nella redazione sportiva di Fininvest (quando non si chiamava ancora Mediaset). E quando due anni dopo diventò primo direttore dei servizi sportivi di Tele+, lo seguì. 

Continua poi il direttore Ferri: «La sua voce è, e sempre sarà, un codice di pura bellezza. Come il suono della palla colpita da Roger Federer, come una volée di Martina Navratilova. Sarebbe necessaria l’essenzialità del suo racconto – così ricco, preciso, caldo e intenso, ma senza concedere nulla alla retorica, all’eccesso, e senza sprecare un aggettivo – per elencare tutti i successi, tutte le qualità di questa straordinaria professionista. Di questa donna giornalista, così lontana dal modello svenduto oggi soprattutto sui social, e per questo così attuale e così esemplare, ci auguriamo, per le prossime generazioni di ragazzi e soprattutto di ragazze». E poi: «Appartiene al pantheon dove stanno, ne citiamo alcuni, Nicolò Carosio, Nando Martellini, Paolo Rosi, Alfredo Pigna, Adriano De Zan, coloro che hanno raccontato a milioni di italiani le imprese leggendarie del nostro sport, come quelle di Sinner e di quest’epoca d’oro del tennis italiano. Se n’è andata, come Rino Tommasi e Gianni Clerici. Non smetteremo di ascoltarti. E non smetteremo di ricordarti».

L’Iran ha proposto agli Usa un piano da sette giorni per la tregua

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che Teheran ha proposto a Washington, tramite intermediari, un piano di sette giorni per cessare le ostilità, riaprire lo Stretto di Hormuz e avviare successivamente colloqui approfonditi sul programma nucleare del Paese. Durante un briefing a margine dell’Assemblea Onu, ha affermato che l’Iran è pronto ad attuare il piano non appena gli Stati Uniti darannoil proprio assenso, aggiungendo che «sarebbe preferibile» raggiungere un accordo prima delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. La proposta, ha evidenziato Araghchi, ricalca fedelmente gli impegni contenuti nel cosiddetto memorandum d’intesa raggiunto tra i due Paesi a giugno, poi rapidamente naufragato. Le condizioni poste dall’Iran per l’intesa prevedono che, nell’arco dei sette giorni, cessino tutte le ostilità, incluse quelle in Libano, che gli Stati Uniti sblocchino i beni iraniani congelati — stimati in almeno 12 miliardi di dollari —, revochino le sanzioni sul petrolio iraniano e tolgano il blocco navale imposto all’Iran. Infine, l’ultimo giorno, verrebbe aperto lo Stretto di Hormuz. Trascorsi i sette giorni, inizierebbero negoziati globali sul programma nucleare iraniano.

Operaio morto al Colosseo, sette indagati per omicidio colposo

Ci sono i primi indagati nell’inchiesta per la morte di Andrea Moretti, l’operaio di 22 anni che ha perso la vita dopo una caduta da un’altezza di 10 metri all’interno del Colosseo: iscritte nel registro sette persone, con l’accusa di omicidio colposo in violazione della normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Si tratta di una sorta di atto dovuto in vista dell’esame autoptico il cui incarico per lo svolgimento sarà affidato lunedì.

Da ricostruire la dinamica dell’incidente

Moretti, rocciatore esperto, è stato ritrovato con l’imbragatura e il caschetto di sicurezza, ma la fune era integra e l’occhiello che funge da passante libero. Dalle immagini di videosorveglianza non è stato possibile ricostruire la dinamica, e dunque, capire se ci siano state falle nella sicurezza o se si sia trattato di un errore umano: saranno indispensabili l’autopsia, appunto, e la perizia disposta sull’attrezzatura. Sotto la lente della procura anche la ditta Moretti Quintilio Srl, impresa del Teramano specializzata nella messa in sicurezza in caso di rischio sismico e nella manutenzione di beni culturali. I lavori nel Colosseo erano in subappalto: a inizio ottobre sarebbe stato inaugurato il nuovo impianto d’illuminazione dell’Anfiteatro Flavio. Al momento della tragedia, avvenuta attorno alla mezzanotte, nel cantiere erano presenti altri operai, tra cui il cognato di Moretti.

Il Parco del Colosseo riapre solo domani

Il Parco del Colosseo resterà chiuso fino a sabato 26 settembre. Prima di disporre la riapertura al pubblico, il ministro della Cultura Alessandro Giuli si riserva di verificare l’indirizzo delle indagini in corso e di incontrare, assieme ai dirigenti del MiC e al direttore Simone Quilici, i lavoratori del parco per verificare se le loro condizioni psicologiche siano confacenti alla ripresa delle visite. È quanto si apprende da fonti del Collegio Romano.

Riforma della Rai, l’accelerata del governo per blindare una tivù pubblica di destra

Accelerazione improvvisa sulla riforma della Rai. Dopo mesi di melina e rallentamenti – dovuti anche alle frenate del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti – ora la maggioranza ha deciso di andare spedita con l’obiettivo di approvare la riforma della tivù pubblica entro Natale. L’intento è evidente: appena sarà approvata ufficialmente, l’attuale governance Rai automaticamente decadrà, così si dovrà procedere alla nomina di un vertice dell’azienda con le nuove norme, che durerà quattro anni.

Riforma della Rai, l’accelerata del governo per blindare una tivù pubblica di destra
Giancarlo Giorgetti (foto Imagoeconomica).

Elezioni politiche e capo dello Stato: prendersi tutto

Insomma, il centrodestra intende blindare il suo dominio con una nuova governance che rispecchia l’attuale maggioranza di governo e che resterà in carica fino al 2031. L’idea è quella di confermare come capo azienda Giampaolo Rossi, ma come piano B c’è sempre Gian Marco Chiocci, se Giorgia Meloni riuscirà a convincerlo a prendere il timone della tivù. Sarà, quindi, questa nuova Rai a dirigere il traffico televisivo delle prossime elezioni politiche e anche quando ci sarà da eleggere il nuovo capo dello Stato. La strategia è prendersi tutto prima del voto e, se poi dovesse essere il campo largo a vincere le elezioni, amen: Elly Schlein e Giuseppe Conte si ritroveranno una Rai di destra.

Riforma della Rai, l’accelerata del governo per blindare una tivù pubblica di destra
Giampaolo Rossi (foto Imagoeconomica).

Mercoledì 23 settembre in VIII commissione al Senato si è andati spediti: si sono votati tutti gli emendamenti della maggioranza, mentre l’opposizione non è riuscita a toccare palla. Di questo passo la riforma sarà licenziata dalla commissione mercoledì 30 e quello successivo, il 7 ottobre, potrebbe arrivare in Aula. Poi toccherà alla Camera, ma i tempi per approvare tutto entro Natale ci sono.

Un “vaffa” all’European Media Freedom Act

Non è solo una questione di velocità, perché poi ci sono i contenuti. Tra gli emendamenti votati mercoledì spunta anche un bel “vaffa” all’European Media Freedom Act (Emfa). La riforma, infatti, si fa perché ce lo chiede l’Europa e il primo paletto messo da Bruxelles è che le governance delle televisioni pubbliche europee siano indipendenti dai governi. Giorgetti, dicevamo, ha contestato il principio osservando che il Mef si fa carico della maggior parte degli introiti economici della Rai, quindi «se siamo noi a metterci i soldi non è possibile che poi non contiamo nulla in sede di governance», aveva spiegato il ministro durante un’audizione ad hoc in parlamento.

La retromarcia sui due consiglieri indicati dal Mef

Allo stato attuale, infatti, al Tesoro spetta il compito di indicare due consiglieri che poi diventano amministratore delegato e presidente. In un primo momento la riforma pensata dalla maggioranza eliminava questa possibilità, conferendo tutto il potere di nomina del consiglio di amministrazione al parlamento. Mercoledì, però, c’è stata una retromarcia: dei sette membri del cda, uno è votato dai dipendenti Rai, due sono eletti dalla Camera, due dal Senato e due saranno indicati proprio dal ministero dell’Economia. Saranno poi i consiglieri, al loro interno, a eleggere ad e presidente, che non per forza saranno quelli indicati dal Mef, ma comunque non si esclude che lo siano.

L’Italia rischierà lo stesso una procedura d’infrazione?

Insomma, l’attuale legge Renzi del 2015, che l’Ue ci ha chiesto di abrogare, esce dalla porta e rientra dalla finestra. Gli esponenti dell’opposizione in VIII commissione sostengono che «in questo modo la nuova normativa non ottempera alla principale richiesta di Bruxelles, quindi agli occhi dell’Ue non servirà a niente e l’Italia rischierà lo stesso una procedura d’infrazione».

Tensioni sulla volontà leghista di ridurre il canone

A suscitare le proteste all’interno dell’azienda è invece l’emendamento che prevede la possibilità di ridurre progressivamente il canone Rai, fortemente voluto dalla Lega. Anche se poi, a fronte della riduzione, il governo dovrà coprire in qualche modo i denari persi. E l’Emfa, tra i suoi principi, prevede che le televisioni pubbliche possano contare su risorse stabili e certe, anche per poter programmare strategie aziendali di lungo periodo. A questo risponde anche il prolungamento della vita del consiglio di amministrazione da tre a quattro anni.

Come finirà la partita della nuova commissione di Vigilanza?

Mercoledì 30 settembre è prevista una nuova seduta, con le opposizioni che promettono battaglia, anche perché nel frattempo bisognerà vedere come finirà la partita della nuova commissione di Vigilanza. Mercoledì Ignazio La Russa non ha proceduto a nominare d’ufficio i rappresentanti delle opposizioni poiché «c’è un’interlocuzione in corso con i capigruppo di tutti i partiti per tentare di arrivare a una mediazione, quindi è giusto prendersi qualche giorno in più».

Riforma della Rai, l’accelerata del governo per blindare una tivù pubblica di destra
Ignazio La Russa (foto Imagoeconomica).

Il presidente del Senato, dunque, ha preferito non forzare la mano. E la minoranza si era pure detta disponibile al dialogo, a patto di venir coinvolta nella riforma Rai. Il centrodestra invece è andato dritto come un treno e questo potrebbe tornare a irrigidire le posizioni sulla Vigilanza. Insomma, siamo di fronte a un’intricata partita a scacchi di cui ancora non si conosce il finale.

Decreto scuola, multa fino a mille euro per il volto coperto in aula

Nella bozza del decreto scuola atteso all’esame del Cdm si legge che «salvo che ricorrano specifiche ragioni sanitarie o di sicurezza, è fatto divieto di partecipare alle attività curriculari e extracurriculari delle istituzioni scolastiche e a quelle previste nell’ambito dei rapporti scuola famiglia con il volto coperto o con qualsiasi altra modalità atta a non consentire il riconoscimento del volto». Prevista una sanzione amministrativa da 200 euro a 1.000 euro: in caso di violazione commessa da un minore, si applica al genitore.

LEGGI ANCHE: Cosa c’è dietro l’affondo di Meloni al Quirinale sulla scuola

Tetto del 30 per cento agli stranieri nelle classi prime

Detto del divieto di presentarsi in classe col volto coperto, per quanto riguarda il tetto agli studenti stranieri, si legge che nella scuola primaria «il numero degli alunni con cittadinanza non italiana e che non sono nati in Italia o che non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia» non deve superare il 30 per cento del totale in ciascuna classe prima. Nelle scuole secondarie di primo e di secondo grado, il tetto del 30 per cento nelle classi prime riguarda gli «studenti con cittadinanza non italiana che non hanno frequentato con esito positivo, per almeno tre anni scolastici, il sistema nazionale di istruzione». Il decreto prevede poi che, in caso di gravi difficoltà linguistiche, debba essere supportato il nucleo familiare. Ma se questo si sottrae, allora può essere previsto il collocamento del minore fuori dalla famiglia. Il decreto legge sulla scuola inoltre stanzia 17,5 milioni di euro per le istituzioni scolastiche in cui non sia possibile assicurare il rispetto del tetto del 30 per cento di alunni stranieri in classe.

Sondaggi politici, la Supermedia: il confronto con le Politiche del 2022

L’ultima Supermedia Agi/Youtrend, realizzata sulla base di 13 sondaggi sulle intenzioni di voto condotti realizzati dal 10 al 23 settembre da otto istituti, mette in evidenza anche lo scostamento rispetto al risultato delle elezioni Politiche del 2022 per la Camera dei deputati. Fratelli d’Italia si conferma saldamente il primo partito italiano, restando di un punto sopra il livello di quattro anni fa. Rispetto ad allora, è la Lega ad avere ceduto maggiormente terreno.

I dati sulle intenzioni di voto e il confronto col 2022

FdI arriva al 27 per cento: +1 rispetto alle elezioni del 2022. Avanza (+1,8) anche il Partito democratico, ora al 20,8 per cento. Giù invece quello che era ed è il terzo partito del Paese, cioè il Movimento 5 stelle, arretrato di quasi tre punti al 12,6 per cento (-2,8).

Sondaggi politici, la Supermedia: il confronto con le Politiche del 2022
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Futuro Nazionale, che allora non esisteva, è dato al 7,8 per cento. Segue Forza Italia al 7,4 per cento e in leggero calo (-0,7). Alleanza Verdi e Sinistra ha invece quasi raddoppiato i consensi, arrivando al 6,5 per cento (+2,9). Netto passo indietro del Carroccio, ora al 5,6 per cento (-3,2). Azione e Italia Viva, che corsero assieme nel 2022, sono date al 3,4 e al 2,2 per cento. Netto balzo all’indietro di +Europa, ora all’1,5 per cento (-1,3). Tutto sommato stabile Noi Moderati all’1,1 per cento (+0,2).

Banca Ifis, il conto di illimity arriva dopo la due diligence 

C’è una domanda piuttosto semplice che comincia ad aleggiare dalle parti di Piazza Affari. Se Banca Ifis sente oggi il bisogno di passare al setaccio la precedente gestione di Illimity, per capire chi abbia fatto cosa e soprattutto da dove arrivino le voragini emerse nei conti, che cosa aveva guardato prima di comprarsi la banca fondata da Corrado Passera? Una due diligence, peraltro, c’è stata. E non una ricognizione fatta in casa con qualche foglio Excel e molta fiducia nel prossimo. Banca Ifis l’aveva affidata a PwC e nel dicembre del 2025 aveva annunciato al mercato che l’analisi si era conclusa con risultati «in linea con le attese preliminari». Erano emerse rettifiche per 75 milioni di euro, da aggiungere ai 290 milioni di svalutazioni già effettuate da Illimity nel corso del 2025. Nonostante ciò, Ifis aveva confermato le sinergie previste dall’operazione, a regime circa 75 milioni l’anno. 

Banca Ifis, il conto di illimity arriva dopo la due diligence 
Ernesto Fürstenberg Fassio (Imagoeconomica).

La vecchia gestione di Illimity finisce sotto esame

Nove mesi dopo il paesaggio appare diverso. Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, la banca presieduta da Ernesto Fürstenberg Fassio ha avviato verifiche sulla precedente gestione di Illimity per quantificare eventuali danni riconducibili alle decisioni dei vecchi vertici. Gli accertamenti, iniziati ad aprile, riguardano svalutazioni che lo scorso anno hanno raggiunto un ammontare di circa 400 milioni. Naturalmente una due diligence non è una polizza assicurativa contro le sorprese e nel credito le valutazioni possono cambiare. Resta però il paradosso nel quale si trova oggi Ifis: da una parte cerca di capire che cosa sia successo prima del suo arrivo, dall’altra deve spiegare che cosa avesse visto quando decise di procedere con l’operazione. 

Banca Ifis, il conto di illimity arriva dopo la due diligence 
Il logo di Illimity (Imagoeconomica).

Il piano d’uscita dagli Npl

Nel frattempo si è aperto un altro cantiere: l’uscita dagli Npl, business che per anni è stato uno dei marchi di fabbrica della banca. A giugno il cda aveva annunciato l’avvio del processo competitivo per la vendita delle attività Npl e il loro deconsolidamento. Nella stessa occasione sono arrivati 30 milioni di accantonamenti su alcune esposizioni creditizie e altri 40 milioni relativi a esposizioni cartolarizzate nel comparto Npl di Illimity. Contemporaneamente la guidance sull’utile 2026 è stata ridotta a 100-110 milioni di euro dai precedenti 170-190 milioni. Il mercato non l’ha presa benissimo. Nella seduta successiva all’annuncio il titolo arrivò a perdere oltre il 40 per cento. Il 24 settembre Banca Ifis ha segnato un ulteriore calo di quasi il 5 per cento, chiudendo appena sopra i 14 euro in Borsa, contro i massimi di 27,72 toccati il 5 febbraio. In sei mesi ha lasciato sul terreno circa un terzo del proprio valore. Quanto agli Npl, ad agosto la banca ha parlato di «forte interesse» da parte di investitori italiani e internazionali. Siamo alla fine di settembre e si continua ad aspettare di sapere chi comprerà, che cosa comprerà e soprattutto a quale prezzo. Tre dettagli non proprio marginali quando si vende un’attività. Anche perché dalla cessione passa una parte importante della nuova Banca Ifis immaginata dall’amministratore delegato Frederik Geertman: meno Npl e maggiore concentrazione su commercial e corporate banking, servizi finanziari alle imprese e private banking. Per cambiare mestiere, però, bisogna prima riuscire a uscire da quello precedente. 

Banca Ifis, il conto di illimity arriva dopo la due diligence 
Frederik Geertman (Imagoeconomica).

Più che le brutte notizie, la Borsa non digerisce l’incertezza

Poi ci sono i conti. Il primo semestre 2026 si è chiuso con appena 8 milioni di utile netto. Il Cet1, al 13,4 per cento, rimane ampiamente sopra i requisiti regolamentari e la banca continua a indicare per l’intero esercizio un utile tra 100 e 110 milioni. Ma la guidance non comprende gli effetti del previsto deconsolidamento degli Npl e nel secondo semestre devono essere contabilizzate ulteriori rettifiche per circa 36 milioni. Il numero, dunque, c’è. Quello che ancora manca è una visibilità piena su come ci si arriverà e su che cosa resterà una volta venduti gli Npl e completata la pulizia di Illimity. È probabilmente questa incertezza che la Borsa continua a scontare. Il mercato può digerire una brutta notizia, anche due. Quello che sopporta molto meno è non sapere se la seconda sia davvero l’ultima. Banca Ifis definisce il 2026 un «anno di transizione» e conferma 75 milioni di sinergie annue dal 2027. Prima del 2027, però, bisogna chiudere il 2026. E capire quanto costerà davvero Illimity, a quanto verranno venduti gli Npl e quale sarà, alla fine della fiera, l’utile della banca. 

Acea Perù si aggiudica la gara per il trattamento delle acque reflue a Lima

Acea Perù, società controllata da Acea International (100 per cento Acea Acqua), si è aggiudicata la gara per la gestione e la manutenzione di otto impianti di trattamento delle acque reflue a Lima per un valore complessivo di 4,5 milioni di dollari. Questo contratto con la società idrica di Lima Sedapal è il quarto assegnato all’azienda negli ultimi due anni per un valore complessivo di 145 milioni di euro. Acea rafforza così la sua presenza nel Sud della Capitale sudamericana, gettando le basi per un’ulteriore crescita nel Paese.

Gli impianti svolgono una funzione essenziale nel sistema di depurazione della zona Sud di Lima

Nel dettaglio, le attività previste comprendono la manutenzione e la conservazione degli impianti di San Bartolo, San Juan, Huáscar, José Gálvez, Julio C. Tello, San Pedro de Lurín, Pucusana e Santa María. Il perimetro del servizio include inoltre il sistema di pretrattamento e la stazione di pompaggio Nuevo Lurín. Queste infrastrutture svolgono una funzione essenziale nel sistema di depurazione della zona Sud di Lima. La loro corretta conservazione contribuisce a garantire la continuità e l’efficienza del trattamento delle acque reflue, a ridurre l’inquinamento e gli impatti sulle comunità circostanti oltre a favorire il riutilizzo delle acque trattate.

La presenza di Acea in America Latina

Oggi Acea serve circa 10 milioni di abitanti in America Latina nel settore idrico, con un impegno di oltre 1.400 dipendenti concentrato prevalentemente in Perù, Honduras e Repubblica Dominicana. In particolare, in Perù Acea gestisce già i servizi idrici e di fognatura nell’area Nord di Lima attraverso i contratti promossi da Sedapal per le zone di Comas (primo lotto) e Callao (secondo lotto) a beneficio di circa 4 milioni di persone, oltre che di Lima Centro. Acea è inoltre azionista di maggioranza del consorzio Agua Azul, responsabile delle attività di captazione e potabilizzazione dell’acqua nella capitale peruviana.

Arrestato Riccardo Bossi: deve scontare 5 anni e 9 mesi

Riccardo Bossi, primogenito di Umberto fondatore della Lega, è stato arrestato a Busto Arsizio (Varese) in esecuzione di un provvedimento di cumulo pene per complessivi 5 anni e 9 mesi: le condanne, relative ai reati di appropriazione indebita aggravata, truffa e indebita percezione del reddito di cittadinanza, riguardano fatti avvenuti tra il 2011 e del 2023. Esclusa dal conto la pena a un anno e 4 mesi inflitta per maltrattamenti alla madre Gigliola Guidali, risalenti al 2016. La notizia dell’arresto di Riccardo Bossi arriva nel giorno in cui, presso la Sala della Regina di Montecitorio, si tiene la presentazione del volume Umberto Bossi – Discorsi politici e parlamentari.

Arrestato Riccardo Bossi: deve scontare 5 anni e 9 mesi
Riccardo Bossi (Imagoeconomica).

Una parte della vicenda giudiziaria, cioè quella relativa all’appropriazione indebita aggravata, risale allo scandalo sui fondi della Lega: a marzo del 2016 Bossi, che aveva usato per spese personali denaro proveniente dalle casse del Carroccio, era stato condannato con rito abbreviato a un anno e 8 mesi. Per quanto riguarda il reddito di cittadinanza, Bossi è stato ritenuto colpevole di aver ricevuto – in 43 mensilità tra il 2020 e il 2023 – circa 12.800 euro, che però non gli spettavano: il contributo era infatti collegato al pagamento dell’affitto di un appartamento dal quale, però era già stato sfrattato per morosità. In questo caso il primogenito del Senatur è stato condannato a 2 anni e 6 mesi e al pagamento di una provvisionale di 15 mila euro all’Inps.

Trump dice no: Cnn e Politico ancora esclusi dalla Casa Bianca

Il giudice Timothy Kelly ha ordinato all’Amministrazione Trump di sospendere per 14 giorni il divieto di accesso alla Casa Bianca imposto a Cnn, MS Now e Politico, dopo che erano stati banditi dalla struttura dal presidente Donald Trump, in quanto la revoca dei pass stampa dei giornalisti è avvenuta in assenza di un giusto processo costituzionalmente adeguato. Ma l’Amministrazione Usa non sembra aver esattamente recepito l’ordine del giudice federale. Politico riferisce infatti che, questa mattina, a una giornalista è stato impedito di entrare alla Casa Bianca e che alla cronista è stato ritirato l’accredito stampa. Stesso trattamento per la giornalista della Cnn Betsy Klein e per un fotoreporter dell’emittente. In tutti i casi non è stata fornita alcuna spiegazione. La Cnn ha anche precisato che uno dei suoi produttori è riuscito a entrare alla White House utilizzando il proprio pass.

Trump dice no: Cnn e Politico ancora esclusi dalla Casa Bianca
Donald Trump (Imagoeconomica).

Gruppo Fs, al via dal 2027 i Frecciarossa per Monaco di Baviera

I nuovi collegamenti del Frecciarossa con la Germania e l’Austria saranno attivi dall’estate 2027. In occasione di InnoTrans, la principale fiera internazionale del settore ferroviario, Trenitalia (Gruppo Fs) ha presentato il progetto delle nuove tratte ad alta velocità che realizzerà insieme alle tedesche Deutsche Bahn e austriache Öbb per collegare Milano e Roma con Monaco di Baviera.
Le prime corse commerciali inizieranno al termine dell’iter di omologazione internazionale dei nuovi treni. L’offerta partirà sulle direttrici Milano–Monaco di Baviera e Roma–Monaco di Baviera, aprendo una nuova fase della crescita del Frecciarossa oltre i confini nazionali. L’annuncio è arrivato a Berlino alcuni giorni dopo l’avvio delle corse prova in Germania e Austria.

Si inizierà con quattro collegamenti da Milano e Roma

I test si stanno svolgendo sulla rete ferroviaria tedesca, lungo la linea Berlino-Monaco di Baviera-Kufstein. In Austria, invece, il Frecciarossa sta circolando tra Kufstein e il Brennero e sulla tratta Salisburgo–Vienna. L’offerta commerciale iniziale prevederà quattro collegamenti sulle rotte Milano-Monaco di Baviera e Roma-Monaco di Baviera. Il viaggio da Milano durerà circa sei ore e mezza, con fermate a Brescia, Verona, Rovereto, Trento, Bolzano e Innsbruck. Da Roma il tempo previsto sarà di circa otto ore e mezza, con fermate a Firenze, Bologna, Verona, Rovereto, Trento, Bolzano e Innsbruck. L’apertura del tunnel di base del Brennero consentirà di ridurre i tempi di viaggio di circa un’ora. Da dicembre 2028 l’offerta completa salirà a 10 collegamenti tra Italia e Germania, sulle direttrici che uniranno Milano, Roma e Monaco di Baviera, con estensioni verso Napoli e Berlino.

Verranno operati con il Frecciarossa 1000

Il servizio sarà operato con il Frecciarossa 1000, il treno ad alta velocità di Trenitalia conforme alle specifiche tecniche europee di interoperabilità e progettato per circolare sulle reti ferroviarie di Italia, Francia, Germania, Spagna, Austria, Svizzera, Paesi Bassi e Belgio, superando le differenze nei sistemi di alimentazione elettrica e segnalamento. Dopo Francia e Spagna, il Frecciarossa si prepara così ad arrivare anche in Germania, proseguendo verso l’obiettivo di una metropolitana d’Europa ad alta velocità capace di collegare alcune delle principali città del continente. Il nuovo collegamento potrà inoltre intercettare la domanda di trasporto verso altre destinazioni europee, tra cui Francoforte e Cracovia, rafforzando l’integrazione ferroviaria tra Italia, Germania e Austria.

Stazione di terra di Starlink a fuoco in Polonia: sospetto sabotaggio russo

Nella serata del 23 settembre una stazione di terra per le comunicazioni satellitari Starlink ha preso fuoco nel villaggio di Wole Krobowska, a una quarantina di chilometri da Varsavia: i servizi di sicurezza polacchi ritengono che dietro al rogo, di origine dolosa (sarebbe stata rinvenuta una bottiglia contenente un liquido infiammabile, simile a una molotov), ci sia la mano di Mosca.

Stazione di terra di Starlink a fuoco in Polonia: sospetto sabotaggio russo
Krzysztof Gawkowski (Ansa).

In Europa orientale l’unica altra stazione di questo tipo si trova in Lituania

Krzysztof Gawkowski, ministro della Digitalizzazione, ha affermato che ci sono numerosi indizi che l’incendio sia stato un tentativo deliberato di sabotare la stazione che fornisce servizi Internet in Ucraina. La struttura interessata dall’incendio è di proprietà dell’operatore di telecomunicazioni statale Exatel e, appunto, viene usata per la trasmissione di servizi Internet sia in Polonia che in Ucraina. È inoltre utilizzato dai sistemi SpaceX che forniscono connettività tramite terminali Starlink, il servizio di Internet satellitare di Elon Musk. L’unica altra stazione in Europa orientale di questo tipo è localizzata a Kaunas, in Lituania. «Difficile immaginare che in casi del genere tutto accada per caso», ha detto il ministro degli Interni Marcin Kierwiński, annunciando l’apertura di un’indagine. «La Russia ha raggiunto un nuovo livello di guerra ibrida contro tutta l’Europa», ha poi osservato. Cezary Tomczyk, viceministro della Difesa, ha affermato che Mosca «utilizza metodi piuttosto semplici: commette incendi dolosi e atti di sabotaggio, provocando instabilità sociale in tutta Europa».

Stazione di terra di Starlink a fuoco in Polonia: sospetto sabotaggio russo
Marcin Kierwiński (Ansa).

In Fdi corsa a due per sfidare Gualtieri e Malpensa in festa per il Cav: le pillole del giorno

«Chi andrà a perdere la partita contro Roberto Gualtieri? Tanto sanno tutti che vincerà il sindaco uscente», si sente dire a via della Scrofa, quartier generale di Fratelli d’Italia. Le Comunali a Roma, come del resto quelle di Milano, sono una bella gatta da pelare e Arianna Meloni lo sa bene. Gualtieri forte del suo “campo largo” pare aver in tasca la riconferma. Il “gabbiano” Fabio Rampelli è l’eterno aspirante alla fascia tricolore. Questa volta pareva cosa fatta visti gli endorsement di Arianna Meloni e di Francesco Rocca. Ma la guerra interna a destra è imprevedibile e ora pare essere in vantaggio Roberta Angelilli, già Fronte della Gioventù, quindi Alleanza Nazionale, e più volte parlamentare europea con passaggi anche nel Nuovo centrodestra di Angelino Alfano e Forza Italia. Alla fine, nel 2023 è tornata nella destra-destra, diventando vicepresidente della Regione Lazio, nominata da Rocca anche grazie alle tante preferenze ottenute, quasi 30 mila. Insomma nella Fiamma si preannuncia una corsa a due per il Campidoglio. E l’occasione giusta per sciogliere le riserve potrebbe essere la kermesse di Atreju, il prossimo dicembre.

In Fdi corsa a due per sfidare Gualtieri e Malpensa in festa per il Cav: le pillole del giorno
Arianna Meloni con Fabio Rampelli (Ansa).

Malpensa in festa: diventa l’aeroporto Berlusconi

Ci siamo, il grande giorno sta arrivando: a Ferno, in provincia di Varese, venerdì mattina l’aeroporto internazionale di Milano Malpensa verrà intitolato ufficialmente a Silvio Berlusconi. Alle 11, nell’area Arrivi del Terminal 1, sbarcheranno il presidente del Senato Ignazio La Russa, il ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani, il collega dei Trasporti Matteo Salvini – che qualche giorno fa ha annunciato la data dell’evento – il governatore lombardo Attilio Fontana (già ci si aspettano tra i due sorrisi gelidi) e alcuni rappresentanti della famiglia Berlusconi. E qui fioccano le scommesse, specie da parte dei forzisti: vista la presenza di Tajani, ci sarà Marina Berlusconi? Giorgia Meloni si guarda bene dal partecipare all’evento, spifferano a Palazzo Chigi, anche perché per Fratelli d’Italia c’è già in lista La Russa, che avrà il ruolo di più alta carica dello Stato presente. Grande assente il sindaco Beppe Sala, contrario all’intitolazione dell’aeroporto al Cav.

In Fdi corsa a due per sfidare Gualtieri e Malpensa in festa per il Cav: le pillole del giorno
Antonio Tajani e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Ex Ilva, la Corte Ue: «Non può ricevere gli aiuti per l’energia»

La Corte di giustizia europea nega ad Acciaierie d’Italia, ex Ilva, la possibilità di beneficiare delle agevolazioni previste per le aziende energivore, cioè con alto consumo di elettricità o di gas. Nel 2024 le autorità italiane avevano respinto le domande del gruppo siderurgico per l’accesso ai benefici nel 2025, richiamando l’amministrazione straordinaria e lo stato di insolvenza. Per la Corte, una procedura concorsuale subordinata all’accertamento dell’insolvenza rende l’impresa «in difficoltà» ai sensi delle norme sugli aiuti di Stato. Spetta al giudice italiano verificare il presupposto e decidere. Le regole europee che escludono le imprese in difficoltà dagli aiuti destinati alle aziende ad alto consumo di energia non possono essere derogate, anche quando la procedura concorsuale mira a riportare l’impresa alla redditività. Secondo i giudici di Lussemburgo, adottando gli orientamenti sugli aiuti al salvataggio e alla ristrutturazione, la Commissione europea ha «volontariamente autolimitato il proprio potere discrezionale» sulla compatibilità degli aiuti di Stato. Una deroga alle regole fissate in tali orientamenti violerebbe quindi principi generali del diritto Ue, in particolare quelli di parità di trattamento e tutela del legittimo affidamento.

La controversia dovrà ora essere definita dal giudice amministrativo italiano

La Corte osserva inoltre che l’Italia ha allineato la propria normativa sulle agevolazioni energetiche alla disciplina europea sugli aiuti per clima, ambiente ed energia, che esclude espressamente dagli incentivi le imprese considerate in difficoltà secondo gli orientamenti Ue sugli aiuti al salvataggio. Il fatto che le procedure concorsuali previste dalle legislazioni nazionali possano avere l’obiettivo di ripristinare la redditività dell’impresa, sottolinea la Corte, non modifica la sua qualificazione come impresa in difficoltà ai fini delle norme europee. I giudici precisano infine che gli aiuti concessi alle imprese energivore non possono essere assimilati agli aiuti al salvataggio, trattandosi di strumenti che perseguono obiettivi diversi. La controversia dovrà ora essere definita dal giudice amministrativo italiano sulla base dell’interpretazione fornita dalla Corte di giustizia.