Inside Science Fiction: Un robot per amico

Un robot per amico

Che tipo di relazione possiamo avere con una IA?

di Antonino Fazio

Il bel corto segnalato da Silvio Sosio il 20 giugno su Fantascienza.com, Il mio unico amico è un robot (My Only Friend is a Robot Named Beans, Anika Kan Grevstadt, 2025, 13,30’), che riassumiamo per chi non l’abbia visto [spoiler] racconta della giovane Ruby, che si è staccata dalla famiglia, vive da sola, e non riesce a trovare amici, benché utilizzi i siti di incontri. Così, i genitori le regalano un robot da compagnia per il suo compleanno. Malgrado lo scetticismo iniziale, alla fine si decide ad assemblarlo. Al momento di dargli un nome, sta lì a pensarci. Lui continua a ripetere: “Dammi un nome, dammi un nome…” finché lei sbotta con un: “Datti una calmata”, in inglese Chill your beans, che a quel... - Leggi l'articolo

 

SCIENZA - Inside Science Fiction - 26 luglio 2026 - articolo di Antonino Fazio

Radio Libera Albemuth : Costruire un mondo: elementi fondamentali

Costruire un mondo: elementi fondamentali

Una rubrica sui topos della fantascienza, alla segnalazione di opere particolarmente interessanti di cinema/libri/anime alla riflessione aperta sullo scrivere fantascienza (worldbuilding, coerenza scientifica, ecc…).

di Andrea Cattaneo

Il worldbuilding è la parte più divertente e più pericolosa dello scrivere fantascienza. Divertente perché puoi inventare tutto – fisica, biologia, storia, religione, economia – senza dover rendere conto a nessuno. Pericolosa perché è facilissimo perdersi: ci sono scrittori mancati che hanno passato anni a costruire mappe, glossari e alberi genealogici senza scrivere una sola pagina di romanzo. Il principio fondamentale, almeno per come la vedo io, è uno solo: un mondo secondario non è un'enciclopedia, è un sistema funzionale a una storia. Non esiste un unico metodo per costruirlo: c'è chi parte dai personaggi, chi dalla storia, chi da un'immagine. Il mio approccio, che non ha nessuna pretesa di essere... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Radio Libera Albemuth - 26 luglio 2026 - articolo di Andrea Cattaneo

Racconti: L’incomparabile avventura di un certo Hans Pfaall

L'incomparabile avventura di un certo Hans Pfaall

The Unparalleled Adventure of One Hans Pfaall, 1835. Traduzione di Decio Cinti.

di Edgar Allan Poe

Con un cuore pieno di fantasie deliranti, Di cui sono il capitano, Con una lancia di fuoco e un cavallo d’aria, Attraverso l’umanità io viaggio.  (Canzone di Tom O’Bedlam).   Secondo le notizie più recenti da Rotterdam, pare che quella città sia in un singolare stato di effervescenza filosofica. In realtà vi si sono verificati dei fenomeni di un genere sì completamente inatteso, sì assolutamente nuovo, sì straordinariamente in contrasto con tutte le opinioni ammesse, ch’io non dubito che tutta l’Europa debba quanto prima essere totalmente sconvolta, che tutta la fisica debba sembrare in fermento e che la ragione e l’astronomia stiano per accapigliarsi. Si narra che il… del mese... - Leggi l'articolo

 

NARRATIVA - Racconti lunghi - 26 luglio 2026 - articolo di Edgar Allan Poe

Anteprime: Vetro

Vetro

Pubblichiamo un estratto del nuovo romanzo breve dell'autrice di Spine, edito da Delos Digital, nella collona Robotica.it.

di Franci Conforti

A Jimmy, che crede in me. A Silvio Sosio che nel 2016 mi ha scelta tra tanti autori. A Franco Forte che mi ha chiesto di scrivergli un racconto al volo, ed è nato Vetro. (Titolo originale della versione breve: Metallo e Vetro, suscito in Urania Mondadori 1730, 2024). A tutti i lettori di fantascienza che hanno scelto Metallo e Vetro come il miglior racconto del 2025, conferendogli il Premio Italia.   Stazione mineraria Pek-Blendal   Asmar, bara. Asmar Cohem Kaharim è un accidenti d’imbroglione. Tutti credono abbia un dannatissimo istinto animale, ma non è vero. Dicono che abbia gli occhi pure dietro la testa, invece gioca con i dadi truccati. Non lo sa nessuno, ovviamente, nemmeno Lena Aschenad che è a capo del nostro gruppo di... - Leggi l'articolo

 

NARRATIVA - Racconti brevi - 26 luglio 2026 - articolo di Franci Conforti

Editoriali: Il Qualunquismo sulla fantascienza di Mauro Covacich

Il Qualunquismo sulla fantascienza di Mauro Covacich

di Carmine Treanni

Nell’incipit del suo articolo pubblicato su “La Lettura” del 28 giugno 2026, il supplemento culturale de "Il Corriere della Sera", con il roboante titolo “Contro la fantascienza”, lo scrittore Mauro Covacich non fa mistero che ha sempre trovato difficile approcciare la fantascienza. Questa è l’unica considerazione condivisibile, di un pezzo che per il resto non si può che definire qualunquista, nella sua accezione più palese di essere superficiale e di liquidare una questione complessa con frasi fatte e luoghi comuni. Leggere fantascienza non è per tutti, richiede uno sforzo cognitivo non indifferente. Una buona idea fantascientifica, alla base anche di un romanzo scritto male, può mettere in discussione le leggi... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Dall'Italia - 26 luglio 2026 - articolo di Carmine Treanni

Servizi: Spider-man: Brand New Day, Peter Parker è destinato a soffrire

Spider-man: Brand New Day, Peter Parker è destinato a soffrire

Destin Daniel Cretton è il regista del nuovo film dell'arrampicamuri, con ancora Tom Holland protagonista.

di Arturo Fabra

Dopo l’addio di Jon Watts, regista dei primi tre film, la cabina di regia del nuovo film di Spider-man è stata affidata a Destin Daniel Cretton. Già noto al pubblico del Marvel Cinematic Universe (MCU) per l’ottimo Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli, Cretton è stato scelto per infondere al film una forte dinamicità nei combattimenti corpo a corpo e una gestione profonda dei conflitti emotivi dei personaggi. Tom Holland in Spider-Man: Brand New Day (2026) La sceneggiatura, invece, è rimasta in mani fidate: sono tornati Chris McKenna ed Erik Sommers, le menti dietro l'intera trilogia dell'Homecoming (Homecoming, Far From Home e No Way Home). Per questa nuova iterazione, il duo ha deciso di esplorare territori inediti. Tom... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Cinema - 26 luglio 2026 - articolo di Arturo Fabra

Servizi: Supergirl: vorrei ma non posso

Supergirl: vorrei ma non posso

Milly Alcock è il volto del nuovo film del DC Universe: brava lei, ma la pellicola non convince del tutto. 

di Arturo Fabra

Se qualcuno dice Krypton, la mente vola subito a Kal El, l'ultimo figlio di un mondo morente, cullato in una navicella e destinato a diventare il faro di speranza della Terra. Ma da quel pianeta è arrivato anche qualcun’altra, stiamo parlando di Kara Zor El, meglio nota come Supergirl, che da semplice “spalla” della Silver Age è diventata un pilastro fondamentale del Multiverso DC, attraversando sessant'anni di rivoluzioni editoriali, rinascite mistiche e incarnazioni sullo schermo, fino ad arrivare all’ultima incarnazione nel DCU di James Gunn. Supergirl La storia comincia nel maggio del 1959. Sulle pagine di Action Comics 252, la mente di Otto Binder e la matita di Al Plastino danno vita a Kara Zor El. Cugina biologica di Superman, Kara... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Cinema - 26 luglio 2026 - articolo di Arturo Fabra

Il meglio: Fantascienza.com, il meglio della settimana del trailer di Avengers

Fantascienza.com, il meglio della settimana del trailer di Avengers

Arriva il primo trailer di Avengers: Doomsday e dichiarazioni di Feige sull'evoluzione dei film Marvel; in streaming debutta la quarta di Star Trek Strange New Worlds. Ed è uscito Robot numero 105!

La vera domanda è: ma alla gente interessano ancora i film di supereroi? Questo è un po' il dubbio. La grande novità introdotta dalla Marvel con l'universo condiviso, la grande storia collettiva che coinvolgeva cinque, sei personaggi fino al filmone che li riuniva, o “assemblava” per ricalcare il verbo originale, era geniale. E ha funzionato alla grande, almeno fino al doppio film Avengers: Infinity War e Endgame. Un grande finale, che però non è stato un finale, e le cose hanno cominciato a zoppicare. Nel frattempo sull'altra sponda arrivata... - Leggi l'articolo

 

Notizie - Il meglio - 26 luglio 2026 - articolo di S*

Servizi: Spider-man: Brand New Day, Peter Parker è destinato a soffrire

Spider-man: Brand New Day, Peter Parker è destinato a soffrire

Destin Daniel Cretton è il regista del nuovo film dell'arrampicamuri, con ancora Tom Holland protagonista.

di Arturo Fabra

Dopo l’addio di Jon Watts, regista dei primi tre film, la cabina di regia del nuovo film di Spider-man è stata affidata a Destin Daniel Cretton. Già noto al pubblico del Marvel Cinematic Universe (MCU) per l’ottimo Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli, Cretton è stato scelto per infondere al film una forte dinamicità nei combattimenti corpo a corpo e una gestione profonda dei conflitti emotivi dei personaggi. Tom Holland in Spider-Man: Brand New Day (2026) La sceneggiatura, invece, è rimasta in mani fidate: sono tornati Chris McKenna ed Erik Sommers, le menti dietro l'intera trilogia dell'Homecoming (Homecoming, Far From Home e No Way Home). Per questa nuova iterazione, il duo ha deciso di esplorare territori inediti. Tom... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Cinema - 26 luglio 2026 - articolo di Arturo Fabra

Servizi: Star Trek: Godshock, oltre la curvatura del tempo

Star Trek: Godshock, oltre la curvatura del tempo

Benjamin Sisko torna in un nuovo inizio a fumetti firmato Mirage Comics, in occassione del sessantesimo anniversarsario del franchise.

di Vincenzo Graziano

Nel settembre del 1966, gli schermi televisivi americani si accendevano per la prima volta sulle note della sigla di Star Trek. Oggi, nel pieno delle celebrazioni per il suo sessantesimo anniversario, l’universo fantascientifico concepito da Gene Roddenberry non è più solo una pietra miliare della TV e del cinema, ma un vero e proprio fenomeno culturale transmediale. Se il grande pubblico associa la saga alle sue incarnazioni live-action, esiste un medium che ne ha nutrito le storie fin dalle origini, muovendosi nell'ombra con straordinaria vitalità: il fumetto. La produzione a fumetti rappresenta il cuore pulsante di quello che gli appassionati definiscono Universo Espanso, ossia quella fitta rete di romanzi, giochi e avventure illustrate che espandono la... - Leggi l'articolo

 

FUMETTI - Fumetti - 26 luglio 2026 - articolo di Vincenzo Graziano

Dall’Italia: Il solarpunk come antidoto al capitalismo selvaggio

Il solarpunk come antidoto al capitalismo selvaggio

Come è nato il solarpunk? Quali sono le sue caratteristiche? 

di Carmine Treanni

È notte. Una selva di grattacieli, rappresentati da un tappeto di minuscoli punti luminosi, prevalentemente di colore bianco, giallo e azzurro, si staglia su un cielo scuro e nuvoloso, che ha una sottile sfumatura arancione. Qua e là, alcune torri espellono alte fiamme di colore arancione e giallo, gas di scarico bruciati, che creano forti contrasti con il buio. È uno dei frame più iconici del film Blade Runner (1982) di Ridley Scott, tratto dal romanzo Ma gli androidi sognano pecore elettriche? (Do Androids Dream of Electric Sheep?, 1968) di Philip K. Dick. Per molti anni quest’immagine ha rappresentato il nostro futuro, ciò che ci aspettavamo all’orizzonte di uno scenario presente in cui il capitalismo più sfrenato e lo... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Dall'Italia - 26 luglio 2026 - articolo di Carmine Treanni

La pericolosa normalizzazione di ansia, depressione e stress

«I sentimenti più dolorosi e le emozioni più pungenti sono quelli assurdi: l’ansia di cose impossibili, proprio perché sono impossibili, la nostalgia di ciò che non c’è mai stato, il desiderio di ciò che potrebbe essere stato, la pena di non essere un altro, l’insoddisfazione per l’esistenza del mondo». L’inventario ansioso di Fernando Pessoa è un bell’esempio di letteratura che cura. Che fa bene all’anima e solleva lo spirito. Un tonico e forse il miglior antidoto all’ansia e alla depressione, che sono i due malesseri che identificano il disagio contemporaneo, il male di vivere che sta diventando una patologia quasi epidemica. 

Il 60 per cento degli italiani convive con disturbi della sfera psicologica

Secondo l’ultimo report del ministero della Salute (2026 su dati del 2024) gli utenti psichiatrici assistiti dai servizi specialistici sono stati 845.516, mentre le prestazioni complessivamente erogate dai servizi territoriali sono state oltre 10 milioni. Più preoccupante, però, è lo stato di salute mentale quotidiano, “normale”, dell’intero Paese. L’era del disagio è il titolo di una ricerca del 2025 secondo cui il 60,1 per cento degli italiani convive da anni con uno o più disturbi della sfera psicologica. Ne soffrono di più le donne (65 per cento) e la Gen Z (75 per cento, con punte addirittura dell’81 per cento tra le ragazze). Se allarghiamo lo sguardo possiamo però, malinconicamente, consolarci vedendo che siamo in buona, ancorché pessima, compagnia.

La pericolosa normalizzazione di ansia, depressione e stress
(foto di Gadiel Lazcano via Unsplash).

Il Vecchio continente si scopre più ansioso e depresso

Secondo una recente ricerca che coinvolge le più importanti istituzioni scientifiche mondiali, il Global Burden of Disease (GBD), nel 2023 quasi 1,2 miliardi di persone nel mondo soffrivano di un disturbo mentale. Un numero quasi doppio rispetto al 1990 ma che, se rapportato alla crescita demografica, rappresenta un aumento del 24 per cento. Secondo lo studio, i disturbi mentali sono ora la principale causa di disabilità, con il Vecchio continente che sembra essere messo peggio del resto del mondo. In un Eurobarometro del 2023, quasi la metà dei cittadini dell’Ue segnalava problemi emotivi o psicosociali come depressione o ansia. L’89 per cento degli intervistati riteneva che la promozione della salute mentale fosse molto importante e più della metà che i recenti eventi mondiali (guerra, povertà, inflazione, crisi climatica ed emergenze sanitarie) fossero potenti attentatori della salute mentale. 

La pericolosa normalizzazione di ansia, depressione e stress
(foto di Christopher Ott via Unsplash).

Il tempo ‘perso’ a causa del disagio mentale

Secondo stime dell’Oms, l’ansia e la depressione costano al mondo circa 1000 miliardi di dollari all’anno, ma il nuovo studio GBD aggiunge a questo dato il numero di anni che le persone “perdono” a causa di un disturbo mentale che compromette le capacità lavorative o accorcia la loro vita. Alcuni dei tassi più elevati di questi anni persi sono stati riscontrati nei Paesi dell’Europa occidentale. I Paesi Bassi, ad esempio, si sono classificati al primo posto nel 2023 con circa 3.555 anni persi ogni 100 mila persone, un valore oltre 2,5 volte superiore a quello del Paese con il tasso più basso, il Vietnam, dove si sono persi circa 1.300 anni ogni 100 mila persone.

Andare dallo psicologo è ancora uno stigma (soprattutto nei Paesi più poveri)

Quindi l’Europa è davvero più depressa e ansiosa del resto del mondo? Se lo chiede The European Correspondent in una lunga e documentata inchiesta, della quale mi limiterò a segnalare tre punti fondamentali, forse sorprendenti. Il primo riguarda lo stigma sociale che ancora oggi circonda l’ammettere, anche a se stessi, di avere problemi psicologici. E ciò è più vero nei Paesi poveri che in quelli ricchi, dove ricorrere allo psicologo e allo psichiatra non pone problemi.

Questione di stili di vita, abitudini e alimentazione

Il secondo aspetto riguarda gli stili di vita e il peso negativo che obesità e mancanza di movimento hanno sullo stato mentale. Anche qui il classico mens sana in corpore sano non gode delle giuste attenzioni. Ma è un peccato anche economico grave. Perché ad esempio se cattiva alimentazione e scarsa attività fisica generano problemi di sonno è noto che dormire poco e male non aiuta certo il buonumore. Qui però sul tema insonnia bisogna fare riferimento a una concausa che si sta rivelando sempre più importante nel produrre malessere. Cioè la dipendenza da device e piattaforme social che hanno portato progressivamente, soprattutto i giovani, a usi massivi di smartphone, app digitali e ora di IA. Vite davanti a uno schermo sono vite spiaggiate. Vite desolate, dove la realtà fisica sparisce e l’altro, ovvero la materialità della presenza e della relazione, diventano via via fantasmi, che sono notoriamente mal disponenti. Per i giovani va messo in conto la crescente mancanza di speranza. «Se avessi 16 anni oggi, mi chiederei se tra quattro anni dovrò andare in guerra, se il lavoro che desidero esisterà ancora dopo la laurea, o se potrò mai comprare una casa», osserva uno dei principali autori della ricerca,  Damian Santomauro. «Come può la giovane generazione avere speranza? La mancanza di speranza è un precursore della depressione e dell’ansia».

La pericolosa normalizzazione di ansia, depressione e stress
(foto di Adrian Swancar via Unsplash).

La semantica del malessere e la normalizzazione di ansia e stress

Ma il terzo elemento da portare all’attenzione è la questione semantica. Le persone per esempio usano sempre più spesso la parola “ansioso” al posto di “nervoso” o “preoccupato”, e “depresso” al posto di “triste” o “giù di morale”. Se si chiede a qualcuno se si è sentito depresso nell’ultimo anno, è più probabile che risponda sì, perché la parola stessa è entrata a far parte del suo linguaggio quotidiano.  Un discorso a parte meriterebbe la parola stress. Mi limiterò a osservare come il termine “nervoso” che generava preoccupazione facesse riferimento a uno stato d’animo e psicologico momentaneo, perché legato a fattori contingenti, dunque a termine. L’ansia e lo stress invece non staccano mai. Sono stati normalizzati. Parti di noi e della nostra quotidianità. Come dice Charlie Brown al Grande Bracchetto: «Persino le mie ansie hanno l’ansia…».

La pericolosa normalizzazione di ansia, depressione e stress
Immagine realizzata con l’IA.

Intelligenza artificiale fuori controllo? cosa ci insegna il caso di OpenAI

Sembra di assistere a quella scena di Jurassic Park in cui i dinosauri scappano dalla loro riserva, distruggendo in pochi minuti l’illusione di controllo costruita dal parco. Solo che questa volta non ci sono artigli e zanne, ma un agente di intelligenza artificiale che esce dal perimetro di sicurezza che gli era stato assegnato e va a colpire i sistemi di un’altra piattaforma che, ironia della sorte, lavora proprio con le IA.

Se l’agente IA diventa un hacker: l’incidente di OpenAI

OpenAI, l’azienda dietro ChatGPT, stava conducendo un test di sicurezza su un nuovo modello di IA, con l’obiettivo di valutarne le capacità di cybersicurezza. A ben pensarci, un esperimento molto utile anche per mettere le IA a difesa delle nostre infrastrutture digitali. Però, come ha rivelato l’azienda, qualcosa è andato storto. Nel corso del test, l’agente ha utilizzato risorse e permessi disponibili per uscire dal recinto che gli era stato assegnato e ha diretto la sua attenzione verso l’esterno. Lì ha individuato una falla nella sicurezza della piattaforma Hugging Face, ha costruito una sequenza di passaggi operativi e ha portato a termine un attacco informatico. Quando Hugging Face si è accorta che qualcosa non andava nel verso giusto, la situazione è diventata subito chiara: la violazione non è arrivata da un hacker in carne e ossa, ma da un agente AI in fase di test sviluppato da OpenAI. Il test, insomma, ha prodotto un effetto nel mondo reale.

Intelligenza artificiale fuori controllo? cosa ci insegna il caso di OpenAI
Sam Altman (Ansa).

Cosa spaventa di più?

La risposta contiene entrambi gli aspetti, perché se da un lato quanto accaduto ci mette di fronte all’evidenza che lo sviluppo tecnologico, se non propriamente governato e regolato, può avere effetti collaterali distruttivi, dall’altro l’incapacità umana di contenere il rischio dimostra che questi strumenti, nelle mani sbagliate, possono diventare semplicemente rovinosi.

LEGGI ANCHE: IA, l’effetto collaterale di cui quasi nessuno parla: gli episodi psicotici legati ai chatbot

«dilemma del controllo» e la mutazione dei bot

Sul versante tecnologico, il caso OpenAI conferma un trend in corso da tempo. Gli esperti parlano apertamente di «dilemma del controllo». Vale a dire: siamo in un’epoca in cui i sistemi di intelligenza artificiale non si limitano più a rispondere a domande, ma riscrivono parti del proprio codice, ottimizzano autonomamente le prestazioni, mettono in atto strategie per aggirare le regole e prendono decisioni che nemmeno i progettisti riescono sempre a spiegarsi. Insomma, per usare una figura letteraria, dei mutanti che, in contesti di cybersicurezza, creano preoccupazione, visto che lo stesso agente che utilizziamo per difenderci potrebbe, in determinate condizioni, diventare il responsabile dell’attacco.

Intelligenza artificiale fuori controllo? cosa ci insegna il caso di OpenAI
IA (Igor Omilaev via Unsplash).

L’uso criminoso dei modelli di IA

Sul versante umano, l’incapacità di contenimento cresce. Il caso OpenAI non è il primo della serie. Esistono già situazioni in cui modelli linguistici vengono arruolati da gruppi criminali per generare codici malevoli, email di phishing su scala industriale e malware per dispositivi mobili in grado di rubare contatti, cronologia delle chiamate, file e dati di geolocalizzazione. Senza dimenticare la corsa a sfruttare l’IA per automatizzare campagne di disinformazione, manipolare opinioni, realizzare deepfake e via discorrendo.

Intelligenza artificiale fuori controllo? cosa ci insegna il caso di OpenAI
(foto di Glen Carrie via Unsplash).

Basta sottovalutare la macchina: serve una governance responsabile

E allora, tornando alla domanda iniziale, che cosa ci spaventa di più? La capacità dell’IA di sfuggire al controllo o l’incapacità umana di contenerla? Se guardiamo con onestà al quadro complessivo, la paura più fondata nasce proprio dall’incrocio tra questi due piani. Ci spaventa vedere sistemi che sviluppano comportamenti complessi, talvolta ingannevoli, in grado di individuare punti deboli nei nostri recinti digitali senza che nessuno dica loro, passo dopo passo, cosa fare. Ci spaventa, però, ancora di più accorgerci che quei recinti li abbiamo progettati noi, con policy troppo vaghe, audit troppo deboli e regole troppo lente rispetto alla velocità dell’innovazione. La soluzione? Riconoscere che siamo di fronte a un salto di scala. Gli agenti di intelligenza artificiale stanno entrando nelle infrastrutture critiche, nelle banche, negli ospedali, nelle piattaforme di ricerca e nelle campagne elettorali.

Viaggio nel business nascosto delle maglie da calcio contraffatte

Argentina, Francia, Brasile, Portogallo. Tra le oltre 30 mila maglie da calcio contraffatte sequestrate a Hong Kong mentre in America si giocava la Coppa del Mondo Fifa spiccavano le divise delle nazionali più blasonate. Non mancavano però kit esotici, come quelli di Corea del Sud e Paraguay, né completi personalizzati con i nomi di Lionel Messi e Cristiano Ronaldo. L’operazione ha portato all’arresto di 13 persone e alla confisca di prodotti falsificati destinati all’estero per un valore di oltre 20 milioni di dollari. Ma soprattutto ha riacceso i riflettori sul mercato parallelo delle cosiddette Fake Football Jersey: un business dorato con epicentro nel cuore dell’Asia, alimentato ogni anno dal lancio delle nuove maglie di club e nazionali. E destinato a crescere stagione dopo stagione.

Nel Regno Unito mercato da 240 milioni di dollari l’anno

Nel 2025 il mercato globale delle maglie da calcio originali valeva circa 16,8 miliardi di dollari e, secondo le previsioni, dovrebbe raggiungere i 27,4 miliardi entro il 2033. Più difficile quantificare il giro d’affari dei kit contraffatti perché non esistono dati ufficiali. Grazie a un’analisi di Business Insider sappiamo però che le divise “tarocche” rappresentano quasi il 18 per cento delle vendite complessive delle magliette, in termini di volume. Una ricerca di Corsearch stima inoltre che il business delle Fake Football Jersey nel Regno Unito raggiunga i 240 milioni di dollari l’anno, pari a circa un terzo del mercato delle divise originali (660 milioni).

Con 10-20 dollari si portano a casa i kit fake Made in Asia

Le divise autentiche – in versione da gara, in edizione limitata o personalizzate – costano tra i 180 e i 400 dollari. Il prezzo scende per le repliche ufficiali destinate ai tifosi: dai 90 ai 120 dollari. Sul mercato parallelo si trovano le premium fake: riproduzioni di alta qualità delle maglie originali, spesso difficili da distinguere a un primo sguardo, offerte a 10-20 dollari o poco più. Come si riconoscono? Non dispongono di alcuna licenza. Presentano tessuti scadenti (all’apparenza perfetti), cuciture mediocri, etichette non conformi e numeri e nomi applicati in modo impreciso.

Una filiera opaca tra Cina, Thailandia e Bangladesh

I più grandi centri di produzione delle magliette contraffatte si trovano in Asia. Tre i motivi che hanno alimentato il fenomeno: industrie tessili ben sviluppate, basso costo del lavoro e leggi permissive. Tre anche gli epicentri rilevanti: Cina, Thailandia e Bangladesh. Qui filiere clandestine – spesso controllate da reti criminali – operano accanto alle stesse catene di approvvigionamento su cui fanno affidamento i grandi brand dell’abbigliamento sportivo.

Viaggio nel business nascosto delle maglie da calcio contraffatte
Oltre alle maglie originali, prospera un mercato di kit contraffatti (foto Unsplash).

Il maxi sequestro nell’azienda Pandabuy ad Hangzhou

Nel 2024 ad Hangzhou le autorità cinesi hanno fatto irruzione nella sede dell’azienda Pandabuy sequestrando una quantità di merce contraffatta sufficiente a riempire 20 stadi di calcio. Le fabbriche cinesi possono produrre dalle 20 mila alle 50 mila magliette fake al giorno. Quelle del Bangladesh arrivano a 10 mila (con costi all’ingrosso di 4 dollari al pezzo), ma alcune strutture si stanno specializzando nel replicare fedelmente i modelli ufficiali, con tanto di dettagli stampati con particolari presse a caldo.

Un danno per le squadre: 1,4 miliardi all’anno in mancati ricavi

Uno studio Euipo-Oecd del 2021 ha stimato il mercato totale dell’abbigliamento sportivo contraffatto, comprese dunque le maglie, in quasi 470 miliardi di dollari, il 2,3 per cento di tutto il commercio mondiale di merci falsificate. Il boom dell’e-commerce ha tra l’altro trasformato questo business da un problema regionale a un problema globale, creando un mercato senza confini alimentato da siti online, influencer e social network.

Per i club europei l’impatto è rilevante: l’Uefa ha stimato nel 2018 che la merce contraffatta nel settore calcistico costi alle squadre del continente 1,4 miliardi all’anno in mancati ricavi. Infine, a rendere il fenomeno ancora più complesso è l’assenza di qualsiasi controllo lungo la filiera dei kit tarocchi. Non esistono infatti garanzie sulle condizioni di produzione, sui materiali utilizzati o sugli standard qualitativi delle divise acquistate.

Le Politiche si avvicinano, ma a parte le mire sul Colle si naviga a vista

Partiam partiamo! Per andare dove non importa. L’unica cosa che conta è acchiappare, tra tre anni, il Quirinale. Con chi e come sono tutti dettagli trascurabili.

Le Politiche si avvicinano, ma a parte le mire sul Colle si naviga a vista
Giorgia Meloni (Ansa).

La legge elettorale sarà determinante a decidere le alleanze

La campagna elettorale che è appena iniziata ha mille incognite, dai programmi alle alleanze fino alla leadership. Certo, manca ancora un anno, salvo imprevisti, ma il rebus principale con cui i partiti devono fare i conti è la legge elettorale. Le regole, si sa, sono determinanti nel decidere il perimetro dell’alleanza. E allora sia nel centrodestra sia nel centrosinistra tutto è ancora per aria. Futuro nazionale di Roberto Vannacci sarà parte integrante della carovana guidata da Giorgia Meloni o ne resterà fuori cannoneggiandola da destra? Forza Italia accetterà di far salire a bordo un partito che sente molto lontano dai suoi principi? E cambiando schieramento: il campo largo lo sarà a sufficienza da comprendere un’area di centro o il suo baricentro sarà tutto sbilanciato a sinistra? E al centro la nuova legge elettorale permetterà la nascita di un soggetto autonomo o tutto sarà schiacciato e diviso tra i due poli?

Le Politiche si avvicinano, ma a parte le mire sul Colle si naviga a vista
Roberto Vannacci nel corso di un evento in Comune a Pescara (foto Ansa).

La nebbia dei programmi, dalla politica estera alla sicurezza

Come si vede, le domande superano di gran lunga le risposte. Sui programmi poi è nebbia fitta. Alcuni temi, a cominciare dalla politica estera, sono una faglia che spacca in due entrambi gli schieramenti, ricomponendo strane alleanze trasversali. Una su tutte: la difesa dell’Ucraina. Salvini, per non contare Vannacci, da un lato, e Giuseppe Conte dall’altro sono pronti a ridurre gli aiuti a Kyiv, mentre Giorgia Meloni ed Elly Schlein continuano a sostenere Volodymyr Zelensky. In economia la manovra d’autunno sarà il vero banco di prova più della scrittura di qualunque programma, ma anche qui mentre la Lega chiede di abbassare l’età pensionabile, il governo la alza, mentre nel centrosinistra il gelo con cui il leader M5s ha accolto la proposta di patrimoniale della leader Pd ha fatto rumore. E anche sulla sicurezza, mentre nel centrosinistra ci si comincia appena ora a ragionare, nel centrodestra, dopo quattro anni di governo, si continuano a produrre provvedimenti su quello che fu il cavallo di battaglia delle elezioni del 2022. Un problema che non è stato ancora risolto, anzi pare peggiorare nella percezione dei cittadini.

Le Politiche si avvicinano, ma a parte le mire sul Colle si naviga a vista
Matteo Salvini alla festa AderLegaFest, nel Bresciano (Ansa).

Campo largo a cerca di leader

Ma soprattutto nel centrosinistra, problema che nell’altro campo invece non si pone affatto, la battaglia sostanziale è su chi farà il premier. Sia Conte che Schlein aspirano a guidare la coalizione e sedere a Palazzo Chigi in caso di vittoria. E qualcuno ancora spera che nessuno dei due prevalga ma sbuchi fuori un federatore, il proverbiale terzo incomodo, che si accolli l’onore di fare il presidente del Consiglio. Insomma, manca un anno alle elezioni, mese più mese meno, ma l’impressione è che servirebbero decenni prima di sciogliere tutti i nodi che leader, partiti e coalizioni dovranno affrontare per arrivare al giorno in cui gli elettori infileranno la loro scheda nelle urne, in una fase di incertezza internazionale che meriterebbe qualche punto fermo in più.

Le Politiche si avvicinano, ma a parte le mire sul Colle si naviga a vista
Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli, Elly Schlein e Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Short Movie: Missione reale per il Tardis!

Missione reale per il Tardis!

Il video che vi proponiamo questa settimana è un po' diverso, e fa parte della cerimonia di inaugurazione dei Giochi del Commolwealth

Cerimonia di inaugurazione dei Giochi del Commolwealth? Cosa c'entrano con Fantascienza.com? Ebbene, questa volta c'entrano. Potrà essere attualmente in un periodo di pausa, in attesa di capire cosa farne, ma Doctor Who è ben presente nella cultura britannica (e non solo britannica, visto che c'è una reference anche nell'episodio di Star Trek distribuito questa settimana). A un cittadino del Regno Unito non c'è bisogno di spiegare cosa rappresenti una cabina telefonica azzurra e perché sia più grande dentro che fuori, non più di quanto sia... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Short Movie - 25 luglio 2026 - articolo di S*

Il populismo penale del governo e la falsa emergenza sulla criminalità minorile

La campagna elettorale appena cominciata porta in dono l’amichevole dissing via Instagram fra Matteo Renzi e Roberto Vannacci, due che hanno bisogno della reciproca pubblicità come il pane, ma soprattutto una rinnovata attenzione sulla giustizia da parte del governo. Fallito il referendum costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati, l’esecutivo è tornato a fare quello che gli viene meglio sull’argomento: populismo penale.

Cosa cambia sulla presunzione di non imputabilità

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alle cosiddette norme “anti-maranza”, che modificano la presunzione di imputabilità. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio l’ha spiegata così: «Non abbiamo abbassato l’età per l’imputabilità del minore, che rimane di 14 anni, e non abbiamo inasprito le pene. La novità riguarda la presunzione di imputabilità». Cioè? «Oggi l’imputabilità del minore deve essere accertata positivamente caso per caso, perché c’è una sorta di presunzione di non imputabilità, cioè di non capacità di intendere e di volere. Con questa norma invertiamo l’onere della prova».

Il populismo penale del governo e la falsa emergenza sulla criminalità minorile
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio (foto Imagoeconomica).

Le nuove norme anti-maranza più che essere legate a fatti di cronaca recente, ha precisato il guardasigilli, sono «il seguito di una serie di provvedimenti, a cominciare dal decreto Caivano, che sono stati adottati nei mesi e negli anni scorsi, proprio a seguito della recrudescenza e dell’aumento della delinquenza minorile».

Non c’è un’emergenza tale da giustificare questa svolta

Eppure secondo Antigone, l’organizzazione no-profit italiana che si occupa della tutela dei diritti umani, delle garanzie nel sistema penale e delle condizioni di vita nelle carceri, il nostro Paese non sta affrontando un’emergenza di criminalità minorile tale da giustificare una simile svolta: «I dati disponibili non mostrano un’esplosione della criminalità minorile, ma piuttosto una progressiva espansione dell’allarme e della risposta penale. È proprio questa trasformazione ad avere già prodotto un sistema minorile sempre più affollato, più securitario e più distante dalla sua originaria funzione educativa».

Il populismo penale del governo e la falsa emergenza sulla criminalità minorile
L’istituto minorile Nicola Fornelli di Bari (foto Imagoeconomica).

Prendiamo segnalazioni di minori per omicidio, che sono rimaste sostanzialmente stabili. Erano 27 nel 2022, 25 nel 2023 e 26 nel 2024, meno di quanto non fossero per esempio tra il 2014 e il 2017, quando erano in media 33 l’anno. «Insomma, molto rumore per nulla», dice Antigone in un rapporto pubblicato a febbraio del 2026.

I dati sul numero complessivo di minorenni denunciati

Quanto al numero complessivo di minorenni denunciati, il confronto più aggiornato a livello europeo (dati Eurostat) fa riferimento al 2023. I dati «collocano comunque l’Italia tra i Paesi con i tassi di minorenni denunciati più bassi, con un tasso di denunce per 100 mila abitanti, cioè 363,4, che è quasi la metà della media europea, che nel 2023 era di 647,9. In realtà si tratta di una notizia solo in parte sorprendente. È noto che il nostro Paese, rispetto ai reati segnalati, si colloca al di sotto della media europea, ma se questo è risaputo per gli adulti, i dati ci dicono che la cosa è ancora più evidente per i minori», dice ancora Antigone, che analizza nel dettaglio anche la situazione delle segnalazioni relative a minori denunciati e arrestati/fermati dalle forze di polizia.

«L’andamento delle segnalazioni è stato in calo per molti anni. Secondo le serie storiche dell’Istat negli Anni 90 erano stabilmente oltre le 40 mila l’anno, addirittura 46.051 nel 1995». Da allora, dopo varie oscillazioni, i numeri hanno iniziato a scendere e questa tendenza è proseguita fino al 2020, arrivando per la prima volta sotto le 30 mila segnalazioni nel primo anno della pandemia di Covid-19: «La tendenza si era in seguito invertita, ma senza superare i numeri del 2015, e anzi registrando il proprio picco nel 2022 per poi tornare a calare nel 2023».

Il populismo penale del governo e la falsa emergenza sulla criminalità minorile
L’interno di una cella dell’istituto minorile Nicola Fornelli (foto Imagoeconomica).

Nel 2024, ultimo anno disponibile, le denunce sono tornate a salire. «Cresce del 16,7 per cento il totale delle segnalazioni, e per alcuni reati di grande allarme sociale questa crescita è ancora più significativa». Gli omicidi sono rimasti stabili, mentre i tentati omicidi sono aumentati del 26 per cento, le violenze sessuali del 25 per cento. In lieve aumento i furti (+6,2 per cento), maggiore la crescita delle rapine (+10,3 per cento).

Le segnalazioni sono solo indicatori della criminalità

Il punto è che le segnalazioni di minori all’autorità giudiziaria non sono «la criminalità», spiega Antigone: «Sono semmai dei possibili indicatori della criminalità, e trattandosi di denunce sono per la precisione ancora ipotesi, indizi del fatto che possa essere stato consumato un reato, in questo caso da parte di un minore. Alle denunce seguiranno le indagini, alle indagini eventualmente i processi, e ai processi eventualmente le condanne».

Da dove arriva la narrazione del governo Meloni sulla gioventù debosciata?

E questa è peraltro una semplificazione perché, nel processo minorile, ci sono ulteriori possibili esiti, diversi dalla condanna, anche quando l’evento si è in effetti consumato. «E dunque? La crescita delle denunce è indicativa di una crescita della criminalità, o solo del fatto che è cresciuta la propensione nostra, e delle forze dell’ordine, a denunciare? Ipotesi assolutamente plausibile questa, in una stagione in cui si addita la criminalità giovanile come una delle principali emergenze: più paura, più denunce. Ma esistono dati più affidabili per provare a rispondere alla nostra domanda? Sono aumentate solo le denunce o sono aumentati anche i reati? Allo stato bisogna riconoscere che dati definitivi non ce ne sono». Ordunque, resta intatta un’altra domanda: da dove arriva l’emergenza narrata da anni dal governo Meloni sulla gioventù debosciata?

Sondaggio YouTrend, Vannacci vola oltre il 7 per cento e tallona Forza Italia

Futuro nazionale continua la sua crescita e, dopo aver superato Lega e Alleanza Verdi-Sinistra, si accinge a raggiungere Forza Italia. Lo rileva un sondaggio realizzato da YouTrend per SkyTg24 e pubblicato il 24 luglio 2026. Rispetto alla precedente rilevazione del 3 luglio, Fratelli d’Italia rimane saldamente in testa ma, ceduto lo 0,5 per cento, scende al 26,4. Seguono il Partito democratico che perde lo 0,1 e si attesta al 21,9 e il Movimento 5 stelle che, perso mezzo punto percentuale, si ferma all’11,5. Al quarto posto c’è Forza Italia al 7,9 per cento (+0,3), subito seguita da Futuro nazionale al 7,6. Negli ultimi 20 giorni, il partito dell’ex generale è cresciuto dell’1,2 per cento, registrando l’incremento più alto tra tutte le forze politiche. La classifica prosegue con Avs al 6,8 per cento (+0,2) e Lega al 4,9 per cento (-0,5). Tra i partiti minori, Azione raggiunge il 3,7 per cento (+0,3), Italia viva scivola al 2,1 per cento (-0,4) e Più Europa sale all’1,9 per cento (+0,6).

Intesa Sanpaolo, lo studio sull’AI come chance di crescita per Italia ed Europa

Nonostante il ritardo accumulato rispetto a Stati Uniti e Cina, l’intelligenza artificiale può ancora rappresentare una leva decisiva per rilanciare la crescita economica di Europa e Italia. È quanto emerge dallo studio AI in Europa e in Italia: l’ultima chance di crescita del Research department di Intesa Sanpaolo, secondo cui l’AI potrebbe compensare, almeno in parte, gli effetti dell’invecchiamento della popolazione e della contrazione della forza lavoro, sostenendo produttività e Pil nel medio-lungo periodo.

Europa e Italia in ritardo sull’adozione dell’intelligenza artificiale

Dopo il boom dell’IA generativa, investimenti e adozione sono cresciuti rapidamente a livello globale, ma il Vecchio Continente continua a inseguire. L’Europa sconta un gap strutturale negli investimenti tecnologici e nello sviluppo di modelli di frontiera, mentre il nuovo AI Act, pur definendo un quadro normativo pionieristico, rischia di aumentare gli oneri di compliance per le imprese. Il divario emerge anche nell’adozione della tecnologia. Nel 2025 il 21,4 per cento delle imprese dell’area euro utilizza sistemi di intelligenza artificiale, ma in Italia la quota si ferma al 16,4 per cento (escluso il settore finanziario). A frenare la diffusione è soprattutto la struttura del tessuto produttivo, caratterizzato da una forte prevalenza di piccole e medie imprese – l’adozione è invece fortemente concentrata nelle imprese di maggiori dimensioni – che faticano a integrare queste tecnologie nei processi operativi.

Il potenziale dell’AI tra produttività, occupazione e crescita

Secondo il report, però, è proprio qui che si gioca la partita della competitività europea. L’AI può aumentare la produttività attraverso l’automazione delle attività e il supporto ai processi decisionali, con benefici che in Italia, nelle imprese che la adottano, possono tradursi in una produttività del lavoro superiore del 10-15 per cento rispetto a quelle che non la utilizzano. Perché questo potenziale si realizzi, tuttavia, saranno necessari investimenti, competenze e una profonda riorganizzazione dei processi produttivi. Lo studio invita inoltre a superare una delle principali paure legate all’intelligenza artificiale, quella di una distruzione diffusa dei posti di lavoro. L’effetto dell’AI sarà soprattutto trasformativo, con la creazione di nuove professionalità a compensare gli effetti della sostituzione di alcune mansioni. In un Paese come l’Italia, caratterizzato dal progressivo calo della popolazione in età lavorativa, l’aumento della produttività potrebbe contribuire a compensare gli effetti della riduzione della forza lavoro sul Pil potenziale.

Le leve per accelerare la trasformazione digitale

Per accelerare questa trasformazione, Intesa Sanpaolo individua due leve strategiche, ovvero la digitalizzazione della pubblica amministrazione e lo sviluppo delle infrastrutture. L’impiego dell’AI nella pa potrebbe ridurre sensibilmente i tempi procedurali, mentre la crescita dei data center hyperscale, con 21 miliardi di euro di investimenti previsti nei prossimi cinque anni, genererà nuovi posti di lavoro e aumenterà la capacità tecnologica del Paese. Le simulazioni elaborate da Intesa Sanpaolo mostrano che, nello scenario di base, entro il 2045 la produttività potrebbe aumentare di circa il 3 per cento nell’Unione europea e di quasi il 2 per cento in Italia. Ma il risultato dipenderà dalla capacità di accelerare l’adozione dell’AI, investire nelle competenze e favorirne la diffusione anche tra le piccole e medie imprese. Dopo oltre 20 anni di stagnazione della produttività, conclude il report, l’intelligenza artificiale rappresenta forse l’ultima occasione di crescita strutturale per Europa e Italia.

Esplosioni e fumo vicino all’aeroporto di Erbil sede di truppe Usa

13esima notte consecutiva di attacchi tra Usa e Iran. Diverse esplosioni sono state avvertite anche nei pressi dell’aeroporto di Erbil, che ospita le truppe della coalizione guidata dagli Stati Uniti nella regione autonoma del Kurdistan iracheno, secondo quanto riferito da un giornalista dell’Afp. In dettaglio, sono stati avvistati dei droni sorvolare la città e del fumo salire nella zona dell’aeroporto. Da quando sono riprese le ostilità in Medio Oriente, i droni sono stati ripetutamente intercettati sopra Erbil, sede anche di un importante complesso consolare statunitense.

L’Iran minaccia ritorsioni a chi aiuta gli Usa

Intanto il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che qualsiasi Paese che partecipi, collabori o assista gli Stati Uniti sarà ritenuto responsabile da Teheran. «Qualsiasi partecipazione, cooperazione o assistenza nella commissione di un’aggressione contro l’Iran comporterà la responsabilità internazionale delle parti coinvolte», ha affermato, aggiungendo che l’Iran «si riserva il diritto di adottare tutte le misure necessarie nell’ambito della legittima autodifesa». Dal canto suo, il presidente Usa Donald Trump ha scritto su Truth che «d’ora in poi tutti i danni causati alle navi, al carico o a qualsiasi elemento ad essi correlato, saranno risarciti con i fondi iraniani che gli Stati Uniti detengono e controllano».

Torino, il piano di rilancio del Lingotto e il futuro del Salone del libro

La storia del Salone Internazionale del Libro di Torino è fatta di alti e bassi, con lo spauracchio dello spostamento a Milano più o meno presente. Era successo nel 2017, dopo il fallimento dell’ex Fondazione per il Libro di Torino e la nascita della rassegna Tempo di Libri a Milano, che ebbe due edizioni tutt’altro che memorabili. Nel frattempo, il Salone, con una parte degli editori che spingeva per il trasferimento nel capoluogo lombardo, era stato salvato dai suoi creditori, quei privati che si occupavano degli allestimenti e della parte commerciale. Con l’aiuto delle fondazioni bancarie, hanno acquistato il marchio e hanno creato l’associazione Torino, la città del libro, continuando a organizzare l’evento al Lingotto, sotto la direzione di Nicola Lagioia e poi di Annalena Benini. È stato un successo, che ha scacciato definitivamente l’ipotesi di una “fuga milanese”, fatto non nuovo per le manifestazioni torinesi. Tuttavia, la forte crescita del Salone – 254 mila visitatori all’ultima edizione di maggio – ha posto con sempre più insistenza un altro problema: la sede.

Torino, il piano di rilancio del Lingotto e il futuro del Salone del libro
Annalena Benini (Ansa).

Lingotto inadeguato: sul tavolo possibili altre sedi

Il Lingotto Fiere, quello che dovrebbe essere il principale polo fieristico di Torino e del Piemonte, è ormai inadeguato. Al punto che, ogni anno, il Salone deve spendere circa 1 milione di euro sui 10 del proprio bilancio per costruire bagni aggiuntivi, nuove sale incontri e altri servizi. Oltre a prendere in affitto quasi tutti gli spazi nei dintorni. Il Salone si estende, da qualche anno, anche all’Oval, ex pista di pattinaggio costruita per le Olimpiadi 2006 (di proprietà del Comune di Torino e riconvertita in spazio per eventi come Artissima), poi negli spazi esterni e nei locali del centro commerciale 8 Gallery, storico ex stabilimento Fiat trasformato in galleria con negozi, uffici, il multisala Uci Cinemas e la Pinacoteca Agnelli (a loro volta inclusi negli eventi del Salone). Anzi, ultimamente si parlava anche di prendere in affitto l’auditorium del Grattacielo della Regione Piemonte, a poche centinaia di metri dall’Oval. Pressoché a ogni edizione degli ultimi sei anni, inoltre, gli organizzatori hanno lanciato allarmi sempre più forti, fino a ipotizzare il trasferimento in un’altra sede. Si era parlato di alcune parti dismesse dello stabilimento Fiat/Stellantis di Mirafiori, che con la riduzione della produzione ha lasciato ampi spazi vuoti.

Torino, il piano di rilancio del Lingotto e il futuro del Salone del libro
Salone del libro di Torino (Ansa).

L’accordo per il rilancio del polo fieristico

Negli ultimi due anni, finalmente, il discorso sul Lingotto Fiere non è finito nel dimenticatoio dopo la conclusione del Salone, anche perché è intervenuta la Camera di commercio di Torino. Il polo fieristico interessa alle aziende piemontesi per consentire alla città di competere sul piano nazionale con Milano, Verona o Bologna. La vicinanza con la Francia, inoltre, potrebbe essere sfruttata a vantaggio dell’Italia stessa. L’annuncio è arrivato il 16 luglio: Camera di commercio di Torino e Fondazione Compagnia di San Paolo hanno siglato un Memorandum of Understanding per il rilancio del Lingotto Fiere. È una dichiarazione di intenti: le due realtà hanno aperto la trattativa con i proprietari della struttura, i francesi di Gl Events, da tempo disponibili a vendere. «Siamo aperti alla partecipazione delle altre istituzioni e realtà cittadine», ha detto Massimiliano Cipolletta, presidente della Camera di commercio di Torino, «e di tutti i soggetti che possano essere interessati ad avere un ruolo in questo progetto». Il percorso è tutt’altro che semplice, al netto degli annunci trionfalistici della Regione, che farà la regia, con il presidente Alberto Cirio (sul quale insistono le voci di una chiamata a Roma, nelle vesti di ministro, per un possibile governo Meloni II). Compagnia di San Paolo, intanto, ha affidato a Ernst & Young la redazione di un dossier economico-finanziario sull’operazione: occorre capire quanto costerebbe.

Torino, il piano di rilancio del Lingotto e il futuro del Salone del libro
Il presidente della Camera di Commercio di Torino Massimiliano Cipolletta (Ansa).

L’operazione avrebbe un costo complessivo di 80 milioni

Gl Events chiede fra i 20 e i 40 milioni ma, come precisano dagli uffici di Camera di commercio, servirà anche una perizia del Demanio per capire il valore reale della struttura, poi si potrà trattare. Nella speranza che qualche altro privato entri nella partita. Il problema grosso riguarda la ristrutturazione, stimata in almeno 50 milioni di euro. Il costo complessivo supererebbe, quindi, gli 80 milioni. «La competitività di una città si costruisce attraverso una visione di lungo periodo e una collaborazione solida tra istituzioni, imprese e comunità», ha sottolineato Marco Gilli, presidente di Compagnia di San Paolo. Se Torino vuole far sentire la propria voce sul piano nazionale deve investire. L’unica strada è coinvolgere i privati, anche perché le istituzioni pubbliche non hanno liquidità; ed è una delle criticità evidenziate giusto il 21 luglio dalla Corte dei conti, che ha approvato il bilancio regionale. Il tema è la sostenibilità, perché il Lingotto Fiere ospita il Salone del Libro, certo, ma solo per una decina di giorni fra la cinque giorni fieristica, gli incontri professionali, l’allestimento e il disallestimento. Che si fa il resto dell’anno? La soluzione è attrarre altri eventi di peso – oltre a quelli, pur rispettabili ma di portata inferiore, che già si fanno al di là del Salone – ma questo non è possibile senza una profonda ristrutturazione. «Alla prossima edizione del Salone del libro scadrà il contratto di affitto, quindi vogliamo certezze sul futuro», ricorda Silvio Viale, presidente dell’associazione Torino, città del libro. «Spendiamo molto per adeguare la location a ogni edizione e salutiamo il Memorandum con felicità. Il territorio se ne vuole occupare». Nessuno, però, ha voglia di dire qualcosa di più, vista la trattativa in corso.

Torino, il piano di rilancio del Lingotto e il futuro del Salone del libro
Silvio Viale, presidente dell’associazione Torino, città del libro (Imagoeconomica).

Al lavoro per coinvolgere il ministero della Cultura

Come nelle migliori tradizioni, tutto è rimandato a settembre. La sensazione è che, almeno per un anno, non cambierà nulla, ma entro il prossimo Salone, atteso dal 13 al 17 maggio 2027, una risposta dovrà arrivare. Sullo sfondo, resta l’ipotesi di consentire al ministero della Cultura l’ingresso nella gestione del Salone, il che porta con sé uno stuolo di polemiche. Giulio Biino, presidente del Circolo dei lettori di Torino, ente controllato dalla Regione che collabora alla parte culturale del Salone, ha avuto l’incarico preciso di favorire la ricerca di una soluzione giuridica per l’ingresso del ministero. Non se n’è letteralmente più parlato, l’incarico di Biino scadrà in autunno e il governo, ora, appare molto più impegnato su altri fronti. E poi il ministro Alessandro Giuli non è più nelle grazie della sua maggioranza.

Torino, il piano di rilancio del Lingotto e il futuro del Salone del libro
Annalena Benini con Alessandro Giuli.

Cinema: Dopo Avengers: Secret Wars sarà più facile seguire il mondo Marvel, promette Feige

Dopo Avengers: Secret Wars sarà più facile seguire il mondo Marvel, promette Feige

In una conferenza stampa Feige ha spiegato che l'MCU è diventato troppo complesso e va semplificato

La saga del Multiverso, forse, è stata troppo. E la reunion dei pezzi mancanti della Marvel, i Fantastici Quattro e gli X-Men con l'MCU, rischia in effetti di essere il colpo di grazia per un pubblico che non vive necessariamente di pane e supereroi, e che ormai fa molta fatica a star dietro a tutto. Secondo Kevin Feige, il megaboss dei Marvel Studios, però, ci stiamo avvicinando alla svolta più importante di sempre. Avengers: Secret Wars , la cui uscita è prevista alla fine del prossimo anno, non si limiterà a concludere la Saga del... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Cinema - 24 luglio 2026 - articolo di S*

Editoria: La rosa d’ombra, il “thriller esoterico” che spopola ad Arezzo

La rosa d'ombra, il `thriller esoterico` che spopola ad Arezzo

Ha già esaurito la prima tiratura di oltre mille copie ed è in arrivo la ristampa. L'autore è una vecchia conoscenza del forum di Fantascienza.com

Chi frequenta questo sito da tanti anni ed ha partecipato al forum di Fantascienza.com forse ricorda Angelo Rossi, o Punto Rossi, all'epoca uno dei menbri più attivi e popolari. Proprietario di una fumetteria, con all'attivo anche una carriera politica nella sua città – Arezzo – ora è diventato anche scrittore, e con un certo successo, se è vero che in pochi giorni il suo libro, La rosa d'ombra, ha esaurito la prima tiratura di un migliaio di copie. Il libro è definito "thriller esoterico”; ammettiamo di non averlo letto, ma l'autore ci... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 24 luglio 2026 - articolo di S*

Cinema: Dopo Avengers: Secret Wars sarà più facile seguire il mondo Marvel, promette Feige

Dopo Avengers: Secret Wars sarà più facile seguire il mondo Marvel, promette Feige

In una conferenza stampa Feige ha spiegato che l'MCU è diventato troppo complesso e va semplificato

La saga del Multiverso, forse, è stata troppo. E la reunion dei pezzi mancanti della Marvel, i Fantastici Quattro e gli X-Men con l'MCU, rischia in effetti di essere il colpo di grazia per un pubblico che non vive necessariamente di pane e supereroi, e che ormai fa molta fatica a star dietro a tutto. Secondo Kevin Feige, il megaboss dei Marvel Studios, però, ci stiamo avvicinando alla svolta più importante di sempre. Avengers: Secret Wars , la cui uscita è prevista alla fine del prossimo anno, non si limiterà a concludere la Saga del... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Cinema - 24 luglio 2026 - articolo di S*

Acea, i risultati del primo semestre 2026: utile netto cresce a 454 milioni

Il consiglio di amministrazione di Acea, riunitosi sotto la presidenza di Alessandro Rivera, ha approvato i risultati del primo semestre 2026. I ricavi consolidati pro-forma hanno raggiunto 1,55 miliardi di euro, evidenziando una crescita del 2 per cento rispetto ai 1,52 miliardi del corrispondente periodo del 2025. Le attività regolate hanno contribuito per circa 1,2 miliardi di euro, confermandosi su livelli sostanzialmente in linea con quelli dell’esercizio precedente.

Ebitda consolidato pro-forma a 721 milioni

L’Ebitda pro-forma ricorrente è aumentato del 4 per cento a 719 milioni di euro, sostenuto dalla crescita organica dei business regolati a conferma della solida performance operativa del Gruppo. L’Ebitda consolidato pro-forma si è attestato a 721 milioni, in lieve flessione (-1,9 per cento) rispetto al primo semestre 2025. Tale andamento riflette principalmente la contabilizzazione, nel 2025, dei premi per la qualità tecnica e contrattuale del servizio idrico integrato per il periodo 2022-2023, nonché gli effetti della variazione di perimetro legata alla cessione delle attività di Alta tensione e di alcuni asset fotovoltaici, oltre al deconsolidamento di Publiacqua. L’Ebit consolidato pro-forma è passato da 374,4 milioni di euro del primo semestre 2025 a 338,4 milioni di euro nel primo del 2026. La variazione è principalmente riconducibile agli effetti non ricorrenti e alle modifiche del perimetro di consolidamento che hanno interessato i periodi a confronto.

Utile netto +100 per cento, investimenti a 662,5 milioni

L’utile netto consolidato ha raggiunto quota 454,5 milioni di euro, in crescita del 100,5 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il risultato beneficia, tra le altre, della plusvalenza realizzata a seguito della cessione di Acea Energia (268,5 milioni di euro). L’utile netto ricorrente ha registrato un incremento del 16 per cento a 176 milioni di euro, beneficiando della positiva dinamica registrata a livello operativo. Infine, gli investimenti lordi realizzati dal Gruppo nel primo semestre del 2026 sono stati pari a 662,5 milioni di euro, sostanzialmente stabili rispetto al corrispondente periodo del 2025 (668,0 milioni). Gli investimenti al netto dei contributi ammontano a circa 570 milioni di Euro (vs 573 milioni) e risultano prevalentemente concentrati nei business regolati, che continuano a rappresentare la quota preponderante (91 per cento) dei capex complessivi.

Perché il neo vannacciano Bernardo è un problema non solo per Tajani: le pillole del giorno

L’adesione di Luca Bernardo a Futuro Nazionale fa rumore. E per più di un motivo. In Forza Italia ha iniziato di nuovo a lampeggiare la spia d’allarme: Antonio Tajani, spifferano i maligni, «non riesce a controllare cosa accade fuori Roma e il Lazio, figuriamoci a Milano e in Lombardia dove ha pochissimi amici». Chissà cosa ne pensa la famiglia Berlusconi… Ma i problemi non solo solo interni a Forza Italia. Con l’ingresso del capogruppo azzurro in Consiglio comunale ed ex candidato sindaco (a dirla tutta si era pure riproposto per il dopo Sala senza successo), Roberto Vannacci ha piantato la sua bandierina anche a Palazzo Marino, dopo aver arruolato al Pirellone i consiglieri Pietro Macconi (da FdI) e Luca Daniel Ferrazzi (eletto con la lista a sostegno di Letizia Moratti e poi passato al Misto).

Perché il neo vannacciano Bernardo è un problema non solo per Tajani: le pillole del giorno
Pietro Macconi, Robeerto Vannacci e Luca Ferrazzi (Imagoeconomica).

Sarebbe stato proprio quest’ultimo a convincere Bernardo al salto. Della falange futurista lombarda fanno poi parte Massimiliano ‘Max’ Bastoni, ex leghista (ai tempi del Carroccio coniò lo slogan “Bastoni contro gli immigrati”) ed ex forzista, la consigliera comunale di Bresso Cheyenne Pagano e il padre Mario sempre da FI, oltre naturalmente a Laura Ravetto, cuneese ma eletta con la Lega nel collegio uninominale Lombardia 1-05 di Legnano.

Perché il neo vannacciano Bernardo è un problema non solo per Tajani: le pillole del giorno
Massimiliano Bastoni (Imagoeconomica).

Vannacci nella sua incursione lombarda può inoltre contare sull’aiuto del “barone nero” Roberto Longhi Lavarini. Ora il generale in pensione, a cui (per ora) Giorgia Meloni ha chiuso le porte della coalizione, può prepararsi per le Comunali a Milano e come front runner rispolverare Bernardo, anche se si fanno i nomi pure di Paolo Del Debbio, del professore di diritto Nicolò Zanon, dell’avvocato Alessandro Munari, dell’ex comandante dei carabinieri Carmelo Burgio e dell’ex assessore regionale Pier Gianni Prosperini. Ma l’uscita di Bernardo fa rizzare le antenne anche per un altro motivo: il pediatra, fatta eccezione per lo scivolone della pistola portata al lavoro, sembra tutto fuorché un estremista di destra, quella «feccia», fatta di «figli di nessuno» di cui il generalissimo va orgoglioso. Siamo al tramonto della fase sansepolcrina?

Perché il neo vannacciano Bernardo è un problema non solo per Tajani: le pillole del giorno
Luca Bernardo, Luca Ferrazzi e in video collegamento Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Gualtieri si fa la sua “Sport e Salute”

Alla fine non ha saputo resistere: come regalo di compleanno, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha voluto un’altra partecipata comunale, Roma Sport Spa. La nuova struttura controllerà e gestirà le aree dedicate allo sport, in primo luogo l’ippodromo di Capannelle. Sarà l’ennesimo carrozzone comunale, come teme qualcuno, o servirà davvero per promuovere l’attività sportiva tra i romani? E non rischia di essere un duplicato di Sport e Salute, che di tutti questi temi se ne occupa a livello nazionale? Intanto ci saranno nuovi uffici, un nuovo consiglio d’amministrazione, dipendenti, auto, spese varie…

Perché il neo vannacciano Bernardo è un problema non solo per Tajani: le pillole del giorno
Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri (foto Imagoeconomica).

Ue, maxi multa da 890 milioni a Google: nel mirino Search e Play Store

La Commissione europea ha adottato due decisioni di non conformità nei confronti di Google nel quadro della legge sui mercati digitali (Dma), infliggendo due multe per un totale di 890 milioni di euro – 460 milioni per aver favorito i propri servizi nei risultati di Google Search e 430 milioni per aver imposto restrizioni agli sviluppatori di app su Google Play nell’indirizzare gli utenti verso canali di acquisto alternativi, spesso più economici. Mountain View ha 60 giorni di tempo per conformarsi alle decisioni dell’esecutivo Ue, altrimenti rischia sanzioni periodiche fino al 5 per cento del suo fatturato globale totale.

Cosa deve fare Google

Secondo la Commissione, Google ha violato il Dma dando maggiore visibilità ai propri servizi, tra cui shopping, hotel, trasporti e sport, rispetto a quelli dei concorrenti nei risultati dei motori di ricerca. Bruxelles contesta inoltre le restrizioni poste dalla società agli sviluppatori di app nel comunicare e promuovere liberamente le proprie offerte e nel concludere contratti con gli utenti attraverso i canali di distribuzione di loro scelta, inclusi gli app store di terze parti. Google è tenuta a porre fine alle inadempienze riscontrate. In particolare, dovrà garantire un trattamento equo e non discriminatorio ai servizi dei concorrenti rispetto ai propri nei risultati del motore di ricerca. Il colosso tech dovrà poi consentire agli sviluppatori di app che distribuiscono le proprie app tramite Google Play Store di promuovere offerte e concludere contratti con gli utenti anche al di fuori di Google Play Store.

Mfe riorganizza il Gruppo, nasce Mediaset Italia

Pier Silvio Berlusconi, presidente e amministratore delegato di Mfe – Media for Europe, ha definito insieme ai suoi più stretti collaboratori una nuova strategia che prevede anche un diverso assetto organizzativo per il Gruppo e Mediaset. Questo prevede anche la nascita di Mediaset Italia dalla fusione per incorporazione di Mediaset in Rti. L’organizzazione è stata ridisegnata per rendere il Gruppo multinazionale ancora più efficace e veloce, così da accelerare la realizzazione delle sinergie previste. Maggiore chiarezza organizzativa, responsabilità ben definite, una linea di comando più corta e una capacità di azione ancora più tempestiva gli obiettivi della strategia.

Il nuovo assetto organizzativo

Al completamento dell’operazione, Pier Silvio Berlusconi assumerà la carica di presidente e amministratore delegato della nuova Mediaset Italia. Niccolò Querci ricoprirà quella di vicepresidente. L’assetto organizzativo conferma Mauro Crippa quale direttore generale Informazione e comunicazione. Inoltre, rafforza l’area editoriale attraverso tre strutture dedicate al prodotto televisivo. Giancarlo Scheri assume la vice direzione generale Reti, Palinsesto e Promozione. Alla guida di Canale 5 gli subentra Sebastiano Lombardi, nominato direttore della rete. Giorgio Restelli assume la vice direzione generale Intrattenimento e Risorse artistiche e Giampaolo Letta la vice direzione generale Fiction e Cinema. Completano l’organizzazione la nomina di Riccardo Siro Galli alla direzione del nuovo Marketing operativo in Italia, in coordinamento con la struttura internazionale guidata da Federico di Chio. E Andrea Chinese diventa responsabile della nuova direzione Promozione alle dirette dipendenze di Giancarlo Scheri. L’obiettivo è promuovere ulteriormente l’evoluzione del prodotto televisivo, con responsabilità più definite e un’organizzazione più tempestiva ed efficace.

Vannacci guadagna un consigliere a Milano: Bernardo passa a Fn

Forza Italia perde pezzi a Milano in favore di Futuro nazionale. Il capogruppo azzurro in Comune Luca Bernardo, candidato sindaco del centrodestra alle scorse elezioni comunali, ha infatti aderito al partito di Roberto Vannacci. La comunicazione ufficiale è prevista giovedì 23 luglio nel corso di una conferenza stampa. Il consigliere regionale lombardo Luca Ferrazzi ha evidenziato che l’adesione di Bernardo «segna un nuovo passo nel percorso di crescita di Futuro nazionale, contribuendo a rafforzarne la presenza politica nella città di Milano e a consolidare il radicamento del movimento sul territorio e nelle istituzioni». In un’intervista rilasciata a Milano Quotidiano, Vannacci ha così commentato la notizia: «Questa è la migliore risposta a Letizia Moratti che, non più tardi dell’altro ieri invocava, durante una trasmissione tv su La7, una censura nei miei confronti dimostrando, oltretutto, un’ignoranza crassa sulle norme che regolano il mantenimento del grado militare. Con l’adesione di Bernardo si rinforza il manipolo meneghino e si inizia a definire la squadra che si potrà proporre alle prossime elezioni comunali di Milano. Presto l’annuncio del candidato sindaco di Futuro nazionale. Nessun dorma».

Le motivazioni di Bernardo

Dietro la scelta di Bernardo ci sarebbe un malcontento covato da tempo verso la segreteria milanese di Forza Itali guidata da Cristina Rossello, con cui – riportano i media – i rapporti si sarebbero raffreddati. L’ex candidato sindaco avrebbe lamentato di non aver ricevuto il sostegno atteso dopo la corsa a Palazzo Marino e avrebbe vissuto come uno sgarbo l’esclusione dal pranzo organizzato dal presidente del Senato Ignazio La Russa con i possibili candidati sindaco del centrodestra.

Mario Calabresi valuta una possibile candidatura a sindaco di Milano

Il giornalista e scrittore Mario Calabresi, ex direttore di Repubblica e La Stampa e attuale direttore di Chora Media, sta valutando una sua possibile candidatura a sindaco di Milano. Lo ha confermato lui stesso alla Festa dell’Unità di Vizzolo Predabissi, vicino al capoluogo lombardo, dopo le indiscrezioni girate negli ultimi tempi che lo vedevano un possibile candidato del centrosinistra. «Candidarmi? Alla tanta gente che me lo chiede per strada, io rispondo che sì, io ci penso. Ci sto pensando e mi piacerebbe fare la mia parte per Milano, ci tengo», ha dichiarato, aggiungendo però che ci sono ancora diverse incognite, a partire dal fatto che non si sa ancora se ci saranno le primarie per decidere il candidato della coalizione. Calabresi ha detto che se ne saprà di più dopo l’estate, in linea con quanto aveva fatto intendere anche il Partito democratico. Il segretario dem milanese Alessandro Capelli aveva infatti affermato che a settembre sarà presentato un progetto su come organizzare le eventuali primarie e con quali criteri. Nel centrosinistra, l’attuale sindaco Beppe Sala non può ricandidarsi perché è al suo secondo mandato.