Demolito l’abuso edilizio che sfregiava la stazione di Eboli

Di Antonio Manzo

Il commissario prefettizio Gaetano Tufariello e i tecnici di Reti Ferroviarie Italiane RFI mettono in moto le ruspe per demolire il manufatto abusivo che sfregiava l’ingresso della stazione di Eboli. L’ordinanza di demolizione giaceva da cento giorni e poi, con un deciso atto burocratico, è stato segnato un punto favorevole alla legalità nella città dove sembrava fosse stata smarrita la Legge. Merito del commissario prefettizio Tufariello che si è avvalso della struttura comunale e del comando di polizia municipale del comandante Daniele De Sanctis. Ora partirà, inevitabilmente, la verifica delle decine di ordinanze di demolizione emanate ma non eseguite. C’è una tendenza tutta localista di invocare l’intervento dei vigili urbani solo per piccoli ed irrilevanti abusi edilizi ma se nella rete finisce un abuso importante tutto passa nel dimenticatoio oppure si utilizza il roboante sequestro a fini politici. Come avvenne sugli accertamenti dei vigili urbani nel corso di una campagna elettorale per sequestrare il cantiere in costruzione con dieci centimetri di irregolarità naturalmente poi sanata ma con l’aggiunta della roboante notizia che investì un candidato. A Eboli, città regina degli abusi edilizi sanati o conquistati dal mercato dello scambio politico, c’è la tragica morte di un pensionato che fu stroncato sul cantiere. Proprio dieci anni fa ad Eboli un uomo, pensionato di 64 anni e trapiantato di rene fu stroncato da un infarto quando iniziarono le operazione di recinzione del cantiere. “Abbiamo ereditato una situazione di abusivismo edilizio drammatico” commentò il sindaco dell’epoca Massimo Cariello. Mentre appena un anno fa l’ex sindaco Mario Conte ordinò l’abbattimento di un compresso industriale costruito in zona agricola su accertamento della polizia municipale. La verifica che inizierà nelle prossime ore deve tener conto delle ordinanze di demolizione emanate e se sono state, e quante, realmente eseguite. Come, ad esempio, per le villette realizzate in una zona agricola della città, località Prato. D’altronde Eboli è da oltre 50 anni testimone di un abuso edilizio che per decenni ha compromesso lo svincolo autostradale dove fu realizzata una concessionaria di auto proprio nell’area di rispetto della zona autostradale. Fu un coscienzioso tecnico comunale a rilevare l’abuso e un coraggioso sindaco dell’epoca Fulvio Scocozza a inviare il rapporto all’allora pretore di Eboli. Al di là del contenzioso penale mai concluso quello amministrativo andò davanti al Tar e per circa cinquant’anni l’abuso edilizio non è stato minimamente toccato. Era di proprietà di un consigliere comunale del tempo che beneficiò di un salvacondotto politico e amministrativo. Quel mostro di illegalità oggi è stato rimpiazzato da un moderno manufatto tuttora sotto sequestro della procura della Repubblica. Ma è lì, monumento nella città “Gaza dell’illegalità” a far contare le ore per svoltare nello svincolo italiano della vergogna, sotto gli occhi complici dell’assenza di forze dell’ordine che dovrebbero vigilare sull’enorme traffico di entrata ed uscita.

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