La portavoce del ministero dell’Interno della Germania ha affermato che «siamo un po’ sorpresi dell’agitazione» di Roma riguardo le espulsioni verso l’Italia dei cosiddetti dublinanti. Si tratta di richiedenti asilo che sono sbarcati sulle coste del nostro Paese e, anziché fermarsi nella Penisola, hanno varcato le Alpi e sono andati in Germania. «Germania e Italia già da tempo collaborano bene sulla questione migratoria e sull’implementazione del sistema di asilo comune», ha detto la portavoce, ricordando che nell’autunno 2025 «abbiamo chiuso accordi bilaterali con Italia e Grecia stabilendo che le norme di Dublino sarebbero state nuovamente applicate dall’entrata in vigore del sistema europeo comune di asilo a giugno 2026». E questo significa che «le espulsioni saranno eseguite anche verso l’Italia». Al momento si tratta principalmente dei casi successivi all’entrata in vigore del nuovo Patto Ue. La questione riguarda poche decine di persone.
News
Eruzione dell’Etna, caos a Catania: scalo bloccato fino alle 16 del 13 agosto
Voli in arrivo e in partenza sospesi fino alle 16 di domani (giovedì 13 agosto) all’aeroporto di Catania, a causa della continua attività eruttiva dell’Etna e della conseguente emissione di cenere. Lo ha reso noto la Sac, società che gestisce lo scalo siciliano, sui propri canali social.
È invece di nuovo operativo lo scalo di Comiso (Ragusa), che era rimasto bloccato per qualche ora a causa dell’emergenza cenere. L’aeroporto assorbirà parte dei voli deviati da Catania. Intanto, le ceneri dell’Etna si stanno spostando dalla Sicilia verso la parte orientale di Malta e il nord della Libia, ma con concentrazioni minori.

Musumeci: «Fuori posto l’aeroporto, non l’Etna»
Dall’8 agosto all’11 agosto, a causa dell’eruzione dell’Etna, all’aeroporto di Catania sono saltati – tra mancati arrivi e partenze e cancellazioni – circa 700 voli. «Quanto sta accadendo, con pesanti disagi per migliaia di cittadini e turisti nel pieno della stagione estiva, ripropone un problema che la Sicilia conosce da tempo», ha detto l’attuale ministro per la Protezione civile Nello Musumeci, governatore siciliano dal 2017 al 2022, sottolineando che «ad essere fuori posto» non è «il vulcano ma l’aeroporto». Musumeci ha ricordato di aver evidenziato già nel 1999, quando era presidente della Provincia, «i limiti dello scalo di Fontanarossa e della sua particolare vulnerabilità legata alla vicinanza con l’Etna» e di aver proposto all’epoca la delocalizzazione dello scalo.

Assoesercenti: «Persi fino a 24 milioni di euro»
Assoesercenti ha stimato tra i 12,8 e i 24 milioni il danno in termini di mancata spesa turistica da quanto (ormai cinque giorni fa) è stata fortemente ridotta l’attività dell’aeroporto di Catania. L’associazione ha auspicato la creazione di una cabina di regia permanente tra Regione Sicilia, Enac, Enav, Protezione civile, vettori e scali dell’isola, con sistemi di allerta e comunicazioni in tempo reale, collegamenti straordinari via bus e treno verso gli aeroporti alternativi, protocolli certi di riprotezione e aiuti economici alle imprese in caso di interruzioni prolungate. «Occorre una risposta non improvvisata, ma organica e strutturata», ha spiegato presidente di Salvo Politino.
Guido Stazi si insedia alla presidenza della Consob
Guido Stazi si è insediato alla presidenza della Consob. Il passaggio delle consegne tra il presidente vicario Chiara Mosca e il presidente entrante è avvenuto mercoledì 12 agosto 2026 nel corso di una riunione di commissione tenutasi a Roma. L’organo torna così a operare nella sua composizione completa di cinque membri. Oltre al neo-presidente Stazi, ne fanno parte i commissari Chiara Mosca (che, in quanto componente del collegio con la maggiore anzianità di istituto, ha svolto dal 9 marzo scorso le funzioni di presidente vicario), Carlo Comporti, Gabriella Alemanno e Federico Cornelli.
Campo largo, Renzi lancia Silvia Salis: «Nome più forte per le primarie»
Silvia Salis «è il nome più forte per guidare questa scommessa, perché somma al nostro voto organizzato una sua forza personale rilevante». Lo ha detto Matteo Renzi, nel corso di un’intervista al Corriere della Sera in cui ha parlato delle primarie del campo largo (di cui Italia Viva per ora non fa parte) e delle tensioni tra Giuseppe Conte e Elly Schlein, tra i quali «c’è solo una guerra di posizione».

Renzi: «Salis deve essere aiutata, non strattonata»
La sindaca di Genova, ha sottolineato Renzi sottraendosi al ruolo di candidato delle primarie del centrosinistra, «deve essere aiutata, non strattonata». Il leader di Italia Viva ha poi aggiunto: «Quando sarà il momento di fare le liste vedremo la migliore formazione possibile. Per vincere». Prima però c’è da superare divisioni e ostracismi: «La matematica dice che senza di noi non ce la fanno: quando sono andati da soli, come in Liguria, hanno perso. Quando hanno rimosso i veti abbiamo vinto insieme, come a Genova. Se vogliamo vincere serve l’unità. Altrimenti Giorgia Meloni fa il bis e si prende altri cinque anni di Palazzo Chigi e soprattutto sette anni di Quirinale». Quanto alla “guerra” tra i leader di Movimento 5 stelle e Partito democratico, l’ex premier ha detto: «Conte non può che stare in coalizione. Anche perché se dovesse rompere l’alleanza si spacca il M5s e saltano i suoi presidenti di Regione in Sardegna e Campania. La scelta di Schlein di lasciare ai Cinque stelle qualche governatore non è stata generosità, ma un investimento intelligente sul futuro. Il campo largo non salta, ma le tre liste di Pd, M5s, Alleanza Verdi e Sinistra, insieme, fanno il 38 per cento. Non basta per vincere. Serviamo noi, anche noi».

Tram deragliato a Milano, per i medici della difesa l’autista ebbe un malore
Secondo la perizia medico legale redatta dagli specialisti Andrea Alfonso Finzi e Massimo Levratti, consulenti nominati dai difensori dell’autista alla guida del tram deragliato il 27 febbraio a Milano, «non sussistono elementi per ricondurre l’accaduto a comportamento illecito, negligente o imprudente» da parte del conducente. Nella relazione si legge che Pietro Montemurro, indagato per disastro ferroviario, omicidio e lesioni colpose, perse coscienza in maniera imprevedibile e non prevenibile. Per gli specialisti il malore è riconducibile, con «elevatissimo grado di probabilità, prossimo alla certezza», a una sindrome vaso-vagale di tipo misto, vasodepressivo e cardioinibitorio. In sostanza, uno svenimento. L’incidente, avvenuto in viale Vittorio Veneto, aveva provocato due morti e più di 50 feriti. Il tram, della linea 9, aveva saltato la fermata prevista e aveva affrontato lo scambio senza che questo si attivasse, deragliando e finendo contro un edificio. Secondo i consulenti, la perdita di conoscenza non sarebbe stata causata da una malattia già presente, ma da una combinazione di fattori – una procedura odontoiatrica stressante effettuata nella mattinata del 27 febbraio, il digiuno e un senso di malessere già nelle ore precedenti il turno, e il trauma all’alluce subito poco dopo l’inizio del servizio.
L’ipotesi Matone all’Anac, l’assist di Crosetto a Vannacci sullo sport: le pillole del giorno
«Niente rimpasto», ha detto al settimanale Chi la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Con il caldo dell’estate, così, sembrano essere evaporate definitivamente le ambizioni del leghista Matteo Salvini di riconquistare la poltrona di ministro dell’Interno, che gli servirebbe – e tanto – per cercare di arginare la valanga creata dal generale Roberto Vannacci, pronto ogni giorno a togliere eletti ed elettori alla Lega. Il ritorno al Viminale è destinato a restare soltanto uno slogan. Ridotto nel suo cul-de-sac, Salvini, ricordandosi di essere ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, si è messo ad ammirare, quasi come un umarell, il cantiere romano della metropolitana, al Pigneto, con tanto di dichiarazioni. «Due quartieri da sempre divisi si uniranno a lavori ultimati», ha affermato Salvini, e detto a Roma da uno che voleva dividere l’Italia fa sempre il suo effetto.
Non è mancata la fluviale ed entusiastica dichiarazione nei confronti del ministro pronunciata da Davide Bordoni, stavolta nei panni di segretario della Lega nel Lazio, lasciando per un attimo da parte le cariche ottenute grazie a Salvini, come quella di “esperto per i rapporti con gli enti territoriali” proprio nel Mit, con retribuzione di 40 mila euro, o il ruolo per il triennio 2026-28 di amministratore unico di Ram S.p.A. Logistica-Infrastrutture-Trasporti, società in house del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Che poi al dicastero di Porta Pia le malelingue amano commentare, quando vedono insieme Salvini e Bordoni: «Almeno Davide è laureato, anche se in Sociologia, a differenza del ministro che non ha mai completato gli studi di Scienze politiche prima e Lettere poi». E Salvini, durante la visita al cantiere, si è messo a scherzare con il project manager: «Pm? Forse è meglio che cambiate acronimo».

Fatto sta che il blocco del turnover ministeriale imposto da Meloni sta facendo deragliare sempre di più la linea salviniana: ecco così bloccata pure l’idea di portare Matteo Piantedosi alla guida dell’Anac, l’Anticorruzione. Un’idea, stavolta buona, pare si stia facendo strada nella Lega salviniana: proporre per l’autorità che è stata governata da Giuseppe Busia il nome di Simonetta Matone, parlamentare e magistrata di lungo corso, che potrebbe ottenere un consenso bipartisan. Basta solo non farla parlare di femminicidi o ricordarle di controllare sempre a quale pubblico si sta rivolgendo quando si lascia andare a dichiarazioni fuori dai denti contro ministri del suo governo…
Crosetto apre le caserme agli sportivi e fa un favore a Vannacci
«È il passo falso, dell’oca, di Guido Crosetto». Cosa ha combinato il ministro? Mentre era impegnato sul tema della Difesa a livello continentale, ecco che ha aperto le porte delle strutture militari ai seguaci del generale Roberto Vannacci per… fare sport. In che senso? Nel “Decreto sport” è stato inserito l’accesso libero alle palestre e agli impianti sportivi delle caserme alle associazioni sportive dilettantistiche, per «promuovere i valori della sana attività sportiva». L’enfasi sembra un po’ quella del “sabato fascista”, con Benito Mussolini che obbligava tutti i lavoratori e gli studenti a fare sport in nome della “sana e robusta costituzione”, portando qualcuno persino a saltare nel cerchio di fuoco, in quelle Olimpiadi in sedicesimo che erano i “littoriali”, dove anche i gerarchi dovevano esibirsi con risultati spesso comici. In sostanza, ora le Forze armate dovranno aprire le caserme «consentendo di accedere, senza oneri a carico dell’amministrazione, alle palestre, agli impianti sportivi e ad altri spazi interni», per «utilizzare le relative attrezzature» avvalendosi «del supporto dei propri tecnici». Un’iniziativa ben vista da tante associazioni che, tradizionalmente, fanno riferimento alla destra, e in particolare a Fratelli d’Italia, fortissima nello “sport di base”: Crosetto evidentemente è all’oscuro, però, che Futuro nazionale del generale Vannacci sta reclutando molti proseliti proprio nel settore sportivo, con il risultato, possibile, di consegnare le caserme proprio al partito più temuto dallo stesso ministro, oltre che dalla maggioranza di governo. D’altronde il generalissimo a luglio aveva lanciato persino il triathlon futurista, con prove di nuoto, corsa campestre e ciclismo «per tutti i politici», che «dovrebbero dare l’esempio anche nello sport», anziché «ballare sui carri del Gay Pride». Ennesima conferma della sempre valida frase di Karl Marx sulla storia che si presenta la prima volta come tragedia e la seconda come farsa. Ma tornando al Decreto sport, va inoltre considerato che adesso basterà creare un’associazione sportiva dilettantistica per “esigere” l’apertura di una caserma, per allenamenti e gare. La somma di militari e atleti può diventare ingestibile, politicamente, e pare strano che a sinistra nessuno se ne sia accorto. Un gran pasticcio…

Frederiksen: «Danimarca pronta a chiudere le frontiere»
Dopo aver ufficializzato la nascita della strana coppia con Giorgia Meloni, la premier socialdemocratica danese Mette Frederiksen è tornata ad affrontare la questione-migranti davanti al Folketing, il Parlamento di Copenaghen, nel corso del dibattito urgente convocato a seguito della crisi di Ceuta.
Le parole di Frederiksen in parlamento
La Danimarca, ha affermato Frederiksen, è pronta a rafforzare i controlli alle frontiere e, «in ultima istanza», anche a chiuderle del tutto nel caso di una nuova ondata migratoria attraverso l’Europa. «La cosa importante, per quanto riguarda Schengen, è che se sorgono problemi in un Paese, che si tratti di criminalità o di profughi, l’arma più efficace di cui disponiamo in Danimarca è il controllo delle frontiere. Grazie a questo strumento siamo riusciti a fermare dei criminali. Sono una sostenitrice molto convinta dei controlli alle frontiere», ha detto Frederiksen, sottolineando che «una politica migratoria rigorosa è fondamentale per la Danimarca e per l’Europa» e definendo «inquietanti» le immagini provenienti dall’enclave spagnola di Ceuta.
Spin Time, la proprietà stanzia 500 mila euro per l’emergenza abitativa
Investire Sgr, società proprietaria dell’edificio sede di Spin Time in via Santa Croce in Gerusalemme 55, darà un contributo di 500 mila euro al Comune di Roma per aiutarlo a risolvere l’emergenza abitativa degli ex occupanti del palazzo, rimasti senza casa dopo l’incendio che ha colpito lo stabile il 29 luglio. Lo ha reso noto la stessa Investire Sgr in una nota: il contributo di mezzo milione di euro «sarà messo a disposizione di Roma Capitale mediante delegazione di pagamento, contribuendo così alle spese necessarie per il reperimento di soluzioni alloggiative temporanee». Saranno privilegiate, «per quanto possibile, le strutture situate nel quartiere Esquilino così da tutelare in particolare le situazioni di maggiore fragilità e favorire la continuità scolastica ed educativa dei minori, preservando il radicamento territoriale dei nuclei interessati».
Nell’immobile avevano trovato casa oltre 150 famiglie
Spin Time occupa un grande edificio (10 piani e 21 mila metri quadrati) a breve distanza dalla stazione ferroviaria di Roma Termini, che in passato è stato sede dell’Istituto nazionale di previdenza e assistenza dei dipendenti dell’amministrazione pubblica (Inpdap), poi confluito nell’Inps. La chiusura degli uffici dell’ente iniziò nel 2003, fino al definitivo abbandono del palazzo nel 2010. Successivamente lo stabile era stato venduto al fondo di investimenti immobiliari Investire Sgr. Poi l’occupazione da parte di Action, a seguito della quale hanno trovato casa nell’immobile oltre 150 famiglie, per un totale di circa 400 persone. A febbraio il Ministero dell’Interno è stato condannato dalla seconda sezione civile del Tribunale di Roma a risarcire oltre 21 milioni di euro a Investire Sgr per il mancato sgombero di Spin Time.
È morta Fiorenza Marchegiani, attrice di Ricomincio da tre di Troisi
È morta a 73 anni Fiorenza Marchegiani, attrice nata a Osimo (Ancona) nel 1953 che si fece conoscere al cinema partecipando al primo film di Massimo Troisi, Ricomincio da tre, dove interpretò Marta. Dopo gli esordi in teatro allo Stabile di Genova, negli Anni 80 fece qualche apparizione in serie televisive Rai prima di ottenere successo sul grande schermo al fianco di Troisi. In seguito, proseguì la carriera prevalentemente in televisione ma alternandosi con cinema e teatro. Dal 1999 al 2006 interpretò Letizia Visconti Gherardi nella soap opera Vivere, per poi recitare in Incantesimo, Distretto di Polizia e Le tre rose di Eva. «Grazie Fiorenza per quanto hai dato alla cultura e al cinema italiano e grazie per aver portato sempre nel cuore le tue origini», ha scritto sui social Michela Glorio, sindaca di Osimo. «A nome mio personale e dell’intera comunità osimana ci stringiamo al dolore dei suoi famigliari e di quanti le hanno voluto bene».
Eclissi solare: come vederla, quando e dove
Oggi 12 agosto la Luna coprirà completamente il Sole durante una rara eclissi totale, la prima visibile nell’Europa continentale dal 2006. In Italia il fenomeno – sebbene parziale – sarà visibile attorno alle 19:30, poco prima del tramonto. Come vederla, quando e dove: le cose da sapere sull’eclissi solare in arrrivo.
Cos’è un’eclissi solare
Un’eclissi solare totale si verifica quando le dimensioni apparenti di Luna e Sole si equivalgono perfettamente nel cielo, permettendo al disco lunare di mascherare del tutto quello solare. È un fenomeno raro, reso possibile da una particolare coincidenza: il Sole è circa 400 volte più grande della Luna, ma si trova anche circa 400 volte più lontano dalla Terra rispetto al suo satellite.
Dove vederls: al Nord copertura attorno al 90 per cento
L’eclissi totale sarà visibile (per circa due minuti) in una fascia larga circa 293 chilometri che attraverserà Russia artica, Groenlandia, Islanda, Spagna e l’estremità nord-orientale del Portogallo. In Italia, come detto, la copertura del Sole sarà solo parziale. E varierà di molto in base al luogo in cui ci si troverà. Questo perché l’eclissi si verificherà con il Sole già prossimo al tramonto: in alcune zone del Nord (dove avviene dopo) sarà possibile osservarla fino alla fine con percentuali di copertura attorno al 90 per cento, mentre il Centro e il Sud potranno seguirla solo nella fase iniziale (con un minimo del 10 per cento nel Salento).
Quando si verificherà in Italia, da Nord a Sud
In Italia l’eclissi inizierà, a seconda della località, poco prima o poco dopo le 19:30: la Luna coprirà progressivamente una porzione sempre maggiore del disco solare, mentre il Sole si avvicinerà all’orizzonte. Procedendo da Nord-Ovest verso Sud-Est, la durata visibile dell’eclissi e la percentuale di disco solare coperto diminuiranno progressivamente. Al Nord l’oscuramento massimo supererà il 90 per cento ed è atteso attorno alle 20:21. Al Centro è previsto un oscuramento massimo del 70 per cento, con il picco verso le 20:11. Al Sud la massima visibilità si verificherà alle 19:56 circa, poi in molte zone il tramonto renderà il fenomeno invisibile.
Come assistere all’eclissi solare in sicurezza
Per godere al massimo dello spettacolo ci si dovrà posizionare in un luogo con l’orizzonte ovest completamente privo di ostacoli, così da poter osservare il Sole fino alla sua scomparsa. Attenzione però: durante un’eclissi non bisogna guardare direttamente il Sole, ma è necessario usare un filtro adatto per evitare danni agli occhi. Gli occhiali per guardare l’eclissi devono avere filtri conformi allo standard internazionale “Iso 12312-2” e – ovviamente – provenire da produttori e rivenditori affidabili. Ogni altro mezzo deve essere evitato: i normali occhiali da sole, al pari di altre soluzioni fai-da-te come pellicole radiografiche, vetri affumicati o filtri fotografici, non garantiscono alcuna protezione dai raggi ultravioletti e infrarossi.
Morta Silvia Monti, moglie di Carlo De Benedetti
È morta a 80 anni Silvia Monti, moglie di Carlo De Benedetti. Vero cognome Cornacchia, era nata a Bassano del Grappa il 23 gennaio 1946 e, tra la fine la fine degli Anni 60 e a prima metà degli Anni 70 aveva preso parte come attrice a diverse produzioni cinematografiche italiane, con ruoli di primo piano in film come Il corsaro nero, Una lucertola con la pelle di donna e Giornata nera per l’ariete e altri da comprimaria in Sono stato io!, Finché c’è guerra c’è speranza e Milano: il clan dei calabresi, prima dell’improvviso addio alle scene. Aveva sposato in prime nozze Luigi Donà dalle Rose, il fondatore di Porto Rotondo, al quale è rimasta sempre legata. Poi la separazione dopo 25 anni e, nel 1997, il matrimonio con De Benedetti, con cui viveva a Lugano.
Riassetto in Leonardo: con l’arrivo di Kamel l’ad Mariani accelera sulla svolta
Nei palazzi romani la voce gira ormai con una certa insistenza. Dopo l’estate Francesco Kamel, capo ufficio stampa del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, dovrebbe cambiare scrivania e approdare in Leonardo, alla guida delle Relazioni istituzionali. Un trasloco che, trattandosi del gruppo di piazza Monte Grappa, non è esattamente una questione di arredamento. Significa mettere mano a uno dei gangli più delicati dell’azienda, quello dei rapporti con la politica e le istituzioni, mentre alla Comunicazione resta ben saldo Stefano Amoroso. Che, dopo essere stato rudemente accantonato durante la gestione di Roberto Cingolani, è tornato grazie al nuovo amministratore delegato Lorenzo Mariani.
Si chiude nettamente una stagione
Il messaggio, per chi sa leggere nelle pieghe degli organigrammi, è chiaro. Comunicazione e Relazioni istituzionali tornano sotto stretto controllo della nuova dirigenza e, soprattutto, si chiude una stagione. Helga Cossu, che Cingolani aveva voluto accanto a sé affidandole, oltre alla Fondazione Leonardo, anche la Comunicazione del gruppo, ha recentemente annunciato sui social la sua uscita. Ora arriva Kamel, 51 anni, gli ultimi tre trascorsi al fianco di Piantedosi. Un profilo che dovrebbe servire a rimettere ordine in una casella diventata negli ultimi tempi piuttosto sensibile.
Del resto Mariani sembra avere altre priorità. Aumentare la capacità produttiva, fare acquisizioni, stringere alleanze e provare a costruire attorno a Leonardo un pezzo sempre più consistente dell’industria europea della Difesa. In questa chiave va letta anche la recentissima acquisizione di Raft negli Stati Uniti, operazione con cui il gruppo rafforza la sua presenza sul mercato americano puntando sullo sviluppo di software di intelligenza artificiale per la Difesa aerea.
Negli ultimi mesi il clima si era fatto irrespirabile
Ma il cambio di passo non riguarda soltanto strategie, alleanze e acquisizioni. A piazza Monte Grappa, raccontano, è cambiata anche l’aria. E non è un dettaglio secondario, visto che negli ultimi mesi il clima interno era stato descritto da più parti come tutt’altro che respirabile. A contribuire alla distensione sarebbe stata anche l’uscita di scena di alcune figure considerate fino a ieri intoccabili perché protette dai precedenti vertici.
Filippo Maria Grasso e le tante attività affidate all’esterno
Una su tutte, Filippo Maria Grasso, capo delle Relazioni istituzionali durante la gestione Cingolani e contemporaneamente presidente esecutivo di Leonardo Global Solutions, la Lgs. Durante la sua presidenza, la società ha visto crescere considerevolmente le attività affidate all’esterno nel campo della comunicazione e dell’organizzazione degli eventi. Tra i beneficiari compare una nota società di lobbying e comunicazione, al cui interno figurano persone con parentele illustri dentro e fuori la galassia leonardiana.

Ma il nome che ricorre più spesso è quello di Ninetynine, società romana che ha curato anche la cerimonia conclusiva del tour mondiale dell’Amerigo Vespucci e la cui proprietà è in ottimi rapporti proprio con l’ex responsabile delle Relazioni istituzionali. Leonardo l’ha utilizzata per parecchie cose: dall’Investor Day alle convention, dagli stand agli spazi espositivi fino alle feste aziendali. Un rapporto intenso anche dal punto di vista economico: per Ninetynine si parla di quasi 10 milioni di euro spesi dal 2024 all’aprile del 2026.
Cambio di registro, a cominciare dai fornitori
I risultati commerciali, naturalmente, hanno una loro vita e andranno giudicati come tali. Ma le indiscrezioni che filtrano da piazza Monte Grappa raccontano soprattutto la determinazione di Mariani, in piena sintonia con il condirettore generale Gian Piero Cutillo, nel tracciare una linea decisamente marcata tra il prima e il dopo.

A cominciare dai fornitori, che dovrebbero tornare a essere valutati secondo criteri il più possibile oggettivi, evitando il ripetersi di situazioni che hanno caratterizzato la precedente gestione. In particolare quelle mono-forniture che, quando diventano troppo frequenti, finiscono inevitabilmente per suscitare qualche domanda. E a Leonardo, evidentemente, è arrivato il momento in cui alle domande si preferisce non dover più rispondere.
Primarie in sei Stati Usa, come sono andate
Martedì 11 agosto 2026 si sono tenute le primarie in sei Stati americani, ovvero Wisconsin, Minnesota, South Carolina, Connecticut, Vermont e Alabama. L’attenzione nazionale era concentrata soprattutto sui primi tre.
I risultati delle primarie in Wisconsin, Minnesota e South Carolina
In Wisconsin la corsa per scegliere il candidato dem alla carica di governatore è stata molto più equilibrata del previsto. La socialista Francesca Hong, ex chef e figlia di immigrati sudcoreani, ha tallonato David Crowley, moderato sostenuto dall’establishment del Partito democratico, ma alla fine è stata sconfitta per pochi voti. Crowley è stato dichiarato vincitore dai media nazionali con il 98 per cento dei voti scrutinati, in vantaggio con il 39,8 per cento contro il 39,4. Per i repubblicani invece non c’è stata partita. Il deputato Tom Tiffany, esponente dell’ala più conservatrice del Gop e sostenuto da Trump, ha trionfato agevolmente con oltre il 90 per cento dei consensi. In Minnesota la nomination dem è stata conquistata dalla senatrice ed ex candidata alla Casa Bianca Amy Klobuchar. Tra i repubblicani Mike Lindell, imprenditore a capo di un’azienda di materassi e cuscini e grande alleato di Trump, è stato sconfitto da Lisa Demuth, prima donna speaker della Camera statale tra i Repubblicani. Quanto al South Carolina, la repubblicana Darline Graham sostenuta dal tycoon è risultata in vantaggio per la nomination al Senato ma non ha superato la soglia del 50 per cento necessaria a evitare il ballottaggio. Dovrà quindi affrontare il secondo turno contro il deputato Ralph Norman.
Camera con vista, rinnovata l’iniziativa di Poste italiane per le vacanze dei dipendenti
Poste italiane conferma anche per il 2026 Camera con vista, l’iniziativa di welfare aziendale che mette a disposizione dei dipendenti e delle loro famiglie soggiorni gratuiti di una settimana in appartamenti situati in rinomate destinazioni turistiche italiane. Il progetto, ideato con l’obiettivo di offrire ai lavoratori dell’azienda l’opportunità di vivere esperienze autentiche in alcuni dei luoghi più affascinanti d’Italia, dal 2019 ad oggi ha coinvolto quasi 4.500 persone tra dipendenti e familiari, accompagnandole alla scoperta delle bellezze del nostro Paese.
21 alloggi disponibili in tutta Italia
Camera con vista prende avvio dal recupero e dalla riqualificazione di appartamenti di servizio di proprietà dell’azienda, trasformati in accoglienti case vacanza moderne e funzionali. Gli alloggi, realizzati con particolare attenzione alla sostenibilità ambientale, rappresentano un esempio concreto di valorizzazione del patrimonio immobiliare aziendale e di utilizzo responsabile delle risorse.
Dal mare alla montagna, passando per le località termali, gli appartamenti si trovano in alcune delle destinazioni più suggestive del Paese tra cui Capri, Favignana, Forte dei Marmi, Lipari, Chianciano Terme, Soverato, Cernobbio. Per l’edizione 2026 l’offerta si amplia ulteriormente con l’introduzione di quattro nuovi alloggi – Aldeno, Ostia Lido, Porto San Giorgio e Vasto Marina – portando a 21 il numero complessivo degli alloggi disponibili.
Come accedere all’iniziativa
L’accesso all’iniziativa è semplice e immediato. Attraverso la sezione dedicata dell’app aziendale NoidiPoste, riservata ai dipendenti del Gruppo, è possibile consultare le caratteristiche degli appartamenti disponibili e accedere alla piattaforma di booking online.
Anno dopo anno, Camera con vista continua a registrare un ampio consenso tra i dipendenti, confermandosi un’iniziativa capace di coniugare welfare, sostenibilità e valorizzazione del patrimonio aziendale. Un progetto che riflette l’impegno di Poste italiane nel promuovere il benessere delle proprie persone e che si inserisce nel più ampio modello di welfare sviluppato dall’azienda per favorire l’equilibrio tra vita privata e lavoro, attraverso opportunità concrete e accessibili.
Le rivelazioni sui piani dell’Iran per colpire Trump in Turchia
Appena sceso dall’aereo presidenziale dopo il viaggio dall’Ohio a Washington, Donald Trump ha parlato per la prima volta della rocambolesca fuga dal vertice Nato di Ankara: per depistare eventuali attacchi iraniani, ritenuti tutt’altro che improbabili, il tycoon era salito regolarmente a bordo del vecchio Air Force One (non da quello nuovo donato dal Qatar), a favore di telecamera, per poi essere trasferito in gran segreto su un aereo militare più piccolo, un C-32A, transitando all’interno di un container per il catering aeroportuale. Poi, atterrato nel Regno Unito, aveva fatto il percorso inverso, scendendo poi dal velivolo presidenziale. «Ricevo molte minacce. Molte minacce di cui non siete a conoscenza. Chiunque abbia un ruolo di peso le deve affrontare. Chi non conta nulla non viene minacciato. Credo di essere il bersaglio principale», ha dichiarato The Donald. ha aggiunto. «Io mi limito a seguire le indicazioni del Secret Service».
La minaccia di Teheran e chi era rimasto sull’Air Force One
Il New York Times scrive, citando due funzionari statunitensi, che la minaccia iraniana includeva la possibilità di un missile terra-aria contro l’Air Force One e la conoscenza precisa del luogo in cui Trump alloggiava ad Ankara, compreso il piano dell’edificio. Addirittura, qualcuno nelle vicinanze del vertice Nato era stato avvistato con un razzo portatile. Tutto questo è emerso nelle prime ore dell’8 luglio, secondo e ultimo giorno del vertice Nato. Tra chi ha viaggiato sul volo dal quale Trump è stato segretamente fatto scendere c’erano il segretario di Stato Marco Rubio e il segretario del Tesoro Scott Bessent, ma anche Stephen Miller, principale consigliere del presidente per la politica interna, e Steven Cheung, direttore delle comunicazioni della Casa Bianca. Tutti rimasti sul vecchio Air Force One, aereo-civetta esposto a un potenziale attacco iraniano.

Trump intanto torna a parlare delle presidenziali del 2028
Trump ha anche parlato dell’ipotesi di candidarsi per un terzo mandato presidenziale. «Tutti mi chiedono se correrò nel 2028. Mi piacerebbe, ma la legge in materia è molto chiara e rigorosa». Com’è noto, un terzo mandato presidenziale è di fatto vietato dalla Costituzione Usa che pone il limite a due. E questo vale anche per Trump, sebbene i suoi mandati alla Casa Bianca siano stati intervallati dal quadriennio targato Joe Biden.
Vannacci, Di Battista (e Calenda): l’effetto guastafeste dei sabotatori di alleanze
Negli Stati Uniti lo chiamano effetto Nader, in Italia parliamo di guastafeste: alle elezioni politiche 2027 la carambola potrebbe addirittura triplicarsi, creando il neologismo politico di “variabile Vannacci“, o “fattore Di Battista“, oppure “ago della bilancia Calenda“. Da noi la realtà supera spesso di gran lunga la fantasia.
L’ambientalista che fece vincere Bush
Il riferimento americano è dovuto a quando, in occasione delle Presidenziali del 2000, Ralph Nader, ambientalista che si candidò da indipendente, tolse voti al democratico Al Gore e fece vincere il repubblicano George W. Bush. Un trionfo per le idee liberal… Giusto per citare un esempio: in Florida, uno degli Stati chiave (swing state) Bush prevalse con un margine risicatissimo, di soli 537 voti. In quello stesso Stato Nader racimolò 97.488 preferenze.

Occhio dunque alle tre schegge impazzite: il generale, il dissidente grillino e il centrista che rischia di essere il peggior nemico di se stesso. Una sorta di Sudoku dell’interdizione che però paradossalmente favorirebbe lo schieramento più lontano, con un bell’harakiri di programmi e valori che ha già suscitato un po’ di perplessità anche tra i follower (futuri papabili elettori) dei tre leader.
Per i sondaggi le coalizioni sono divise da meno di 3 punti
In realtà i veri disturbatori sono soprattutto due: Vannacci e Di Battista. Il primo, che nei sondaggi di inizio agosto ha superato stabilmente il 7 per cento, se si candidasse da solo farebbe svanire il sogno di Giorgia Meloni di ottenere il bis a Palazzo Chigi. Il centrodestra infatti, nelle ultime medie di Pagella politica, per esempio, è attestato al 41,7 per cento, mentre il centrosinistra è dato al 44,2 per cento. Non a caso la premier a Chi ha tagliato corto, definendo Futuro nazionale «un’operazione costruita per favorire la sinistra».
Il 3,5 per cento assegnato nei sondaggi di Renato Mannheimer all’ex Movimento 5 stelle in caso di discesa in politica ribalterebbe invece il quadro, portando o a un successo della destra o quantomeno a un pareggio. Agli osservatori politici non è sfuggito l’assist di Beppe Grillo alle intenzioni di Dibba, dopo tanti mesi di silenzio.
Se dunque si candidassero entrambi gli outsider, l’effetto potrebbe essere quello di annullarsi a vicenda, creando una situazione di stallo post-elettorale in cui sarebbe difficile formare un governo. E molti si chiedono: cui prodest? Mentre altri notano che mentre l’ex M5s sull’argomento è tranchant, le parole di Vannacci lasciano sempre aperto uno spiraglio di dialogo con Meloni: «Le coalizioni e gli accordi si fanno a ridosso delle elezioni», ha detto alla Versiliana, facendo intendere che è pronto a tenere Fratelli d’Italia & co. sul filo fino all’ultimo respiro.
L’effetto: una polarizzazione del discorso pubblico
Nel frattempo la conseguenza immediata della nascita di Futuro nazionale e delle ipotesi di Di Battista in campo è stata un’ulteriore polarizzazione dei due schieramenti. Il centrodestra rincorre il generale sui temi identitari (sicurezza, legittima difesa e immigrazione), il centrosinistra insegue Dibba sulla politica estera (Gaza, no al cosiddetto riarmo e fine degli aiuti all’Ucraina in particolare).
L’incognita sul sistema elettorale
Ovviamente ci sono due variabili di rilievo: la prima è che i sondaggi nelle ultime elezioni hanno spesso dimostrato una forte forbice rispetto ai voti reali; la seconda è che ancora non è certo il sistema elettorale con cui voteremo tra un anno. Non è un caso che proprio per dare meno instabilità parlamentare e più governabilità al Paese, molti costituzionalisti avevano chiesto a gran voce l’introduzione del ballottaggio, ma l’idea non ha sfondato. Il rischio di un potere di ricatto o di interdizione resta quindi molto alto, sia da una parte sia dall’altra.

Per quel che riguarda Calenda, il discorso è diverso: non si candida per far perdere uno dei due schieramenti, ma per far pareggiare entrambi. La sua scommessa è uno stallo che porti a una scomposizione e ricomposizione delle coalizioni, con taglio delle ali estreme e baricentro moderato. Un governo di larghe intese o tecnico, a quel punto, potrebbe essere l’esito. Unica incognita, sia con l’attuale legge elettorale sia con l’eventuale Stabilicum: il 3 per cento. Perché senza il raggiungimento di quella soglia nelle urne, nessun partito che non si aggrega a una coalizione entrerebbe in parlamento, e allora addio sogni di gloria. Vannacci dorme sonni tranquilli, Dibba e Calenda ondeggiano sul filo del rasoio.
Nuovo attacco della Spagna all’Italia: «Su Ceuta logiche elettorali»
Il ministro degli esteri spagnolo José Manuel Albares, da Ceuta, torna ad attaccare il governo italiano che, dopo l’ingresso di massa di oltre 70 mila persone dal Marocco il 30 e 31 luglio, ha sospeso Schengen con la Spagna provocando una contro-decisione analoga di Madrid. Per lui quella dell’Italia è stata una ritorsione dettata solo da «esigenze partitiche e elettorali». Roma per ora mantiene la linea dura, decisa a non cambiare decisione almeno fino a Ferragosto. Giovedì 13 il comitato Schengen ha convocato in audizione a San Macuto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il quale ribadirà la preoccupazione che ha spinto il governo a sospendere Schengen e ad aprire lo scontro diplomatico con la Spagna. Una decisione che, però, ribadiscono dal Viminale, potrà essere revocata quando la minaccia rientrerà.
Editoria: Le stelle del cane anche in libreria
Il romanzo dal quale è tratto il nuovo film di Ridley Scott in libreria con Bompiani
Il 27 agosto arriva anche in Italia The Dog Stars, il nuovo film di fantascienza di Ridley Scott. Una storia post-apocalittica ambientata in un mondo dove pochi sopravvissuti cercano di andare avanti combattendo contro predoni e infetti. Il film è tratto dal primo romanzo di Peter Heller, uscito negli USA nel 2012. Bompiani ne ha pubblicato ora la traduzione. La quarta di copertina In un mondo devastato da una pandemia che ha cancellato quasi tutta l’umanità, Higg vive nell’hangar di un piccolo aeroporto su un altipiano di quello che una volta era il... - Leggi l'articolo
De André e il suicidio dell’Agnata: se pure Dori Ghezzi sta con la ruspa salviniana
All’ombra dell’ultimo sole della Gallura il vecchio pescatore ha smesso di versare vino e spezzare pane per chi dice «ho sete e ho fame». All’Agnata, per il festival Time in Jazz, la parabola libertaria di Fabrizio De André ha subito un trattamento da far accapponare la pelle: il pane e il vino dell’accoglienza sono stati serviti su un vassoio d’argento direttamente al potere in carica, quello che viaggia con la ruspa d’ordinanza nel bagagliaio. Matteo Salvini, del resto, fa il suo mestiere da una vita: si imbuca dove non è invitato, colonizza la memoria altrui e si piazza in prima fila solo per il gusto di far saltare i nervi a qualcuno. Ma la vera sorpresa è stato lo zelo di Dori Ghezzi, decisa a offrirgli la sponda perfetta, facendolo accomodare proprio al suo fianco.

Il ministro blindato dietro la scusa del pacifismo
Questo posizionamento fisico, da cerimoniale di Stato, e la successiva difesa d’ufficio del ministro contro i fischi della piazza costituiscono una patente di legittimità culturale in piena regola. Quando una ragazza si è alzata tra la folla per dire che lei con le idee di un leghista non vuole spartire nemmeno lo spazio di un concerto, la padrona di casa è corsa al microfono per blindare il ministro dietro la scusa del pacifismo: «Non sono d’accordo con voi. Io la penso diversamente, sono sempre di sinistra. Ma è giusto creare un dialogo».
Diodato all'Agnata di De Andrè: "Speriamo che la musica di De Andrè illumini un po' di più anche la nostra classe politica". Davanti a lui un poco illuminato Salvini applaude pic.twitter.com/AfLKP7GGvN
— Il Grande Flagello (@grande_flagello) August 10, 2026
Diodato e l’ennesimo surreale applauso di Salvini
Anche Diodato si è accodato al bon ton d’ufficio, cavandosela con due righe felpate e augurandosi che «la musica di De André illumini un po’ di più la nostra classe politica». Un colpo al cerchio e uno alla botte che gli è valso l’ennesimo surreale applauso di Salvini, che sui testi ha evidenti problemi di comprensione, ma intanto ha incassato sornione lo sdoganamento definitivo firmato dalla vedova e custode ufficiale.

La dinastia Faber si è ricordata di avere ancora gli anticorpi
Il baccaglio si è spostato online, dove la dinastia Faber si è ricordata di avere ancora quegli anticorpi che la Fondazione ha smarrito. Alice De André, nipote e attrice, ci ha messo un secondo a liquidare la diplomazia del casato: «Mio nonno, davanti a quella scena, avrebbe fermato il concerto e probabilmente avrebbe chiesto a Salvini che cazzo ci faceva lì». Altro che dialogo e terze vie.
Nessuno si azzarda a ricordare cosa dicesse realmente De André
Poi ha rincarato la dose, ricordando l’ovvio a uso e consumo dei distratti: «Mio nonno era un anarchico. Oggi non stringerebbe la mano a uno che supporta Benjamin Netanyahu, che supporta un genocidio, che è amico di Donald Trump, che va in giro con la maglietta di Vladimir Putin». Per lei, l’errore è aver ridotto Faber a un santino nazionale buono per tutte le stagioni, celebrato da tutti purché nessuno si azzardi a ricordare cosa dicesse realmente.
Ovviamente il leghista ha indossato il saio del martire della libertà
Mentre la ragazza provava a salvare il nonno dal compromesso, il leader della Lega ha indossato subito il saio del martire della libertà. Con il tempismo perfetto di chi sa di capitalizzare pure i fischi, si è lanciato nel più classico dei piagnistei social: «Davvero siamo arrivati al punto in cui qualcuno decide chi può ascoltare De André e chi no? Chi può stare a un concerto e chi andarsene?».
A sparare è la retorica di una memoria istituzionalizzata
Poi, per completare la sceneggiata, ha infilato la devozione d’ordinanza da liceale folgorato sulla via di Damasco, rivendicando i dischi dei genitori e i passaggi a Genova per portare una preghiera al cimitero di Staglieno. Il paradosso è cotto e mangiato: il ministro delle ruspe fa il chierichetto offeso, la nipote rivendica la verità dei testi e la vedova liquida l’eredità intellettuale del marito con un sonoro «Cosa ne sa lei del nonno…». Viene quasi da canticchiare la ballata sbagliata: «Sparagli Piero, sparagli ora. E dopo un colpo sparagli ancora…». Solo che stavolta a sparare è la retorica di una memoria istituzionalizzata, ridotta a povero feticcio che non tutela più nessuno.
Un altro amico di Malagò in Figc: Luca Bergamini capo di gabinetto
Prosegue la ricostruzione della Figc sotto la nuova presidenza di Giovanni Malagò, che dopo Roberto Mancini come ct (dopo il caso-Pirlo) e la pupilla Diana Bianchedi come capodelegazione della Nazionale maschile (ma la nomina è in standby) pesca di nuovo nella sua cerchia di conoscenze, alla faccia di chi lo accusa di amichettismo da Circolo Aniene. L’avvocato Luca Bergamini, che a cavallo tra gli Anni 80 e 90 ha giocato (e vinto) con Malagò nel calcio a 5, è infatti in procinto di diventare il nuovo capo dello staff della Figc, incarico amministrativo e finora inedito.

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I tre scudetti di calcio a 5 vinti con Malagò
Romano classe 1961, Bergamini è già ben inserito nella macchina federale e avrà il compito di coordinare i più fidati collaboratori del numero uno di Via Allegri: non entrerà nelle questioni tecniche e calcistiche in senso stretto. Oggi legato al consiglio d’amministrazione del Bologna dopo essersi occuato dell’area legale del club, come detto in passato è stato portiere di futsal, vincendo quattro campionati con la Roma RCB: tre gli scudetti conquistati assieme a Malagò, tra il 1988 e il 1991. Sempre come giocatore vanta la partecipazione, con la Nazionale italiana, al Fifa Futsal World Championship 1989. Appesi i guanti al chiodo, successivamente nel calcio a 5 ha anche ricoperto dal 2021 al 2024 il ruolo di presidente della Divisione all’interno della Lega Nazionale Dilettanti.
Schlein, Conte e l’ansia di essere il miglior nemico di Meloni: chi è più credibile?
Più che avversari, nemici per la pelle. Sì, ma chi ambisce al ruolo di rivale numero uno? È appena andato in onda un antipasto delle Primarie del campo largo, un nuovo capitolo del duello tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, giocato questa volta sul tema «chi è il miglior competitor di Giorgia Meloni». Un’etichetta che può valere molto in termini di riconoscimento politico.
L’assist involontario sulla gestione della pandemia
Dopo mesi in cui in aula alla Camera si sono scontrate (e rare volte incontrate) la premier e la leader del Partito democratico, a inizio agosto il palcoscenico della Commissione Covid, apparecchiato dal centrodestra e da Fratelli d’Italia in particolare, ha offerto al numero uno del Movimento 5 stelle l’occasione per ergersi a miglior nemico di Meloni. Un assist involontario che il due volte ex presidente del Consiglio ha colto al volo cercando di girare a suo favore il tentativo di metterlo all’angolo con un j’accuse sulla gestione della pandemia.

Schlein si è conquistata un ruolo con i suoi attacchi in parlamento
Schlein ha più volte attaccato in parlamento Meloni sui temi dell’autonomia, del lavoro, della crescita, guadagnandosi la sua replica, diversi articoli e servizi dei telegiornali, oltre a reel e meme. Insomma, un successone. In alcune selezionatissime occasioni le due hanno dialogato per cercare un’intesa bipartisan, come sul contrasto al femminicidio o sul recentissimo patto di non belligeranza per evitare l’utilizzo di intelligenza artificiale contro l’avversaria. Molto virulenti ma più rari, finora, gli scontri Meloni-Conte, il più clamoroso dei quali sul cosiddetto riarmo. E ora il botta e risposta sulla gestione del Covid.

Alzare i toni per guadagnarsi l’attenzione degli elettori
Al netto dei temi, quel che salta agli occhi è l’ansia dei due leader del campo largo di guadagnarsi la malevolenza della premier, tassello fondamentale nelle loro intenzioni per essere riconosciuti, o l’uno o l’altro, come il campione dell’opposizione in vista delle elezioni del 2027. Lo schema è chiaro: chi “bastonerà” più forte (in senso figurato, per carità) la leader indiscussa del centrodestra potrebbe guadagnarsi l’attenzione degli elettori del centrosinistra. E questo potrebbe favorirlo nelle possibili Primarie per la scelta del candidato premier sulla cui organizzazione Pd e M5s si stanno scornando già dal giorno dopo il referendum sulla giustizia.
Rimane il problema della chiarezza sulla proposta alternativa
Unico difetto di questo schema: manca la proposta. Perché guadagnarsi il ruolo di miglior nemico accontenta soprattutto gli elettori che hanno già deciso, quelli che cercano chi “gliele canta chiare”, chi interpreta in modo netto la propria già conclamata opposizione al governo di centrodestra e teme il bis di Meloni. Ma non soddisfa la richiesta di proposte alternative di chi è indeciso, di chi ha già fatto una scelta di campo ma deve essere spronato ad andare alle urne, di chi non ama la politica gladiatoria. Insomma, va bene conquistarsi il ruolo di anti-Meloni per quando ci saranno le Primarie, ma poi bisogna vincere anche le elezioni. Lì indecisi e tentati dall’astensione faranno la differenza. Uno straccio di programma e qualche valore condiviso potrebbero aiutare.
Salvini torna all’assalto di Ranucci: «Si prenda una pausa dalla Rai»
Dopo l’arresto di Valter Lavitola per l’attentato a Sigfrido Ranucci, che secondo gli inquirenti sarebbe stato commissionato dal faccendiere «esclusivamente per accrescere la popolarità del giornalista e accelerare i progetti» dell’arrestato «in ambito politico», Matteo Salvini – interpellato dai cronisti sulla vicenda – ha auspicato una sospensione del conduttore di Report da parte della Rai.
L’attacco a Ranucci dopo l’arresto di Lavitola
«Penso che gli italiani meritino chiarezza. E fino a che chiarezza non sarà fatta anche sui rapporti fra i due personaggi coinvolti, Ranucci e Lavitola, che erano costanti, amichevoli, penso che il denaro pubblico degli italiani non debba più andare a finanziare qualcuno che è coinvolto in questa triste vicenda», ha scritto Salvini sui social, esprimendo lo stesso concetto anche alla stampa, sostenendo che il giornalista debba «prendersi una pausa». Il segretario della Lega ha anche detto: «Adesso emerge che uno dei più cari amici di Ranucci è stato arrestato perché sarebbe stato il mandante. Qualcuno ha sbagliato, ha sottovalutato, ha tramato?».

LEGGI ANCHE: Le auto, l’esplosivo, l’attentato: tutto sull’arresto di Lavitola. Ma Ranucci sapeva?
Ranucci era però all’oscuro del piano di Lavitola
Secondo l’ordinanza di custodia cautelare «non ci sono elementi» che provano un qualsiasi «accordo tra Lavitola e il giornalista», che quindi è da considerare come una «vittima di manipolazione»: dalle indagini, insomma, non è emerso che Ranucci fosse a conoscenza del piano del faccendiere (i due sono tra l’altro amici). L’interrogatorio di garanzia per Lavitola si terrà mercoledì 12 agosto in tarda mattinata.
Il giornalista: «Salvini chiede alla Rai di sospendermi»
«Il ministro Salvini chiede alla Rai la mia sospensione», ha denunciato Ranucci sui social dopo le affermazioni del segretario della Lega. Nelle ore precedenti il suo legale lo aveva definito «tre volte vittima, di un attentato grave e pericoloso, di un tradimento e di una strumentalizzazione da parte di un amico».

Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi
«Forse quello di Alessandro Onorato è il profilo giusto per il campo largo», si sente dire nel Partito democratico romano. Fatto sta che l’assessore ai Grandi eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale nella giunta guidata dal sindaco Roberto Gualtieri è lanciatissimo. Viene trattato come un leader nazionale dalla stampa mainstream, anche perché, sussurrano i maligni, «può gestire risorse ingenti nel settore della comunicazione, grazie alle deleghe che ha». E si sa, il mondo della stampa è molto interessato alla questione: come per esempio Urbano Cairo, che se fa concludere il Giro d’Italia a Roma è proprio grazie al rapporto d’amicizia consolidato negli anni con Onorato (andate a leggere i testi entusiastici di Andrea Arzilli pubblicati nelle pagine della cronaca capitolina del Corriere della sera in occasione dell’ultima tappa).

Ora tocca a Repubblica, che ha offerto a Onorato la possibilità di prendere per le corna Carlo Calenda: «Lasciamo che i cittadini si esprimano. Il centrosinistra unito vincerà le elezioni. Ma sia chiaro: ogni voto dato ad Azione avvantaggia Giorgia Meloni». Poi il bersaglio grosso: «Non si può pensare di fare le consultazioni a febbraio, magari con le urne ad aprile, e perdere tempo ogni giorno in una discussione interna su chi debba essere il premier».
Capacità da tessitore di trame politiche
Anche se subito dopo ecco il passo indietro: «Questo mito della litigiosità del centrosinistra è alimentato più dalla classe dirigente nazionale che da quella territoriale. Nelle città e nelle regioni si governa già insieme senza problemi». Ma il “civico” Onorato, che però a molti appare più come un cinico, dispiega la sua capacità da tessitore di trame politiche: «Il mio è un partito di amministratori. Non siamo nati per partecipare a questo totonomi, ma per rappresentare un elettorato che vada al di là di Pd e M5s. Per questo alle Primarie ci sarà un nostro candidato».

La Lazio, l’Udc, Marchini, i dubbi del Nazareno
E qui il gioco si fa duro. Tifosissimo della Lazio, cresciuto nel cosiddetto “partito Beautiful”, ossia quello ideato da Alfio Marchini che voleva diventare sindaco di Roma, senza dimenticare un passato nell’Udc, Onorato di strada ne ha percorsa tanta, arrivando fino a quel Pd che però non lo ha mai amato. Dicono a denti stretti alcuni esponenti del Nazareno: «Finché si tratta di stringere mani, tagliare nastri, inaugurare mostre di moda e tornei di golf va bene, però la politica è un’altra cosa».

La casella in Campidoglio gli sta stretta
A Roma poi il plenipotenziario di Gualtieri – anzi qualcuno lo chiama addirittura «il vero sindaco» – è Claudio Mancini, e in fondo il “Progetto civico Italia” di Onorato viene visto come un modo per sbarazzarsi dell’assessore che è senz’altro «un tipo ambizioso»: partecipando alla gara delle Primarie, potrà ottenere un bel seggio parlamentare e così liberare la casella che occupa in Campidoglio, che in fondo gli sta molto stretta.

Nel 2013 non riuscì a farsi eleggere. Anche se i suoi competitor…
Del resto Onorato si era già candidato nel 2013 alla Camera dei deputati, nel collegio Lazio 1, all’interno della lista dell’Unione di centro che in quella tornata faceva parte della coalizione Con Monti per l’Italia: l’allora 32enne risultò però il secondo dei non eletti, dietro a Paola Binetti, la teodem col cilicio, e Luciano Ciocchetti, oggi in parlamento con Fratelli d’Italia (insomma, non un esordio folgorante per il nostro assessore predestinato).
Ora però ha già in mente il cronoprogramma, affidato al quotidiano ora diretto da Stefano Cappellini: «A settembre dobbiamo stabilire i punti fondamentali del programma per lanciare le Primarie a ottobre. A turno unico. Sarebbe l’ideale farle nei primi 15 giorni di novembre».

È nipote dell’attore Michele Placido
Come le donne, Onorato ama togliersi qualche “primavera”: a vedere il sito ufficiale del Campidoglio, alla pagina dedicata, di anni ne dichiara 41 perché non ha inserito quello di nascita, il 1980, e la scheda è datata 2021. Onorato è nipote dell’attore Michele Placido, ovviamente ama il cinema ed è il più giovane sfidante pronto a dare battaglia per la conquista delle Primarie: sul territorio si registra una forte attività, e in Sicilia Cesare Mattaliano, coordinatore dell’Area Metropolitana di Palermo di Progetto civico Italia, è in guerra con il sindaco Roberto Lagalla, già rettore dell’Università di Palermo.

In Campania Luigi Famiglietti, ex parlamentare, guida Progetto civico in Irpinia, mentre il coordinatore regionale è Carlo Puca, giornalista e in passato autore televisivo per Francesca Fagnani, la compagna di Enrico Mentana. Intanto il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi guarda con molto interesse le iniziative di Onorato.

Insomma, si ripropone quel “partito dei sindaci” che aveva segnato un rinnovamento della classe politica italiana, soprattutto grazie a una legge elettorale come quella ideata per gli enti locali che ha dato ottimi risultati. Una norma così chiara, a livello nazionale, ancora non c’è, e infatti a ogni legislatura qualcuno vuole cambiarla. Il dubbio però, alla fine, resta: Onorato è un civico o un cinico?
Manovra, Salvini: «Chiederemo un contributo alle banche»
Il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha annunciato che, per la manovra, «come Lega chiederemo, e sono convinto che l’intera maggioranza ci accompagnerà, un contributo triennale alle prime 10 banche italiane». «Se volessimo partire su un utile di 30 miliardi, ci accontenteremo di un 5 per cento all’anno per tre anni», ha spiegato a margine della visita al cantiere della stazione Pigneto a Roma. Salvini ha citato il caso della Spagna, dicendo che del governo Sanchez non condivide nulla se non l’intervento sugli istituti bancari. «Ho visto le due semestrali delle due più grandi banche italiane che hanno fatto utili per quasi 12 miliardi nel primo semestre, vuol dire che solo due banche fanno utili per più di 24 miliardi nell’anno. Se ti accontenti di un 5 per cento all’anno…», ha aggiunto.
Dalla remigrazione al “patriarcato mediterraneo”: il programma di Futuro Nazionale
Futuro Nazionale ha pubblicato sul proprio sito la prima parte della sua Base Ideologica e Programmatica per l’Italia del futuro (2027-2037), documento-manifesto pensato per orientare l’azione politica del partito di Roberto Vannacci nelle prossime due legislature. Il documento, si legge, «non ha la pretesa di affrontare ogni singolo tema e ogni segmento del sistema Italia, ma di fornire i principi valoriali di fondo e le strategie di Governo per i più importanti campi dell’emergenza nazionale».
Nel testo anche un Piano di remigrazione con 22 misure
Il testo – molto lungo – tocca economia, fisco, lavoro, politica industriale ed estera, giustizia, innovazione tecnologica, ma il capitolo più corposo e identitario è il numero 5, quello intitolato “Assimilazione e Remigrazione”, con tanto di piano in 22 punti che va dalla «impermeabilità dei confini nazionali» alla «facilitazione al reperimento di mano d’opera italiana e innesco dell’aumento stipendiale per i “lavori umili”», fino ai «disincentivi alla scelta di emigrare in Italia» e allo stop ai ricongiungimenti familiari. La facoltà di determinare autonomamente la qualità e la quantità degli ingressi, si legge, «costituisce una declinazione imprescindibile della sovranità nazionale, un principio cardine che deve essere ripristinato in favore dell’Italia senza alcuna subalternità a decisori esterni, pubblici o privati».

La citazione di Pasolini e i «valori non negoziabili»
La Base Ideologica e Programmatica per l’Italia del futuro si apre con una citazione di Pier Paolo Pasonini: «Destra divina che è dentro di noi, nel sonno», dalla poesia “Saluto e augurio”, a cui fanno seguito alcuni passaggi della Divina Commedia di Dante Alighieri. All’inizio del documento anche i «valori non negoziabili» di Futuro Nazionale: «Dalla difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, della famiglia naturale, dell’identità cristiana, della concezione romana del diritto: linee rosse che non possono essere valicate, costi quel che costi».
Vannacci invita alla difesa del “patriarcato mediterraneo”
Nel documento viene ribadito, nel capitolo dedicato alla giustizia, il no alla autonoma figura del reato di femminicidio e un invito a «a proteggere e non criminalizzare il nostro modello», ovvero «quello del “patriarcato mediterraneo”, volto alla sottolineatura delle specificità e alla formazione di maschi forti, capaci di dominare le emozioni e le passioni, proteggendo le donne e offrendo se stessi per la costruzione e la difesa della società».
Siria, condannato a morte in contumacia l’ex presidente Assad
Il tribunale penale di Damasco ha condannato a morte in contumacia l’ex presidente Bashar al-Assad, riconosciuto colpevole di crimini di guerra e contro l’umanità commessi durante la guerra civile che ha devastato la Siria per 13 anni. Si tratta della prima sentenza contro Assad pronunciata dalle autorità di transizione, che nel 2026 hanno avviato processi – in presenza e in contumacia – contro esponenti del precedente governo.
Da dicembre 2024 Assad si trova in Russia
Assad è stato condannato alla pena capitale in contumacia perché si trova assieme alla sua famiglia in Russia, dove è stato accolto dall’alleato Vladimir Putin a dicembre del 2024, mentre le forze ribelli guidate dal gruppo islamista Tahrir al-Sham avanzavano verso Damasco. Assad, che ha ottenuto asilo per «motivi umanitari», risiederebbe nella Rublyovka, esclusiva e ricchissima area residenziale nei sobborghi occidentali di Mosca. Il tribunale ha stabilito che Assad debba essere «perseguito a livello internazionale» e giustiziato. Non sono stati forniti ulteriori dettagli sull’iter giudiziario o sulle modalità con cui la sentenza potrebbe essere eseguita.
Trump non ha preso l’Air Force One dopo il vertice Nato di Ankara per via di una minaccia iraniana
Al termine del vertice Nato ad Ankara del 7-8 luglio 2026, Donald Trump non ha preso l’Air Force One per recarsi in Gran Bretagna, bensì un volo militare segreto. Lo riportano il Washington Post e il New York Times, spiegando che il tycoon mise in atto uno stratagemma facendosi riprendere mentre saliva a bordo dell’aereo presidenziale ma venendo poi segretamente trasferito, tramite un camion per il catering, su un aereo più piccolo. Il motivo? I servizi segreti americani avevano ritenuto credibile la minaccia di assassinio contro Trump proveniente dall’Iran, motivo per cui si è deciso di inscenare il depistaggio. Ai giornalisti a bordo dell’Air Force One non era stato detto che il presidente non stava viaggiando con loro, rendendoli inconsapevoli partecipanti all’inganno. Dopo l’atterraggio in Gran Bretagna, nuova messinscena. Trump è stato segretamente trasferito nell’Air Force One così da scendere da lì e sembrare di aver viaggiato su quell’aereo.
Crisi di Ceuta, giovedì 13 agosto l’audizione di Piantedosi al Comitato Schengen
Nell’ambito dell’audizione sul ripristino dei controlli alle frontiere tra Italia e Spagna dopo la crisi migratoria di Ceuta, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sarà ascoltato giovedì 13 agosto alle 14:30 dal Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’Accordo di Schengen, convocato a Palazzo San Macuto a Roma. La convocazione arriva mentre resta alta la tensione tra Roma e Madrid in seguito all’eccezionale afflusso di migranti registrato tra il 30 e il 31 luglio nell’exclave spagnola in Nordafrica: parlando di esigenze preventive di sicurezza, l’Italia ha sospeso gli accordi di Schengen reintroducendo reintrodotto controlli temporanei per gli arrivi dalla Spagna, che ha risposto rafforzando a sua volta le verifiche sui passeggeri provenienti dagli aeroporti dello Stivale.
Maxi-alleanza tra Nvidia e i giganti di Wall Street: 500 miliardi per l’IA
Il colosso dei semiconduttori Nvidia ha annunciato una maxi-alleanza strategica con sei tra i maggiori player della finanza globale (Apollo Global Management, BlackRock, Blackstone, Brookfield Asset Management, Goldman Sachs e KKR) per mobilitare almeno 500 miliardi di dollari di capitale di terzi da investire in infrastrutture per l’intelligenza artificiale.
Gli obiettivi della maxi-alleanza annunciata da Nvidia
L’operazione, illustrata dall’amministratore delegato Jensen Huang, punta a creare piattaforme di finanziamento dedicate per offrire accesso a risorse finanziarie su vasta scala e a tassi competitivi per i clienti dell’azienda di Santa Clara, in modo da rendere più rapida e sostenibile la costruzione di data center, infrastrutture energetiche e quelle che Nvidia definisce “fabbriche di IA”, ovvero strutture altamente specializzate per sviluppare, addestrare e distribuire applicazioni basate sull’intelligenza artificiale. Se la somma di 500 miliardi di dollari è stata specificata, mancano ancora dettagli sui tempi e sulla struttura del finanziamento.

Il finanziamento avverrà tramite strumenti di debito
I dirigenti coinvolti hanno chiarito che il focus sarà sul finanziamento tramite strumenti di debito – come prestiti, obbligazioni e altre forme di finanziamento a leva – per mettere a disposizione dei maggiori clienti di Nvidia la potenza di calcolo necessaria a sviluppare e far crescere i loro progetti di IA. Tra le aziende che utilizzano i chip o le unità di elaborazione grafica di Nvidia figurano Google, Meta, Amazon, Microsoft, SpaceX, Tesla, OpenAI e Anthropic.
Zelensky: «Zaporizhzhia colpita da missili nordcoreani, sei morti»
Nella notte tra lunedì 10 e martedì 11 agosto 2026, «Zaporizhzhia è stata colpita da missili balistici nordcoreani, Zircon e bombe aeree guidate». L’ha annunciato il presidente ucraino Zelensky, aggiungendo che «si è trattato di un attacco brutale, calcolato per infliggere il massimo danno, in particolare alle infrastrutture civili» e che «al momento si contano sei morti e 19 feriti». «Le mie condoglianze alle loro famiglie e ai loro cari. I soccorritori stanno continuando a spegnere un incendio in uno dei luoghi colpiti», ha aggiunto. A Kyiv, inoltre, un attacco missilistico ha danneggiato un ospedale per malattie infettive e alcune attività commerciali. Colpite anche altre zone, come ha specificato lo stesso Zelensky: «Gli attacchi con i droni continuano praticamente ogni giorno nelle nostre comunità in prima linea. A Kherson e Kharkiv, le sottostazioni elettriche sono state colpite durante la notte, causando interruzioni di corrente. Anche le regioni di Donetsk, Dnipro e Mykolaiv sono state colpite».

































































































