Schlein, Conte e l’ansia di essere il miglior nemico di Meloni: chi è più credibile?

Più che avversari, nemici per la pelle. Sì, ma chi ambisce al ruolo di rivale numero uno? È appena andato in onda un antipasto delle Primarie del campo largo, un nuovo capitolo del duello tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, giocato questa volta sul tema «chi è il miglior competitor di Giorgia Meloni». Un’etichetta che può valere molto in termini di riconoscimento politico.

L’assist involontario sulla gestione della pandemia

Dopo mesi in cui in aula alla Camera si sono scontrate (e rare volte incontrate) la premier e la leader del Partito democratico, a inizio agosto il palcoscenico della Commissione Covid, apparecchiato dal centrodestra e da Fratelli d’Italia in particolare, ha offerto al numero uno del Movimento 5 stelle l’occasione per ergersi a miglior nemico di Meloni. Un assist involontario che il due volte ex presidente del Consiglio ha colto al volo cercando di girare a suo favore il tentativo di metterlo all’angolo con un j’accuse sulla gestione della pandemia.

Schlein, Conte e l’ansia di essere il miglior nemico di Meloni: chi è più credibile?
Giuseppe Conte e sullo schermo Antonio Tajani, Giorgia Meloni e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Schlein si è conquistata un ruolo con i suoi attacchi in parlamento

Schlein ha più volte attaccato in parlamento Meloni sui temi dell’autonomia, del lavoro, della crescita, guadagnandosi la sua replica, diversi articoli e servizi dei telegiornali, oltre a reel e meme. Insomma, un successone. In alcune selezionatissime occasioni le due hanno dialogato per cercare un’intesa bipartisan, come sul contrasto al femminicidio o sul recentissimo patto di non belligeranza per evitare l’utilizzo di intelligenza artificiale contro l’avversaria. Molto virulenti ma più rari, finora, gli scontri Meloni-Conte, il più clamoroso dei quali sul cosiddetto riarmo. E ora il botta e risposta sulla gestione del Covid.

Schlein, Conte e l’ansia di essere il miglior nemico di Meloni: chi è più credibile?
Elly Schlein (Ansa).

Alzare i toni per guadagnarsi l’attenzione degli elettori

Al netto dei temi, quel che salta agli occhi è l’ansia dei due leader del campo largo di guadagnarsi la malevolenza della premier, tassello fondamentale nelle loro intenzioni per essere riconosciuti, o l’uno o l’altro, come il campione dell’opposizione in vista delle elezioni del 2027. Lo schema è chiaro: chi “bastonerà” più forte (in senso figurato, per carità) la leader indiscussa del centrodestra potrebbe guadagnarsi l’attenzione degli elettori del centrosinistra. E questo potrebbe favorirlo nelle possibili Primarie per la scelta del candidato premier sulla cui organizzazione Pd e M5s si stanno scornando già dal giorno dopo il referendum sulla giustizia.

Rimane il problema della chiarezza sulla proposta alternativa

Unico difetto di questo schema: manca la proposta. Perché guadagnarsi il ruolo di miglior nemico accontenta soprattutto gli elettori che hanno già deciso, quelli che cercano chi “gliele canta chiare”, chi interpreta in modo netto la propria già conclamata opposizione al governo di centrodestra e teme il bis di Meloni. Ma non soddisfa la richiesta di proposte alternative di chi è indeciso, di chi ha già fatto una scelta di campo ma deve essere spronato ad andare alle urne, di chi non ama la politica gladiatoria. Insomma, va bene conquistarsi il ruolo di anti-Meloni per quando ci saranno le Primarie, ma poi bisogna vincere anche le elezioni. Lì indecisi e tentati dall’astensione faranno la differenza. Uno straccio di programma e qualche valore condiviso potrebbero aiutare.