Nei palazzi romani la voce gira ormai con una certa insistenza. Dopo l’estate Francesco Kamel, capo ufficio stampa del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, dovrebbe cambiare scrivania e approdare in Leonardo, alla guida delle Relazioni istituzionali. Un trasloco che, trattandosi del gruppo di piazza Monte Grappa, non è esattamente una questione di arredamento. Significa mettere mano a uno dei gangli più delicati dell’azienda, quello dei rapporti con la politica e le istituzioni, mentre alla Comunicazione resta ben saldo Stefano Amoroso. Che, dopo essere stato rudemente accantonato durante la gestione di Roberto Cingolani, è tornato grazie al nuovo amministratore delegato Lorenzo Mariani.
Si chiude nettamente una stagione
Il messaggio, per chi sa leggere nelle pieghe degli organigrammi, è chiaro. Comunicazione e Relazioni istituzionali tornano sotto stretto controllo della nuova dirigenza e, soprattutto, si chiude una stagione. Helga Cossu, che Cingolani aveva voluto accanto a sé affidandole, oltre alla Fondazione Leonardo, anche la Comunicazione del gruppo, ha recentemente annunciato sui social la sua uscita. Ora arriva Kamel, 51 anni, gli ultimi tre trascorsi al fianco di Piantedosi. Un profilo che dovrebbe servire a rimettere ordine in una casella diventata negli ultimi tempi piuttosto sensibile.
Del resto Mariani sembra avere altre priorità. Aumentare la capacità produttiva, fare acquisizioni, stringere alleanze e provare a costruire attorno a Leonardo un pezzo sempre più consistente dell’industria europea della Difesa. In questa chiave va letta anche la recentissima acquisizione di Raft negli Stati Uniti, operazione con cui il gruppo rafforza la sua presenza sul mercato americano puntando sullo sviluppo di software di intelligenza artificiale per la Difesa aerea.
Negli ultimi mesi il clima si era fatto irrespirabile
Ma il cambio di passo non riguarda soltanto strategie, alleanze e acquisizioni. A piazza Monte Grappa, raccontano, è cambiata anche l’aria. E non è un dettaglio secondario, visto che negli ultimi mesi il clima interno era stato descritto da più parti come tutt’altro che respirabile. A contribuire alla distensione sarebbe stata anche l’uscita di scena di alcune figure considerate fino a ieri intoccabili perché protette dai precedenti vertici.
Filippo Maria Grasso e le tante attività affidate all’esterno
Una su tutte, Filippo Maria Grasso, capo delle Relazioni istituzionali durante la gestione Cingolani e contemporaneamente presidente esecutivo di Leonardo Global Solutions, la Lgs. Durante la sua presidenza, la società ha visto crescere considerevolmente le attività affidate all’esterno nel campo della comunicazione e dell’organizzazione degli eventi. Tra i beneficiari compare una nota società di lobbying e comunicazione, al cui interno figurano persone con parentele illustri dentro e fuori la galassia leonardiana.

Ma il nome che ricorre più spesso è quello di Ninetynine, società romana che ha curato anche la cerimonia conclusiva del tour mondiale dell’Amerigo Vespucci e la cui proprietà è in ottimi rapporti proprio con l’ex responsabile delle Relazioni istituzionali. Leonardo l’ha utilizzata per parecchie cose: dall’Investor Day alle convention, dagli stand agli spazi espositivi fino alle feste aziendali. Un rapporto intenso anche dal punto di vista economico: per Ninetynine si parla di quasi 10 milioni di euro spesi dal 2024 all’aprile del 2026.
Cambio di registro, a cominciare dai fornitori
I risultati commerciali, naturalmente, hanno una loro vita e andranno giudicati come tali. Ma le indiscrezioni che filtrano da piazza Monte Grappa raccontano soprattutto la determinazione di Mariani, in piena sintonia con il condirettore generale Gian Piero Cutillo, nel tracciare una linea decisamente marcata tra il prima e il dopo.

A cominciare dai fornitori, che dovrebbero tornare a essere valutati secondo criteri il più possibile oggettivi, evitando il ripetersi di situazioni che hanno caratterizzato la precedente gestione. In particolare quelle mono-forniture che, quando diventano troppo frequenti, finiscono inevitabilmente per suscitare qualche domanda. E a Leonardo, evidentemente, è arrivato il momento in cui alle domande si preferisce non dover più rispondere.
















