Il confronto per il futuro di Trevi entra in una nuova fase dopo il rilancio di Icop che, il 25 settembre 2026, ha annunciato un incremento del corrispettivo offerto nell’ambito dell’ops lanciata sull’azienda cesenate. Sul tavolo restano due proposte profondamente diverse per struttura: da una parte i 4,50 euro in contanti per azione offerti da Webuild, dall’altra 0,165 azioni Icop per ogni titolo Trevi. Una differenza che non riguarda soltanto il valore delle offerte, ma anche la natura del corrispettivo – un valore certo e interamente in contanti nel caso di Webuild, uno scambio azionario il cui valore è legato all’andamento futuro del titolo in quello di Icop.
Da Webuild un’offerta cash con un progetto industriale…
L’offerta Webuild prevede infatti un corrispettivo certo e interamente in contanti, con un premio di circa il 30 per cento rispetto al prezzo ufficiale alla data di riferimento, senza alcuna esposizione degli azionisti aderenti all’andamento futuro dei mercati finanziari. L’offerta è inoltre interamente coperta da un contratto di finanziamento volto a sostenere l’esborso per l’acquisto di tutte le azioni e l’eventuale rifinanziamento del debito di Trevi, sul quale l’offerta Webuild non pone condizioni. Ma la proposta punta anche su un progetto industriale di lungo periodo. L’integrazione delle competenze specialistiche di Trevi nelle fondazioni speciali in una piattaforma industriale globale consentirebbe alla società di proseguire ed espandere la propria attività, con accesso diretto alla rete del Gruppo Webuild, presente in 50 Paesi da più di 120 anni. Webuild ha chiuso il 2025 con 13,6 miliardi di euro di ricavi e dispone di un portafoglio ordini di 54 miliardi al 30 giugno 2026.
… che punta a garantire continuità e crescita a Trevi
Un elemento centrale della proposta riguarda inoltre la continuità per Trevi. L’ingresso nel Gruppo Webuild, secondo quanto previsto dall’offerta, consentirebbe di preservarne identità, centro direzionale in Italia e patrimonio di competenze tecniche, progettuali e manageriali, mantenendo un approccio aperto al mercato. L’operazione si inserisce peraltro in una collaborazione industriale già esistente: Webuild e Trevi lavorano fianco a fianco su alcuni dei maggiori cantieri italiani e internazionali, dalla diga di Rogun in Tagikistan alla Linea C della metropolitana di Roma. Per Webuild, l’operazione avrebbe anche una valenza industriale più ampia, consentendo di internalizzare fasi di lavoro ad alto valore aggiunto e di rafforzare il proprio posizionamento nelle gare per grandi progetti complessi, offrendo una soluzione integrata end-to-end. L’appartenenza al gruppo potrebbe inoltre ampliare il perimetro commerciale di Trevi, garantendo accesso a nuove geografie, nuovi clienti e gare di maggiore dimensione e complessità.
Da Icop un’ops basata sul concambio azionario
L’offerta Icop presenta invece una struttura differente. Gli azionisti Trevi che aderissero all’ops non monetizzerebbero il proprio investimento, ma diverrebbero azionisti dell’offerente, assumendo i rischi connessi all’andamento futuro del titolo Icop. Il consiglio di amministrazione di Trevi ha inoltre evidenziato profili di incertezza legati alle condizioni di efficacia dell’operazione e alla posizione che gli azionisti Trevi assumerebbero all’interno di una società a controllo familiare e caratterizzata da un flottante limitato. Anche le valutazioni economiche rappresentano un elemento del confronto. Secondo le analisi degli advisor di Trevi, Mediobanca e Vitale, il concambio ritenuto congruo si colloca tra 0,222 e 0,312 azioni Icop per ogni azione Trevi, a fronte dello 0,165 proposto da Icop. La partita resta quindi aperta, ma le due proposte delineano percorsi differenti per Trevi. Da un lato un’offerta cash dal valore certo, sostenuta da un progetto industriale e dalla prospettiva di integrazione in un gruppo internazionale. Dall’altro un’operazione basata sul concambio azionario e sulla futura evoluzione del valore di Icop.







(@andst7) 





























