Trevi, l’offerta di Webuild punta su valore certo e crescita industriale

Il confronto per il futuro di Trevi entra in una nuova fase dopo il rilancio di Icop che, il 25 settembre 2026, ha annunciato un incremento del corrispettivo offerto nell’ambito dell’ops lanciata sull’azienda cesenate. Sul tavolo restano due proposte profondamente diverse per struttura: da una parte i 4,50 euro in contanti per azione offerti da Webuild, dall’altra 0,165 azioni Icop per ogni titolo Trevi. Una differenza che non riguarda soltanto il valore delle offerte, ma anche la natura del corrispettivo – un valore certo e interamente in contanti nel caso di Webuild, uno scambio azionario il cui valore è legato all’andamento futuro del titolo in quello di Icop.

Da Webuild un’offerta cash con un progetto industriale…

L’offerta Webuild prevede infatti un corrispettivo certo e interamente in contanti, con un premio di circa il 30 per cento rispetto al prezzo ufficiale alla data di riferimento, senza alcuna esposizione degli azionisti aderenti all’andamento futuro dei mercati finanziari. L’offerta è inoltre interamente coperta da un contratto di finanziamento volto a sostenere l’esborso per l’acquisto di tutte le azioni e l’eventuale rifinanziamento del debito di Trevi, sul quale l’offerta Webuild non pone condizioni. Ma la proposta punta anche su un progetto industriale di lungo periodo. L’integrazione delle competenze specialistiche di Trevi nelle fondazioni speciali in una piattaforma industriale globale consentirebbe alla società di proseguire ed espandere la propria attività, con accesso diretto alla rete del Gruppo Webuild, presente in 50 Paesi da più di 120 anni. Webuild ha chiuso il 2025 con 13,6 miliardi di euro di ricavi e dispone di un portafoglio ordini di 54 miliardi al 30 giugno 2026.

… che punta a garantire continuità e crescita a Trevi

Un elemento centrale della proposta riguarda inoltre la continuità per Trevi. L’ingresso nel Gruppo Webuild, secondo quanto previsto dall’offerta, consentirebbe di preservarne identità, centro direzionale in Italia e patrimonio di competenze tecniche, progettuali e manageriali, mantenendo un approccio aperto al mercato. L’operazione si inserisce peraltro in una collaborazione industriale già esistente: Webuild e Trevi lavorano fianco a fianco su alcuni dei maggiori cantieri italiani e internazionali, dalla diga di Rogun in Tagikistan alla Linea C della metropolitana di Roma. Per Webuild, l’operazione avrebbe anche una valenza industriale più ampia, consentendo di internalizzare fasi di lavoro ad alto valore aggiunto e di rafforzare il proprio posizionamento nelle gare per grandi progetti complessi, offrendo una soluzione integrata end-to-end. L’appartenenza al gruppo potrebbe inoltre ampliare il perimetro commerciale di Trevi, garantendo accesso a nuove geografie, nuovi clienti e gare di maggiore dimensione e complessità.

Da Icop un’ops basata sul concambio azionario

L’offerta Icop presenta invece una struttura differente. Gli azionisti Trevi che aderissero all’ops non monetizzerebbero il proprio investimento, ma diverrebbero azionisti dell’offerente, assumendo i rischi connessi all’andamento futuro del titolo Icop. Il consiglio di amministrazione di Trevi ha inoltre evidenziato profili di incertezza legati alle condizioni di efficacia dell’operazione e alla posizione che gli azionisti Trevi assumerebbero all’interno di una società a controllo familiare e caratterizzata da un flottante limitato. Anche le valutazioni economiche rappresentano un elemento del confronto. Secondo le analisi degli advisor di Trevi, Mediobanca e Vitale, il concambio ritenuto congruo si colloca tra 0,222 e 0,312 azioni Icop per ogni azione Trevi, a fronte dello 0,165 proposto da Icop. La partita resta quindi aperta, ma le due proposte delineano percorsi differenti per Trevi. Da un lato un’offerta cash dal valore certo, sostenuta da un progetto industriale e dalla prospettiva di integrazione in un gruppo internazionale. Dall’altro un’operazione basata sul concambio azionario e sulla futura evoluzione del valore di Icop.

Trump accelera sull’IA: cerca uno “zar” e inaugura l’era della super intelligenza

Altro che frenata. Di fronte allo spauracchio del sorpasso cinese nel campo dell’intelligenza artificiale, Donald Trump a stretto giro dal bilaterale con Xi Jinping ha impresso due svolte non da poco alla politica Usa in materia tech. Il presidente ha infatti firmato sia un accordo con i big del settore per l’autoregolamentazione dell’IA sia un ordine esecutivo per inaugurare la nuova “era della super intelligenza”. Inoltre sta cercando il profilo giusto per la posizione di “zar dell’IA”, in precedenza occupata di fatto dal venture capitalist David Sacks, che però ha lasciato l’incarico a marzo, alla scadenza del suo status di dipendente pubblico speciale. Gli Stati Uniti secondo Trump hanno un forte bisogno di una figura con ampi poteri che supervisioni le politiche IA della sua amministrazione. E in pole per l’incarico ci sarebbe Jay Clayton, attuale direttore dell’intelligence nazionale.

Trump accelera sull’IA: cerca uno “zar” e inaugura l’era della super intelligenza
Jay Clayton (Ansa).

Il vertice alla Casa Bianca con i big del settore

Alla domanda dei cronisti su chi volesse scegliere per l’incarico, Trump ha risposto di avere «qualcuno in mente». Sollecitato sul nome di Clayton, il presidente Usa ha detto: «È un bravo uomo. È proprio qui. È una buona idea». Trump ha quindi riferito di voler nominare il nuovo responsabile dell’IA entro pochi giorni. La mezza ammissione su Clayton è arrivata al termine del pranzo alla Casa Bianca con i vertici delle principali aziende del settore, a cui hanno partecipato Jensen Huang (Nvidia), Elon Musk (xAI), Mark Zuckerberg (Meta), Sundar Pichai (Google), Satya Nadella (Microsoft), Greg Brockman (OpenAI), Lisa Su (Advanced Micro Devices) e Dario Amodei (Anthropic), con cui di recente Trump era entrato in rotta di collisione.

Trump accelera sull’IA: cerca uno “zar” e inaugura l’era della super intelligenza
David Sacks e Mark Zuckerberg (Ansa).

Tra gli esponenti dell’amministrazione erano presenti anche il presidente della Camera Mike Johnson, il segretario al Tesoro Scott Bessent e anche Sacks, ex dirigente di PayPal e amico di Musk, scelto come consigliere speciale per l’intelligenza artificiale e le criptovalute all’inizio del secondo mandato di Trump e oggi consulente esterno. In mattinata Trump aveva presentato inoltre America.gov, portale di accesso ai servizi federali basato – appunto – sull’intelligenza artificiale.

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La firma dell’accordo «moralmente vincolante» sull’IA

Il vertice, perché di questo si è trattato, ha portato alla firma di un accordo «moralmente vincolante» che delinea un impegno comune delle aziende per la sicurezza dei modelli più avanzati di IA, con quattro livelli di garanzia previsti: controlli interni, squadre dedicate alla verifica, valutazioni esterne indipendenti e supervisione dei consigli di amministrazione. Trump, che considera sempre più la supremazia americana nell’IA come un elemento centrale della propria eredità politica, ha presentato l’accordo come la prova che un settore diviso sulla questione della sicurezza è comunque in grado di autoregolamentarsi. Sposando di fatto il tecno-ottimismo di figure come Huang e Zuckerberg e prendendo ancora le distanze dalla cautela di Sam Altman, ceo di OpenAI, che difatti non era alla Casa Bianca (al suo posto Brockman, il presidente): l’azienda ha appena stoppato il lancio dell’ultimo modello di intelligenza artificiale per problemi legati alla sicurezza.

Trump accelera sull’IA: cerca uno “zar” e inaugura l’era della super intelligenza
Donald Trump e Elon Musk, dietro si riconosce Mark Zuckerberg (Ansa).

The Donald ha pomposamente paragonato il documento a «una costituzione», evidenziando i numerosi punti in comune tra le visioni dei leader del settore tecnologico. Trump, dopo l’incontro alla Casa Bianca – tenutosi mentre in realtà in buona parte della Silicon Valley aumentano le preoccupazioni – ha poi spiegato che la sua Amministrazione sta valutando la creazione di un comitato composto da 10 funzionari ed esperti incaricato di supervisionare l’industria dell’intelligenza artificiale. O forse sarebbe meglio dire della super intelligenza.

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L’ordine esecutivo che inaugura l’era della super intelligenza

Trump ha infatti anche apposto la firma su un ordine esecutivo che impone alla macchina federale Usa di sostituire la dicitura “artificial intelligence” con “super intelligence” e che richiede entro 60 giorni una proposta per la nuova definizione giuridica. Da capire quali conseguenze deriveranno dalla nuova categoria, dalla sicurezza nazionale agli appalti pubblici, fino ai controlli sulle esportazioni e ai rapporti con le aziende che sviluppano i modelli. «Il moderno campo dell’IA è nato negli Stati Uniti, dove gli scienziati americani per primi hanno dato il nome a questa disciplina e gettato le basi per il suo sviluppo» e «l’America sta ancora una volta spingendo in avanti la frontiera tecnologica», si legge nel provvedimento reso pubblico su Truth: la misura si inserisce nella strategia della Casa Bianca per accelerare l’impiego di sistemi avanzati nella ricerca scientifica, nella medicina, nell’energia e nell’industria. Per quanto riguarda il cambio di terminologia, con il passaggio da “artificiale” a “super” è evidente una connotazione maggiormente positiva, ma non è solo un imbellettamento. Nel dibattito scientifico, infatti, l’espressione “super intelligenza” indica sistemi capaci di superare le prestazioni umane in un insieme estremamente ampio di attività cognitive.

Trump accelera sull’IA: cerca uno “zar” e inaugura l’era della super intelligenza
Donald Trump (Ansa).

Clayton verso la nomina di zar dell’IA (anzi, dalla SI)

Insomma, la nuova era prospettata (o paventata) da Trump rappresenta qualcosa di molto serio. E per questo c’è bisogno di uno zar dell’IA (o, per meglio dire, della SI), individuato in Clayton. Il diretto interessato, che guida la comunità di intelligence statunitense composta da 18 agenzie, a luglio durante l’audizione di conferma aveva detto – sulla falsariga di Bessent – che l’IA rappresenta per il settore «non solo un’opportunità, ma anche una minaccia» e che dunque «è meglio prenderne il controllo». Clayton avrebbe potuto concludere la frase con «prima che lo faccia la Cina», ma non ce n’è stato bisogno. La posizione di Trump sull’IA è molto chiara: gli Stati Uniti devono rimanere la superpotenza mondiale in questo settore e, nonostante le segnalazioni di svariati esperti, la pericolosità delle intelligenze artificiali è «un inganno». Il principale timore di The Donald è che, rallentando sull’IA, gli Usa possano perdere il vantaggio tecnologico sulla Cina (poco interessata a frenare): «Siamo avanti di circa un anno, forse un anno e mezzo, stiamo costruendo strutture per migliaia di miliardi di dollari. Perché dovremmo rinunciarci? Se c’è qualcosa che non va, devono sistemarlo», aveva detto Trump a Fox News nei giorni in cui ha anche annunciato la creazione dell’AI Force, nuova agenzia governativa per sostenere lo sviluppo dell’intelligenza artificiale negli States.

Autostrade, Amplia si rafforza con il ramo Ingegneria di Tecne

Autostrade per l’Italia avvia una nuova fase con la riorganizzazione dei due pilastri del Gruppo nei settori dell’ingegneria e delle costruzioni, Amplia Infrastructures e Tecne, in vista delle prossime fasi dell’imponente piano di rigenerazione della rete autostradale in gestione. L’operazione punta a rafforzare la filiera, integrando e valorizzando al meglio le competenze e l’expertise delle due società.
Al termine del processo, il ramo di Tecne dedicato alla progettazione ingegneristica confluirà in Amplia, rafforzandone ulteriormente la struttura. Alle oltre 1.500 persone di Amplia si aggiungeranno 500 tecnici e ingegneri di Tecne. Quest’ultima manterrà, con oltre 500 risorse, le attività di direzione lavori e di coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione. Si concretizza così un passaggio strategico della visione dell’amministratore delegato di Aspi, Arrigo Giana, finalizzato a rafforzare il Gruppo e ad accelerare la realizzazione del piano di investimenti in corso.

Giana: «Operazione che valorizza nostro know-how per realizzazione piano investimenti»

«L’integrazione tra culture, professionalità ed esperienze diverse», ha affermato l’ad, «è la principale leva di valore del nuovo assetto. Maggiore sinergia tra competenze di ingegneria e costruzione, maggiore rapidità nella gestione delle decisioni e snellimento dei processi, soprattutto nella fase tra progettazione e realizzazione, sono presupposti fondamentali per l’avanzamento del grande piano di rigenerazione della rete autostradale. Un’operazione volta a valorizzare le nostre persone e il know-how di una grande azienda come Autostrade per l’Italia».

Strage di Ustica, la Procura Roma ha ritirato la richiesta di archiviazione

La Procura Roma ha ritirato la richiesta di archiviazione dell’inchiesta sulla strage di Ustica, avvenuta il 27 giugno 1980. La decisione è stata presa a seguito della mossa della Francia, che ha annunciato l’intenzione di collaborare alle indagini dopo 46 anni di sostanziale silenzio e reticenza.

Lo Voi: «Nuovo filone con nuove prospettive»

«Si apre un nuovo filone con nuove prospettive», ha spiegato il procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, nel motivare il ritiro della richiesta di archiviazione durante l’udienza che davanti al gip Livio Sabatini: «Dopo le notizie arrivate dalla Francia, che si è detta pronta a collaborare, procediamo in tal senso». La nuova inchiesta sulla strage di Ustica è stata avviata nel 2008, dopo le dichiarazioni dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che indicava nei francesi i responsabili dell’abbattimento del DC9 Itavia che, partito da Bologna e diretto a Palermo, precipitò invece nel Mar Tirreno.

L’annuncio di Parigi a 46 anni dalla strage

Parigi ha annunciato la disponibilità al trasferimento all’Italia di tutta la documentazione relativa alla strage del 27 giugno 1980, costata la vita alle 81 persone a bordo del DC9 Itavia. Nel corso dei decenni, la magistratura italiana ha inviato numerose rogatorie internazionali a diverse nazioni (tra cui appunto la Francia) per ottenere i tracciati radar e i registri di volo di quella notte. Finora, i tentativi di ottenere piena collaborazione si erano scontrati con forti reticenze. Il governo italiano si era formalmente opposto alla richiesta di archiviazione presentata originariamente dai pubblici ministeri, unendosi alla storica battaglia dell’Associazione Parenti delle Vittime.

Grillo e l’ipotesi di un nuovo partito finanziato da Musk

Beppe Grillo, in guerra con Giuseppe Conte per il nome e il simbolo del Movimento 5 stelle, di recente ai microfoni di Pulp Podcast ha escluso la possibilità di fondare un nuovo partito. Ma qualcosa, al di là delle smentite, forse bolle davvero in pentola. Il cofondatore del M5s, a Roma per il ricevimento in onore della nuova ambasciatrice cinese, ha incontrato nella Capitale Andrea Stroppa, referente di Elon Musk in Italia: c’è chi ipotizza che sul tavolo ci sia la creazione di una nuova formazione politica, che verrebbe sostenuta finanziariamente dal magnate.

Grillo e l’ipotesi di un nuovo partito finanziato da Musk
Andrea Stroppa (Imagoeconomica).

Come riporta il Fatto Quotidiano, Grillo si è poi visto con i due ex parlamentari pentastellati Elio Lannutti e Marco Bella. Inoltre la sua assistente, Nina Monti, avrebbe telefonato nei giorni scorsi ad alcuni ex esponenti del M5s per tastare il terreno.

Grillo e l’ipotesi di un nuovo partito finanziato da Musk
Elon Musk (Imagoeconomica).

Il messaggio criptico di Stroppa alla festa de Il Tempo

Intercettato da un giornalista di LaPresse che gli ha chiesto di cosa avesse parlato con Stroppa, Grillo ha risposto con una battuta: «Andremo su Marte». Ma, oltre all’incontro, c’è un altro indizio a sostegno della tesi un nuovo partito targato Grillo-Musk. Stroppa, che andrà alla Leopolda di Matteo Renzi, il 24 settembre è intervenuto come ospite alla prima edizione della Festa del quotidiano Il Tempo a Roma. E dal palco ha detto: «L’intelligenza artificiale non è senza rischi, ma dobbiamo smetterla di vivere nella paura. L’Italia ha ancora una finestra aperta, ma è veramente piccola. Se ci affacciamo, si vedono ancora le stelle, ma sta a noi». Che siano proprio le stelle che Grillo ha detto di non vedere più nel Movimento guidato da Conte?

Burnham apre alla riadesione del Regno Unito all’Ue: «Tutte le opzioni sul tavolo»

Il premier britannico Andy Burnham ha dichiarato che «tutte le opzioni» sono sul tavolo per le future relazioni del Regno Unito con l’Unione europea, da «restare come siamo» fino ad «andare fino in fondo», con la riadesione all’Ue. Lo ha affermato alla trasmissione Today di Bbc Radio 4, dopo che nel suo discorso al congresso Labour aveva fortemente criticato la Brexit, sostenendo che «ha fatto più male che bene al Paese», e annunciato di voler rafforzare i legami con Bruxelles in vista del prossimo summit coi rappresentanti Ue.

Le parole del premier britannico

Queste le sue parole: «Potremmo restare come siamo. È certamente un’ipotesi, se le persone pensano sia il posto giusto dove stare. Potremmo guardare a quanto George Osborne (ndr l’ex ministro delle Finanze dei Conservatori) ha detto su un’unione doganale, o quello che i Liberaldemocratici hanno detto alla loro convention sul mercato unico, oppure potremmo andare fino in fondo». Con «andare fino in fondo» intende, appunto, rientrare nell’Unione europea. Alla convention annuale del Partito Laburista, Burnham aveva fatto capire di voler scartare la prima ipotesi (rimanere nella situazione attuale) a favore delle altre, e cioè tornare nell’unione doganale, nel mercato unico europeo o addirittura nell’Unione europea.

Botta e risposta tra Cazzullo e Vannacci: cosa è successo

«Argomenti, faccia valere le sue posizioni. L’ho imparato alle elementari: chi mi attacca per il mio cognome di solito non ha argomenti. Lo so, è buffo, ma è il nome di mio padre, che è pure morto, e non potrò mai averne un altro. Lei invece ha ancora tempo a cambiare idea sul duce», così Aldo Cazzullo ha replicato su Instagram a Roberto Vannacci, che aveva storpiato il suo cognome dopo l’invito del giornalista guardare la puntata di Una giornata particolare dedicata all’armistizio dell’8 settembre 1943.

Cazzullo: «Vannacci dice un sacco di inesattezze storiche»

Cazzullo, nella conferenza stampa di presentazione della quinta stagione del suo programma su La7, aveva invitato Vannacci a seguire la prima puntata. «Non mi dispiacerebbe che la guardasse, perché si renderebbe conto che sta dicendo un sacco di inesattezze storiche. La Decima Mas dopo l’8 settembre in gran parte resta fedele al re e quindi combatte contro Hitler, contro Mussolini. Tranne un gruppo di criminali che sì tracciavano la X di Decima Mas sul petto dei partigiani torturati», aveva detto Cazzullo citando la formazione inquadrata nell’esercito della Repubblica sociale italiana sotto gli ordini del Duce e autrice di diversi crimini di guerra tra il 1943 e 1945, tornata ciclicamente nella simbologia dell’estrema destra in Italia e ben presente in quella di Futuro Nazionale: «Uccisero, bruciarono villaggi, massacrarono sacerdoti, nell’entroterra di La Spezia (dove è nato Vannacci, ndr) la Decima Mas fece delle cose terribili».

L’infelice battuta di Vannacci sul cognome del giornalista

Interpellato sull’invito, Vannacci aveva replicato: «Cazzullo continua a fare il cazzullo, non mi interessa quello che scrive, quello che fa». Poi il fondatore di Futuro Nazionale aveva aggiunto di non avere il tempo per guardare la puntata.

Ft, Trump valuta uno stop all’export di gasolio

Donald Trump ha tenuto colloqui d’emergenza con i suoi consiglieri per valutare se imporre un divieto di esportazione del gasolio o altre misure per contenere la crisi dei carburanti che minaccia di compromettere la campagna elettorale di midterm del suo Partito repubblicano. Lo riporta il Financial times. Secondo fonti vicine alla vicenda, aggiunge, i collaboratori del presidente Usa hanno presentato diverse opzioni, tra cui la limitazione delle vendite internazionali di gasolio, e i funzionari dell’amministrazione hanno informato gli alleati stranieri, incluso il Regno Unito, di possibili interruzioni nelle forniture. Londra è la prima destinazione del gasolio americano in Europa – dipende dagli Stati Uniti per un terzo delle sue importazioni di gasolio. Il bando potrebbe avere gravi conseguenze sulle forniture e sui prezzi dei carburanti in Europa che già viaggiano su livelli record. Dall’inizio della guerra in Iran, le esportazioni di diesel americano verso l’Europa sono aumentate del 50 per cento, raggiungendo i 506 mila barili al giorno. Oggi circa metà delle importazioni di diesel europee arrivano via mare dagli Stati Uniti.

Di Battista: «Ho avuto un edema cerebrale dovuto a un tumore»

Alessandro Di Battista ha raccontato, in collegamento con DiMartedì, su La7, i dettagli del suo ricovero a Cuba in seguito a un malore, spiegando di aver avuto un edema cerebrale dovuto alla presenza di un tumore. I medici cubani «hanno azzeccato immediatamente le cure che hanno ridotto l’edema permettendo di operarmi» e «mi hanno asportato quasi tutto il tumore». «Adesso farò le cure sperando che funzionino». All’ospedale Hermanos Ameijeiras a L’Avana, ha spiegato, «mi hanno fatto un’operazione raffinatissima con tecnologie che qua si usavano 30 anni fa, eppure il neurochirurgo mi ha salvato la vita». Ha quindi puntato i riflettori sulla difficile situazione di Cuba: «Non hanno la possibilità di sterilizzare per l’assenza di corrente. Sono stato operato in un ospedale senza acqua. La popolazione
subisce un assedio medievale e Trump, come nel caso dell’Iran,
spera si possa rivoltare contro il governo. Cuba però non vuole
fare la fine di paesi come Honduras, Haiti, Repubblica Dominicana
e Guatemala. Trump spera di vincere le elezioni con lo scalpo, ma
i cubani sono abituati purtroppo a soffrire».

Sulle politiche: «Candidarmi? Devo pensare ad altro»

Alla domanda del conduttore Giovanni Floris se si candiderà alle elezioni politiche ha risposto: «Dovrò iniziare presto le terapie, la priorità per me è curarmi. Noi, con l’associazione Schierarsi, avevamo fatto i passi giusti per arrivarci, almeno con la possibilità di decidere. Poi la vita è imponderabile… Ma quello che dobbiamo fare è continuare a far crescere Schierarsi, per quando ci saranno altre tornate in futuro. Quanto a me, devo iniziare presto le terapie. E ora devo pensare ad altro. A curarmi».

Emergenza su un volo da Dubai a Tel Aviv, decollati jet israeliani

Un aereo di linea della Flydubai (FZ 1073), in volo da Dubai a Tel Aviv, ha segnalato un’emergenza trasmettendo per breve tempo un codice indicante un dirottamento, poi è sceso a una quota sospetta e ha deviato la rotta verso l’Arabia Saudita. Lo riportano diversi media dello Stato ebraico: due caccia dell’Aeronautica militare israeliana sono stati fatti decollare d’urgenza. A bordo del velivolo ci sono 150 passeggeri.

L’invio del segnale di dirottamento

Secondo i dati di tracciamento del volo, segnalati da FlightRadar, il volo FZ 1073 ha trasmesso inizialmente il codice transponder 7700, segnale internazionale di emergenza generica. Poco dopo però, ha inviato il codice 7500, che indica invece un dirottamento o un atto di interferenza illecita. Una fonte della sicurezza ha sottolineato a Ynet che «non ci sono informazioni confermate su un dirottamento». Sempre secondo la testata israeliana, il volo dovrebbe atterrare in Arabia Saudita.

Editoria, cosa c’è dietro la crisi de La Notizia

Tira davvero una pessima aria per i giornalisti del quotidiano La Notizia, il cui futuro è a rischio. Il 24 e 25 settembre la redazione ha scioperato, decisione accolta «con sconcerto» dall’editore Ready To, il quale però assicura in una nota di voler mantenere un dialogo con i dipendenti. Non sarà facile, stante l’assenza degli stipendi: per la mensilità di giugno è stato corrisposto solo un acconto e sono poi rimaste in sospeso sia le retribuzioni di luglio (comprensiva dei crediti di imposta) sia di agosto, con quella di settembre che sta per maturare. Un incubo per i sei giornalisti in forza alla testata, il direttore responsabile Antonio Pitoni e cinque redattori.

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Antonio Pitoni (dal profilo Fb de La Notizia).

I conti fatti solo a voce, senza mostrare i documenti

Nel corso del primo incontro tra l’editore e i sindacati, l’amministratrice Giovanna Di Lellio ha rappresentato un quadro di crisi, determinato dal dimezzamento dei ricavi (da 800 mila euro nel 2023 a circa 400 mila nel 2026) e dall’incremento del costo del personale (da 427 mila euro a 510 mila euro nello stesso arco di tempo), nonostante diverse fuoriuscite. Quest’ultima voce non torna nemmeno al fondatore Gaetano Pedullà, oggi europarlamentare del M5s: «Non vedo i conti dal 2024, quando ho lasciato il giornale, ma non credo che il costo del personale sia aumentato in senso assoluto, anche se le retribuzioni crescono con l’anzianità. Semmai è cresciuta la loro incidenza in relazione al fatturato», spiega a Lettera43. Purtroppo non possiamo verificare questi dati, poiché giornalisti e sindacati lamentano di non aver ricevuto alcun documento dall’editore, che a noi non ha fornito nemmeno una spiegazione verbale. Di Lellio infatti afferma di non ritenere opportuno rilasciare commenti, vista la trattativa in corso.

L’elezione di Pedullà e il macchinoso cambio di editore

Pedullà ha fondato La Notizia il 5 marzo 2013. Per 11 anni ne è stato anche il direttore, sostituito da Pitoni in concomitanza con l’elezione, nel 2024. Sono passati altri due anni prima che, lo scorso primo giugno, la titolarità della testata passasse a Ready To, concessionaria di pubblicità fondata nel 2015 proprio per vendere gli spazi su La Notizia. I due anni intercorsi sono spiegati così da Pedullà: «Ho prima dovuto riacquistare le quote dei miei soci, che non avrebbero approvato un’operazione destinata ad azzerare il valore del loro investimento, ma finalizzata unicamente a salvare il giornale. Dal 2013 in avanti ho investito tutto quello che avevo su La Notizia, anche vendendo due immobili e rinunciando ai miei contributi».

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Gaetano Pedullà (Imagoeconomica).

La gestione affidata alla concessionaria di pubblicità

Pur continuando a presentarsi come concessionaria sia sul proprio sito che su LinkedIn, Ready To oggi è quindi l’editrice del quotidiano, in forza di un contratto di affitto di ramo di azienda che però è stato solo raccontato a parole: anche in questo caso non sono state esibite le carte. Il compenso sarebbe – condizionale d’obbligo – di 4 mila euro mensili, più 80 mila euro di caparra. La srl romana non risponderebbe dei debiti del precedente editore, andato in liquidazione con la sorella della dottoressa Di Lellio come liquidatrice: «Entrambe avevano collaborato con lo studio di commercialisti che da sempre ha seguito il giornale e hanno assunto l’onere con responsabilità e generosità», ci spiega Pedullà.

La richiesta di Cig e la protesta dei giornalisti

Nell’ultimo incontro del 24 settembre, Di Lellio era accompagnata da due legali che hanno spiegato come lo scarto tra costi e ricavi potrebbe portare a tre esuberi. L’editore ha quindi chiesto la cassa integrazione per lo stato di crisi, per poi scegliere tra i suddetti tagli e il passaggio definitivo al part-time di tutti e sei i giornalisti. I sindacati contestano la mancanza di un contestuale piano di rilancio: si è prospettato un aumento di fatturato di circa 150 mila euro annui, ma senza spiegare come realizzarlo. Già a metà settembre l’assemblea di redazione aveva deliberato il ritiro delle firme, affidando all’organismo sindacale un pacchetto di cinque giornate di sciopero. Ai giornalisti è giunta la solidarietà di colleghi entrati in politica come Sandro Ruotolo e Filippo Sensi del Pd, nonché quella di Alleanza Verdi e Sinistra, ma non – sottolineano polemicamente – del M5s.

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Il comunicato dei giornalisti de La Notizia.

Le strade per salvare il quotidiano

L’unico pentastellato a commentare la vicenda è proprio Pedullà. «Quando è emersa la possibilità di candidarmi al Parlamento europeo, Giuseppe Conte mi ha imposto una scelta tra il ruolo di politico e quello di giornalista», racconta. «È molto attento ai conflitti di interesse e il M5s combatte fermamente il modello-Angelucci, contemporaneamente editore e parlamentare». In quel momento, spiega l’ex direttore, il giornale si è trovato di fronte a un bivio: «La gestione è sempre stata complessa. Se per 13 anni siamo stati sul mercato, con immensi sacrifici, è anche grazie all’impegno dei giornalisti. Siamo durati più a lungo di tanti altri, pur essendo piccoli. Subentrato il ruolo politico, ho cercato un acquirente per La Notizia, ma le offerte ricevute erano risibili e, in ogni caso, la prima mossa dei nuovi proprietari sarebbe stata il licenziamento di tutto il personale. L’unica strada per dare un futuro al giornale era quella che abbiamo preso: per me La Notizia è come un figlio e le sue attuali difficoltà rappresentano un grande dolore. So che è in corso una trattativa per provare a salvarlo e spero che tutti facciano la loro parte, senza dover arrivare a tagli del personale. Sono preoccupato, ma ho fiducia nella generosità di Di Lellio e resto ottimista sulla possibilità di dare un futuro a una testata che in questi anni si è ritagliata uno spazio di rilievo per la qualità del suo lavoro. Se domani mattina si facesse avanti un compratore, credo che Ready To sarebbe felice di vendere la testata».

Le difficoltà del mercato editoriale

Pedullà spiega le difficoltà della testata con la situazione critica comune a tutto il mercato editoriale: «Il calo degli inserzionisti e l’abolizione della pubblicità legale sono fattori che hanno impattato su tutti i giornali. Se guardiamo al fatto che un editore industriale come Romeo chiude l’Unità e licenzia tre giornalisti, mentre Il Riformista va avanti proprio perché ha solo tre giornalisti, è ovvio che vada in difficoltà anche La Notizia, che ha il doppio dei dipendenti e non ha un editore strutturato alle spalle. Questa avventura è nata per un progetto di editoria etica, lanciato da me che sono un giornalista, con tutte le attenzioni verso i colleghi che sono saliti a bordo. Chi gestisce con una mentalità meno romantica, inevitabilmente deve guardare i numeri».

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La prima pagina de La Notizia del 29 settembre.

«Temo un piano per silenziare i giornali indipendenti»

Anche il clima politico, secondo l’eurodeputato, avrebbe inciso. «C’è stato un calo lineare degli investimenti pubblicitari su tutta la stampa da parte dei big spender: partecipate pubbliche, gruppi bancari e finanziari. Se questi soggetti spendono di meno, in anni in cui fanno profitti esorbitanti, mi viene il sospetto che qualcuno abbia suggerito loro di comportarsi così, per mettere in ginocchio il settore e in particolare le testate non allineate, indipendenti, fuori dal mainstream». Nel suo nuovo ruolo, Pedullà avanza anche una proposta: «Oltre a sperare in una svolta in direzione di chi ha con la stampa un rapporto molto diverso da quello dimostrato dalla destra, il M5s ha una posizione chiara sul punto: durante la convention Nova abbiamo confermato l’abolizione dei contributi agli editori, per impiegare quei fondi nel sostegno diretto di chi si informa acquistando i giornali e sottoscrivendo gli abbonamenti. È una proposta che mettiamo a disposizione della coalizione di centrosinistra… sperando che la si faccia sul serio, per combattere la destra al governo».

Appuntamenti: La guerra del mondo al Torino

La guerra del mondo al Torino

Da lunedì è in corso a Torino, anche in collaborazione col MuFant, il museo della fantascienza, un festival sulla guerra a partire dall'immaginario della fantascienza

Dal 28 settembre al 10 ottobre, Torino ospita La guerra del mondo, un festival che parte dall’immaginario della fantascienza per interrogare una delle questioni più drammaticamente presenti nel nostro tempo: la guerra. Il cuore e la sede principale del festival sarà il Campus Luigi Einaudi, dove si concentreranno mostre, incontri, lectio magistralis, cinema, teatro, performance, stand-up comedy e musica. Il festival raggiungerà inoltre alcune altre sedi della città, da scoprire nel programma completo. Il programma è molto ricco e vi rimandiamo al... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - LIBRI - Appuntamenti - 30 settembre 2026 - articolo di S*

Editoria: Mars One, se la missione Marte diventa un reality

Mars One, se la missione Marte diventa un reality

Esce per Longanesi Mars One di Charlotte Robinson. E se la trama vi sembra di averla già sentita, be', avete ragione.

Esce in questi giorni per Longanesi il romanzo dell'autrice britannica Charlotte Robinson Mars One. Il libro racconta la storia di una missione senza ritorno verso Marte, finanziata in un modo particolare: trasformandola in un reality show. Gli astronauti devono vedersela con telecamere che li riprendono in continuazione e che trasmettono la loro vita agli spettatori sulla Terra: è un modo perfetto per finanziare un'impresa costosissima. Se vi sembra che questa trama non vi suoni nuova è perché, in effetti, non lo è: è esattamente l'idea alla base... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 30 settembre 2026 - articolo di S*

Star Trek: William Shatner potrebbe tornare nei panni di Kirk, ma solo alle sue condizioni

William Shatner potrebbe tornare nei panni di Kirk, ma solo alle sue condizioni

L'attore della serie classica non esclude un ritorno, ma il motivo dovrebbe essere quello giusto

Tecnicamente, il Capitano James T. Kirk è morto da trent'anni, ma come ben sappiamo fin dai tempi di Sherlock Holmes e delle cascate Reichenbach, nessuna morte, nel mondo della finzione narrativa, è mai definitiva. Se infatti William Shatner ha dato il suo addio al personaggio nel film del 1994 Star Trek Generations, è pur sempre vero che nei suoi sessant'anni di storia il franchise creato da Gene Roddenberry ci ha dimostrato che il tempo, come lo spazio, è una materia molto malleabile. Per esempio, la terza stagione di Star Trek: Picard ha rivelato che il corpo... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Star Trek - 30 settembre 2026 - articolo di Angela Bernardoni

San Marino Rtv, il super parterre di Sergio: un broadcaster pagato da mamma Rai

Il canale televisivo San Marino Rtv presenta i suoi palinsesti autunno-inverno. E le star che sfilano sono Myrta Merlino, Morgan, Red Ronnie, Roberto Giacobbo, Giovanni Terzi, Mauro Mazza, Fabrizio Maffei, l’esperto di geopolitica Dario Fabbri, persino l’ex centrocampista di Torino e Napoli Eraldo Pecci.

San Marino Rtv, il super parterre di Sergio: un broadcaster pagato da mamma Rai
San Marino Rtv, il super parterre di Sergio: un broadcaster pagato da mamma Rai
San Marino Rtv, il super parterre di Sergio: un broadcaster pagato da mamma Rai
San Marino Rtv, il super parterre di Sergio: un broadcaster pagato da mamma Rai
San Marino Rtv, il super parterre di Sergio: un broadcaster pagato da mamma Rai
San Marino Rtv, il super parterre di Sergio: un broadcaster pagato da mamma Rai
San Marino Rtv, il super parterre di Sergio: un broadcaster pagato da mamma Rai
San Marino Rtv, il super parterre di Sergio: un broadcaster pagato da mamma Rai
San Marino Rtv, il super parterre di Sergio: un broadcaster pagato da mamma Rai

Un bel parterre di volti noti esclusi però, perlomeno al momento, dalla televisione che conta; ma c’è anche un’aria di festa e di libertà, che è poi il filo conduttore editoriale che il direttore generale Roberto Sergio cerca di dare a questo canale di fatto locale, che però è pure una tivù nazionale dello Stato di San Marino. Con, per esempio, una serie di appuntamenti di intrattenimento verso l’Eurovision song contest 2027.

San Marino Rtv, il super parterre di Sergio: un broadcaster pagato da mamma Rai
Roberto Sergio (Imagoeconomica).

Il tema vero è: chi paga? Perché la Serenissima Repubblica di San Marino è uno Stato con 34 mila residenti. E San Marino Rtv è la società, al 50 per cento di Eras (Ente per la radiodiffusione sammarinese) e al 50 per cento della Rai, che controlla i canali televisivi e radiofonici pubblici sammarinesi. Il broadcaster è stato fondato nel 1991, ha un capitale sociale di poco più di 500 mila euro e ha come bacino di riferimento qualche decina di migliaia di persone sparse attorno al Titano. Insomma, come una qualunque tivù o radio locale.

Un porto sicuro per dirigenti Rai sulla via della pensione o non più strategici

San Marino Rtv, storicamente, è tuttavia sempre stata un porto sicuro per dirigenti Rai sulla via della pensione o ritenuti ormai non più strategici: dal 2012 al 2021 il direttore generale è stato Carlo Romeo, uno che dal 2000 al 2012 aveva ricoperto l’oscuro incarico di “responsabile del segretariato sociale Rai”.

San Marino Rtv, il super parterre di Sergio: un broadcaster pagato da mamma Rai
Carlo Romeo (foto Imagoeconomica).

Poi, nel dicembre 2021, gli era subentrato Ludovico Di Meo (rimosso, causa audience in calo, dalla direzione ad interim di Rai 2). E alla morte di Di Meo, nel gennaio 2023, era stata la volta di Andrea Vianello: il giornalista, mandato via dalla direzione del GR1 Rai, aveva assunto la direzione generale del servizio pubblico di San Marino nel luglio 2023.

San Marino Rtv, il super parterre di Sergio: un broadcaster pagato da mamma Rai
Ludovico Di Meo, morto nel 2023 (foto Imagoeconomica).

Un gruppo che si regge sui 4,5 milioni di euro versati dal governo italiano

Salvo poi dimettersi, dopo pochi mesi, nel marzo 2024, per i grossi problemi di bilancio del broadcaster, con quasi 2 milioni di euro di passivo nell’esercizio 2023, rispetto al rosso di 90 mila euro del 2022, per un gruppo radiotelevisivo che si regge soprattutto sui 4,5 milioni di euro pubblici versati dal governo italiano e sui circa 1,3 milioni assicurati da quello sammarinese.

San Marino Rtv, il super parterre di Sergio: un broadcaster pagato da mamma Rai
Andrea Vianello (foto Imagoeconomica).

Quindi, ecco la risposta al quesito: paga soprattutto la Rai. Dal novembre 2024 Roberto Sergio, ex amministratore delegato della nostra tivù pubblica e a questo punto anche ex direttore generale, ha assunto l’incarico di direttore generale di San Marino Rtv, poltrona che manterrà nonostante il suo addio alla Rai a partire dal 30 settembre 2026. E l’entusiasmo a Sergio certo non manca.

I conti nel frattempo sono migliorati

Peraltro i conti, nel frattempo, sono anche migliorati: nel 2024 il bilancio di San Marino Rtv si è chiuso con 18.786 euro di utili, quello del 2025 con utili per 103.313 euro, e anche le previsioni per il 2026, visto il buon andamento della raccolta pubblicitaria, lasciano intendere un profitto interessante a fine anno.

San Marino Rtv, il super parterre di Sergio: un broadcaster pagato da mamma Rai
Alberto Leonardis del gruppo Sae (foto Imagoeconomica).

La novità più importante per il palinsesto autunno-inverno 2026-27 di San Marino Rtv è comunque data dall’accordo con il gruppo editoriale Sae di Alberto Leonardis, che insieme alla televisione costruirà una serie di format informativi a cura dei migliori giornalisti delle testate Sae (da La Stampa a La Nuova Sardegna passando per La Gazzetta di Modena, La Gazzetta di Reggio, La Nuova Ferrara e La Provincia pavese). «Saremo glocal», intona Alberto Leonardis, presidente di Sae. E Sergio annuisce, sornione.

La Russia alla Nato: «Difenderemo Kaliningrad con l’intero arsenale»

Nuovo capitolo delle tensioni tra la Russia e la Nato. Mosca, attraverso la sua ambasciata in Belgio, ha infatti scritto all’Alleanza atlantica una lettera formale per protestare contro la linea «avventurista e irresponsabile» della Nato: la missiva cita esercitazioni volte a «simulare l’isolamento» dell’exclave di Kaliningrad, operazioni queste che, scrive la Federazione Russa, aumentano «notevolmente i rischi di uno scontro armato diretto». Mosca, si legge nella lettera inviata dall’ambasciata a Bruxelles, è pronta a ricorrere «all’intero arsenale di armi a sua disposizione» per difendere l’oblast’ di Kaliningrad, affacciata sul Mar Baltico e confinante con Lituania e Polonia.

La Nato ha ricordato a Mosca la sua natura difensiva

La Nato «sta conducendo una campagna informativa su larga scala per alimentare il mito della “minaccia russa” e diffondere informazioni non corrispondenti alla realtà sulle presunte “intenzioni” di Mosca di attaccare uno degli Stati baltici entro il 2029, o anche prima», si legge nella nota diffusa dall’ambasciata russa in Belgio. E poi: «Vengono annunciati piani per l’evacuazione transfrontaliera della popolazione “in caso di grave crisi” e, allo stesso tempo, le dichiarazioni ripetutamente espresse dai vertici del nostro Paese circa l’assenza di intenzioni o motivi per avviare un’azione militare vengono completamente ignorate, così come la proposta rivolta ai Paesi della Nato di mettere nero su bianco garanzie reciproche di sicurezza». L’Allenza atlantica ha confermato di aver ricevuto la missiva e di aver anche risposto, ricordando la natura difensiva della Nato e denunciando a sua volta le minacce di usare la forza da parte della Russia.

Chi è Eric Schmitt, possibile candidato vicepresidente di Vance nel 2028

Il Segretario di Stato Marco Rubio sarebbe il preferito di Donald Trump per il ruolo di possibile vicepresidente di JD Vance, che con ogni probabilità sarà il candidato repubblicano per la Casa Bianca (a meno di clamorose sorprese nelle primarie del GOP). Tuttavia il capo della diplomazia Usa ma non sembra entusiasta di ricoprire tale incarico. E così, scrive Axios, per questo ruolo sta guadagnando consensi Eric Schmitt, senatore del Missouri al primo mandato, ritenuto dallo stesso Vance una figura affidabile e un abile stratega politico.

Chi è Eric Schmitt, possibile candidato vicepresidente di Vance nel 2028
JD Vance (Ansa).

La carriera politica del senatore repubblicano Schmitt

Classe 1975, Schmitt è nato a Bridgeton e si è laureato con lode in scienze politiche alla Truman State University nel 1997. Successivamente ha vinto una borsa di studio per frequentare la facoltà di legge alla Saint Louis University, dove si è laureato nel 2000. Di professione avvocato, ha iniziato la sua carriera politica come consigliere comunale di Glendale. Dal 2009 al 2017 ha rappresentato il 15esimo distretto nel Senato del Missouri e, una volta terminato il mandato, ha servito come tesoriere dello Stato Usa fino al 2019. In seguito è stato indicato dall’allora governatore Mike Parson come nuovo procuratore generale, incarico nel quale si è fatto notare per la linea dura contro la criminalità e mantenuto fino alle elezioni del 2022, che lo hanno visto approdare al Senato degli Stati Uniti d’America, in rappresentanza del Missouri (grazie al 55,4 per cento dei voti contro la dem Trudy Busch Valentine). Attualmente Schmitt è anche vicepresidente della Commissione economica congiunta del Congresso Usa.

Chi è Eric Schmitt, possibile candidato vicepresidente di Vance nel 2028
Stretta di mano tra Eric Schmitt e Donald Trump (Ansa).

Ridimensionato l’allarme terrorismo per il presunto attacco alla base Raf

Non è stato trovato materiale esplosivo sui tre furgoni fermati nei pressi della base della Raf di Fairford, potenziale obiettivo di un presunto piano di attacco terroristico per il quale erano stati fermati cinque uomini, poi rilasciati su cauzione. Lo scrivono diverse testate britanniche.

Resta al vaglio un possibile collegamento con l’Iran

L’indiscrezione arriva sullo sfondo delle contraddizioni e dei dubbi emersi sull’accaduto e, soprattutto, dopo il rilascio a sorpresa di tutti e cinque i cittadini britannici – tra i 23 e i 25 anni di età – che erano stati fermati per sospetta «pianificazione di un attacco terroristico».
La loro scarcerazione su cauzione suggerisce che gli inquirenti ritengano improbabile che stessero per compiere un attentato con numerose vittime facendo esplodere una bomba nei pressi della base, usata da decenni anche dalle forze Usa. Sarebbe ancora al vaglio un possibile collegamento con l’Iran (che ha smentito ogni coinvolgimento), così come l’eventualità che i cinque siano stati pagati – da capire a che pro – per inscenare una minaccia terroristica.

San Marino Rtv, nel nuovo palinsesto Myrta Merlino e Morgan

San Marino Rtv ha presentato il nuovo palinsesto 2026/2027. Una stagione ricca di produzioni inedite, conferme e volti noti della televisione e della musica italiana con l’obiettivo di rafforzare l’identità dell’emittente e, allo stesso tempo, ampliare il pubblico oltre i confini della Repubblica. La programmazione è stata illustrata nel corso di una diretta tra gli studi di San Marino e Roma.

Myrta Merlino, Morgan e il ritorno di Roxy Bar

Tra le principali novità del palinsesto spicca l’arrivo di Myrta Merlino, che il venerdì sera condurrà Myrta Confidential, un nuovo programma di interviste dedicato a personalità delle istituzioni, dell’economia, della scienza e della cultura. Grande spazio anche alla musica. Morgan sarà alla guida di Il libertario della musica, un viaggio attraverso la canzone d’autore e i grandi cantautori italiani. Torna poi Roxy Bar, lo storico programma di Red Ronnie, che andrà in onda la domenica sera sul canale 550.

Informazione e geopolitica

Il nuovo palinsesto punta anche sul rafforzamento dell’informazione e dell’approfondimento. Mauro Mazza e Silvia Pelliccioni presenteranno Titano globale, mentre Dario Fabbri e Gianmarco Morosini saranno protagonisti de Il grande gioco, programma dedicato alla geopolitica. Confermato Point Break – Il punto di rottura, condotto da Monica Giandotti e Daniele Ruvinetti, con il coinvolgimento degli studenti della Scuola di Giornalismo della Luiss Guido Carli. Giovanni Terzi condurrà invece Il colibrì – Spazio di libertà, uno programma che attraverserà politica, cultura e spettacolo.

Il docufilm sulla visita di Papa Leone XIV

Tra le produzioni più significative figura anche il docufilm Papa Leone XIV nell’antica terra della libertà, realizzato da Roberto Giacobbo e dedicato alla visita del Pontefice a San Marino del 22 agosto. Un appuntamento che si inserisce nella volontà dell’emittente di valorizzare la Repubblica e le sue peculiarità, raccontandole anche a un pubblico internazionale.

Verso l’Eurovision 2027

Resta inoltre strategico il percorso verso l’Eurovision song contest 2027, con una serie di appuntamenti che accompagneranno San Marino verso la prossima edizione della manifestazione a partire dal Junior Eurovision song contest di ottobre, passando per Dreaming San Marino song contest da ottobre a febbraio, fino alle tre serate del San Marino song contest di marzo e all’Eurovision song contest di maggio 2027.

Morto Andrea Tempestini, vicedirettore di Libero

È morto Andrea Tempestini, vicedirettore di Libero e digital editor della versione online del quotidiano. Le prime indagini parlano di un gesto volontario: il corpo del giornalista è stato ritrovato dai vigili del fuoco e dai carabinieri nella cantina del palazzo dove viveva a Milano, in zona Maciachini. A dare l’allarme era stata la sorella, perché il fratello non le rispondeva al telefono da due giorni. Nessun segno di colluttazione né in casa né in cantina, così come nessun segno di effrazione: Tempestini avrebbe lasciato dei biglietti di addio nella sua abitazione.

Chi era Andrea Tempestini

Tempestini era digital editor di liberoquotidiano.it, oltre che essere vicedirettore della testata fondata nel da Vittorio Feltri insieme con Massimo Massano, dove era approdato nel 2010 dopo precedenti esperienze a il Sole 24 Ore e Rai Corporation. A Libero si occupava anche di strategie Seo e del comparto podcast.

Coni, commissariata la Federazione italiana pesistica

La 1176esima Giunta nazionale del Coni, riunitasi al Foro Italico, ha esaminato la situazione determinatasi all’interno della Federazione italiana pesistica a seguito delle dimissioni del presidente federale Alberto Miglietta e di sette consiglieri federali su 10. Dopo ampia e approfondita discussione, preso atto dell’impossibilità di garantire il regolare funzionamento degli organi direttivi federali, la Giunta ha deliberato all’unanimità il commissariamento della Federazione. È stato pertanto nominato, in via d’urgenza e con effetto immediato, quale commissario straordinario della Federazione Italiana Pesistica il dottor Luciano Buonfiglio. Avrà il compito di assicurare la continuità amministrativa e gestionale della Federazione, garantendo al contempo il regolare svolgimento dell’attività sportiva e tecnica, e di accompagnare la Federazione verso la celebrazione dell’Assemblea elettiva, che dovrà tenersi nel più breve tempo possibile.

La Lega verso il congresso straordinario il 24 e 25 ottobre a Milano

La Lega tornerà a congresso a ottobre. L’annuncio del segretario Matteo Salvini dal palco di Pontida aveva spiazzato tutti, ma sarà così e adesso ci sono anche le date. «Questa mattina si sono conclusi i lavori della Commissione Statuto e Regolamento della Lega, presieduta dal responsabile organizzativo Maurizio Bosatra, per definire la proposta di regolamento del Congresso straordinario», ha dichiarato il ministro Roberto Calderoli, segretario organizzativo del Carroccio, spiegando che è stata raggiunta all’unanimità l’intesa anche «sulla data del 24-25 ottobre e su Milano come sede». La proposta sarà ora sottoposta all’approvazione del Consiglio Federale, ma si tratta di una formalità. Lo scenario più gettonato porta verso una candidatura unica di Salvini: l’annuncio a sorpresa del congresso ha fatto sì che, al momento, non ci sia al momento nessuno sfidante interno per l’incarico di segretario federale della Lega.

Meloni chiude a Vannacci, le mosse Rai su Ranucci e le altre pillole del giorno

Giorgia Meloni ha deciso: nessuna alleanza con Roberto Vannacci. «Mai e poi mai», ribadiscono a Lettera43 fonti autorevoli di Fratelli d’Italia. Seconde e terze file del centrodestra, disposte anche ad accordarsi con Futuro Nazionale pur di avere la certezza di rivincere le elezioni, possono mettersi il cuore in pace. La premier è infatti convinta che il centrosinistra, una volta individuato il leader della coalizione (la vera mina politica inserita nella nuova legge elettorale) andrà in frantumi. Meloni così punta tutto sul voto utile: in campagna elettorale tratterà Vannacci come se fosse “alleato” di Conte e Schlein. Rincorrendolo a destra, se necessario. E se senza il booster futurista dovesse accontentarsi di un pareggio, allora potrebbe sempre optare per un governo di scopo, almeno fino all’elezione del nuovo presidente della Repubblica (che, secondo i maligni, potrebbe essere l’unico vero collante del campo largo). Due anni di limbo e poi di nuovo al voto, magari senza zavorre.

Meloni chiude a Vannacci, le mosse Rai su Ranucci e le altre pillole del giorno
Giorgia Meloni (Ansa).

Il muro della Rai contro un eventuale reintegro di Ranucci

Tanto rumore per nulla. Intorno alla decisione del giudice del lavoro di Roma sul reintegro a Report di Sigfrido Ranucci si sta scatenando una bagarre mediatica sostanzialmente senza senso. Anche nel caso in cui la decisione fosse favorevole al giornalista, infatti, la Rai pare non aver alcuna intenzione di consentire il ritorno dell’ex conduttore a Report. Si annunciano, nel caso, altre mosse legali.

Meloni chiude a Vannacci, le mosse Rai su Ranucci e le altre pillole del giorno
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).

Fedez alla Leopolda ma gli occhi sono puntati sullo sceriffo De Luca

È partito il conto alla rovescia per la Leopolda. Quest’anno la kermesse renziana ha un titolo evocativo: «Riprenderci Itaca». E il Kraken ha cominciato a snocciolare i primi ospiti big, tra cui spiccano Vincenzo De Luca, lo “sceriffo” di Salerno (un colpo basso sia al Pd schleiniano sia al M5s di Giuseppe Conte) e Mario Calabresi, considerato candidato in pectore a Milano per il dopo Sala.

Ma sabato salirà sul palco pure Fedez. Il rapper ormai è un habitué degli eventi di partito, dopo la partecipazione alla convention dei Giovani di Forza Italia. E pare sempre più attratto dalla politica visto le ospitate a Pulp Podcast di Giorgia Meloni e, recentemente, di Beppe Grillo. A Firenze, Federico Leonardo Lucia sarà intervistato dai giovani di Italia viva sui nuovi media e sul successo del suo podcast. È passata un’eternità da quando, mano nella mano con l’allora moglie Chiara Ferragni, attaccava Renzi per l’affossamento del ddl Zan. «Ma il Renzi che si proclamava paladino dei diritti civili è lo stesso che oggi pare sia volato in Arabia Saudita mentre si affossava il ddl Zan?», twittava nel 2021 il rapper ancora in versione attivista.

Tutto perdonato. Del resto Fedez ci ha abituati a capriole e cambi di prospettiva. Venerdì però i riflettori della Leopolda saranno tutti puntati su De Luca chiamato a parlare di sicurezza, tema scivoloso su cui Renzi cerca di mettere con le spalle al muro i dem e i cinquestelle e, in generale, chi non lo vuole nel campo largo. Il giorno dopo, invece, sarà la volta di Calabresi, aspirante candidato sindaco del fronte progressista a Milano.

È morto il fotografo Umberto Pizzi

È morto il fotografo Umberto Pizzi, che con i suoi scatti ha raccontato 60 anni di storia italiana, documentando a lungo anche la mondanità delle feste romane. Avrebbe compiuto 89 anni il 7 ottobre. Lo ha annunciato il sito del Fatto Quotidiano, con cui collaborava da più di un decennio.

Aveva iniziato come fotoreporter di guerra

Nato a Zagarolo (Roma) nel 1937, Pizzi aveva iniziato a fotografare nel 1968. Nel corso della sua lunga carriera ha immortalato gli anni della Dolce Vita, documentato i vizi e i costumi della società italiana e in particolare dell’aristocrazia romana, ma anche la discesa in campo di Silvio Berlusconi. Le sue foto vennero pubblicate dai magazine Time e People. Pizzi, che all’inizio della carriera era stato fotoreporter di guerra per la FAO in Iran, Iraq, Turchia, Siria e Giordania, negli Anni Duemila ha collaborato con Dagospia, pubblicando i libri Cafonal e Ultracafonal. Enorme l’archivio delle sue fotografie, composto da circa due milioni di fotografie: una parte è visibile sul suo sito.

Pirelli, governo adotta Golden power sull’accordo con Abet Hts

Pirelli torna all’attenzione del governo che applica il Golden power all’accordo nel campo della difesa con la piemontese Abet Hts per lo sviluppo congiunto di tecnologie finalizzate alla realizzazione di veicoli elettrici terrestri a guida remota da impiegare come mezzi di soccorso in superfici e ambienti particolarmente impervi ed estremi. Il decreto della Presidenza del Consiglio ha disposto prescrizioni di carattere tecnico-organizzativo per salvaguardare i diritti di proprietà industriale, il know-how, i prodotti e i relativi dati di rilevanza strategica per il sistema di difesa e sicurezza nazionale e per garantire la continuità e lo standard delle attività di ricerca e sviluppo di Pirelli e Abet Hts. Un provvedimento che le due società hanno accolto positivamente, come precisato in una nota.

Sentenza per l’omicidio di Regeni, l’opposizione attacca Tajani: cosa è successo

Dopo l’uscita sulla lunghezza delle gonne delle donne, Antonio Tajani è finito di nuovo al centro delle polemiche, questa volta per il suo commento alle sentenze emesse della Corte d’Assise di Roma per la morte di Giulio Regeni nei confronti di tre uomini dei servizi segreti egiziani. «Sono state condannate tre persone in primo grado. Vedremo cosa succederà nel secondo e terzo grado. Ci sono tre persone colpevoli, ma non è l’Egitto a essere condannato in quanto tale», ha dichiarato il vicepremier e ministro degli Esteri: parole definite «vergognose» dal Partito democratico e «indecenti» da Alleanza Verdi e Sinistra, con Italia Viva che è arrivata a chiedere le sue dimissioni. A inizio settembre Tajani era volato per una visita istituzionale in Egitto, dove aveva incontrato il presidente Abdel Fattah al-Sisi.

Sentenza per l’omicidio di Regeni, l’opposizione attacca Tajani: cosa è successo
Antonio Tajani ricevuto da Abdel Fattah al-Sisi (Imagoeconomica).

L’opposizione contro Tajani: chiesta un’informativa urgente

«Tajani ha scelto le parole peggiori tra tutte quelle che poteva usare per commentare la storica sentenza sull’assassinio di Regeni», ha detto Giuseppe Provenzano, responsabile Esteri e deputato del Pd. Per Debora Serracchiani, Tajani «rischia di frenare, sminuire, di assolvere di fatto l’Egitto e di far fare all’Italia un grave passo indietro nella ricerca della verità». Critici anche Francesco Boccia, presidente dei senatori dem («Dire che “sono state condannate tre persone, non l’Egitto”, significa eludere la questione») e il collega Filippo Sensi («Mi vergogno come cittadino italiano per le parole pelose di Tajani»). Molto duro Davide Faraone di Italia Viva: «Tajani palesa per l’ennesima volta la sua inadeguatezza culturale, lessicale, valoriale. Deve dimettersi, imbarazza l’Italia nel mondo». Così Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana: «Se in altri episodi e in altre gaffe eravamo ben oltre la farsa o l’avanspettacolo di infima categoria, qui siamo all’indecenza pura e semplice». Secondo Riccardo Magi, segretario di +Europa, quelle di Tajani sono parole che «fanno rabbrividire e trapelare un certo negazionismo del governo rispetto alle responsabilità degli apparati del Cairo». Pd, M5s, Avs e Azione hanno chiesto al titolare della Farnesina un’informativa urgente per sapere cosa intende fare il governo per dare attuazione alla sentenza della Corte d’Assise di Roma e quali rapporti vorrà intrattenere d’ora in poi con l’Egitto.

Sentenza per l’omicidio di Regeni, l’opposizione attacca Tajani: cosa è successo
Manifesti e cartelli per la verità sul caso Regeni (Imagoeconomica).

La sentenza della Corte d’Assise di Roma: le condanne per sequestro di persona

La Corte d’Assise di Roma ha condannato in primo grado a 10 anni di carcere tre dei quattro agenti dei servizi di sicurezza egiziani che erano alla sbarra per l’omicidio di Regeni: il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e i colonnelli Athar Kamel Mohamed Ibrahim e Uhsam Helmi. Il quarto imputato, il generale Tariq Sabir, è stato invece assolto. I tre condannati sono stati riconosciuti colpevoli di sequestro di persona, ma non di omicidio: le motivazioni della sentenza dovranno essere depositate entro 90 giorni. La Corte ha inoltre condannato gli imputati a pagare una provvisionale complessiva di 500 mila euro alla famiglia Regeni e di 150 mila euro allo Stato italiano, che si era costituito parte civile. La condanna a 10 anni di carcere difficilmente sarà eseguita: l’Italia dovrebbe infatti chiederne l’esecuzione all’Egitto, che però si è sempre rifiutato anche solo di comunicare il domicilio degli imputati, che risultano ancora irreperibili.

OpenAI annulla il lancio del suo ultimo modello di intelligenza artificiale

OpenAI ha rinunciato al lancio del suo ultimo modello di intelligenza artificiale di nuova generazione, GPT-6.1 Astra, a causa dei timori sulla sicurezza sollevati dai ricercatori durante i test. Lo riporta il Wall Street Journal, citando il responsabile della sicurezza informatica dell’azienda, Saachi Jain, il quale ha spiegato che il modello ha ottenuto risultati scadenti nella capacità di attenersi alle aspettative degli umani, mostrando una «propensione all’inganno», in quanto poco trasparente nel dire le azioni che aveva o non aveva intrapreso. La startup di Sam Altman intendeva integrare 6.1 Astra nel chatbot ChatGPT e in Codex nel mese di ottobre.

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Le criticità rilevate durante i test condotti da OpenAI

«Pur rappresentando un miglioramento rispetto ai modelli precedenti sotto alcuni aspetti», ha spiegato Jain, GPT-6.1 Astra «non ha raggiunto gli standard richiesti per quanto riguarda il rispetto dei limiti operativi e delle autorizzazioni, nonché le modalità di comunicazione all’utente in merito al lavoro svolto». Sono state in particolare due le criticità che hanno portato OpenAI a stoppare il lancio di Gpt-6.1 Astra: Jain ha segnalato «passi indietro» rispetto alla versione precedente nell’allineamento con quello che gli esseri umani ordinano di fare al modello di IA, inoltre il modello procedeva in un compito senza chiedere il permesso all’utente, usando in alcune occasioni strumenti e servizi esterni anche se ciò poteva risultare pericoloso.

OpenAI annulla il lancio del suo ultimo modello di intelligenza artificiale
Sam Altman, ceo di OpenAI (Imagoeconomica).

Aumentano le preoccupazioni sulla sicurezza dell’IA

Le preoccupazioni riguardo alla sicurezza dell’IA si sono intensificate negli ultimi mesi, dopo che alcuni modelli sviluppati da OpenAI e dall’azienda rivale Anthropic hanno rilevato incidenti di sicurezza durante la fase di test: di recente gli amministratori delegati delle principali società del settore si erano allineati nella richiesta di rallentare e imporre maggiori controlli. Dopo il semaforo rosso a GPT-6.1 Astra, OpenAI ha affermato di volersi concentrare nel miglioramento dei protocolli di sicurezza dei modelli futuri.

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Anthropic verso ipo da oltre 2 mila miliardi di dollari

Il prospetto ipo di Anthropic indica una perdita netta di 42 miliardi di dollari nel 2025 e prevede di spendere 518 miliardi di dollari in cloud, calcolo e infrastrutture nei prossimi anni. Il documento, riportato da Reuters, mostra anche che i ricavi sono cresciuti di 12 volte a circa 4,6 miliardi, mentre la perdita operativa, esclusi gli oneri contabili legati a precedenti round di finanziamento, ha superato gli 8 miliardi, salendo a 8,06 miliardi da 2,98 miliardi nel 2024. La spesa per calcolo e infrastrutture è arrivata a 7,33 miliardi, quasi il triplo del 2024, oltre metà dei 12,65 miliardi di spese operative totali. La quotazione potrebbe valutare la società oltre 2 mila miliardi di dollari, più del doppio dei 965 miliardi stimati a maggio. Il prospetto ha sollevato alcune perplessità: circa un quarto dei ricavi 2025 proviene da due soli clienti e molti dei clienti non hanno contratti a lungo termine. Secondo fonti citate in precedenza da Reuters, il debutto potrebbe slittare a dopo le elezioni di midterm di novembre.

Trump smentisce di aver offerto all’Iran la revoca delle sanzioni e lo sblocco dei fondi

Replicando ad Axios, che aveva ipotizzato possibili concessioni in cambio di proposte concrete da parte dell’Iran in merito al programma nucleare, Donald Trump ha messo in chiaro su Truth di non aver offerto a Teheran né la revoca delle sanzioni né lo sblocco dei fondi congelati.

Trump smentisce di aver offerto all’Iran la revoca delle sanzioni e lo sblocco dei fondi
Il post di Trump su Truth contro Axios.

«Axios ha appena pubblicato un articolo in cui si afferma che “Trump” avrebbe offerto all’Iran la revoca delle sanzioni e lo sblocco dei fondi. Non è vero. Non ho offerto loro nulla!», ha scritto il presidente degli Stati Uniti sulla sua piattaforma social. E poi: «La storia di Axios, come la maggior parte delle altre, è una bufala, usata solo per soddisfare la loro “sindrome da ossessione patologica per Trump”. Dovrebbero ritirare questa storia falsa, immediatamente!».

Trump smentisce di aver offerto all’Iran la revoca delle sanzioni e lo sblocco dei fondi
Abbas Araghchi (Imagoeconomica).

Araghchi ha incontrato a New York mediatori del Qatar

La smentita di Trump arriva in un momento in cui i mediatori del Qatar e del Pakistan stanno tentando, nuovamente, di favorire un accordo tra i due Paesi in conflitto. Gli Stati Uniti e l’Iran, però, continuano ad aver posizioni molto distanti su questioni chiave: Teheran vuole che i colloqui si concentrino sullo stretto di Hormuz e sul blocco navale statunitense, mentre Washington esige che i pasdaran cedano sul nucleare. In questi giorni sono in corso colloqui indiretti e l’Iran ha escluso la possibilità di negoziati diretti con gli Usa. Abbas Araghchi, che si trova a New York dove ha incontrato i mediatori qatarioti, ha dichiarato di attendersi per oggi una risposta ufficiale dall’Amministrazione Usa alla proposta di Teheran sull’apertura di Hormuz. In tutto questo, il segretario di Stato americano Marco Rubio, intervistato da Fox News, ha definito l’Iran «un Paese con grande potenziale ma ora esausto dal blocco americano», che «ormai nel caos si sta avviando rapidamente verso la bancarotta».

Anche Q8 mette un tetto ai prezzi dei carburanti

Dopo Eni e Ip, anche Q8 Italia applicherà un tetto ai prezzi di benzina e gasolio. L’ha annunciato in una nota il Gruppo che gestisce una rete di circa 2.900 stazioni di servizio distribuite sull’intero territorio nazionale. Il price cap avrà una durata di 30 giorni a partire dall’1 ottobre e «si applicherà con un approccio modulare, coerente con le diverse realtà che compongono il sistema di distribuzione dell’azienda». Q8 Italia, continua la nota, «supporterà opportunamente i gestori ed i partner per garantire la sostenibilità economica dell’intera filiera».