È morto l’attore statunitense RJ Mitte, noto per aver interpretato Walter White Jr. (“Flynn”) nella serie televisiva Breaking Bad. Aveva 34 anni: il suo portavoce ha confermato a People che si è tolto la vita. Proprio come il suo alter ego televisivo più famoso, Mitte era affetto da paralisi cerebrale (sebbene in forma meno accentuata), diagnosticata all’età di tre anni in seguito a un danno cerebrale subito alla nascita, e ha dedicato parte della sua vita al sostegno delle persone con disabilità.

La carriera di RJ Mitte
Nato a Jackson, in Mississippi, Mitte aveva trascorso buona parte dell’infanzia con i tutori alle gambe, di cui non ha più avuto bisogno dall’adolescenza. A 14 anni si era trasferito con la famiglia a Los Angeles, dove si era appassionato alla recitazione. La svolta era arrivata con Breaking Bad, acclamata serie tv creata da Vince Gilligan, in cui ha appunto interpretato il figlio dei personaggi di Bryan Cranston (Walter White) e Anna Gunn (la moglie Skyler). Nel 2014 la vittoria dello Screen Actors Guild Award per il miglior cast in una serie drammatica, riconoscimento ottenuto per l’ultima stagione dello show.
Dopo la fine della serie aveva continuato a lavorare con regolarità tra cinema e televisione, con ruoli ricorrenti nel teen drama Switched at Birth – Al posto tuo e nella serie Now Apocalypse, mentre sul grande schermo aveva recitato in The Horror (2017) e Triumph (2021). Mitte era attualmente impegnato nella promozione del suo ultimo film, Talking to Strangers. Come detto, Mitte si è speso a lungo i diritti delle persone con disabilità: oltre a essere ambasciatore di diverse organizzazioni, tra cui United Cerebral Palsy e Shriners Children’s, aveva inoltre creato una sua fondazione benefica, la Mitte Foundation.
Il ricordo di Bryan Cranston
Questo il commosso ricordo di Bryan Cranston, affidato a Instagram: «Nato con una paralisi cerebrale, non ha mai – mai – permesso che quella sfida fosse una scusa. Ha affrontato di petto il programma di riprese impegnativo con grande determinazione. Ascoltava sempre i consigli che i suoi genitori televisivi (Anna Gunn e io) gli davamo. Ma, da adolescente, a volte ignorava maliziosamente i consigli per imparare sulla propria pelle… Era una delle star di una serie tv di successo, ma pur sempre un ragazzino». E poi: «Era ancora piuttosto acerbo quando abbiamo iniziato a girare l’episodio pilota nel febbraio del 2007. Ma, un passo alla volta, lo abbiamo visto trasformarsi in un attore davvero eccellente. Ha sfruttato l’esperienza maturata nella serie per farsi portavoce degli artisti con disabilità e guidava un’organizzazione filantropica dedicata proprio a sostenere la comunità dei disabili. Vedere andare perdute tutte quelle promesse e quel potenziale è una perdita enorme. È davvero straziante sapere che si è tolto la vita».
