La corsa all’IA vuole rallentare, ma cosa succede se frenano anche i mercati?

Negli ultimi anni ci siamo raccontati grosso modo questa storia: più intelligenza artificiale, più investimenti, più chip, più modelli, più potenza di calcolo, più ricchezza. La narrazione ha funzionato al punto che AI-first è diventato uno dei modi più semplici per descrivere una trasformazione destinata a investire interi settori.

Rallentare il ritmo dello sviluppo, senza interrompere il progresso

Ora, però, qualcosa sembra cambiare. Alcuni dei protagonisti dell’industria hanno iniziato a chiedere di moderare il ritmo dello sviluppo, sostenendo che la corsa possa diventare difficile da governare. Il 12 settembre Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, ha pubblicato un lungo intervento nel quale sostiene che il ritmo con cui migliorano le capacità dei modelli più avanzati debba essere rallentato deliberatamente, senza però interrompere il progresso.

La corsa all’IA vuole rallentare, ma cosa succede se frenano anche i mercati?
Dario Amodei (Ansa).

In pratica, Amodei propone valutatori indipendenti con accesso ai sistemi paragonabile a quello dei dipendenti interni, standard di sicurezza comuni tra le aziende e una forma di coordinamento internazionale. In altre parole, il capo di una delle aziende che competono più intensamente sulla frontiera tecnologica sostiene che sia necessario correre in modo più controllato. La proposta ha ricevuto il sostegno di Sam Altman, co-fondatore e ad di OpenAI, e di Elon Musk, tra le altre cose capo di xAI. Il ceo di Meta Mark Zuckerberg ha invece difeso un approccio più affidato alla responsabilità individuale dei laboratori e agli incentivi del mercato, contestando la necessità di una frenata coordinata.

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La corsa all’IA vuole rallentare, ma cosa succede se frenano anche i mercati?

Il tema ha rapidamente superato i confini dei laboratori, coinvolgendo la politica e innervosendo i mercati. Se negli Stati Uniti i democratici hanno di fatto appoggiato Amodei, primi fra tutti Barack Obama e Kamala Harris, il presidente Donald Trump si è detto invece contrario. Nel frattempo, sui mercati, il 14 settembre Nvidia è scesa di circa il 2-3 per cento nel pre-market, mentre i future sul Nasdaq 100 sono arrivati a perdere circa l’1,8 per cento. Le perdite si sono poi ridotte: il Nasdaq ha chiuso la seduta in calo dello 0,56 per cento.

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Barack Obama con Kamala Harris (foto Ansa).

Il movimento è stato associato alle preoccupazioni sull’impatto di un’eventuale decelerazione della spesa per l’infrastruttura IA, ma nello stesso giorno hanno pesato anche il rialzo del petrolio, i rendimenti obbligazionari e le attese sulle decisioni della Federal Reserve, la banca centrale americana. Il nervosismo è comprensibile. Negli ultimi anni moltissime aziende hanno costruito il loro posizionamento sulla velocità: trasformazione, discontinuità, vantaggio del first mover, nuovi modelli, nuovi agenti, nuovi data center. Insomma, la velocità era la promessa di valore.

Il problema diventa la coerenza del racconto

Agli investitori però non piacciono le sorprese. Quanto è credibile chiedere di andare più piano mentre si prepara una delle più grandi operazioni finanziarie mai viste nel settore? Anthropic avrebbe scelto il Nasdaq per una possibile quotazione. Qui la questione smette di essere soltanto tecnologica. Infatti, se un’azienda dice contemporaneamente «dobbiamo rallentare» e «stiamo costruendo un business da migliaia di miliardi», il problema diventa la coerenza del racconto. E se il racconto non convince, i capitali possono diventare più selettivi.

La corsa all’IA vuole rallentare, ma cosa succede se frenano anche i mercati?
Intelligenza artificiale (Pixabay).

Se il capitale tira il freno a mano, i primi progetti a essere messi in discussione potrebbero essere quelli nei quali l’IA è soprattutto una promessa fatta di trasformazioni annunciate prima ancora di essere comprese, di investimenti giustificati più dalla paura di restare indietro che da un bisogno preciso, da applicazioni difficili da collegare a risultati concreti, da impatti nella vita quotidiana di cui non si conosce la portata.

Decelerazione e crescita finanziaria sono questioni compatibili?

Come sempre, è una questione di fiducia, e la fiducia si costruisce nel tempo, quando il comportamento segue in modo coerente le parole. Questo rende credibili le parole. Al momento, il dato concreto è che la stessa azienda che invita il settore a riflettere sulla velocità dello sviluppo si prepara a una possibile quotazione di dimensioni straordinarie. Alcuni analisti considerano il rallentamento e la crescita finanziaria due questioni compatibili. Altri vi vedono una contraddizione.

Il prossimo capitolo della corsa all’IA potrebbe essere meno spettacolare

A fare la differenza sarà la capacità di Anthropic, e dell’intero settore, di spiegare con precisione che cosa significhi andare più adagio, quali attività debbano essere rallentate e quali, invece, possano continuare a crescere. Per questo il prossimo capitolo della corsa all’intelligenza artificiale potrebbe essere meno spettacolare del precedente, ma molto più importante. Si tratterà di chi riuscirà a dimostrare che quella potenza produce valore senza chiedere agli altri di sospendere il proprio giudizio. Perché quando il capitale è abbondante, quasi ogni promessa può sembrare plausibile. Ma quando il capitale diventa più selettivo, le promesse devono cominciare a dimostrare qualcosa. E forse è proprio questa la prossima frontiera dell’intelligenza artificiale: costruire organizzazioni alle quali le persone continuino a credere mentre corrono.