Pagani. Tre condanne annullate e altre da rivedere per un capo di imputazione. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione per 7 imputati ritenuti esponenti del clan Fezza e condannati a giugno 2025 dalla Corte d’Appello di Salerno che aveva comminato 130 anni di reclusione. Per Giuseppe Attianese (10 anni e 10 mesi), Alfonso Marrazzo imprenditore Pedema (4 anni e 8 mesi) e Giuseppe De Vivo (10 anni) nuovo esame ad altra sezione della corte d’Appello. Il blitz è quello di fine 2022 quando furono colpiti i clan “Fezza-De Vivo” di Pagani e “Giugliano” di Poggiomarino detto “il minorenne”. La cosca paganese, guidata da Francesco Fezza e Andrea De Vivo, dopo aver estromesso Antonio Petrosino D’Auria – anche lui storico appartenente alla consorteria criminale della città di Sant’Alfonso -, aveva mantenuto il predominio assoluto sul territorio di Pagani e in buona parte dell’Agro Nocerino Sarnese, controllando il mercato degli stupefacenti, imponendosi con richieste estorsive e riuscendo ad infiltrarsi nell’economia legale in settori particolarmente delicati. Particolarmente pervasiva sarebbe proprio l’attività posta in essere al fine di inserirsi nel sistema economico. Emblematico per la pubblica accusa quanto avvenuto a partire dal mese di maggio 2020, in corrispondenza del periodo successivo al al primo “lockdown”, quando il clan avrebbe imposto nel settore delle sanificazioni la cooperativa Pedema, società gestita da Alfonso Marrazzo e controllata dai vertici del sodalizio. In una circostanza ci sarebbe stato anche un pestaggio nei confronti di un imprenditore concorrente. Per la procura di Salerno almeno fino al 2020 a Pagani era attiva un’associazione finalizzata al narcotraffico al cui vertice vi erano Andrea De Vivo, Francesco Fezza e Daniele Confessore che inizialmente riforniva, con particolare frequenza, di ingenti quantitativi di droga diversi pusher presenti sul territorio, imponendo loro i prezzi e ricorrendo ad atti di violenza ed a minacce di gravi ritorsioni, per ottenere dai debitori il puntuale pagamento dei corrispettivi dovuti. Questo è quanto scrivevano i giudici del III Collegio del Tribunale di Nocera Inferiore, nelle motivazioni della sentenza contro il cartello paganese. Ora la decisione della suprema Corte con motivazioni. Rinvio anche per Gennaro Marra (10 anni), mentre è stata annullata la sentenza nei confronti di Daniele Confessore Andrea De Vivo e Francesco Fezza (oltre 60 anni complessivi) limitatamente a un reato e quindi pene da rivedere.
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