Chi è Massimiliano Lisa, il civico in corsa per Milano contro destra e sinistra

Quando Massimiliano Lisa si è candidato sindaco di Milano, alla guida della lista civica Milano Libera, quasi tutti i commentatori hanno convenuto su due osservazioni. La prima: è utopico pensare di inserirsi nella competizione tra centrosinistra e centrodestra, definendosi equidistante. E questo in effetti è difficile da negare. La seconda: probabilmente lo fa per rivalsa verso l’amministrazione-Sala, con la quale ha in corso un contenzioso rispetto agli affitti del Museo Leonardo, che ha fondato e dirige. La vicenda ha preso una piega anche penale quando Lisa ha querelato Beppe Sala per diffamazione, ma ancora più significativi sono i suoi esposti sfociati in inchieste per corruzione e turbativa d’asta. Il sindaco ha parlato di «una parte della Procura che fa politica», riferendosi alla candidatura dell’ex pm Tiziana Siciliano, già titolare dell’inchiesta sull’urbanistica, che si propone come vicesindaco. Sulle sue motivazioni, Lisa è però piuttosto convincente.

Dall’editoria al Museo di Leonardo

Cinquantanove anni a ottobre, Lisa è un vero e proprio figlio della “Milano da bere”. Nel 1985, a soli 18 anni, ha fondato la sua prima casa editrice lanciando prodotti di successo come Commodore Gazette e Informatica VideoMagazine. Dopo 20 anni nell’editoria, si è reinventato come imprenditore culturale con l’avventura del Museo Leonardo. «La Milano degli scorsi anni mi ha dato l’occasione per realizzarmi», spiega a Lettera43. «Quella di oggi è molto cambiata: non dà opportunità a me, figurarsi ai più giovani! E anche per questo che mi candido, altro che rivalsa personale… ». In una campagna elettorale piuttosto povera di idee, Lisa è letteralmente un fiume in piena: le sue proposte sono diventate anche un libro (La Repubblica di Milano), oltre che il programma elettorale di Milano Libera.

Chi è Massimiliano Lisa, il civico in corsa per Milano contro destra e sinistra
La copertina de La Repubblica di Milano.

L’ambizioso «Metodo Leonardo»

Il «Metodo Leonardo», ambiziosamente riferito sia all’esperienza del genio sia a quella del museo, è ovviamente al centro del suo progetto. «Arte e tecnologia devono fondersi, perché le cose più significative nascono dalla contaminazione», dice Lisa. «Abbiamo grandi scuole e università, ma il Comune deve fare da aggregatore, per creare un circolo virtuoso. Non possiamo più limitarci alle mostre dei soliti noti: bisogna dare gli spazi pubblici a tutti. L’assessore Tommaso Sacchi ha speso circa 80 milioni per la cultura, ma personalmente non ho visto grandi risultati per la città». 

I giovani sono il punto di partenza

Il tema dell’urbanistica milanese non viene affrontato con toni da denuncia, ma con un approccio teorico basato sul concetto di “Post-democrazia” di Colin Crouch, che Lisa considera il più influente tra i sociologi viventi: «Oggi la politica non si fa più. A comandare è l’economia», continua. «Noi votiamo, ma il nostro potere finisce lì e i partiti non sono in grado di risolvere il problema. Lo disse chiaramente anche Alan Greenspan, dimettendosi dalla Fed e profetizzando che il successivo presidente Usa – chiunque fosse stato – non sarebbe riuscito a governare, perché tutto sarebbe rimasto in mano ai poteri forti». Potrebbe sembrare che ci stiamo allontanando troppo da Milano, ma non è così: «Questo si riflette nelle scelte immobiliari e urbanistiche locali, che devono essere fatte per il bene dei cittadini e non degli investitori. Questi ultimi si spaventeranno nel sentirmi parlare così, ma sappiano che con me sindaco potranno certamente continuare a lavorare, però con parametri diversi, a partire dagli oneri di urbanizzazione e dalla percentuale di edilizia pubblica». Secondo Lisa le più importanti città europee nei prossimi anni si distingueranno per la capacità di attrarre i giovani non solo per studiare, ma anche per rimanervi con un progetto di vita, basato su affitti accessibili e possibilità di fare impresa, anche grazie alle agevolazioni pubbliche. «Faccio un esempio pratico su Milano: la metà degli spazi nei mezzanini nelle metropolitane era sfitta e con impianti elettrici da sistemare, così è stato fatto un contratto ventennale con dei francesi, che si occuperanno di tutto», spiega. «Un’amministrazione virtuosa avrebbe invece potuto concedere questi spazi ai giovani neolaureati a condizioni di favore. C’è una grossa differenza tra amministrare e governare: amministrare significa pensare al presente, governare significa pensare ai prossimi 10, 15, anche 50 anni». 

L’idea di comunità

«Oggi è molto difficile pensare a un futuro a Milano», prosegue Lisa. «Me lo ha detto anche una donna anziana, nata del 1943. Mi ha raccontato la storia di un suo vicino di casa coetaneo, che si è impiccato dopo essere stato sfrattato. Certo, aveva problemi psicologici, ma queste persone vanno aiutate, infatti nel mio programma c’è un bando per 500/700 educatori di strada. Era molto diverso nella Milano socialista degli Anni 70: l’allora Sindaco Paolo Pillitteri si recò in quello stesso caseggiato per chiedere a ciascun condomino come volesse che fosse ristrutturata la propria casa». Il riferimento al vecchio Partito Socialista non è però una dichiarazione di appartenenza politica. «Il mio primo voto è stato per il Partito Repubblicano di Spadolini e poi ho sempre votato al centro. Mai a destra, ma sono sempre stato aperto alle idee di tutti», precisa Lisa. «Il concetto più importante è quello di bene comune: per ogni progetto bisogna chiedersi quale sia l’utilità per la comunità. Non dico di tornare al pericoloso comunismo di inizio secolo scorso, ma al tavolo delle decisioni devono essere rappresentati tutti gli interessi, non solo quelli della finanza. Dopo la vicenda San Siro, gli annunci sull’edilizia popolare da parte degli amministratori in carica fanno ridere».

Trasparenza e contatto diretto coi cittadini

Sul lobbismo esistono una legge nazionale e una norma regionale lombarda, che però riguarda solo il Consiglio e non la Giunta. Il Comune, invece, segna il passo. «Tutti gli incontri con portatori di interesse invece vanno tracciati sul sito e deve essere evidente l’effetto che queste interlocuzioni hanno sulle delibere», incalza Lisa. «Per essere veramente trasparenti non basta pubblicare un bando, ma bisogna spiegare i processi che hanno portato a decidere in quel senso, anche rispetto alle cifre. Non tutti i cittadini hanno gli strumenti per capire cosa sta dietro certe decisioni e bisogna spiegarsi chiaramente». «Se fossi sindaco», promette, «un pomeriggio alla settimana sarebbe dedicato al ricevimento dei cittadini da parte di tutti i membri della Giunta, me compreso». 

Chi è Massimiliano Lisa, il civico in corsa per Milano contro destra e sinistra
Lo skyline di Milano.

La propaganda sulla sicurezza

Il tema della sicurezza è spesso foriero di polemiche politiche tra destra e sinistra e su questo Lisa si colloca davvero in una posizione terzista: «Non c’è democrazia se non c’è sicurezza, perché ognuno ha il diritto di sentirsi libero di muoversi senza rischiare la propria incolumità», mette in chiaro. «Questa sensazione di insicurezza è prodotta sia dal governo nazionale, di centrodestra, sia da quello locale, di centrosinistra. Forse però è persino voluta: se tutti parlano di questo tema (sul quale i sovranisti prosperano) non ci si occupa dei problemi reali, a partire dagli stipendi da fame che sono un altro frutto dell’incompetenza diffusa tra chi ci governa. La debolezza della politica fa felice la finanza, che si compra tutto ed esercita il vero potere». Per questo, ed è l’altra promessa elettorale, «convocherei subito la Polizia locale per un piano di sicurezza con le forze a disposizione, ovviamente concordato con i sindacati. Anche l’aumento delle pattuglie notturne, recentemente deliberato in consiglio comunale, viene rivendicato dal candidato “ribelle”: «Era un’idea presente nel mio programma, solo che loro non si sono disturbati a condividerla e l’hanno imposta dall’alto».

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La mobilità e il trasporto pubblico

Rispetto alla mobilità, Lisa propone di partire dall’emorragia dei dipendenti ATM che non possono permettersi di vivere a Milano: «Senza personale non puoi erogare i servizi. La recente assunzione di autisti tunisini non è una soluzione di lungo termine, se rendi invivibile la città per una fascia di popolazione. Questa amministrazione ha tagliato diverse linee di superficie su gomma, col risultato che in certe zone i mezzi non passano, se non con frequenze insoddisfacenti». Viene poi avanzata la proposta di concedere il biglietto gratis a studenti e anziani, ma con una certa cautela. Intanto già esistono agevolazioni per ISEE bassi e poi c’è il grosso problema delle coperture economiche. «Al momento non possiamo prometterlo, ma contiamo di recuperare risorse internalizzando funzioni oggi in appalto, con risultati non soddisfacenti», precisa.

Il riassetto delle partecipate: no alle privatizzazioni

Lisa è durissimo in merito all’ipotesi di una superholding che faccia da cappello a tutte le partecipate del Comune, avanzata dall’assessore al Bilancio Emmanuel Conte: «Non mi stupirei se in campagna elettorale questa idea venisse rimangiata, ma già averlo pensato è un buon motivo per non affidarsi più a lui e alla vicesindaca Anna Scavuzzo. Sono contrario alla privatizzazione di ATM e di tutte le altre partecipate. Voglio fare l’opposto». Tradotto: MM per il candidato andrebbe fusa con Milanosport e forse anche con altre partecipate, «per risparmiare sulla governance e svolgere più funzioni, dalla manutenzione delle case (di cui tutti si lamentano) al ritorno all’edilizia pubblica». Per la verità già oggi MM si occupa di case, poi ci sono dei vecchi problemi mai risolti: «Bisogna anche riprendere a fare la manutenzione delle strade, oggi in condizioni inaccettabili. Invece va impedito che centri sportivi come il Carraro rimangano chiusi, cosa che ha conseguenze anche sul disagio e quindi sulla sicurezza». Anche qui, il problema dei fondi è ben noto a chiunque si sia mai occupato di sport in città: «Ci vorranno anni, perché la situazione è difficile, ma bisogna cominciare a farlo e smetterla di affidarsi ai privati».