Ravera, in lui prevaleva l’anima cristiana

Aniello Salzano

E’ un giorno triste per me, come lo è per tantissimi altri che hanno avuto la fortuna di conoscere il prof Bruno Ravera, e che oggi ne piangono la dipartita. L’ho incontrato la prima volta negli anni ’70, quando io ero un giovane dirigente del Movimento giovanile della Democrazia Cristiana e lui già importante e ascoltato Consigliere comunale di Salerno, dossettiano, appartenente alla corrente di Moro, ma soprattutto stimato e affermato professionista. All’interno della Democrazia Cristiana ci muovevamo su binari differenti, ma paralleli. Egli infatti era un moroteo doc, conquistato dal rigore morale e dalla lungimiranza del Presidente Moro, io invece ancorato nella “Sinistra di Base” con de Mita e Gargani. Eppure quelle sfumature, che nei Congressi del Partito sembravano distanze, nella quotidianità sparivano. Eravamo prima di tutto due democristiani convinti, uniti dai medesimi valori ed ideali e dalla certezza che la politica servisse a far crescere Salerno, sia moralmente che materialmente. La notizia della sua scomparsa mi ha addolorato molto, quanto quella di altri carissimi amici, Gaspare Russo e Peppino Gargani che di recente ci hanno lasciato e che hanno segnato il mio percorso politico, gli anni del mio impegno in politica. Quando ne sono stato informato mi sono tornati alla mente gli incontri politici vissuti insieme nell’impegno comune profuso per la nostra città. Con tristezza e nostalgia sono riandato indietro negli anni, ai nostri incontri del MEIC, di cui è stato per anni Presidente, e alle numerose riunioni della Direzione provinciale della Democrazia Cristiana, quando lo ascoltavo con particolare attenzione, affascinato dal suo eloquio forbito, dall’intelligenza delle sue proposte e dai suoi ragionamenti, caratterizzati da precisione analitica e ricchi di grande acume. Il prof. Bruno Ravera ha dedicato la propria vita al bene e al progresso della nostra città: lo ha fatto come politico e come professionista, da medico cardiologo, una professione che amava quanto la sua famiglia. Ha vissuto senza compartimenti stagno: il medico, l’uomo privato, il Sindaco, ogni ruolo era guidato dalla stessa coerenza e dallo stesso impegno. Come cardiologo stimato non curava solo le patologie, ma si faceva carico della sofferenza delle persone con una vocazione rara, la sua vera missione. Con lo stesso spirito di servizio ha servito e guidato da Sindaco la città. Lo è stato in un periodo particolarmente delicato nella vita politica del nostro Paese. Erano gli anni delle Brigate rosse, degli attentati alle istituzioni democratiche, violentate ed insanguinate da atti di estrema ferocia, di cui la vittima più illustre fu l’on. Aldo Moro. Che appena pochi mesi prima aveva pregato e convinto il prof. Ravera ad accettare l’incarico a Sindaco di Salerno. La città che nel corso degli anni gli ha sempre tributato affetto, riconoscendo in lui una straordinaria signorilità e la capacità di ascoltare tutti senza mai alzare muri, facendo sentire l’interlocutore stimato e compreso. Nessuna strategia particolare: in lui molto semplicemente prevaleva l’anima cristiana che metteva il prossimo sempre al centro. Come Presidente dell’Ordine dei Medici, non è stato un semplice punto di riferimento della professione medica, bensì il pilastro, il cardine, su cui si è sviluppato nel corso di tantissimi anni l’attività dell’Ordine, impegnadosi in prima persona con straordinaria tenacia per la nascita della Facoltà di medicina nell’Università di Salerno. La sua scomparsa lascia un vuoto pesante in tutti noi, in me che ho condiviso un percorso iniziato oltre 50 anni fa. Di lui resta l’immagine nitida di un galantuomo della politica che ha servito con spirito di servizio, senza mai servirsene, il suo rigore morale, il suo amore per Salerno e il suo Ospedale nel quale con generosità ha operato per tanti anni. Di lui ci rimane l’immagine della sua vita ! Ciao caro professore e grazie per esserti speso per tutti noi !

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