Droga dalla Calabria, 70 anni per boss e affiliati

Pagani/Scafati/Vesuviani. Droga dalla Calabria per la Campania e l’Agro nocerino: quasi 70 anni di pena concordata in Appello per 9 imputati accusati di gestire un traffico di cocaina dopo un patto tra clan. Lo ha stabilito la Corte d’Appello di Catanzaro ( presidente Ippolito Luzzo, a latere Pietro Scuteri e Michela Ciociola). Sconta 18 anni Domenico Tamarisco “Nardiello” il boss di Torre Annunziata stabilitosi in Calabria. Sei anni in meno rispetto al fino grado. Quattro anni di reclusione per Gianluca Lano di Pagani e Ivan Busiello di Scafati rispetto ai 6 del primo grado. Sconta 9 anni e 8 mesi Salvatore Maiorino di Nocera Inferiore rispetto ai 12 della prima sentenza, un anno in meno per Pietro Santagada (13 in primo grado), 10 anni di reclusione per il nocerino Luigi Vicedomini (16 anni in primo grado), stessa pena per Patrizio Fiume originario di Portici, che aveva incassato 16 anni. Tutti sono stati intercetti dai pubblici uffici per 5 anni. Collegio difensivo composto dagli avvocati Giorgia Greco, Giuseppe Della Monica, Antonio Usiello, Francesco Vicidomini, Bonaventura Carrara e Giuseppe Fedele. Si chiude così il secondo grado di giudizio davanti ai giudici dell’Appello di Catanzaro l’inchiesta della Dda calabrese che aveva sgominato nel 2023 un’organizzazione ben strutturata, con ruoli precisi e una rete estesa tra la Calabria e la Campania. Fu questa l’immagine che era emersa al termine di una lunga e complessa inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, che aveva portato a condanne per quasi cento anni complessivi di reclusione. Al centro delle indagini, un vasto traffico di cocaina che dal Reggino, passando per Scalea, riforniva le piazze di spaccio dell’Agro nocerino-sarnese e del Vesuviano. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il punto nevralgico dell’operazione era nel comune di Scalea, dove agiva sotto sorveglianza speciale proprio Domenico Tamarisco. Sarebbe stato lui il fulcro dell’intesa criminale che avrebbe collegato esponenti di clan camorristici campani a figure di spicco delle cosche calabresi attive nel reggino. Tamarisco era stato condannato a 24 anni di carcere. Stessa sorte, con pene lievemente inferiori, per altri affiliati del sodalizio. Nel complesso, le pene inflitte in primo grado avevano superato quelle richieste inizialmente dalla Procura. Una struttura criminale articolata, con ruoli precisi: fornitori, acquirenti, corrieri, custodi e distributori della sostanza stupefacente. Le attività di Tamarisco avrebbero avuto il supporto di sodali calabresi, conosciuti nel periodo trascorso a Scalea, che lo avrebbero accompagnato anche a summit organizzati in Campania per trattare affari illeciti con altre consorterie criminali. Nella vicenda era emerso anche il nome del boss nocerino Antonio Pignataro, ex esponente della Nuova Camorra Organizzata, noto per essere stato coinvolto nell’omicidio della giovane giudice Simonetta Lamberti nel 1982 e morto lo scorso anno mentre era agli arresti domiciliari L’inchiesta aveva fatto luce su una rete ben oliata e ramificata, capace di far giungere lo stupefacente dalla Calabria fino al cuore della provincia di Salerno. Ieri la sentenza a Catanzaro.

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