Ospedale di Agropoli, lettera aperta: “Protestate ma con rispetto”

di Cittadini Ospedalizzati*

Riceviamo e pubblichiamo, dopo aver verificato la fonte, l’appello di un gruppo autonomo di cittadini, composto da pazienti, parenti e operatori sanitari che condividono, per motivi diversi, il dover rimanere presso l’ospedale di Agropoli.

Gentili redazioni,
siamo un gruppo autonomo e spontaneo di cittadini che in questi giorni stanno condividendo quella che abbiamo definito un’“esperienza”. Tra noi ci sono pazienti, loro familiari, infermieri e medici e ci accomuna l’ospedale di Agropoli. Qualcuno di noi è ricoverato, qualcun altro ha un proprio caro nei reparti, qualcuno vi lavora.

C’è poi chi, e qui viene la parte più importante, ha ricoverato un proprio parente malato terminale. Solo chi ci è passato sa cosa vuol dire vedere un proprio familiare spegnersi pian piano senza poter fare nulla, se non alleviare e rendere sopportabili le ultime ore prima dell’ultimo respiro. Di notte ci ritroviamo qui e inevitabilmente siamo diventati un gruppo, una famiglia, direbbe qualcuno, ma sappiamo bene che le famiglie sono altro, così come i rapporti.

Ed è durante una di queste notti che insieme abbiamo deciso di scrivere questa lettera aperta da inviare alle redazioni, pur essendo totalmente estranei a questo mondo. Apprezziamo moltissimo gli sforzi che alcuni cittadini di Agropoli e del Cilento stanno mettendo in atto per avere una sanità più giusta e chi più di noi può sapere cosa significhi avere un ospedale funzionante dove potersi curare. È davvero umiliante, però, vedere che un presidio, nato da un comitato di lotta, si sia trasformato in un bivacco. Qui c’è gente che soffre, figli che stanno perdendo un genitore, professionisti che lavorano tra mille difficoltà e, a qualche metro di distanza, c’è chi mangia, beve, balla e canta. Nelle scorse ore, per non farci mancare nulla, abbiamo anche assistito a uno spettacolo teatrale con tanto di applausi e risate. Protestare è un diritto sacrosanto, soprattutto se l’obiettivo è la riapertura del pronto soccorso, ma protestare non significa sostare sotto una tenda nella quale si mangiano pizze, si beve e si brinda.

Tali prodezze, dato che non ci si vuole far mancare nulla, vengono rese pubbliche anche sui vari social. Ed è qui che una protesta giusta, forte, condivisibile e da onorare diventa una farsa, un momento ricreativo. Nessuno di noi dice o sostiene che chi protesta non debba rifocillarsi, ma vedere pizze, angurie, cornetti, dolciumi vari e bevande, ovviamente anche alcoliche, davanti a un luogo di sofferenza è una mancanza di rispetto nei confronti dei malati, dei familiari e dei lavoratori. Qualcuno tra di noi è stato sotto la tenda davanti all’ospedale e ha trovato divani, frigoriferi, ventilatori e tanti viveri.

Uno spettacolo non degno di una protesta, altro fattore che ci ha spinti a metterci insieme e a scrivere. L’appello che ci sentiamo di rivolgere pubblicamente, attraverso questa lettera aperta, è molto semplice: chi protesta continui a farlo, ma evitando eccessi di tipo enogastronomico, perché il presidio non è la sagra del fusillo, né musicale o teatrale, perché in queste stanze c’è chi affronta prove davvero difficili, dalle quali, almeno per qualcuno, difficilmente uscirà vivo. Protestiamo tutti insieme per il diritto alla salute, ma le feste e i bivacchi facciamoli nel nostro privato, non davanti a un luogo di sofferenza.

La tenda della protesta è stata trasformata in una tenda da circo, facendo perdere dignità e importanza alla manifestazione. Infine, qualora le pregevoli testate a cui ci rivolgiamo dovessero ritenere valido quanto da noi scritto, chiediamo loro di mantenere il nostro anonimato, perché conosciamo qualche membro del suddetto comitato e siamo consapevoli della violenza, verbale e non, che qualcuno di loro può mettere in atto. Violenza verbale che è già stata riservata a qualche cittadino che ha osato dissentire.

*Sottoscrittori di lettera aperta a chi manifesta davanti all’ospedale di Agropoli

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