Salernitana, Ia vs Iervolino. Fantasia o realtà?

Presidente Iervolino, finalmente riusciamo a intervistarla. Era difficile trovarla: si dice che ultimamente eviti persino di passare davanti allo stadio.

«Non è vero. Ci passo regolarmente, ma tengo gli occhi chiusi. È una forma di autodifesa».

La Salernitana è in crisi. Si aspettava una stagione così disastrosa?

«Assolutamente no. Avevamo costruito una squadra competitiva. Almeno sulla carta. Poi, evidentemente, qualcuno ha dimenticato di avvisare i calciatori che bisognava giocare anche la domenica».

Ma lei non è il proprietario? Non è lei che sceglie uomini e strategie?

«Certo, ma mica posso controllare tutto! Ho affidato la squadra a professionisti qualificati. Se poi mi hanno raccontato che avevamo acquistato dei fenomeni e mi sono ritrovato con una compagnia di giro, non è tutta colpa mia».

E il direttore sportivo?

«Una figura fondamentale. Deve saper individuare i giocatori giusti, costruire una squadra e programmare il futuro».

Insomma, quello che forse è mancato alla Salernitana?

«Non mettiamola così. Diciamo che abbiamo sperimentato un nuovo modello di programmazione: prima acquistiamo, poi vediamo dove sistemarli».

Gli allenatori, invece, sembrano avere una data di scadenza.

«Non è colpa mia se qualcuno non riesce a trasmettere il mio entusiasmo. Io vorrei vincere sempre, loro ogni tanto si accontentano di non perdere».

Presidente, ma non è che ha cambiato più allenatori che giocatori?

«Sto valutando anche questa possibilità. Magari la prossima volta prendiamo direttamente un allenatore con il contratto a partita singola. Così almeno risparmiamo».

I tifosi sono esasperati. La contestazione cresce e la fiducia nei suoi confronti sembra ormai ai minimi termini.

«Mi dispiace. Ma vorrei ricordare che ho investito tanto. Ho messo soldi, tempo e passione».

Presidente, i tifosi non le chiedono di esibire gli estratti conto. Le chiedono una squadra che giochi a calcio.

«Questo è vero. Però vorrei anche un po’ di riconoscenza. Quando sono arrivato tutti mi consideravano un salvatore. Adesso sembra che abbia commesso un reato».

Forse perché tra le aspettative e i risultati c’è una differenza abbastanza evidente.

«Non posso negarlo. Ma il calcio è imprevedibile. A volte spendi milioni e non vinci, altre volte spendi poco e fai una grande stagione».

E allora perché non ha ascoltato chi chiedeva maggiore competenza e meno improvvisazione?

«Perché nel calcio tutti sono competenti. Dopo una sconfitta diventano direttori sportivi anche quelli che fino al giorno prima non sapevano distinguere un terzino da un tornante».

Una cosa però è certa: la Salernitana non può vivere di annunci e buone intenzioni.

«Sono d’accordo. Ci vuole un progetto».

Ma non era proprio questo il progetto che aveva promesso?

«Sì, ma evidentemente dobbiamo aggiornarlo. Stiamo lavorando».

Presidente, una domanda cattiva: se dovesse giudicare il suo operato con un voto, quale si darebbe?

«Un sei politico».

Così generoso?

«Beh, se mi boccio da solo, poi i tifosi cosa fanno? Mi chiedono pure la supplenza?».

Che cosa vuole dire ai tifosi granata?

«Che devono continuare a sostenerci. La Salernitana è una grande passione e merita rispetto».

E lei continuerà a essere il presidente?

«Vedremo. Nel frattempo prometto che alla prossima partita sarò presente».

In tribuna?

«No, dietro la panchina. Così, se le cose vanno male, almeno posso suggerire qualche cambio».

Presidente, ma non è lei che dovrebbe cambiare qualcosa?

«Direttore, lei fa troppe domande. Mi sa che la prossima intervista la concedo al magazziniere. Almeno lui mi chiede soltanto le chiavi del deposito».

Un’ultima curiosità: per la prossima stagione ha già in mente il nuovo direttore sportivo?

«Stiamo valutando diversi profili».

E l’allenatore?

«Anche».

I giocatori?

«Naturalmente».

Presidente, ma almeno la squadra la farete prima di cominciare il campionato o aspetterete di conoscere il risultato delle prime dieci partite?

«Direttore, lei è venuto qui per intervistarmi o per farmi il processo?»

Per intervistarla. Il processo, eventualmente, lo farà la classifica. E quella, purtroppo per lei, non ha bisogno di giornalisti per fare le domande

 

 

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