Legge di bilancio? Da recessione. Un Governo ignorante su ricerca

di Aldo Primicerio

 

Se, con attenzione imparziale, si va a leggere il testo della legge di bilancio 2027, si possono notare solo sconti, bonus, ed una ridicola esenzione del bollo auto (disabili, auto fino a 108 cv di sole persone fisiche, veicoli d’epoca). E la solita stitichezza politica sulla ricerca scientifica, su cuispiegheremo più avanti. Sì, qualche apprezzamento viene riconosciuto per la prudenza sui conti publici e per una lieve riduzione del deficit. Ma, nella sostanza, ci si trova dinanzi ad una manovra manifestamente elettorale. Da cui restano escluse tutte le misure strutturali importanti, lasciate al governo futuro. E quindi, giù critiche un po’ da tutti, sindacati, categorie interessate da tagli e priorità di spese, cittadini comuni.

 

Due i settori su cui questo governo sarà chiamato a rispondere alle urne tra aprile e giugno 2027

La prima è la sanità pubblica. Opposizioni, sindacati e categorie professionali interessate denunciano un progressivo definanziamento del Servizio Sanitario Nazionale. Evidenziano il calo delle risorse per il sistema sanitario e la carenza cronica di fondi per il personale e le assunzioni, fattori che hanno portato all’annuncio di mobilitazioni sindacali. La Meloni dice che è da stupidi dire che i soldi in bilancio dati alla sicurezza sono tolti alla sanità, perché invece sono assegnati alla salure dei cittadini. Noi le rispondiamo che è altrettanto stupido ignorare che il suo Governo per il 2027 spenderà 41 miliardi per nuovi sistemi di riarmo. Quindi riarmiamoci pure. Mentre la gente muore in ambulanza o perché mancano medici infermieri e strumenti per il Pronto Soccorso.

L’altra voce è la scuola. Il testo prevede una riduzione di quasi 7.000 posti negli organici scolastici a partire dall’anno scolastico 2027/2028 (tra cui oltre 4.900 docenti e più di 2.000 unità di personale ATA), scatenando forti proteste del comparto. Sullo sfondo un intento frettoloso e superficiale, dietro il quale emerge l’assenza di una vera e seria strategia che punti allo sviluppo ed alla produttività del Paaese. Le restrizioni sono lo specchio di una mancanza di slancio e di una stitichezza politica e programmatica destinate a penalizzare i servizi sociali, il ceto medio e le risposte che questi si attendevano di fronte alle emergenze del Paese

 

Ma la vera mancanza di visione futura è nella ricerca, dove il mondo scientifico si aspettava una svolta che non c’è stata

Fin qui siamo stati veloci su sanità e scuola. Perché abusate ed inflazionate dalla marea di parole e di commenti dei media. Ma anche perché volevamo approfondire un’autentica priorità del nostro futuro, la ricerca scientifica. In particolare quella cosidetta human-based, quella che studia le malattie ed i farmaci utilizzando solo cellule, tessuti, dati e modelli computazionali di origine umana, e non animale come si è fatto finora e si continua a fare. Spesso sottostimata ed anche misconosciuta. Su cui i precedenti governi non hanno mai brillato, ma quello in carica ha toccato il fondo. Dal 2014 allo scorso anno l’incidenza della spesa in ricerca e sviluppo sul PIL in Italia è rimasta sostanzialmente stagnante, passando dall’1,33% del 2014 all’1,40% del 2026. Percentuali ridicole. Chi ha trainato questa piccola spesa? Innanzitutto il comparto universitario (con un balzo del +13,4% nel 2024) e le grandi imprese/multinazionali (+6,4%). E chi ha frenato? Le piccole e medie imprese, che hanno ridotto gli investimenti in ricerca (le piccole imprese registrano un calo del -13,7%), evidenziando un sistema a due velocità in cui l’innovazione fatica a diffondersi nel tessuto produttivo diffuso. Vi ha scritto un brillante commento Francesca Pistolato, Senior Program Director, Biomedical Science presso Humane World for Animals

 

Politica incolta ed inadeguata, Ieri e oggi. Anche sui NAM, alternativi alla sperimentazione animale.

Sono i Nuovi Approcci Metodologici, più affidabili e pertinenti per la prevenzione, la diagnosi, lo sviluppo di farmaci e la valutazione della tossicità sugli umani. Noi in Italia abbiamo ricercatori e centri di eccellenza. Ma manca una strategia nazionale di investimento adeguata e continuativa sui nuovi approcci di metodo.. A loro la politica assegna la miseria di 2 milioni di euro all’anno. Il Governo Meloni ed il Ministero della Salute li chiamano finanziamenti. Si vergognino. La sproporzione appare subito eloquente rispetto ad altri Paesi. Nei Paesi Bassi, ad esempio, per la ricerca biomedica animal-free si dispone di 245 milioni di euro per il 2025-2034. Cioè quasi 30 mln/anno.  Che non finanziano solo lo sviluppo dei Nam, ma anche infrastrutture, validazione e adozione, formazione e trasferimento dell’innovazione all’industria. In Gran Bretagna nel 2026, il Governo ha annunciato ulteriori 75 milioni di sterline per i NAM, inclusi un centro nazionale per la validazione e un hub per modelli preclinici traslazionali. Per non parlare degli Usa. Nel marzo 2026, i National Institutes of Health hanno annunciato oltre 150 milioni di dollari per il programma di sviluppo, standardizzazione e validazione dei NAM

 

Finanziare l’innovazione non significa limitarsi a distribuire piccoli contributi una tantum, ma costruire un ecosistema

Sui NAM anche l’UE si è svegliata. A giugno scorso la Commissione Europea ha adottato la Roadmap per il progressivo superamento dei test animali nella valutazione della sicurezza delle sostanze chimiche, indicando azioni per favorire sviluppo, validazione e adozione di approcci non animali. Invece di lanciare al vento inesattezze e bugie sui presunti primati conseguitio in questi quattro anni, cosa dovrebbe fare la Presidente Meloni? In linea con la prof.Pistolato suggeriamo di prevedere almeno 100 per i prossimi 5 anni, 20 mln annui. Un’elemosina rispetto agli altri Paesi UE ed extra-UE. Ma almeno un cambio di rotta in progetti di ricerca e sviluppo, in infrastrutture condivise, in validazioni che diventino un metodo promettente, in formazione e sviluppo delle competenze. La competitività e la sicurezza, egregio Presidente, non si conseguono dotandosi di armi sofisticate che oggi valgono zero rispetto alle nuove armi ibride, quelle dell’informatica e della telematica: Se, invece che sui missili, puntassimo su ricerca e sviluppo di tecnologie, favoriremmo le imprese, richiameremmo talenti italiani emigrati, riattrarremmo contributi europei, sapremmo difenderci molto meglio. E, particolare non trascurabile, con i NAM risparmieremmo la vita di molti animali.

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