Al Mit e in via Bellerio si sentono ormai come nella Gracie Mansion, la residenza ufficiale del sindaco di New York Zohran Mamdani nell’Upper East Side di Manhattan. Tranquilli, nessun cortocircuito politico: si parla solo di comunicazione.
Un’operazione svecchiamento per attirare i nativi digitali
Matteo Salvini e la Lega sembrano infatti inseguire il modello del sindaco più ‘rosso’ d’America: dal simbolo dell’Alberto da Giussano stilizzato a un uso intensivo di Instagram e TikTok con format leggeri, quiz e giochi, meme e ironia. Un linguaggio più fresco che punta a parlare ai nativi digitali, sfruttando i trend social del momento, con tanto di audio e video virali. Insomma, la nuova ‘Bestia’ cerca elettori tra i giovani e tra chi non ha mai votato Lega con una comunicazione svecchiata e in linea con i tempi. Una svolta significativa che fa sembrare un po’ ‘boomer’ altri politici più tradizionali, come Antonio Tajani, oppure il leghista Luca Zaia, folgorato dai video realizzati l’intelligenza artificiale in cui appare insieme al leoncino di San Marco. Anche Giorgia Meloni, pur abile comunicatrice, sembra più tradizionalista rispetto al ‘nuovo’ Capitano social.
Lo scivolone su Riccione-Ceuta
Il tentativo di rinnovamento, però, non sempre finisce bene. E lo scivolone è sempre dietro l’angolo. Un post in particolare si è trasformato in un caso politico. Ad agosto il Comune di Riccione ha chiesto un risarcimento di un milione di euro per diffamazione dopo che la pagina della Lega aveva pubblicato il video di una spiaggia di Ceuta affollata di persone migranti, con scritto: «Pov (point of view, ndr): è il 2030, sei in spiaggia a Riccione e Matteo Salvini non è ministro dell’Interno».
Il giochino con «Salvini ruspantini»
Nei giorni ‘caldi’ della definizione della legge di bilancio, con le tensioni tra alleati e all’interno della Lega, la pagina del partito ha pubblicato un giochino di ‘doomscrolling’, ossia l’abitudine di fare scrolling alla ricerca di notizie negative, in cui venivano riprodotte le sagomine di Claudio Borghi (col simbolo no euro), Giuseppe Valditara (la scuola), Claudio Durigon (quota 64), Roberto Calderoli (autonomia) e Silvia Sardone (no islam) che si alternavano. Ma chi vince alla fine? «Salvini ruspantini».
Sono un must della pagina TikTok gli attacchi ai maranza, i video con gestacci, quelli contro i migranti o che prendono di mira Ilaria Salis. I comunicatori si sono spinti addirittura a rispolverare un vecchio tormentone di Alessandro Orlando, noto televenditore d’arte: «Mi dovete dare due milioni di euro, due milioni di euro cash».
Le stesse parole usate da Salvini in un video in cui illustra una galleria dell’Alta velocità. Una frase diventata virale sui social e per questo utilizzata anche negli uffici del Mit.
La guerra dei meme
I nuovi contenuti potranno anche macinare visualizzazioni, ma non è detto che riescano a trasformarle in consensi, obiettivo primario di una Lega inchiodata al 5,4 per cento. Forse i meme di casa servono per contrastare quelli che prendono di mira il segretario, di cui la Rete è piena. Di sicuro non contribuiscono a dare affidabilità e serietà a un leader e a un partito in oggettiva difficoltà.
