Vi resta qualche crisantemo? Ecco le tombe su cui deporlo

Non sapete dove mettere quei due o tre crisantemi che vi avanzano dopo la tradizionale visita al cimitero a trovare i vostri cari trapassati? La soluzione più saggia, con quel che costano, è rivenderli sul posto ad altri dolenti. La più generosa, deporli sulle tombe ancora fresche di alcuni illustri scomparsi alla cui perdita abbiamo dovuto rassegnarci. Ecco qualche suggerimento.

Vi resta qualche crisantemo? Ecco le tombe su cui deporlo
Un cimitero (foto di Rodion Kutsaiev via Unsplash).

RIP diritto internazionale

Tutti abbiamo avuto una nonna o un’anziana zia autorevole e amante della concordia familiare, davanti alla quale ci vergognavamo di spintonare il cuginetto piccolo o di scofanarci da soli tutte le pastarelle per la festa della mamma. Bastava il suo «non si fa!» a scoraggiarci, o almeno a negare le marachelle più gravi. Finché un giorno alcuni nipoti gradassi si sono rotti le scatole e l’hanno scaraventata giù per le scale con la sedia a rotelle, stile Goodfellas. Per quanto giudicassimo la povera vecchietta ingenua, pedante e alla fin fine ininfluente, da quando non c’è più lei a bandire la legge della giungla, la famiglia si è sfasciata e al cenone di Natale è meglio nascondere i coltelli. Se ogni tanto ci tocca rimpiangere quella benintenzionata parente, quest’anno non potremo esimerci dal portare un fiore e una prece anche sulla tomba del suo equivalente politico, il diritto internazionale, calpestato a morte dagli stivali di Putin, dai mocassini fetish di Donald Trump e dalle scarpe di Benjamin Netanyahu (magari quelle al cioccolato che nel 2018 il premier israeliano fece servire come bizzarro dessert all’omologo nipponico Shinzo Abe, provocando un clamoroso incidente diplomatico: in Giappone le scarpe sono considerate oggetti disgustosi e nauseanti, più o meno come lo scopino del wc per noi, o gli attivisti della Global Sumud Flotilla per la destra israeliana).

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RIP contratto sociale

A dire il vero, l’entità teorizzata da Jean-Jacques Rousseau è morta da un pezzo: la sentenza capitale l’aveva pronunciata ben 40 anni fa Margaret Thatcher col suo «non esiste la società, esistono gli individui».

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Margaret Thatcher (Ansa).

In seguito i governi, come nipoti inetti e disonesti che occultano nel congelatore il cadavere del prozio per continuare a percepirne la pensione, hanno fatto finta che il contratto sociale fosse ancora vivo e vegeto, in modo da convincere il popolo a starsene buono, a non girare armato e soprattutto a pagare regolarmente tasse sempre più alte. In cambio lo Stato, più suadente del Battiato de La cura, prometteva ai cittadini di superare le correnti gravitazionali e di guarirli da tutte le malattie, perché erano esseri speciali e lui avrebbe avuto cura di loro. Dai e dai, la truffa è venuta a galla, e le manifestazioni dei giovani che infiammano Milano, Parigi, Tirana e Nuova Delhi in realtà sono disperati cortei funebri per un patto sociale irrecuperabilmente decomposto, anche perché oggi gli Stati, più che il welfare, preferiscono finanziare il warfare. Gli under-30 possono sempre sperare nel contratto social: se sbancano su TikTok e su Instagram qualche soldo lo portano a casa.

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Manifestazione degli studenti francesi (Ansa).

RIP woke

Il terrore che il woke, alias politicamente corretto, torni dall’aldilà con le sue irricevibili pretese di rendere la cultura occidentale un po’ meno androcentrica, omofoba, razzista e abilista continua a perseguitare l’opinione pubblica, malgrado i contriti autodafè arrivati perfino da paladine della prima ora come Alexandria Ocasio-Cortez e Chiara Valerio. Del resto “woke” significa “desto e vigile“, condizioni antitetiche all’eterno riposo, e così gli anti-woke invocano pallottole d’argento e paletti di frassino (possibilmente falliformi) per prevenire il risveglio dell’odiato spettro dell’inclusione. I pochi sostenitori rimasti sono entrati in clandestinità, e per prevenire vandalismi e tentativi di profanazione da parte dei fan di Cruciani e del generale Vannacci, hanno tumulato il politicamente corretto in una catacomba segreta, rintracciabile solo seguendo simboli esoterici incisi sui muri: lo schwa, l’asterisco, l‘arcobaleno. Chi nonostante tutto si sente orfano del woke e vuole rendergli un omaggio postumo, tenga presente che il 2 novembre inclusivo si chiama Dead Pride e celebra tutte le identità della sfaccettata community dei non-vivi: defunti, defunte, bidefunti, transdefunti e interdefunti.

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Alexandria Ocasio-Cortez (Ansa).