Il ritorno alla democrazia in un Paese politicamente irrilevante

Aldo Primicerio

 

La discesa in campo degli studenti per la difesa dei diritti. E poi, Greta Thumberg in Italia contro clima e città inadeguate. E poi ancora, la lotta di ragazze e ragazzi in difesa della Costituzione. Sono notizie che non ti aspetti. Tutte buone notizie che ci riportano alla democrazia, a quelle sensazioni ed esperienze legate alla partecipazione ed ai diritti della persona. Buone notizie perché accadono in un Paese come il nostro considerato da tutti politicamente marginale, irrilevante, in pratica inesistente.

 

La lotta studentesca per il diritto ad una scuola efficace ed a più risorse per sostenerla

Lavoro, salute, ambiente, ricerca, cultura, istruzione. Sono i diritti costitruzionali che abbiamo il diritto, anzi il dovere di conseguire. Noi personalmente non abbiamo più gli anni per alzare la voce, ma i giovani sì.  E’ bello vederli scendere in piazza, gridare, sollevare cartelli, mettere al centro dei loro striscioni la Costituzione, sgolarsi per la democrazia, ma senza superere i limiti e fare danni. In Francia purtroppo il limite si è superato. Ma quale segnale ci hanno mandato. Contro le guerre, in difesa del martoriato popolo palestinese, contro il cambiamento climatico, in difesa dei diritti civili. Questi sono i giovani che ci piacciono e che vanno difesi, non i “mente capti” che per noia giocano in strada sulla vita delle persone. Questa la scuola piena di fermenti giovanili, di ribelli svegli e costruttivi, e non certo quella di conformisti e rassegnati. Lo ha scritto mirabilmente, nel suo ultimo libro “Attuare la Cosrtituzione”, Luigi De Magistris, un ex-magistrato, ex- europarlamentare ed ex sindaco di Napoli, un personaggio che vedremmo volentieri tornare in politica anche oggi, in questa palude che è la politica di questi tempi.

 

I motivi della protesta, gli eventi e le tensioni nelle città

I motivi sono tre. Primo, le politiche scolastiche del governo, e quindi la contestazione contro i provvedimenti del governo Meloni e del ministro Valditara, incluse le norme sull’integrazione e sul tetto agli studenti stranieri, definite dai manifestanti come misure di propaganda. Secondo, il diritto allo studio ed il caro affitti, e quindi le proteste contro il carovita, il degrado delle strutture scolastiche e la carenza di alloggi popolari promessi per il diritto alla casa. Terzo, i finanziamenti, da cui soo nati lo slogan principale della mobilitazione (“Soldi alla scuola, non alla guerra”), e la richiesta di maggiori investimenti pubblici per l’istruzione. I momenti di maggiore tensione – è la cronaca delle scorse settimane – a Torino, dove si sono registrati i momenti di maggiore tensione e gli scontri tra studenti e forze dell’ordine (con fumogeni ed estintori presso l’istituto Colombatto e l’occupazione di licei come il Regina Margherita), portando anche ad arresti. Eccessi che non vorremmo vedere. E poi anche a Roma, con migliaia di studenti (stimati in circa 20.000 dai promotori) scesi in piazza in corteo, affiancati da prèsidi, con interventi all’Università La Sapienza sul tema del caro affitti. Manifestazioni, sit-in e cortei si sono svolti anche a Milano, Cagliari, Verona e Siracusa, con il coinvolgimento di docenti e personale scolastico in sciopero.

 

Quali sensazioni genera vivere in una vera democrazia?

Noi che abbiamo vissuto negli anni dell’immediato post-fascismo, ricordiamo bene cosa ha significato vivere in diretta gli anni del boom economico, della speranza, della democrazia vera, quella dettata dai padri costituenti. Altra gente, altra razza di italiani. Ha significato responsabilità e protagonismo, perché il voto e il coinvolgimento nella vita pubblica fanno sentire i cittadini partecipi delle decisioni collettive, e responsabili del bene comune. Ha significato sicurezza e protezione, perché l’assenza di un potere assoluto e la presenza di leggi uguali per tutti (incluso chi governa) fanno sentire la persona tutelata contro gli abusi di forza o l’arbitrio. E poi ha signficato lbertà di espressione, perché la possibilità di dire la propria opinione, di associarsi e di criticare il potere senza la paura di subire punizioni arbitrarie dà un senso di autonomia e dignità personale. Ha significato infine fragilità o disillusione, perché quando la democrazia è in crisi, nei momenti in cui la politica appare lontana dominata dalle disuguaglianze o da logiche di parte, la democrazia può far sentire i cittadini impotenti, frustrati o disaffezionati dalle istituzioni.

 

In cosa e perché l’Italia sarebbe un Paese politicamente irrilevante nel panorama internazionale?

Un segnale recente della nostra irrilevanza? La reazione dei russi alla dichiarazione del nostro Presidente del Consiglio Meloni secondo cui l’impegno americano all’acquisto del gasolio russo è stato un errore, perché finanzia la guerra di Putin e allontana ogni speranza di negoziato. Quale il commento di Maria Zakharova portavoce del Ministero degli Esteri russo? “Non sono affari suoi”. Un secondo segnale, più datato ma ugualmente sconfortante? Lo stop al ministro Crosetto a Dubai, – ricordate? – perché né l’alleato Usa né Israele si ricordarono di preavvisarci dell’imminente attacco all’Iran. Due esempi eloquenti di marginalità internazionale dell’Italia,. Una terza pesante conferma? Quella in occasione dell’apertura di un dialogo tra Usa e Russia, con delegati ucraini, per trattare la fine della guerra, con Regno Unito, Francia e Germania ammessi come uditori. Ma con l’Italia esclusa. Il trio europeo Francia, Germania e Regno Unito — storicamente noto come formato E3 – esclude purtroppo l’Italia dai tavoli ristretti che contano. Quale la reazione del nostro Presidente?  Che, ottenuto il sì da Parlamento e da Commissione UE sulla possibilità dell’Italia di uno scostamento di bilancio dello 0,6% –  cioè di aumentare il proprio indebitamento pubblico – lei non si presenterà al Consiglio Europeo in un momento in cui lo scenario internazionale sta cambiando rapidamente, al punto che non vi è più necessità per l’Italia di indebitarsi con l’UE per 14,4 miliardi per il riarmo. Abbiamo sentito bene? Sta tutto qui il presunto prestigio internazionale della prima donna in Italia Presidente del Consiglio? Di fronte a crisi energetica, ad inflazione erosiva del potere di acquisto degli italiani, al definanziamento di scuola e sanità, a crisi climatica e dissesto idrogeologico, insomma a tutti una lunga serie di guai da cui siamo afflitti, la grande strategia politica di questa maggioranza si riduce all’esenzione per un anno del bollo auto per alcune categorie,  ed all’aumento del debito pubblico per 29 mld di euro – pari a a circa mezza manovra finanziaria – destinato principalmente al riarmo della Difesa nazionale e alla copertura dei costi legati al caro energia. Cosa accadrà nei prossimi due-tre anni lo si può solo immaginare: tagliare i servizi pubblici o inasprire la pressione fiscale? Complimenti a questa maggioranza. Solo qualche cosa buona, ma per il resto solo bugie ed arroganze.

L'articolo Il ritorno alla democrazia in un Paese politicamente irrilevante proviene da Le Cronache.