Lucia Serino
A sud di Eboli la destra fa campagna acquisti. La sinistra rischia di accorgersi della partita quando gli avversari avranno già chiuso il mercato. Roberto Occhiuto si prende la scena in Calabria, rilanciando Forza Italia; Cateno De Luca tratta con Fratelli d’Italia per dare una mano a Giorgia Meloni e, insieme a Ernesto Magorno prova a mettere in rete i sindaci. Altro che periferia, il Mezzogiorno è diventato un cantiere di alleanze per le Politiche del 2027. E la novità è che il reclutamento non passa soltanto dai partiti, ma da chi i voti li ha raccolti uno per uno, davanti al portone di un municipio. Si fa per dire. Magorno, avvocato, ex sindaco di Diamante, già deputato e senatore del Pd, segretario regionale dei democratici prima di approdare a Italia Viva, è il presidente di “Sindaci d’Italia”, il nuovo movimento nato ad Assisi il 4 ottobre e presentato il giorno successivo. Non è un club di amministratori calabresi, né una semplice associazione di primi cittadini meridionali. La rete ha ambizioni nazionali e mette insieme storie politiche assai diverse: dal vicepresidente Angelo Alessandri, già deputato e amministratore in Emilia-Romagna, a Leonardo Grimani, ex sindaco di San Gemini e già senatore del Pd; da Tommaso Barbato, con un passato da consigliere regionale campano e senatore, a Roberto Bernardelli, già amministratore a Milano e in Lombardia, fino a Fabio Venturi, già vicepresidente della Provincia di Verona. Ci sono poi Paolo Amenta, sindaco di Canicattini Bagni e presidente di Anci Sicilia, e Gianni Pino, sindaco di San Filippo del Mela. La tesoriera Paola Carnevale porta un’altra esperienza politica, maturata nel Lazio. Un’Italia in miniatura, insomma, con amministratori in carica ed ex amministratori, parlamentari di ieri e sindaci di oggi. Non tutti vengono dal Sud, non tutti hanno la stessa provenienza politica. In comune hanno che amministrano municipi spesso stretti tra servizi da garantire, bilanci fragili, personale insufficiente e risorse che arrivano da Roma con il contagocce. La collocazione politica resta una questione decisiva, si va a supporto di Giorgia. Poi c’è Cateno De Luca. Sindaco di Taormina, già primo cittadino di Messina, leader di “Sud chiama Nord”, ha costruito la propria forza federando amministratori siciliani e trasformando la polemica contro i palazzi romani in una macchina di consenso. Ora ha ufficializzato l’intesa nazionale con Meloni. L’operazione ha già una traduzione parlamentare: due deputati provenienti da Fratelli d’Italia, Manlio Messina e Luca Sbardella, hanno consentito al movimento di costituire una propria componente alla Camera, superando anche l’ostacolo della raccolta delle firme per le prossime Politiche. De Luca dice di voler contribuire a rendere ininfluente Roberto Vannacci, offrendo al centrodestra una rete di amministratori capace di parlare a un elettorato diverso. E rivendica la propria libertà in Sicilia, dove il progetto autonomista e civico dovrebbe proseguire per conto suo. Un equilibrio non semplice: stare con Meloni a Roma e conservare le mani libere nell’isola, dove gli accordi nazionali devono fare i conti con candidature, alleanze locali e vecchie rivalità. Ma la politica è anche questo, negoziare prima che gli altri decidano al posto tuo. Il dialogo con Magorno può allargare ulteriormente il perimetro. Per ora il progetto comune è in costruzione, dovrebbe essere ufficializzato a fine mese, ma la convergenza mira a portare il capitale politico dei municipi dentro la competizione nazionale. Non è una novità assoluta. Don Luigi Sturzo aveva fatto dei Comuni una palestra di partecipazione e autonomia; oggi, in un Paese dove l’astensionismo cresce e i simboli di partito spesso scompaiono dalle liste locali, il sindaco torna a essere un possibile intermediario tra cittadini e potere. Con una differenza, adesso vuole sedersi direttamente al tavolo dove si decidono le alleanze. La destra non è l’unica a guardare ai sindaci. La differenza sta nel metodo. Mentre il centrosinistra discute di primarie, alleanze e nomi, una parte del centrodestra lavora per mettere in rete esperienze territoriali che non nascono necessariamente dentro i suoi partiti. Non tutte queste operazioni arriveranno al voto nella stessa forma, né è scontato che gli amministratori si lascino arruolare in blocco. Ma il lavoro di costruzione è cominciato.
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