Torrente, La Gumina e Lescano insieme

Breve, ma intensa. Si può definire così l’esperienza a Salerno di Vincenzo Torrente. Il tecnico di Cetara partì benissimo in granata, superando due turni di Coppa Italia e battendo all’esordio l’Avellino nel derby, davanti a un Arechi popolato da quasi 25mila spettatori e con una squadra capace di sciorinare un calcio a tratti spettacolare. Chissà dove sarebbe arrivato quel gruppo senza tutti quegli infortuni che ostacolarono il percorso del trainer di Cetara che, a gennaio, fu esonerato nonostante un 3-0 sul Brescia e un ko immeritato a La Spezia maturato in inferiorità numerica e dopo essere passati in vantaggio su Coda. A distanza di oltre 10 anni, però, l’ex tecnico di Gubbio e Vicenza non riserva rancore e conserva un immutato affetto per la Bersagliera, al punto da credere ancora nella possibilità di una rimonta in ottica promozione diretta. La redazione di Cronache lo ha intervistato in qualità di doppio ex del big match in programma domenica sera a Salerno. Ecco le sue dichiarazioni:

Salernitana a rischio -10 in caso di ko col Bari: si può già parlare di partita decisiva?

“Non penso che alla decima giornata si possa già parlare di una gara determinante, c’è ancora tutto il tempo per recuperare e per scalare posizioni in classifica. Certo, la sconfitta di Crotone rischia di far perdere qualche certezza e sarebbe fondamentale ripartire subito con un successo ai danni di una diretta concorrente. Sono convinto che la Salernitana farà di tutto per ben figurare a cospetto dei propri tifosi, pur con la consapevolezza che il Bari è un osso duro e che certo non verrà all’Arechi accontentandosi del pareggio”.

Come si può passare dai 4 gol al Potenza al disastro di Crotone in 10 contro 11?

“Bisogna partire dal presupposto che contro la Salernitana fanno tutte la partita della vita e, in certi campi e contro avversari teoricamente meno quotati, devi avere l’atteggiamento giusto altrimenti corri dei grossi rischi come purtroppo è accaduto allo Scida. Calarsi nel tipo di gara è la formula giusta per far prevalere le doti tecniche, è stato effettivamente uno scivolone inatteso visto che i granata stavano migliorando settimana dopo settimana. Nel calcio sono le motivazioni a determinare un punteggio”.

Rosa totalmente stravolta rispetto a quella arrivata in semifinale playoff. Ci vuole davvero tutto questo tempo per amalgamare un gruppo e far trovare condizione fisica a chi arriva in ritardo?

“Quello del tempo è un concetto sempre molto relativo, ma credo che un allenatore che guida un gruppo molto rinnovato abbia bisogno di un paio di mesi per trasmettere idee e concetti alla sua squadra. Purtroppo, però, in alcune piazze come Salerno sei costretto a vincere e convincere da subito e di tempo a disposizione ne hai poco. Cosmi ha comunque esperienza e bravura tali da poter mettere le cose a posto rilanciando la Salernitana, tra l’altro c’è stato un cambio di modulo e solo giocando si creerà l’amalgama giusta tra i calciatori. Tenete presente che ci sono atleti che solo scendendo in campo potranno trovare la condizione fisica giusta se hanno saltato la preparazione estiva. Vanno aspettati, ci vuole pazienza”.

Lescano e La Gumina possono giocare insieme?

“Secondo me sì. Sono dell’idea che i calciatori bravi debbano sempre scendere in campo e che per la C sia una coppia d’attacco di tutto rispetto. Nelle squadre in cui ho allenato ho spesso chiesto di poter avere a disposizione Lescano, uno che ha sempre segnato tantissimi gol e che ha parlato con i fatti. Certo, lì c’è un allenatore che li vede tutti i giorni e le sue scelte avranno una motivazione di base. Ma hanno caratteristiche complementari che potrebbero dare un grosso apporto alla causa granata”.

Dalle promesse in ottica Europa al voler vendere il club a un euro: che idea ha di Iervolino?

“Preferisco non entrare nel merito. Non mi appassionano i discorsi societari, tendo sempre a concentrarmi unicamente sul rettangolo di gioco e credo che la Salernitana abbia una rosa forte e che contenderà fino alla fine a Bari e Catania la promozione diretta. La società ha scelto un ds esperto e un allenatore che ha vinto campionati, c’è un tifo importante e non mancano in rosa calciatori che fanno la differenza”.

Domenica tifoserie unite contro la multiproprietà. E’ davvero un male per il calcio italiano?

“Stesso discorso fatto prima. E’ un argomento estremamente delicato e, per il rispetto che ho per Bari e Salerno, preferisco non affrontarlo. Sono convinto che sarà un bello spettacolo, in campo e sugli spalti”.

Che Bari dobbiamo aspettarci?

“Durante la settimana non ti alleni mai pensando di avere un doppio risultato a disposizione, credo che verranno a Salerno per vincere. La Salernitana, come detto prima, sta assimilando nuovi meccanismi passando dal 3-4-1-2 al 4-4-2. A Bari, invece, Rastelli ha improntato il suo lavoro sul 4-3-3 sin dal primo giorno e i risultati stanno arrivando. Prevedo una gara tosta per entrambe, aperta a ogni tipo di risultato. La Salernitana ha bisogno di riscattare la sconfitta di Crotone, ma troverà sulla sua strada un avversario validissimo. Continuo a pensare che siano tre le squadre che lotteranno per la B diretta: il Bari attualmente viaggia a mille, ma Salernitana e Catania possono rimontare”.

Angolo amarcord. Un ricordo della sua esperienza a Salerno…

“Partimmo fortissimo andando oltre ogni più rosea aspettativa rispetto a quello che era l’obiettivo dichiarato dalla società. Dovevamo salvarci, ma vincemmo tante partite giocando anche un buon calcio. Poi il reparto difensivo fu falcidiato dagli infortuni e dovetti inventarmi Franco centrale per contrastare l’emergenza. E Coda, che poi ha dimostrato di essere un calciatore validissimo, non era in condizione ma dovevo farlo giocare per consentirgli di acquisire una forma accettabile. Sicuramente dispiacque non portare a termine quel percorso, ma è stato un onore guidare la Salernitana”.

Inevitabile un po’ di rammarico. L’esonero arrivò dopo un 3-0 sul Brescia e un ko immeritato con lo Spezia in 11 contro 10…

“Riflessione corretta, ma non ho nessun rancore. Accettai Salerno non per soldi, ma per rilanciarmi, convinto che da salernitano potessi dare qualcosa in più alla squadra e all’ambiente. Ci sono stati momenti belli e momenti brutti, ma è stato comunque un enorme piacere guidare i granata. I 25mila all’esordio con l’Avellino non li dimenticherò mai. Tornare in futuro? Nel calcio mai dire mai. Intanto aspetto un progetto giusto per me. Nel frattempo guarderò Salernitana-Bari da spettatore augurando il meglio a due realtà che mi sono rimaste nel cuore. Anche in Puglia sono stati benissimo, due anni intensi nei quali raggiungemmo risultati nonostante le penalizzazioni valorizzando moltissimi giovani”.

Gaetano Ferraiuolo

 

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