Altro che frenata. Di fronte allo spauracchio del sorpasso cinese nel campo dell’intelligenza artificiale, Donald Trump a stretto giro dal bilaterale con Xi Jinping ha impresso due svolte non da poco alla politica Usa in materia tech. Il presidente ha infatti firmato sia un accordo con i big del settore per l’autoregolamentazione dell’IA sia un ordine esecutivo per inaugurare la nuova “era della super intelligenza”. Inoltre sta cercando il profilo giusto per la posizione di “zar dell’IA”, in precedenza occupata di fatto dal venture capitalist David Sacks, che però ha lasciato l’incarico a marzo, alla scadenza del suo status di dipendente pubblico speciale. Gli Stati Uniti secondo Trump hanno un forte bisogno di una figura con ampi poteri che supervisioni le politiche IA della sua amministrazione. E in pole per l’incarico ci sarebbe Jay Clayton, attuale direttore dell’intelligence nazionale.

Il vertice alla Casa Bianca con i big del settore
Alla domanda dei cronisti su chi volesse scegliere per l’incarico, Trump ha risposto di avere «qualcuno in mente». Sollecitato sul nome di Clayton, il presidente Usa ha detto: «È un bravo uomo. È proprio qui. È una buona idea». Trump ha quindi riferito di voler nominare il nuovo responsabile dell’IA entro pochi giorni. La mezza ammissione su Clayton è arrivata al termine del pranzo alla Casa Bianca con i vertici delle principali aziende del settore, a cui hanno partecipato Jensen Huang (Nvidia), Elon Musk (xAI), Mark Zuckerberg (Meta), Sundar Pichai (Google), Satya Nadella (Microsoft), Greg Brockman (OpenAI), Lisa Su (Advanced Micro Devices) e Dario Amodei (Anthropic), con cui di recente Trump era entrato in rotta di collisione.

Tra gli esponenti dell’amministrazione erano presenti anche il presidente della Camera Mike Johnson, il segretario al Tesoro Scott Bessent e anche Sacks, ex dirigente di PayPal e amico di Musk, scelto come consigliere speciale per l’intelligenza artificiale e le criptovalute all’inizio del secondo mandato di Trump e oggi consulente esterno. In mattinata Trump aveva presentato inoltre America.gov, portale di accesso ai servizi federali basato – appunto – sull’intelligenza artificiale.
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La firma dell’accordo «moralmente vincolante» sull’IA
Il vertice, perché di questo si è trattato, ha portato alla firma di un accordo «moralmente vincolante» che delinea un impegno comune delle aziende per la sicurezza dei modelli più avanzati di IA, con quattro livelli di garanzia previsti: controlli interni, squadre dedicate alla verifica, valutazioni esterne indipendenti e supervisione dei consigli di amministrazione. Trump, che considera sempre più la supremazia americana nell’IA come un elemento centrale della propria eredità politica, ha presentato l’accordo come la prova che un settore diviso sulla questione della sicurezza è comunque in grado di autoregolamentarsi. Sposando di fatto il tecno-ottimismo di figure come Huang e Zuckerberg e prendendo ancora le distanze dalla cautela di Sam Altman, ceo di OpenAI, che difatti non era alla Casa Bianca (al suo posto Brockman, il presidente): l’azienda ha appena stoppato il lancio dell’ultimo modello di intelligenza artificiale per problemi legati alla sicurezza.

The Donald ha pomposamente paragonato il documento a «una costituzione», evidenziando i numerosi punti in comune tra le visioni dei leader del settore tecnologico. Trump, dopo l’incontro alla Casa Bianca – tenutosi mentre in realtà in buona parte della Silicon Valley aumentano le preoccupazioni – ha poi spiegato che la sua Amministrazione sta valutando la creazione di un comitato composto da 10 funzionari ed esperti incaricato di supervisionare l’industria dell’intelligenza artificiale. O forse sarebbe meglio dire della super intelligenza.
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L’ordine esecutivo che inaugura l’era della super intelligenza
Trump ha infatti anche apposto la firma su un ordine esecutivo che impone alla macchina federale Usa di sostituire la dicitura “artificial intelligence” con “super intelligence” e che richiede entro 60 giorni una proposta per la nuova definizione giuridica. Da capire quali conseguenze deriveranno dalla nuova categoria, dalla sicurezza nazionale agli appalti pubblici, fino ai controlli sulle esportazioni e ai rapporti con le aziende che sviluppano i modelli. «Il moderno campo dell’IA è nato negli Stati Uniti, dove gli scienziati americani per primi hanno dato il nome a questa disciplina e gettato le basi per il suo sviluppo» e «l’America sta ancora una volta spingendo in avanti la frontiera tecnologica», si legge nel provvedimento reso pubblico su Truth: la misura si inserisce nella strategia della Casa Bianca per accelerare l’impiego di sistemi avanzati nella ricerca scientifica, nella medicina, nell’energia e nell’industria. Per quanto riguarda il cambio di terminologia, con il passaggio da “artificiale” a “super” è evidente una connotazione maggiormente positiva, ma non è solo un imbellettamento. Nel dibattito scientifico, infatti, l’espressione “super intelligenza” indica sistemi capaci di superare le prestazioni umane in un insieme estremamente ampio di attività cognitive.

Clayton verso la nomina di zar dell’IA (anzi, dalla SI)
Insomma, la nuova era prospettata (o paventata) da Trump rappresenta qualcosa di molto serio. E per questo c’è bisogno di uno zar dell’IA (o, per meglio dire, della SI), individuato in Clayton. Il diretto interessato, che guida la comunità di intelligence statunitense composta da 18 agenzie, a luglio durante l’audizione di conferma aveva detto – sulla falsariga di Bessent – che l’IA rappresenta per il settore «non solo un’opportunità, ma anche una minaccia» e che dunque «è meglio prenderne il controllo». Clayton avrebbe potuto concludere la frase con «prima che lo faccia la Cina», ma non ce n’è stato bisogno. La posizione di Trump sull’IA è molto chiara: gli Stati Uniti devono rimanere la superpotenza mondiale in questo settore e, nonostante le segnalazioni di svariati esperti, la pericolosità delle intelligenze artificiali è «un inganno». Il principale timore di The Donald è che, rallentando sull’IA, gli Usa possano perdere il vantaggio tecnologico sulla Cina (poco interessata a frenare): «Siamo avanti di circa un anno, forse un anno e mezzo, stiamo costruendo strutture per migliaia di miliardi di dollari. Perché dovremmo rinunciarci? Se c’è qualcosa che non va, devono sistemarlo», aveva detto Trump a Fox News nei giorni in cui ha anche annunciato la creazione dell’AI Force, nuova agenzia governativa per sostenere lo sviluppo dell’intelligenza artificiale negli States.
