Di Antonio Manzo
Da dove cominciare il racconto di questa storia? Da un caso di malasanità oppure dalla malagiustizia? È davvero difficile scegliere da dove cominciare per raccontare la triste ma dignitosa storia di un ragazzo di 23 anni, Gianluca Farnetano, che vive dopo esser nato con una tetraparesi spastica e ora al centro di due diverse sentenze pronunciate nello stesso Palazzo di Giustizia di Salerno. La prima sentenza che conferma e condanna i medici per “imperizia, negligenza ed imprudenza “e poi, la seconda, nella quale i giudici della Corte di Appello i medici non danno per scontata la negligenza e l’imperizia dei medici ma sentenziano che al tempo del parto la valutazione era limitata. Racconta Carla Barletta, mamma di Gianluca: “Mio figlio, non è in grado di compiere nessun atto della vita, non gli è consentita la deambulazione, è affetto da ipovisione un handicap che lui ritiene il più invalidante e da epilessia, tutti esiti di un parto fatto in ritardo. L’ultima sentenza, quella dell’appello civile, afferma che sicuramente la sofferenza era iniziata prima della nascita, ma i sanitari potevano non accorgersene perché la congiuntivite purulenta è stata evidente solo ex-post, al momento della nascita e non erano sorti motivi che avrebbero dovuto indurre i sanitari ad agire con più tempestività”. Il legale cui Carla Barletta e il marito Paolo Farnetano si rivolsero anni fa, decise di intraprendere un’azione penale ed il giudice di primo grado, condannò i medici per imperizia, negligenza ed imprudenza individuando nel lasso di tempo trascorso, dieci giorni, per procedere ad un parto cesareo. “La causa di tutta quella sofferenza – racconta mamma Carla – era motivata dalla possibilità di far crescere il bambino, nato di appena 2 chili e 100. Fui ricoverata al settimo mese di gravidanza, con sacco amniotico rotto, specificando il tribunale di Salerno nella sua sentenza, che le ulteriori tre ore e mezza attese, in cui avevo allertato i medici per aver avuto perdite verdastre(ore10) ed il parto (ore 13,40), avevano aggravato una situazione già inevitabilmente compromessa”. Ma c’è il giudizio in Corte di Appello che va a riformare la sentenza, basandosi sulla perizia di due medici, “fatta di mille contraddizioni e argomentazioni così improbabili ed assurde da far accapponare la pelle –racconta mamma Carla- Ancora oggi, rileggendole, provo un senso di oppressione e smarrimento perché affermano di non poter stabilire quando sarebbe iniziata la sofferenza, alle 10 oppure un minuto prima oppure un minuto dopo senza considerare che i suoi periti non avevano proprio menzionato quell’ulteriore ritardo di tre ore e mezza”. E, allora il giudice sceglie una terza vita e afferma che ci siano negligenze, imperizie ,è cosa che questo giudice dà per scontato, ma oggi non possono essere oggetto di valutazione perché la valutazione è limitata. La Corte di Appello di Salerno studia il caso con un pool di giudici sul nesso Causale tra errore medico e danno. E prende, a supporto della presenza del nesso, proprio la sentenza “equilibrata” del primo grado. E così che dallo stesso palazzo di giustizia di Salerno vengono fuori due verità. Quella perizia e quella sentenza della Corte di Appello hanno condizionato tutti i giudizi successivi in ambito penale e civile. E siccome c’è un giudice a Bruxelles ma non a Salerno tra i due procedimenti, la famiglia si rivolge alla Cedui, cioè Corte di Giustizia Europea e nasce perfino la sentenza Barletta -Farnetano del 20/3/2020 archiviata con i cognomi dei genitori che condanna l’Italia ai sensi dell’art.8 del suo regolamento, e concedendo alla famiglia una somma per i danni morali. Ma non basta, la Cedu consentirà di poter tornare a Bruxelles alla fine del processo civile ancora in corso, assicurandomi un equo risarcimento ai sensi dell’art.41, qualora il giudizio espresso dalla corte di appello, non fosse stato già riformato dalla cassazione. Il diavolo fa anche le pentole ma confeziona anche i coperchi, perché non basta l’intreccio di un caso di malasanità e di malagiustizia, la famiglia si è imbattuta pure nell’imperizia e negligenza del legale che avrebbe dovuto procedere in cassazione e poi alla corte di Strasburgo. E lo stesso legale prospetta un enorme esborso di denaro cui saremmo incorsi, se avessimo ricorso in cassazione, garantendoci che comunque potevamo ritornare in Cedu,, avendo già percorso tutto il procedimento penale. I 60 giorni, utili per il ricorso in cassazione, sono trascorsi inesorabili, e quando ho avuto contezza dell’errore fatto, ho adito con altro legale la corte, che dopo pochi mesi ha rigettato quanto appellavamo, per mancato esaurimento delle vie di ricorso interne. Non resta la storia condita da ventitré anni di cause buttati alle ortiche. Ma la lotta non è finita. Perché Gianluca Farnetano si è laureato in giurisprudenza e ora nella vita sarà il testimonial più autorevole in Italia dell’incrocio tra malasanità e mala giustizia. Non resterò che credergli ad occhi chiusi e orecchie ben spalancate.
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