Nel 2025 le amministrazioni pubbliche hanno registrato un indebitamento netto pari al 3,1 per cento del Pil, in miglioramento rispetto al -3,4% del corrispondente periodo del 2024. Lo rileva l’Istat confermando il dato diffuso ad aprile. Sfuma dunque per l’Italia l’ipotesi di un’uscita anticipata già nel 2026 dalla procedura di infrazione Ue, sulla quale il governo aveva puntato molto nelle ultime settimane. «Prendiamo atto, non senza rammarico, dei dati definitivi espressi dall’Istat sul rapporto deficit/Pil 2025. Purtroppo l’Italia non uscirà anticipatamente già quest’anno dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, come avevamo sperato, ma, coerentemente con i dati già espressi nel Dfp, questo potrà accadere nel 2027», ha dichiarato il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti.
Il miglioramento rispetto al 2024 non è bastato
Il rapporto deficit/Pil misura la proporzione tra il disavanzo annuo delle finanze pubbliche e la ricchezza totale prodotta da un Paese in un anno. L’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche si è attestato al 3,079 per cento del Pil, addirittura un po’ sopra il dato comunicato ad aprile (3,073 per cento). Il 2025 ha visto un miglioramento rispetto al 2024, quando il deficit aveva toccato il 3,4 per cento del prodotto interno lordo, ma non sufficiente. Per portare il dato al 3 per cento e dunque rientrare nella soglia per l’uscita dalla procedura per deficit eccessivo avviata dall’Ue nel 2024, che avrebbe aperto margini di bilancio aggiuntivi su energia e difesa a partire anche dalla prossima Manovra, sono mancati 1,8 miliardi. Ne sarebbero serviti ancora di più (circa 3,1) per abbassare il rapporto deficit/Pil al 2,94 per cento, valore indicato dall’Istat come quello necessario per ottenere un dato chiaramente inferiore al 3 per cento anche dopo l’arrotondamento.
