di Erika Noschese
Ancora una polemica investe l’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno, guidata da monsignor Andrea Bellandi. A scatenare il nuovo caso è la prospettiva di chiusura del Seminario «Giovanni Paolo II» di Pontecagnano Faiano entro un periodo relativamente breve. Una decisione che, secondo le informazioni raccolte, arriverebbe nonostante una situazione economica che viene descritta come positiva e la presenza di circa venti seminaristi. Il seminario, stando a quanto emerso, dovrebbe chiudere nei prossimi mesi, dopo un primo tentativo già avviato all’indomani della morte di monsignor Gerardo Pierro e poi naufragato. Un luogo che, secondo quanto riferiscono persone che vivono quotidianamente quella realtà, l’arcivescovo non avrebbe mai considerato una vera ricchezza o un’opportunità per la formazione dei sacerdoti, né un luogo di spiritualità e cultura, ma piuttosto una struttura di cui liberarsi. «Data l’ottima gestione, il seminario è in attivo e anche di molto. D’estate accoglie i campi scuola. Quindi non si chiude perché ci sono problemi economici. Per quanto riguarda il numero dei seminaristi, siamo ben oltre tanti seminari del Nord e del Sud: adesso ci sono 20 seminaristi», raccontano fonti vicine all’Arcidiocesi. Secondo le stesse fonti, dunque, la decisione di chiudere sarebbe riconducibile a una precisa scelta dell’arcivescovo: «Bellandi non ci ha mai creduto. È un tratto caratteristico del suo episcopato: non ha mai speso una parola con i vescovi della Metropolia per coinvolgerli e proporre di iscrivere i loro seminaristi al Seminario di Salerno». LE VISITE DA ROMA E IL NODO DEL “GREGGE” Nel corso degli anni il seminario avrebbe ricevuto diverse visite da parte di delegati inviati da Roma, nell’ambito delle attività di verifica e accompagnamento delle strutture di formazione sacerdotale. Secondo quanto riferito dalle fonti, tali visite si sarebbero concluse positivamente. Anche l’ultima, sempre secondo le informazioni raccolte, avrebbe restituito un esito favorevole. Nonostante ciò, viene sostenuto, Bellandi avrebbe già maturato da tempo la decisione di procedere alla chiusura. Una posizione che, secondo le fonti, sarebbe condivisa anche da alcuni dei suoi più stretti collaboratori e dai vicari episcopali. È proprio su questo punto che si riapre il dibattito sulla tanto invocata sinodalità, sulla collegialità e sull’ascolto all’interno della Chiesa salernitana. Secondo chi contesta l’operato dell’arcivescovo, «l’ascolto da parte di Bellandi sarebbe pari a zero». L’unico elemento di criticità indicato dalle fonti riguarda la presenza in seminario di un gruppo ristretto di seminaristi riconducibili al cosiddetto “Gregge”. Secondo quanto riferito, il Dicastero per il Clero avrebbe segnalato all’arcivescovo la problematica legata alla presenza di questo gruppo e avrebbe suggerito di distribuire i seminaristi in diversi seminari. L’indicazione, sempre secondo le informazioni raccolte, sarebbe stata finalizzata a consentire ai ragazzi di vivere il proprio percorso formativo con maggiore autonomia, lontano da eventuali dinamiche di gruppo, e di verificare serenamente la propria vocazione al sacerdozio. Una posizione che, viene riferito, sarebbe stata illustrata da Bellandi durante una riunione del Consiglio presbiterale. Secondo le fonti, tuttavia, l’arcivescovo avrebbe scelto di non seguire quell’indicazione, difendendo i seminaristi e sostenendo di non poter «spaccare il gruppo». La questione, dunque, non riguarderebbe soltanto la futura chiusura del seminario, ma si intreccerebbe con una vicenda che da tempo alimenta interrogativi e tensioni all’interno dell’Arcidiocesi. CAPODIMONTE O POSILLIPO? Sul fronte della futura collocazione dei seminaristi emerge un altro elemento di incertezza. Per anni l’Arcidiocesi avrebbe avuto interlocuzioni con il seminario di Capodimonte per trasferire lì i seminaristi salernitani. Una soluzione che, a un certo punto, sarebbe stata considerata praticamente definita. Poi, però, sarebbe intervenuto un cambio di orientamento: i seminaristi dovrebbero essere trasferiti a Posillipo. È proprio questa continua successione di ipotesi – chiusura del seminario, trasferimento a Capodimonte, poi a Posillipo – a sollevare ulteriori interrogativi. Il punto non è soltanto organizzativo. A essere messo in discussione è anche l’impatto che questa situazione può avere sui giovani seminaristi, chiamati a vivere un percorso formativo che, secondo le fonti, sarebbe stato caratterizzato negli ultimi tempi da una certa precarietà. IL FUTURO DEL SEMINARIO DI SALERNO La questione più ampia riguarda però il destino del Seminario di Salerno e degli spazi che potrebbero rendersi disponibili. Secondo quanto riferito, alcuni dei più stretti collaboratori dell’arcivescovo, don Alfonso Gentile e don Virgilio D’Angelo, avrebbero ipotizzato di destinare una parte della struttura a uno studentato universitario. Al di là delle questioni logistiche e progettuali, la domanda posta dalle fonti è un’altra: perché proprio uno studentato? L’ipotesi, secondo quanto riferito, sarebbe legata anche alla possibilità di intercettare finanziamenti e sostenere economicamente l’intervento. Il riferimento è alle diverse iniziative che negli ultimi anni hanno interessato il patrimonio ecclesiastico salernitano, da “Salerno Sacra” alla Fondazione Alfano I, fino all’ipotesi della realizzazione di una struttura ricettiva di lusso negli spazi della Suor Orsola Benincasa. E la parte restante del seminario? Anche su questo circolano indiscrezioni. Voci insistenti parlano di una possibile destinazione di una porzione della struttura a Comunione e Liberazione, per farne un luogo di accoglienza. Si tratta, al momento, di un’ipotesi che dovrà eventualmente trovare conferme ufficiali. È proprio sulla destinazione del patrimonio che si concentra la critica più dura delle fonti. Secondo questa lettura, il criterio economico rischierebbe di diventare la principale bussola delle decisioni. La domanda posta è quindi diretta: se esistono risorse e progettualità per intervenire sul patrimonio immobiliare, perché non destinare una parte di queste risorse alle parrocchie in difficoltà, ai luoghi di culto che necessitano di restauri, alle attività caritative e alle persone più fragili? Resta aperto anche il capitolo relativo alla situazione economica dell’Arcidiocesi: «Dei soldi, di come vengono spesi, dei debiti, non si sa assolutamente nulla», è la contestazione. Domande alle quali, secondo chi solleva la polemica, dovrebbero rispondere non soltanto l’Arcidiocesi, ma anche gli organismi ecclesiastici competenti. «La Cei? La Nunziatura? Il Dicastero per i Vescovi? Non pervenuti», è la conclusione, volutamente provocatoria, delle fonti. LA VICENDA DEL GREGGE E IL CASO TREVIGNANO Sul futuro del Seminario «Giovanni Paolo II», dunque, restano aperti diversi interrogativi: dalla motivazione della chiusura alla destinazione dei seminaristi, fino all’utilizzo degli immobili e alle eventuali ricadute economiche delle scelte che saranno adottate. Ma la questione del seminario sembra legarsi, ancora una volta, anche alla vicenda relativa al cosiddetto Gregge. Ed è in questo spaccato che emergono ulteriori interrogativi sull’atteggiamento assunto dall’arcivescovo. In una prima fase, secondo quanto riferito da fonti interne alla Curia, Bellandi sarebbe sembrato intenzionato a fare chiarezza sulla vicenda e, se necessario, a intervenire. Tra le ipotesi prospettate ci sarebbe stata anche quella di istituire una commissione composta da esperti in ambito teologico, canonico, spirituale e psicologico, chiamata a esaminare la presunta dimensione soprannaturale legata alla figura di Lucia Salito e alle esperienze riferite al Gregge. Il confronto con il caso di Trevignano viene indicato dalle stesse fonti come precedente significativo. In quel caso, il vescovo di Civita Castellana, monsignor Marco Salvi, istituì nell’aprile 2023 una commissione interdisciplinare per esaminare la vicenda legata alla presunta veggente Gisella Cardia. Successivamente, il 6 marzo 2024, il vescovo emise un decreto nel quale veniva dichiarata la non soprannaturalità dei fenomeni attribuiti alla presunta veggente, disponendo anche provvedimenti relativi alle attività di preghiera e catechesi legate a tali fenomeni. Il 27 giugno 2024 il Dicastero per la Dottrina della Fede confermò la validità giuridica del decreto e il relativo giudizio. Da qui la domanda posta da chi critica la gestione della vicenda salernitana: perché un analogo percorso di verifica non sarebbe stato intrapreso anche sul caso del Gregge? Secondo quanto emerso da voci interne alla Curia, a pochi giorni dalla conclusione del commissariamento Bellandi avrebbe ricevuto una lettera, il cui contenuto non è noto. La successiva decisione di reintegrare l’associazione viene interpretata dalle fonti come un segnale preciso della linea scelta dall’arcivescovo. continua a pag. 5
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